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L'antimeridiano

Opere complete - Volume primo

Di

Editore: Isbn Edizioni (ExCogita)

4.6
(46)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 2095 | Formato: Cofanetto

Isbn-10: 8876380302 | Isbn-13: 9788876380303 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Alberto Piccinini , Massimo Coppola , Luciana Bianciardi ; Contributi: Stefania Benedek

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Luciano Bianciardi è uno degli scrittori e giornalisti italiani più influenti degli anni sessanta. Satirista d’eccezione, critico della nascente industria culturale ed esistenzialista non ortodosso, la sua opera è necessariamente narrata in prima persona. Un’opaca ombra autobiografica, che segue i passi della sua vita tormentata, dall’impegno politico-sociale giovanile passando per l’analisi del lavoro culturale fino alle ultime collaborazioni giornalistiche su temi di cultura popolare. Quella di Luciano Bianciardi è una cronaca ragionata dell’Italia com’era e come è, la potenza della riflessione senza padri né padroni, del cinismo applicato senza compiacimento, semmai con dolore (lo stesso dolore che lo renderà alcolista, prima di ucciderlo, non ancora cinquantenne). Isbn Edizioni e ExCogita consacrano questo inascoltato precursore dedicando alla sua figura un (anti)Meridiano in due volumi che raccoglie le sue opere complete, tra cui quelle, numerose, da tempo introvabili. Il primo volume contiene romanzi, saggi, racconti e diari giovanili: I Minatori della Maremma scritto con Carlo Cassola, Garibaldi, La vita agra, il Lavoro Culturale, L’integrazione, Viaggio in Barberia, Daghela avanti un passo!, Da Quarto a Torino, Aprire il fuoco, tutti i suoi racconti (pubblicati su vari giornali e in alcune raccolte) e i suoi Diari Giovanili (diari universitari e di guerra), fino ad oggi inediti. Nel secondo volume, in uscita a fine 2007, un’ampia scelta tra i suoi articoli giornalistici, pubblicati su varie testate (ABC, La Gazzetta di Livorno, Il Giorno, l’Avanti, Il Guerin Sportivo, Playmen, Le Ore, L’Unità di Torino…).
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  • 5

    I minatori della Maremma: ****


    Inchiesta scritta nel 1955 con Carlo Cassola sulle miniere della Maremma. Oltre alle tremende condizioni di vita dei lavoratori, particolarmente impressionanti sono i racconti della strage nazifascista di Niccioleta e del disastro della miniera di Ribolla cos ...continua

    I minatori della Maremma: ****

    Inchiesta scritta nel 1955 con Carlo Cassola sulle miniere della Maremma. Oltre alle tremende condizioni di vita dei lavoratori, particolarmente impressionanti sono i racconti della strage nazifascista di Niccioleta e del disastro della miniera di Ribolla costata la vita a quarantatré persone. Sarebbe opportuna qualche 'gita' in miniera per quelli che stanno spacciando lo smantellamento delle tutele dei lavoratori come una necessità per il rilancio dell'economia italiana.

    Il lavoro culturale : ****

    Vita nella provincia del secondo dopoguerra tra cineclub, biblioteche e circoli culturali, romanzo ricco di cenni autobiografici. Spassoso il sesto capitolo, una breve guida(leggasi presa per il culo) sul lessico degli "addetti" al lavoro culturale.

    Da Quarto a Torino :****

    Il primo libro di Bianciardi sul Risorgimento, una delle sue passioni, qui in meno di 200 pagine ripercorre la spedizione dei Mille. Una scrittura fresca e divertente.

    L'integrazione:****

    Romanzo di ispirazione autobiografica, l'impatto di Bianciardi con Milano e la''grossa iniziativa'' della nascente casa editrice di Giangiacomo Feltrinelli. Le riunioni di redazione e i cantieri del boom economico che ribaltano la città. Meravigliose le prime pagine dedicate all Grosseto della sua gioventù.

    La vita agra:*****

    Il capolavoro di Bianciardi, spettacolare.

    La battaglia soda: ****

    Romanzo storico dedicato a Giuseppe Bandi.

    Aprire il fuoco: *****

    Le Cinque giornate di Milano nel 1959. Le pagine migliori sono quelle ambientate a Nesci, un vero e proprio seguito de 'La vita agra'.

    Daghela avanti un passo!: ****

    Gradevole lettura di storia risorgimentale.

    Viaggio in Barberia: ****

    ha scritto il 

  • 5

    Il volume costa molto, ma è curato in maniera ineccepibile. Quest'edizione dà soprattutto la possibilità di leggere i, fin troppo dispersi, racconti brevi di Luciano Bianciardi posti nell'ultima sezione, divertenti e acuti come pochi.

    ha scritto il 

  • 0

    Devo mettere che l'ho letto? O no?

    Perché non l'ho letto tutto, solo 3 opere contenute. E una nemmeno in questa edizione. Mi è piaciuto molto, anzi sfiora il capolavoro in assoluto, La vita agra, ironico, asciutto, ma lo stesso molto denso e immaginifico, preciso. Ho letto con interesse ma mi è sembrato datato e comu ...continua

    Perché non l'ho letto tutto, solo 3 opere contenute. E una nemmeno in questa edizione. Mi è piaciuto molto, anzi sfiora il capolavoro in assoluto, La vita agra, ironico, asciutto, ma lo stesso molto denso e immaginifico, preciso. Ho letto con interesse ma mi è sembrato datato e comunque non all'altezza invece Il lavoro culturale. Entrambi sono esempi di un certo saggismo letterariamente curato che per qualche tempo ho pensato fosse la strada nella quale dovevo incamminare anche la mia scrittura. Mah. Quest'anno ho letto infine Daghela avanti un passo, una delle sue numerose narrazioni "eroiche" del nostro Risorgimento, che Bianciardi considerava avvincente come una storia western, ma ai miei occhi che sono stati a suo tempo anche nutriti da storiografia specialistica, mi ci sono laureato in Storia del Risorgimento, pecca di molta semplificazione, che rende alla fine le cose un po' meccaniche e non tanto comprensibili. Condivido comunque la sua ammirazione per Garibaldi, forse l'unico personaggio storico, forse non solo italiano, per il quale la mitologia popolare sulla sua rettitudine, genialità militare, generosità umana, coincidono effettivamente con i documenti e la realtà storica che si è in grado di appurare fino in fondo (cioè parecchio comunque: lo si considera ed è proprio, un grande eroe).

    ha scritto il 

  • 5

    “Sto lavorando, ma per la pagnotta... devo ricominciare a lavorare per Il Giorno, che io speravo di evitare, per diversi motivi, collaboro a Le Ore, tutta roba che non mi piace molto, ma che altro vuoi fare? Leggo parecchio, la sera, un po’ di tutto... E facciamoci coraggio”.


    Luciano Bianc ...continua

    “Sto lavorando, ma per la pagnotta... devo ricominciare a lavorare per Il Giorno, che io speravo di evitare, per diversi motivi, collaboro a Le Ore, tutta roba che non mi piace molto, ma che altro vuoi fare? Leggo parecchio, la sera, un po’ di tutto... E facciamoci coraggio”.

    Luciano Bianciardi, era fondamentalmente questo. Uno che aveva intuito che scrivere è un mestiere di merda come un altro, se non peggio. E che un impiegato, pur se intellettuale, resta un impiegato. È questo il pensiero fisso che lo tormenterà fino a portarlo a morire solo e alcolizzato nel 1971, e che sarà il sottile filo rosso che caratterizzerà tutta la sua produzione letteraria. Toscano di Grosseto, traduttore e giornalista a cottimo, di quelli che oggi vengono finemente definiti free-lance, Bianciardi salì all’onore delle cronache dopo aver scritto in coppia con Cassola un’ inchiesta per L’ Avanti! sulla tragedia della miniera di Ribolla del 1954 in cui persero la vita 43 lavoratori. Lo notarono in molti, specie perché dichiarò pubblicamente: “Vado a Milano a mettere una bomba”. A Milano ci andò veramente, ma a lavorare per Feltrinelli, di cui usava dire: “Un giovane editore miliardario ma comunista. Incredibile, no? Ha i soldi ma vuole cambiare il mondo, proprio come noi!” (ce la permettete una risata, adesso nel 2008, a 19 anni dal crollo del Muro? Hahaha). E fu proprio l’establishment culturale milanese con cui venne a contatto a ispirargli il suo romanzo più famoso, La Vita Agra, nel 1962. Successo, tour promozionali, film, televisione, etcetera. Bianciardi non resse l’urto (anche se non si perse un solo cocktail di presentazione), si rinchiuse in casa a tradurre, rifiutò un lavoro al Corriere della Sera e iniziò il suo declino. Lento, ironico, crudele ma consapevole e che lo portò a scrivere per le riviste più disparate: Le Ore, Playmen, Il Guerin Sportivo.

    È inutile dire che a noi piace Bianciardi. Un sacco. Ci piace come scriveva, ci piace il fatto che preferisse farlo per Playmen piuttosto che per il Corriere, ci piace perché si ubriacava al Bar Jamaica in Brera prima che ci andasse a vivere Galliani e prima che inventassero la street-art e la zona si riempisse di poster con gli scarafaggi e i pinguini, e ci piace perché ci fa sentire più fighi quando restiamo soli in redazione fino a tardi mentre gli altri sono in giro a vantarsi con le donne.

    E quindi siamo davvero contenti di metterci in bella vista nella nostra libreria la sua opera omnia (di cui in questi giorni esce il secondo volume), che contiene tutti ma proprio tutti i suoi scritti. Ci convince un po’ meno il titolo, L’Antimeridiano, in aperta polemica con le celebri monografie di Mondadori, I Meridiani appunto. Sarà che siamo degli inguaribili romantici ed è quasi primavera e in redazione siamo tutti cuoricini e merendine e fiori appena sbocciati, ma ci sentiamo di dire che per noi un libro non è mai contro qualcosa, non è mai anti. È sempre pro. Ma noi siamo degli ignoranti e sicuramente non sappiamo qualcosa che chi ha scelto il titolo sa. Anzi, noi non sappiamo un sacco di cose del mondo. Anzi di più, noi non sappiamo un cazzo; siamo dei piccoli e umili e ignobili scribacchini che passano le loro giornate in ufficio. E Luciano Bianciardi ci vorrebbe un po’ bene per questo.

    ha scritto il