L'anulare

Di

Editore: Adelphi

3.7
(449)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 108 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8845921964 | Isbn-13: 9788845921964 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Cristiana Ceci

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
«Educata alle regole e alla perseveranza», la giovanissima protagonista di questo libro enigmatico svolge con zelo, puntualità e «con gentile professionalità» il suo lavoro: accogliere e soprattutto ascoltare i clienti dello specialissimo laboratorio creato dal signor Deshimaru nella sede fatiscente di un ex collegio femminile, ora destinato a raccogliere «esemplari». Insieme – le ha spiegato lui quando l’ha assunta – dovranno prendersi cura degli «esemplari» con amore: e ha pronunciato la parola amore con estrema lentezza. La ragazzina che chiede loro di conservare (dopo averli debitamente catalogati) i tre funghi che ha raccolto fra le ceneri dell’incendio in cui ha perso i genitori non tornerà mai a vederli, né mai tornerà il vecchietto che è venuto a portare i resti delle ossa calcinate del suo padda; ma avranno, come tutti gli altri «clienti», raggiunto il loro scopo: separarsi da ciò che hanno perduto tramutandolo in un «esemplare». Anche la narratrice, a causa di un incidente occorsole nella fabbrica di bibite dove lavorava prima, ha perduto qualcosa: l’ultima falange dell’anulare sinistro. E spesso si chiede dove sia finito quel pezzetto di carne, quella sorta di «conchiglia rosa ciliegio, soffice come un mollusco». A poco a poco la solerte, docile impiegata si lascerà inghiottire, come da una ragnatela, dal mondo chiuso e ovattato del laboratorio, dal silenzio lancinante che vi regna. Fino al giorno in cui deciderà di consegnare anche lei qualcosa di sé al laboratorio. Ma che cosa? E con quale scopo? Quello di liberarsi della perversa fascinazione che esercita su di lei il ferreo, inquietante signor Deshimaru? O piuttosto quello di perdersi per sempre – trasformata lei stessa in «esemplare» – nei meandri amniotici dell’ex collegio femminile? Nella sua clinica, essenziale opalescenza, la scrittura di Ogawa Yoko colpisce nel segno, e fa sì che da queste pagine nessuno possa uscire indenne.
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  • 5

    Soavemente spietata

    Questo libro è l'ennesima conferma che mi piacciono gli scrittori giapponesi. Non so spiegarmi il motivo preciso, so solo che essi sono "un mondo a parte".
    Sono stata praticamente risucchiata dalla le ...continua

    Questo libro è l'ennesima conferma che mi piacciono gli scrittori giapponesi. Non so spiegarmi il motivo preciso, so solo che essi sono "un mondo a parte".
    Sono stata praticamente risucchiata dalla lettura di questo piccolo romanzo: man mano che sfogliavo le pagine il senso di inquietudine aumentava, così come il mio sadismo e voyerismo di lettrice.
    La mia curiosità si è scatenata: ora ho voglia di proseguire con la scoperta di questa autrice soavemente spietata.

    ha scritto il 

  • 0

    "L'anulare" di Yoko Ogawa è un libro da mal di stomaco per l'emozione e l'immedesimazione che riesce a suscitare.
    Autrice scoperta per caso, devo dire grazie alla campagna sconti dell'Adelphi, ha idea ...continua

    "L'anulare" di Yoko Ogawa è un libro da mal di stomaco per l'emozione e l'immedesimazione che riesce a suscitare.
    Autrice scoperta per caso, devo dire grazie alla campagna sconti dell'Adelphi, ha ideato una storia che sguscia pian piano, ma inesorabilmente, fino ai limiti della morbosità e della delicatezza, tanto che io sono rimasta senza parole quando ho letto l'ultima pagina e ho capito il finale tremendo pensato dalla scrittrice.
    La protagonista è una ragazza che lascia il suo lavoro di operaia in una fabbrica di bibite, perché un bel giorno, a causa di una distrazione, perde parte del suo dito anulare incastrandoselo in una delle macchine per l'imbottigliamento della gazzosa. E tutto il sangue che tinge di rosso la bibita le resterà impresso nella memoria, così come quel pezzetto di dito mancante che sparirà per sempre nei vortici delle macchine.
    Il nuovo lavoro che troverà questa ragazza, però, le darà grandi soddisfazioni: un laboratorio di "esemplari" è il luogo che l'accoglie nelle vesti di segretaria, e il proprietario di questo laboratorio è il misterioso signor Deshimaru, un uomo metodico, rassicurante, dedito alla preparazione degli "esemplari" e incredibilmente affascinante.
    Vi starete chiedendo cosa diavolo siano gli esemplari. Ebbene, gli esemplari sono degli oggetti, di qualsiasi tipo, che le persone portano al laboratorio per disfarsene ma senza buttarli via. Come per liberarsi da un ricordo doloroso, ma senza cancellarlo del tutto, solo allontanandolo da sé e rinchiudendolo nello spazio e nel tempo, come per impedirgli di fare ancora del male. Gli esemplari sono tutti racchiusi nel laboratorio del signor Deshimaru, che è un vecchio pensionato per donne, in cui ogni stanza è un archivio di cose strambe, davvero di ogni tipo e genere.
    Il signor Deshimaru è un fine osservatore, poi. E tra le cose che osserva ci sono le scarpe consunte e misere della ragazza, a cui improvvisamente decide di regalarne un paio nuovo, di ottima fattura, pregevoli al tatto, quasi una seconda pelle. La scena in cui lui fa sedere lei su una vasca da bagno al tramonto, sfilandole le vecchie scarpe e infilandole le nuove, con una serie di movimenti di impercettibile e al tempo stesso potentissimo erotismo, mi ha tenuta con il respiro contratto per un bel po'. Così come un'altra splendida scena d'amore, proprio sul fondo di quella vasca. A un certo punto lei dice di temere di muoversi, pur sentendo il gelo e il duro delle mattonelle sul fondo della vasca premerle contro le ossa, perché teme che l'abbraccio stritolante di lui possa interrompersi, possa finire. Lei è disposta al dolore per non far smettere l'amore. Che poi amore non si sa se lo sia, ma noi donne siamo speciali a voler credere quel che ci piace credere. Non sto a raccontarvi che cosa succeda nel romanzo, ci sono altri personaggi che riempiono la vicenda, tra cui una ragazza con una brutta cicatrice in volto che si presenta al laboratorio per fare di questa un esemplare, due vecchine del pensionato che sono rimaste ad abitare lì e che temono per la sorte della protagonista, lasciando intuire che il signor Deshimaru nasconda qualcosa; e infine una ragazza che chiede di far diventare un esemplare il suono di uno spartito musicale e un vecchio lustrascarpe che alla vista delle scarpe perfette di cui sopra, ai piedi della protagonista, il regalo del signor Deshimaru che le aveva imposto di non togliersele più, ammonisce la ragazza ad averne paura. Quelle scarpe le stanno mangiando i piedi. E le mangeranno la volontà. Parola di uno del mestiere, dice, perché scarpe così non se ne trovano spesso.
    Un perfetto romanzo in stile giapponese, crudo, morboso e sognatore insieme, ricco di momenti di alta tensione, così come di grande malinconia e poeticità. L'amore non detto riecheggia tra le pagine, così come emerge la capacità che solo certe donne hanno di chiudere gli occhi di fronte al mostruoso pur di poter continuare ad amare ciò che hanno eletto a padrone del proprio cuore. Mi ha fatto commuovere, spaventare ed emozionare. Letto in una giornata. Adelphi, come sempre, sceglie benissimo chi pubblicare.

    (recensione di A.)

    ha scritto il 

  • 4

    Esiste un posto, un laboratorio, dove la gente può portare un oggetto che gli appartiene ma di cui vuole privarsi perché a quell'oggetto è legato un fatto, un evento, un amore, un dolore, un sentiment ...continua

    Esiste un posto, un laboratorio, dove la gente può portare un oggetto che gli appartiene ma di cui vuole privarsi perché a quell'oggetto è legato un fatto, un evento, un amore, un dolore, un sentimento da cui ci si vuole allontanare definitivamente 'cedendo' l'oggetto che lo rappresenta.
    Il tecnico del laboratorio, l'enigmatico signor Dashimaru, lo trasforma in un 'esemplare' per poi depositarlo nei magazzini del suo misterioso palazzo. Il depositante ha però la possibilità, se vuole, se può, di rivedere l'oggetto nella sua 'veste' post-trattamento.
    Peccato non esista un posto del genere, non esiste un laboratorio che prepara esemplari e non esiste semplicemente perché non ci si separa mai completamente da quanto si verifica dentro e intorno a noi sia che colori, sia che ammorbi la nostra vita.
    Rimaniamo sempre legati con un ipotetico cordone ombelicale a quanto accade nelle nostra vita infatti Dashimaru non elimina gli oggetti, li trasforma e li conserva.
    Un libro bello, 'silenzioso' le cui parole penetrano nel lettore come la sottile e ovattata pioggia d'inverno.

    ha scritto il 

  • 2

    Racconto molto giapponese lieve ed essenziale come solo la scrittura giapponese sa essere, ma che gelo!
    Troppo freddo, troppo distaccato, feticista e inquietante ma senza che nulla venga approfondito, ...continua

    Racconto molto giapponese lieve ed essenziale come solo la scrittura giapponese sa essere, ma che gelo!
    Troppo freddo, troppo distaccato, feticista e inquietante ma senza che nulla venga approfondito, e quanta crudeltà!
    E si che i temi del possesso e del distacco potrebbero prestarsi a ben altre, più profonde e interessanti considerazioni.
    Cosa sono il laboratorio dove si creano gli “esemplari” e il magazzino dove conservarli se non noi stessi con la nostra difficoltà di lasciar andare o di trattenere qualcosa di amato e doloroso, tutte le volte che nella testa e nel cuore cataloghiamo qualcosa di importante e lo mettiamo via nostro malgrado.
    Da questo racconto non se ne esce indenne, dice la quarta di copertina... mah!
    Lettura che inchioda ma non appaga.

    ha scritto il 

  • 4

    Rarefatto, evanescente, morboso.
    E' un libro che scivola, al punto che quasi non ci si accorge dello scorrere di parole e lettere, con una pesantezza (pregna di significato) che non deve inosservata.
    ...continua

    Rarefatto, evanescente, morboso.
    E' un libro che scivola, al punto che quasi non ci si accorge dello scorrere di parole e lettere, con una pesantezza (pregna di significato) che non deve inosservata.
    Il desiderio di possedere o liberarsi di qualcosa è il tema del racconto.
    Ogawa regala un paio d'ore piacevoli, che tracciano il delicato confine tra l'essere posseduti e l'essere accolti con amore.

    ha scritto il 

  • 5

    Cosa dire di questo racconto? Cosa c'è di reale e cosa c'è di astratto in questo racconto?
    Non ci sono parole per descriverlo, è inutile anche leggere la trama, però si legge tutto d'un fiato.
    Il temp ...continua

    Cosa dire di questo racconto? Cosa c'è di reale e cosa c'è di astratto in questo racconto?
    Non ci sono parole per descriverlo, è inutile anche leggere la trama, però si legge tutto d'un fiato.
    Il tempo si ferma, ci chiediamo in quale dimensione spazio-temporale siamo stati catapultati, a tratti si rimane estasiati e incuriositi nello scorrere delle pagine, e allo stesso tempo si può rimanere disgustati e angosciati... se non addirittura terrorizzati! Si parla di “esemplari”, ma che cos'è un'esemplare? Forse “un esemplare” ha il significato della vita o dell'essenza della vita stessa? Di sicuro qui non troverete risposte, anzi, non credo esista un racconto più enigmatico de L'anulare.
    Sublime.

    ha scritto il 

  • 3

    Breve magia del nulla

    Rarefatto, onirico, angoscioso (non angosciante) erotico (feticista e sado maso). Tutto questo scritto con grazia, come un disegno a inchiostro su tela, o un acquerello tenue. Così giapponese. Così mi ...continua

    Rarefatto, onirico, angoscioso (non angosciante) erotico (feticista e sado maso). Tutto questo scritto con grazia, come un disegno a inchiostro su tela, o un acquerello tenue. Così giapponese. Così minimalista e nello stesso tempo puntiglioso nel dettaglio, così abile e straniante nel descrivere l'assurdo, così attento nell'afferrare e dare una dolce consistenza al nulla.
    Un'ora con questo racconto, un'ora magica.

    ha scritto il