Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

L'apprendistato di Duddy Kravitz

Di

Editore: Adelphi

3.8
(620)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 350 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 884592100X | Isbn-13: 9788845921001 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Massimo Birattari

Genere: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

Ti piace L'apprendistato di Duddy Kravitz?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
All'inizio di questo romanzo Duddy Kravitz ha 15 anni, ma si rade due volte al giorno nella speranza di farsi crescere il più in fretta possibile la barba. La sua vita non è facile, nel ghetto ebraico di Montreal, e la profezia del nonno ("un uomo senza terra non è nulla") incombe sul suo futuro come una condanna. O un invito a non arretrare di fronte a nulla pur di raggiungere lo scopo. Ed è in questo senso che Duddy la interpreta, costruendosi passo dopo passo una carriera di cialtrone, bugiardo, baro, libertino - in altre parole di sognatore professionista, visto che il suo ultimo approdo, che gli garantirà denaro e gloria, sarà il cinema.
Ordina per
  • 4

    L'Autore scrive in modo eccezionale: ironico, sornione, leggero ma ad un tempo profondo ed elegante.
    Il piccolo ebreo morde la vita è ci offre uno spaccato sociale col senso di ambizione perennemente in appagata del protagonista.

    ha scritto il 

  • 5

    Dei libri letti in vacanza lui prende il primo premio. Bellissimo. Con quel modo sporco e frettoloso che Richler ha di scrivere, come se non vedesse l'ora di raccontartela tutta, quella storia che ha dentro. Con le pagine che si ungono del pranzo consumato. Tra una riga scritta e l'altra. Cenere ...continua

    Dei libri letti in vacanza lui prende il primo premio. Bellissimo. Con quel modo sporco e frettoloso che Richler ha di scrivere, come se non vedesse l'ora di raccontartela tutta, quella storia che ha dentro. Con le pagine che si ungono del pranzo consumato. Tra una riga scritta e l'altra. Cenere di sigaretta spazzolata via con le dita.
    Consigliatissimo. E per me che odio i superlativi direi che
    è tutto dire.

    ha scritto il 

  • 4

    Mordecai, cibo per la mente e per l'anima

    Dopo il sostanzioso antipasto Gursky e il gustosissimo piatto forte Panovsky, giusto un rinfrescante sgroppino Kravitz, prima di assaggiare anche l'ultima, mi auguro succulenta, portata Joshua...

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto in giro qualche commento di lettori disperati e delusi dal libro: "non raggiunge la genialità de La versione di Barney" "non è al livello de La versione di Barney" "gna gna gna"; ma signori... Tra i due libri ci son qualcosa come 40 anni... 40 anni di crescita, maturità ed esperienza! G ...continua

    Ho letto in giro qualche commento di lettori disperati e delusi dal libro: "non raggiunge la genialità de La versione di Barney" "non è al livello de La versione di Barney" "gna gna gna"; ma signori... Tra i due libri ci son qualcosa come 40 anni... 40 anni di crescita, maturità ed esperienza! Gesù! (come esclamerebbe il bastardissimo Duddy).

    Una sporca e cinica storia sulla fame di soldi e, soprattutto, sulla voglia di rivalsa e apprezzamento sociale. Duddy Kravitz, crescendo incastrato in una frase detta superficialmente dal nonno: "un uomo senza terra non è nessuno", farà di tutto e passerà sopra tutti pur di ottener un pezzo di terra e non rimanere un piccolo ebreo qualunque di St. Urban street.

    Mi piaci Mordecai, mi piaci; perché tu sei stronzo esattamente come tutti i tuoi splendidi personaggi.

    ha scritto il 

  • 4

    Richler scrive l’ “Apprendistato” a soli 28 anni; il romanzo viene pubblicato negli anni ’50 e, come ogni pensiero che viola il sacro loco delle dimensioni religiose con intelligenza e ironia (quale sia la madre e quale sia la figlia, ancora non l’ho capito…o sono solo sorelle?) suscita aspre ...continua

    Richler scrive l’ “Apprendistato” a soli 28 anni; il romanzo viene pubblicato negli anni ’50 e, come ogni pensiero che viola il sacro loco delle dimensioni religiose con intelligenza e ironia (quale sia la madre e quale sia la figlia, ancora non l’ho capito…o sono solo sorelle?) suscita aspre polemiche appena uscito. In Italia viene scoperto nel 2006 (50’anni dopo la sua pubblicazione in Canada) solo perché è venuto alla luce il mitico Barney, altrimenti nessuno si sarebbe accorto di quest’opera, né delle altre di Richler; siamo sempre un cicinino avanti, noi, nel capire cosa si muove nel mondo.
    Ho provato a scrivere queste note fingendo di non avere mai letto la “Versione”. L’ho fatto perché ho notato che almeno il 90% delle recensioni anobiiane sono grandemente influenzate dall’opera massima del buon Mordecai. E debbo riconoscere che, comunque, le impressioni che sono rimaste fissate in mente alla fine della lettura sono per lo più le stesse: sguardo acuto nelle dinamiche della vita fino alle più recondite, dissacrazione del “comunemente accettato”, utilizzo del paradosso come razionale criterio di interpretazione delle cose.

    Il nostro Duddy è un vorace; un vorace della vita, della vita materiale; si “forma” all’interno di una comunità, quale quella ebraica, intrisa di canoni e tuttavia egli orienta il suo sviluppo al di fuori di qualsiasi attenzione verso gli istituti fondanti della sua identità culturale, che nel romanzo rimangono assolutamente fuori dall’orizzonte della scrittura. Tranne un precetto, che orienta tutta l’esistenza del protagonista: che ogni uomo non è tale se non ha una “sua” terra. Che è una legge indubbiamente data dalla tradizione (gli viene tramandata dal nonno), ed è certamente tradizione ebraica. E allora l’operazione principale che l’autore sembra aver fatto è quella della selezione dei valori dati; di tutti quelli tramandati ne accetta solo uno, che in fondo, a pensarci bene, è quello a maggiore carica identitaria. Il resto cade nello splendido bestemmiario che solo Richler è in grado di declinare, peraltro con un equilibrio e una misura che gli consentono di non travalicare mai il confine del rispetto.

    Il valore c’è, ma la testimonianza non è sempre coerente. Al di fuori dell’ orizzonte definito dai canoni, il giovane Duddy sembra muoversi nella giungla; e, come nella giungla, da vorace qual’è, appena ha fame azzanna. Qual è il problema ? Il problema è che vengono fatti a brandelli anche soggetti fragili, meritevoli di protezione alla luce della più elementare sensibilità umana. Si affaccia quindi il tema del dissacrante, questo salutare istinto che sembra abitare in Richler, che lo porta a smontare provocatoriamente tutto ciò che ormai, nella considerazione sociale, è frutto non più di ragione, ma di assuefazione. Anche qui, come a proposito del tema della tradizione, l’adozione di un atteggiamento che suscita sorpresa reazione e sdegno, sembra paradossalmente figlio di un’alta considerazione/amore verso gli obiettivi prescelti da Duddy e da questi trattati ai limiti della crudeltà. Sembra, cioè, che il punto di messa a fuoco si incentri su quel maledetto strato della società all’interno del quale i valori vengono standardizzati, confezionati in carta sterile e riproposti alle persone come eventi incolori e inodori, da far valere non come motivi di riflessione e consapevolezza della propria vita, ma come parametri di valutazione dei personaggi di “beautiful” e similari.

    Ciò che lascia perplessi, nella costruzione del personaggio, è come sia storicamente possibile che un ragazzo poco più che maggiorenne possa conseguire risultati in intraprese imprenditoriali complesse, come possa far fronte a poteri sociali più che solidi, come abbia potuto senza alcun percorso critico sfuggire al legame dei canoni della tradizione. Ma forse Mordecai, 28enne, era troppo vicino a Duddy, 19enne, e probabilmente gli è venuto troppo facile riversare nella vita della sua creatura eventi, dinamiche e relazioni che avevano fino a quel momento caratterizzato la sua vita di creatore.

    ha scritto il 

  • 3

    Incerto se dare la quarta stella.
    Personaggi incredibilmente vivi, come in tutti i romanzi di Richler, anche se manca la profondità delle opere più mature.
    Un po' una delusione, avendo letto prima Barney e Solomon, ma se l'ordine di lettura fosse stato invertito probabilmente me lo sa ...continua

    Incerto se dare la quarta stella.
    Personaggi incredibilmente vivi, come in tutti i romanzi di Richler, anche se manca la profondità delle opere più mature.
    Un po' una delusione, avendo letto prima Barney e Solomon, ma se l'ordine di lettura fosse stato invertito probabilmente me lo sarei goduto di più.

    ha scritto il 

  • 2

    "La versione di Barney" é tutta un'altra cosa! Qui manca la verve, l'ironia sottile e irresistibile. Duddy non è Barney! Molto più banale, prevedibile, meno cerebrale e quindi meno interessante. Deludente.

    ha scritto il 

  • 4

    mi ha fregato il glossario yiddish!

    a dirla tutta, ci ho messo un bel po' a leggere questo libro, che a volte, come alcuni libri, deve avere il momento giusto per essere letto. lui aspettava da agost odell'anno scorso e poi, qualche giorno fa è partito in quarta! non è come "Solomon Gurski è stato qui", ma è un romanzo di una bell ...continua

    a dirla tutta, ci ho messo un bel po' a leggere questo libro, che a volte, come alcuni libri, deve avere il momento giusto per essere letto. lui aspettava da agost odell'anno scorso e poi, qualche giorno fa è partito in quarta! non è come "Solomon Gurski è stato qui", ma è un romanzo di una bella epopea degli ebrei in Canada. Duddy non mi è simpatico: sbruffone, ladro, bugiardo (immaginando un film, lo fare interpretare a Riccardo Scamarcio!), ma è un grande personaggio di questo romanzo.
    leggetelo

    ha scritto il 

  • 3

    Sottotono

    Anche se dopo aver letto 'La versione di Barney' ci si può aspettare che le opere più giovani del medesimo autore non siano altrettanto pregne di verve, questa storia mi sembra sottotono a prescindere dalla considerazione di cui sopra; interessante nelle intenzioni e abbondante di potenzia ...continua

    Anche se dopo aver letto 'La versione di Barney' ci si può aspettare che le opere più giovani del medesimo autore non siano altrettanto pregne di verve, questa storia mi sembra sottotono a prescindere dalla considerazione di cui sopra; interessante nelle intenzioni e abbondante di potenzialità, ma sempre scialba nella realizzazione.
    Da parecchio tempo non mi capitava di rimanere così delusa dopo le aspettative accresciute dall'entusiasmo medio dei recensori di Anobii, né di finire un libro solo perché "Ormai ho letto troppe pagine".

    ha scritto il 

Ordina per