L'apprendistato di Duddy Kravitz

Di

Editore: Adelphi

3.8
(655)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 350 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 884592100X | Isbn-13: 9788845921001 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Massimo Birattari

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
All'inizio di questo romanzo Duddy Kravitz ha 15 anni, ma si rade due volte al giorno nella speranza di farsi crescere il più in fretta possibile la barba. La sua vita non è facile, nel ghetto ebraico di Montreal, e la profezia del nonno ("un uomo senza terra non è nulla") incombe sul suo futuro come una condanna. O un invito a non arretrare di fronte a nulla pur di raggiungere lo scopo. Ed è in questo senso che Duddy la interpreta, costruendosi passo dopo passo una carriera di cialtrone, bugiardo, baro, libertino - in altre parole di sognatore professionista, visto che il suo ultimo approdo, che gli garantirà denaro e gloria, sarà il cinema.
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  • 4

    Richler, oramai l'abbiamo capito, scrive sempre lo stesso libro. E per fortuna, aggiungerei io.

    Non ho idea di cosa renda tanto riconoscibile la sua voce, ma ogni volta che mi trovo a leggere un suo n ...continua

    Richler, oramai l'abbiamo capito, scrive sempre lo stesso libro. E per fortuna, aggiungerei io.

    Non ho idea di cosa renda tanto riconoscibile la sua voce, ma ogni volta che mi trovo a leggere un suo nuovo libro fin dalla prima pagina mi fermo e mi dico: "ecco, questo è proprio il mio amico Mordecai". Deve essere la sua spietata ironia, unita al rendere protagonisti dei suoi libri personaggi fra i più scorretti della letteratura contemporanea. Scorretti, ma sempre capaci di far breccia nei cuori dei lettori.

    Un po' come Barney Panofsky, leggendario protagonista de "La versione di Barney", il giovanissimo Duddy Kravitz è la persona più scorretta, infida, imbrogliona che il quartiere ebraico di Montreal possa aver conosciuto. Spinto dalla smania di diventare ricco e possedere, così come il saggio nonno gli ha sempre suggerito, quel po' di terra che "dovrebbe renderlo qualcuno", appena finite le scuole Duddy si lancia nella ricerca del guadagno facile. Da rappresentante di saponette a venditore di flipper di contrabbando, da taxista nelle ore libere a impresario nel mondo del cinema, è tutto un pestare di piedi a nemici quanto ad amici, a familiari quanto a spietati concorrenti nella malavita locale, pur di raggiungere un veloce e impossibile successo. Duddy Kravitz non si fa scrupoli: imbroglia, ruba, promette già sapendo di non poter mantenere la parola, si autoassolve da ogni colpa e persevera nei suoi imbrogli, e tutto questo ad un'età in cui non è ancora maggiorenne. Proprio come Panofsky, Duddy è un personaggio che nella realtà disgusterebbe chiunque, ma che sulla carta diventa uno di quegli eroi negativi per cui ci si trova a fare il tifo: da lettori non possiamo fare altro che sperare nella riuscita delle sue malefatte e di vederlo raggiungere finalmente un obiettivo che, per quanto egoista, pare giustamente guadagnato.

    Richler, come in tutti i suoi libri, è ironico e autoironico: il suo essere ebreo non gli impedisce di prendere in giro chi fin dall'infanzia l'ha circondato, irridendo i comportamenti del popolo eletto e inserendo nei suoi racconti tipiche espressioni yiddish, spesso anche al limite del turpiloquio. "L'apprendistato di Duddy Kravitz" scorre facilmente così come gli altri romanzi di Richler, lasciandoci un protagonista sopra le righe che, nel suo essere scorretto oltre ogni limite, commuove in certi suoi comportamenti e in certe sue ingenuità, rendendolo per questo tanto umano. Non è dunque difficile intravedere nel giovane Duddy Kravitz il personaggio che, più di quarant'anni dopo, conosceremo con il nome di Barney Panofksy...

    ha scritto il 

  • 5

    Duddy Portnoy, Holden Kravitz

    Praticamente a metà dell'intervallo temporale che separa due capisaldi del bildungsroman nordamericano, Il giovane Holden (1951) e Lamento di Portnoy (1969), L'apprendistato di Duddy Kravitz è un ecce ...continua

    Praticamente a metà dell'intervallo temporale che separa due capisaldi del bildungsroman nordamericano, Il giovane Holden (1951) e Lamento di Portnoy (1969), L'apprendistato di Duddy Kravitz è un eccellente "traghettatore" dal primo verso il secondo. Il lettore italiano scopre tutto questo nel secolo successivo, e soltanto grazie al successo di un romanzo della fase più tarda dell'autore. Più difficile per noi, dunque, contestualizzare Duddy Kravitz; ma eccezionalmente gratificante leggerlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Richler / Dickens

    Che accadra`? Il lettore smaliziato suppone che, alla fine, il Boy Wonder si cibera` del fallimento personale di Duddy, al quale manca sempre un centesimo per fare una lira, come si diceva ai bei temp ...continua

    Che accadra`? Il lettore smaliziato suppone che, alla fine, il Boy Wonder si cibera` del fallimento personale di Duddy, al quale manca sempre un centesimo per fare una lira, come si diceva ai bei tempi, e gli comprera` la terra per quattro soldi.
    Pero` e` tosto il ragazzo, non si risparmia: brucia amori, amicizie e infine anche l'ammirazione per il nonno, lo zeyde, che vive nello stanzino di un'esistenza nella quale il sogno e` bello perche` incorporeo e irrealizzabile.
    Duddy insulta il Boy Wonder ma ne percepisce, intera e amara, la lezione: dovrai correre da solo e contro tutti, perche` sei solo al mondo.
    E` questa la morale del libro? Forse si, ed e` un peccato perche` Richler ci aveva abituati a ben altro. La cronologia della scalata sociale di Kravitz non e`, in fondo, cosi` interessante, e tutto si risolve nelle ultime dieci pagine.
    E ancora: poche invenzioni narrative, pochi guizzi linguistici: sembra una` corvee` d'autore.
    Peccato, ripeto.

    ha scritto il 

  • 4

    Richler: un fuoriclasse

    Non ringrazierò mai abbastanza la mia ex collega SIlvia B. per avermi fatto conoscere Mordechai Richler, un autore davvero notevolissimo, un vero e proprio fuoriclasse, capace di raccontarti le storie ...continua

    Non ringrazierò mai abbastanza la mia ex collega SIlvia B. per avermi fatto conoscere Mordechai Richler, un autore davvero notevolissimo, un vero e proprio fuoriclasse, capace di raccontarti le storie ebraiche di Montreal - rendendole di fatto universali - con una capacità di narrazione fuori dal comune. Certo, Duddy non è Barney, il personaggio impareggiabile del suo capolavoro (La versione di Barney, che vi consiglio con tutto il cuore), ma è comunque un personaggio che è impossibile non seguire nelle sue avventure. L'ansia da prestazione che si accumula sulle sue spalle, le costrizioni famigliari e dell'ambiente ebraico franco-canadese che sembrano sempre sul punto di schiacciarlo, i suoi travagliati affari, le sue storie sentimentali, tutto concorre a costruire un affresco che si legge davvero tutto d'un fiato. Come del resto sembra esplicitamente volere anche l'autore: la scrittura è caotica, veloce, nervosa, quasi frettolosa, come se lo stesso Richler non riuscisse a resistere al desiderio di raccontarci tutta la storia, quasi che le cose da dirci gli si affastellino una sull'altra e lui volesse finire di raccontarcele. E noi non vediamo l'ora di ascoltarle!
    Scopro a lettura ultimata che questo è un romanzo giovanile dell'autore... beh che dire? Chapeau!

    ha scritto il 

  • 5

    L'esperienza non insegna: deforma.

    Parlare del bene, del male, della vita in ogni sua sfaccettatura, fare innamorare il lettore di un ragazzo qualunque con le sue meschinità e i suoi desideri piccoli e talvolta velleitari non è da tutt ...continua

    Parlare del bene, del male, della vita in ogni sua sfaccettatura, fare innamorare il lettore di un ragazzo qualunque con le sue meschinità e i suoi desideri piccoli e talvolta velleitari non è da tutti e Richler con il suo stile ironico e pungente ci è riuscito nel mio caso fin dalla prima pagina e mi ha accompagnato fino all'ultima scoprendo che quei desideri e quei progetti sono anche i miei e che le meschinità e le piccole furbizie sono quelle che incontro ogni giorno sulla mia strada. Un meraviglioso romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    L'Autore scrive in modo eccezionale: ironico, sornione, leggero ma ad un tempo profondo ed elegante.
    Il piccolo ebreo morde la vita è ci offre uno spaccato sociale col senso di ambizione perennemente ...continua

    L'Autore scrive in modo eccezionale: ironico, sornione, leggero ma ad un tempo profondo ed elegante.
    Il piccolo ebreo morde la vita è ci offre uno spaccato sociale col senso di ambizione perennemente in appagata del protagonista.

    ha scritto il 

  • 5

    Dei libri letti in vacanza lui prende il primo premio. Bellissimo. Con quel modo sporco e frettoloso che Richler ha di scrivere, come se non vedesse l'ora di raccontartela tutta, quella storia che ha ...continua

    Dei libri letti in vacanza lui prende il primo premio. Bellissimo. Con quel modo sporco e frettoloso che Richler ha di scrivere, come se non vedesse l'ora di raccontartela tutta, quella storia che ha dentro. Con le pagine che si ungono del pranzo consumato. Tra una riga scritta e l'altra. Cenere di sigaretta spazzolata via con le dita.
    Consigliatissimo. E per me che odio i superlativi direi che
    è tutto dire.

    ha scritto il 

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