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L'armata dei fiumi perduti

Di

Editore: Mondadori - De Agostini (Grandi premi della letteratura italiana)

3.9
(168)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 317 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000008551 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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    Davvero, si chiedeva Marta, i cosacchi avevano potuto dare ascolto alla promessa dei tedeschi ingannatori che avevano dato al Friuli due nomi bugiardi come la moneta dei falsari, prima di Adriatisches ...continua

    Davvero, si chiedeva Marta, i cosacchi avevano potuto dare ascolto alla promessa dei tedeschi ingannatori che avevano dato al Friuli due nomi bugiardi come la moneta dei falsari, prima di Adriatisches Künstenland e poi di Kasakenland?

    Lì era una repubblica cosacca, come prima era stata la repubblica di Carnia.

    Quanto è bravo Carlo Sgorlon, che prende storia, mito e cultura popolare per trasformarle in una narrazione affascinante, in cui le vicende dei singoli, come in una “Guerra e pace” con i protagonisti privi di titoli nobiliari, si svolgono nel mondo e nella Storia, verrebbe da dire: malgrado la Storia.
    Purtroppo snobbato dai circoli letterari imbevuti di politica, pessimo vizio italiano che si spera sempre più debole con la fine delle ideologie, la sua opera deve essere riscoperta e messa al suo posto, quella che spetta a uno dei più grandi scrittori italiani.

    La storia, quella vera, racconta del tentativo dei tedeschi di insediare nella Carnia i Cosacchi che si erano alleati coi nazisti sperando di trovare aiuto per liquidare il comunismo sovietico, ritrovandosi usati e costretti a vagare senza patria per l’Europa in guerra.
    Da questa vicenda poco conosciuta, ne restano tracce solo nei cimiteri, Sgorlon costruisce il suo romanzo in cui accenna, inevitabilmente, alla persecuzione contro gli ebrei, contro gli zingari – popolo caro allo scrittore – e alla resistenza.

    Ed erano venuti in molti, da lontano, armati fino ai denti, per portar via dei poveracci che avevano paura della propria ombra, e la loro massima audacia era quella di catturare un pollo disperso.
    È fortissima l’assonanza con Claudio Magris che in “Un altro mare” scrive: Per uccidere una vecchia ebrea ottantanovenne c’è voluta Auschwitz, tutta la messa in scena del Terzo Reich.
    Del resto Friuli e Venezia Giulia, pur nelle differenze, sono un’unica regione.

    Non c’è solo il dramma dei Cosacchi privati della loro patria e consapevoli di non aver trovato dei veri alleati.
    “Non dimentico niente. Ma forse i Rossi erano di passaggio, mentre la terra è eterna.”

    Sgorlon compie una riflessione più ampia sulla condizione umana, sulla condizione umana moderna, quella di un esilio continuo.
    § Lui in patria non sarebbe ritornato mai perché essa non era prevista nel destino degli uomini moderni, la cui sorte era di vagabondare eternamente, di smarrirsi tra illusioni potenti e pensieri fittizi, e di non arrivare mai alla meta.
    § Lo accompagnava la coscienza di essere un uomo senza significato.
    § Forse tutti gli uomini moderni erano degli esuli, dei profughi, dei senzapatria al di là delle vicende della guerra e delle sue vicissitudini. Era la loro stessa anima che non aveva più un luogo familiare e ben conosciuto, né certezze, né dimensioni consolatorie, ed essi non sapevano più dove rifugiarsi e a che cosa aggrapparsi.
    § Era soltanto dopo che cominciavano le grandi incognite, perché i cosacchi, unico fra i cento popoli che avevano fatta la guerra, o l’avevano dichiarata gli ultimi giorni ai tedeschi che stavano crollando, non avevano un luogo dove tornare.

    Ma non è solo una condizione esistenziale: l’esilio continuo è destinato a essere una realtà. Nei nostri giorni di rifugiati, sfollati, profughi – e sono milioni – si comprendono meglio certe parole. E l’immagine del carretto, gli ultimi degli ultimi non hanno nemmeno quello.
    Mille volte delle popolazioni erano fuggite in passato dai propri villaggi distrutti, e mille volte sarebbe accaduto nel futuro, perché le guerre ritornavano in eterno, creando perpetuamente profughi e nomadi che spingevano un carretto pieno di masserizie, in questo o in quel luogo, per le strade polverose della terra.

    Il dramma degli ebrei descritto, sfidando Adorno, in poesia.
    Marta adesso capiva i terribili scoraggiamenti della signora Esther negli ultimi tempi, quando desiderava essere piuttosto una cornacchia, una rana, una cavalletta, per essere lasciata in pace, o sciogliersi nell’aria in una notte di tormenta, come il protagonista di una leggenda russa, per non vivere più nel terrore.

    La guerra delle piccole guerre. Che cos’è la Carnia nell’economia di una guerra mondiale? Eppure la guerra è guerra anche in un piccolo teatro. Si combatte e si muore allo stesso modo.
    Si accese una lotta accanita casa per casa, una piccola Stalingrado, una delle mille che v’erano state durante tutta la guerra.

    Il finale non è conciliante. I traumi lasciati dalla seconda guerra mondiale sono ben più forti di quelli dell’invasione napoleonica in Russia.
    Ma la modalità di sopravvivenza è la stessa: le piccole storie, che si aiutano, si uniscono, si danno forza a vicende per sopravvivere, continuare, costruire, perché l’alternativa di una morte di massa, quella imposta agli ebrei e agli zingari, o quella scelta dai Cosacchi non è pensabile.
    La Storia è immensa ma la vita, anche se piccola, più resisterle e andare avanti.
    Era uno dei pochi che avrebbero ricordato la grande tragedia cosacca e il suo grande progetto ruzzolato nella polvere. Aveva la coscienza viva di essere un superstite, un individuo di una solitudine sconfinata…

    ha scritto il 

  • 5

    Cercavano una nuova patria, trovarono la morte. Questo, in estrema sintesi,è stato il destino dei cosacchi che nel settembre del 1944, giunsero in Friuli sulla scia di una subdola promessa da parte de ...continua

    Cercavano una nuova patria, trovarono la morte. Questo, in estrema sintesi,è stato il destino dei cosacchi che nel settembre del 1944, giunsero in Friuli sulla scia di una subdola promessa da parte dei nazisti. Ancora una volta Carlo Sgorlon è magistrale nel costruire romanzi sul filo della Storia.

    ha scritto il 

  • 4

    L'armata dei fiumi perduti è nell'insieme un ottimo libro,trae spunto da un episodio non molto conosciuto dell'ultima guerra mondiale: l’epilogo dell’avventura del popolo cosacco, tradito ancora una v ...continua

    L'armata dei fiumi perduti è nell'insieme un ottimo libro,trae spunto da un episodio non molto conosciuto dell'ultima guerra mondiale: l’epilogo dell’avventura del popolo cosacco, tradito ancora una volta dai tedeschi e consegnato agli inglesi, con false promesse.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto bello, belli i personaggi, ottima l’ambientazione. Il ritmo è abbastanza lento ma non è noioso, semmai si tratta di una scrittura dal respiro molto ampio.
    Ambientato tra il ’44 e il ’45, è la st ...continua

    Molto bello, belli i personaggi, ottima l’ambientazione. Il ritmo è abbastanza lento ma non è noioso, semmai si tratta di una scrittura dal respiro molto ampio.
    Ambientato tra il ’44 e il ’45, è la storia di Marta, che fa la domestica presso una villa di ebrei russi emigrati in Friuli, e che si ritrova a gestire la villa da sola durante l’occupazione tedesca con tutto il campionario di umanità che da quella casa si trova a passare; contemporaneamente è la storia dei cosacchi che proprio in Friuli sono calati al seguito – o meglio, per ordine - dei tedeschi e che si sono accasati nei villaggi e nelle frazioni, tra cui anche quella dove Marta vive: l’ampio respiro che l’autore si prende nella scrittura serve proprio perché la narrazione non intende soltanto raccontare le azioni di guerra tra cosacchi e partigiani, ma soprattutto i pensieri e i sentimenti che la tragedia della guerra suscita rispettivamente nel popolo friulano e nel popolo cosacco, e pertanto si sofferma su tutti gli aspetti psicologici dei vari personaggi che di man in mano vengono introdotti a rappresentare queste due categorie.
    La diaspora dei popoli cosacchi e più in generale il tema della patria e della nostalgia per la propria terra, ed anche il tema dello smarrimento che viene successivamente ad una guerra, vengono raccontati con continui riferimenti all’odissea: la terra natìa una Itaca ormai perduta, e i popoli cosacchi condannati a vagabondare in ogni dove come Ulisse. L’autore narra la guerra senza schierarsi dalla parte di nessuno: i partigiani hanno le proprie ragioni nel difendere la loro terra, i cosacchi hanno le proprie ragioni nel fare quel che possono per sopravvivere oltre che per rispettare le proprie tradizioni, la gente del posto fa quel che può per aiutare tutti mentre aspetta che la guerra finisca, e la morte che falcia vittime tra tutte le parti in gioco è quasi come un personaggio indipendente da tutti gli altri attori e da tutte le volontà in causa. Il finale dolceamaro induce a molte riflessioni, soprattutto sulla tragedia del conflitto, direi che fa decisamente da controcanto all’inno di pace che ho letto da poco in ‘Educazione Europea’ di Gary Romain: qui si riflette su come l’essere umano si porta la guerra nel ventre, per sua natura, e periodicamente le febbri di questa malattia sono sempre destinate a riemergere.
    Ora procedo a mettere in wl ‘I Cosacchi’ di Tolstoj, cui Sgorlon stesso dice di aver attinto molto materiale.
    Un’ultima nota: mi accorgo che da qui Pansa ha preso qualche ispirazione per il suo “I tre inverni della paura”, anzi molto più di qualcosa: la villa isolata, i personaggi che da lì vanno e vengono come da un porto di mare, il fidanzato disperso in Russia, il disorientamento della guerra che volge al termine… solo l’ambientazione è spostata dalla Carnia alla pedemontana del parmense.

    ha scritto il 

  • 4

    È utile leggere questo tipo di libri per riportare l'attenzione su ciò che è stato e che a molti non è noto. Storie di Cosacchi e di Friulani in un intreccio di vita e morte, rendono ancora più chiara ...continua

    È utile leggere questo tipo di libri per riportare l'attenzione su ciò che è stato e che a molti non è noto. Storie di Cosacchi e di Friulani in un intreccio di vita e morte, rendono ancora più chiara la drammaticitá della guerra vissuta da chi veramente l'ha toccata con mano. Veramente un bel libro perché calato sul tentativo di generare una normalitá impossibile tra etnie molto diverse fra loro che in un certo senso un po' si assomigliano nei sentimenti, nelle emozioni e in determinate quotidianità; possono sembrare distanti, indubbiamente si avvicinano con il collante della disperazione.

    ha scritto il 

  • 5

    letto, letto e riletto...l'epopea tragica dei cosacchi, schierati dal lato sbagliato della storia, finita nel "mio" Friuli.
    consigliato a tutti quelli che vogliono conoscere la storia non solo dal pun ...continua

    letto, letto e riletto...l'epopea tragica dei cosacchi, schierati dal lato sbagliato della storia, finita nel "mio" Friuli.
    consigliato a tutti quelli che vogliono conoscere la storia non solo dal punto di vista dei vincitori

    ha scritto il 

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