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L'armata dei fiumi perduti

Di

Editore: Mondadori - De Agostini (Grandi premi della letteratura italiana)

3.9
(158)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 317 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000008551 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    Molto bello, belli i personaggi, ottima l’ambientazione. Il ritmo è abbastanza lento ma non è noioso, semmai si tratta di una scrittura dal respiro molto ampio.
    Ambientato tra il ’44 e il ’45, è la storia di Marta, che fa la domestica presso una villa di ebrei russi emigrati in Friuli, e che si ...continua

    Molto bello, belli i personaggi, ottima l’ambientazione. Il ritmo è abbastanza lento ma non è noioso, semmai si tratta di una scrittura dal respiro molto ampio. Ambientato tra il ’44 e il ’45, è la storia di Marta, che fa la domestica presso una villa di ebrei russi emigrati in Friuli, e che si ritrova a gestire la villa da sola durante l’occupazione tedesca con tutto il campionario di umanità che da quella casa si trova a passare; contemporaneamente è la storia dei cosacchi che proprio in Friuli sono calati al seguito – o meglio, per ordine - dei tedeschi e che si sono accasati nei villaggi e nelle frazioni, tra cui anche quella dove Marta vive: l’ampio respiro che l’autore si prende nella scrittura serve proprio perché la narrazione non intende soltanto raccontare le azioni di guerra tra cosacchi e partigiani, ma soprattutto i pensieri e i sentimenti che la tragedia della guerra suscita rispettivamente nel popolo friulano e nel popolo cosacco, e pertanto si sofferma su tutti gli aspetti psicologici dei vari personaggi che di man in mano vengono introdotti a rappresentare queste due categorie. La diaspora dei popoli cosacchi e più in generale il tema della patria e della nostalgia per la propria terra, ed anche il tema dello smarrimento che viene successivamente ad una guerra, vengono raccontati con continui riferimenti all’odissea: la terra natìa una Itaca ormai perduta, e i popoli cosacchi condannati a vagabondare in ogni dove come Ulisse. L’autore narra la guerra senza schierarsi dalla parte di nessuno: i partigiani hanno le proprie ragioni nel difendere la loro terra, i cosacchi hanno le proprie ragioni nel fare quel che possono per sopravvivere oltre che per rispettare le proprie tradizioni, la gente del posto fa quel che può per aiutare tutti mentre aspetta che la guerra finisca, e la morte che falcia vittime tra tutte le parti in gioco è quasi come un personaggio indipendente da tutti gli altri attori e da tutte le volontà in causa. Il finale dolceamaro induce a molte riflessioni, soprattutto sulla tragedia del conflitto, direi che fa decisamente da controcanto all’inno di pace che ho letto da poco in ‘Educazione Europea’ di Gary Romain: qui si riflette su come l’essere umano si porta la guerra nel ventre, per sua natura, e periodicamente le febbri di questa malattia sono sempre destinate a riemergere. Ora procedo a mettere in wl ‘I Cosacchi’ di Tolstoj, cui Sgorlon stesso dice di aver attinto molto materiale. Un’ultima nota: mi accorgo che da qui Pansa ha preso qualche ispirazione per il suo “I tre inverni della paura”, anzi molto più di qualcosa: la villa isolata, i personaggi che da lì vanno e vengono come da un porto di mare, il fidanzato disperso in Russia, il disorientamento della guerra che volge al termine… solo l’ambientazione è spostata dalla Carnia alla pedemontana del parmense.

    ha scritto il 

  • 4

    È utile leggere questo tipo di libri per riportare l'attenzione su ciò che è stato e che a molti non è noto. Storie di Cosacchi e di Friulani in un intreccio di vita e morte, rendono ancora più chiara la drammaticitá della guerra vissuta da chi veramente l'ha toccata con mano. Veramente un bel li ...continua

    È utile leggere questo tipo di libri per riportare l'attenzione su ciò che è stato e che a molti non è noto. Storie di Cosacchi e di Friulani in un intreccio di vita e morte, rendono ancora più chiara la drammaticitá della guerra vissuta da chi veramente l'ha toccata con mano. Veramente un bel libro perché calato sul tentativo di generare una normalitá impossibile tra etnie molto diverse fra loro che in un certo senso un po' si assomigliano nei sentimenti, nelle emozioni e in determinate quotidianità; possono sembrare distanti, indubbiamente si avvicinano con il collante della disperazione.

    ha scritto il 

  • 5

    letto, letto e riletto...l'epopea tragica dei cosacchi, schierati dal lato sbagliato della storia, finita nel "mio" Friuli. consigliato a tutti quelli che vogliono conoscere la storia non solo dal punto di vista dei vincitori

    ha scritto il 

  • 2

    giudizio severo per un libro complessivamente non brutto, ma pieno di difetti: errori o quantomeno atroci brutture sintattiche (una per tutte: "Le tragedie della guerra [...] ripassavano sopra di lei e della gente calda e viva che le stava intorno"), e una narrazione il cui fallimento consiste ne ...continua

    giudizio severo per un libro complessivamente non brutto, ma pieno di difetti: errori o quantomeno atroci brutture sintattiche (una per tutte: "Le tragedie della guerra [...] ripassavano sopra di lei e della gente calda e viva che le stava intorno"), e una narrazione il cui fallimento consiste nel predominio dei verbi all'imperfetto. Non si narrano azioni, ma stati di cose, processi lenti e spesso non individuali ma collettivi, come fosse un libro di microstoria, più che un romanzo. Insomma, se fosse un film, per due terzi almeno sarebbe imperniato sulla voce narrante, più che sulle scene, e le immagini farebbero da corredo alla voce, anziché essere la sostanza della narrazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro magico ci racconta la storia, tra un realtà mista a romanzo, di un episodio della guerra mondiale non molto conosciuto: l'invasione dei territori della Carnia da parte delle truppe cosacche che aspettavano di unirsi ai tedeschi. Ingannati da questi ultimi, durante un lungo inverno passat ...continua

    Un libro magico ci racconta la storia, tra un realtà mista a romanzo, di un episodio della guerra mondiale non molto conosciuto: l'invasione dei territori della Carnia da parte delle truppe cosacche che aspettavano di unirsi ai tedeschi. Ingannati da questi ultimi, durante un lungo inverno passato con la nostra gente, nascono odi, amori, si intrecciano usanze, succedono fatti tragici e la storia che continua e perpetua se stessa.

    ha scritto il 

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