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L'arpa di Davita

Di

Editore: Garzanti

4.2
(380)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 359 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Olandese

Isbn-10: 8811662893 | Isbn-13: 9788811662891 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Dario Villa

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
E' un anno cruciale quello in cui Davita a otto anni comincia a farsi un'idea del mondo: l'America si lascia alle spalle la crisi del '29 e i suoi genitori, intellettuali impegnati a sinistra, sognano l'avvento di una società più giusta. Ma l'affermazione del fascismo e del nazismo in Europa spegne ogni ottimismo. Davita adolescente si accosterà all'ebraismo, la religione della sua famiglia, scoprendovi non un rifugio consolatorio, ma una chiave per capire il mondo.
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  • 4

    I romanzi di Potok non sono come quelli di tutti gli altri autori. Ha un modo di scrivere direi quasi paterno che guida il lettore a un approccio con il mondo carico di generosità e di idealismo. I personaggi di Potok non mettono mai se stessi al centro della propria vita ma delle idee o meglio d ...continua

    I romanzi di Potok non sono come quelli di tutti gli altri autori. Ha un modo di scrivere direi quasi paterno che guida il lettore a un approccio con il mondo carico di generosità e di idealismo. I personaggi di Potok non mettono mai se stessi al centro della propria vita ma delle idee o meglio degli ideali per i quali sacrificano le cose che ritengono più importanti, come la famiglia e gli affetti. Le passioni non danno mai una svolta al romanzo anche se nell'arpa di Davita troviamo una donna bellissima e intelligente, la madre di Davita, al centro dell'interesse di tre uomini il marito Michel, zio Jacob e il cugino Ezra. Ma nessuno di loro è poco meno che corretto. Mai un pensiero storto. Il personaggio che ho amato di più è zio Jacob, lo scrittore, e soprattutto le sue storie strampalate, senza capo nè coda e senza finale che ci regalano le pagine più belle del romanzo.
    In un mondo di cavalli neri bisogna essere il cavallo grigio di zio Jacob, che vive e muore solo, ma porta qualcosa di nuovo, nuove idee. In un certo senso bisogna essere anche come l'uccello , alla ricerca della musica del mondo, del senso delle cose, dell'origine del bene e del male. Bella l'irrequietezza dello scrittore, che scrive cose senza senso, ma cerca la verità nella sua confusione e dice solo la verità per quanto non piaccia a nessuno. Non persegue il successo, non cerca e non riscuote l'approvazione e gli applausi ma si lascia dietro quasi una palpabile delusione e sconcerto nel pubblico. Non è capito, non è amato, e anzi, è frainteso e alla fine muore non tanto per le sue idee quanto per la sua ricerca della verità.
    Mi ha colpito il fatto che pur rigorosamente ortodosso Potok spende molte pagine a favore delle donne, messe all'angolo dalla religione ebraica tradizionale. Forse a dei cattolici/atei come noi queste pagine potrebbero passare inosservate ma contengono molte tirate d'orecchio alla tradizione ebraica (la preghiera rituale per i morti che non può essere pronunciato da una donna, la storia del premio a scuola, la reazione del padre ebreo alla violenza contro la figlia) che solo un ebreo può cogliere nel suo pieno significato.
    La prima parte del libro è bellissima, poi l'evoluzione della storia non mi ha soddisfatto pienamente. Il secondo matrimonio, il rapporto tra fratellastri ecc... Non so, c'è qualcosa che non mi convince del tutto. In ogni caso un bellissimo libro.

    ha scritto il 

  • 3

    La storia è narrata in prima persona da un'adolescente americana : i genitori, il padre giornalista americano, la mamma immigrata polacca che ha vissuto i pogrom, sono due intellettuali marxisti che vivono intensamente i fatti storici che vanno dal primo dopoguerra alla II guerra mondiale. Il ra ...continua

    La storia è narrata in prima persona da un'adolescente americana : i genitori, il padre giornalista americano, la mamma immigrata polacca che ha vissuto i pogrom, sono due intellettuali marxisti che vivono intensamente i fatti storici che vanno dal primo dopoguerra alla II guerra mondiale. Il racconto però narra anche, e non poteva essere altrimenti visto l'autore, il fascino che la cultura ebraica esercita sulla protagonista Davita. Il romanzo racconta bene le speranze e le disillusioni dell'epoca e la storia è coinvolgente nonostante la scelta narrativa di frantumare il racconto in immagini di ricordi. Il finale è, probabilmente secondo la prospettiva dell'autore, di rappacificazione e consolatorio.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Potock scrive di donne

    Finalmente, verrebbe da dire. E non ci riesce neanche malissimo, in questo romanzo dal plot vivace e dai tanti personaggi che si intrecciano nella due fasi della famiglia di Davita.
    A un primo periodo di forte impegno politico dei genitori succede un periodo di solitudine e di tristezza pri ...continua

    Finalmente, verrebbe da dire. E non ci riesce neanche malissimo, in questo romanzo dal plot vivace e dai tanti personaggi che si intrecciano nella due fasi della famiglia di Davita.
    A un primo periodo di forte impegno politico dei genitori succede un periodo di solitudine e di tristezza prima che la vita cambi radicalmente e ritorni serena, mentre Davita/Ilana dalla doppia identità e dal doppio passato cresce, affermandosi come giovane donna colta ed intelligente.
    Ben esplorate le angosce della bambina, troppo presto messa a confronto con i disastri della guerra di Spagna prima e della guerra mondiale poi; ma non si comprende perchè la protagonista sia tanto attirata dalla pratica della religione ebraica, lei allevata nell'agnosticismo, da frequentare di nascosto una sinagoga anche se dovrà rimanere celata tra le donne alle quali "pregare non è richiesto". E se la sua evoluzione in ebrea osservante non si comprende, tanto meno si comprende il suo interesse per lo studio della Torah e la sua frequenza alla scuola ebraica dove avrà tranquillità ma, come donna, anche grandi delusioni.
    Più chiara, anche se più ovvia, l'evoluzione della madre che si trasformerà da vibrante pasionaria in placida moglie ebrea, ritrovando la serenità in un ruolo codificato.

    ha scritto il 

  • 5

    Una lettura veramente bella,pagine che difficilmente scorderò. E' tramite il racconto di una bambina che l'autore ci parla di guerra ma anche di amore,dell'avvento del fascismo e della guerra civile in Spagna . Un ambiente difficile quello in cui cresce Davita,c'è amore ma anche dolore,deve affro ...continua

    Una lettura veramente bella,pagine che difficilmente scorderò. E' tramite il racconto di una bambina che l'autore ci parla di guerra ma anche di amore,dell'avvento del fascismo e della guerra civile in Spagna . Un ambiente difficile quello in cui cresce Davita,c'è amore ma anche dolore,deve affrontare diversità di orientamenti religiosi,vuole capire e crescendo si trova davanti alla discriminazione sessuale. La aiutano molto i racconti dello zio Jakob,il suono dell'arpa eolia che al lettore sembra quasi di udire e quella fotografia dei cavalli tanto cara al padre. Difficile descrivere le emozioni suscitate da questa lettura,principalmente commozione e orrore ricordando i fatti di Guernica e il quadro di Picasso,curiosità verso la religione ebraica e disappunto per il non coinvolgimento delle donne nei riti " i muri erano leggi per alcuni,e le leggi erano muri per altri". Sicuramente una valida lettura che simola ad approfondire la conoscenza di questo autore.

    ha scritto il 

  • 5

    L’arpa di Davita” di Chaim Potok, in poche parole un capolavoro. Avevo già letto “Il mio nome è Asher Lev”, ma questo libro a mio avviso, ha qualcosa in più. Davita ha 8 anni e vive a New York, negli anni ’30. E’ figlia di due comunisti militanti, sua madre è ebrea e suo padre cristiano, ma entra ...continua

    L’arpa di Davita” di Chaim Potok, in poche parole un capolavoro. Avevo già letto “Il mio nome è Asher Lev”, ma questo libro a mio avviso, ha qualcosa in più. Davita ha 8 anni e vive a New York, negli anni ’30. E’ figlia di due comunisti militanti, sua madre è ebrea e suo padre cristiano, ma entrambi non credenti. Il periodo storico in cui si colloca il romanzo è ben definito, quello della guerra civile spagnola. La visione del mondo visto attraverso gli occhi di Davita, l’io narrante, è infantile ma al tempo stesso molto profonda e toccante. E’ un romanzo che ti si incolla addosso e difficile da dimenticare una volta terminato e, la critica di Potok non risparmia nessuno: destra, sinistra, atei e credenti….C’è davvero molto in queste pagine: insieme a Davita si percorre una sorta di cammino etico e morale e, nell’arpa eolica appesa alla porta di ingresso, sono racchiusi i suoi sogni e la sua immaginazione. Laceranti le pagine che descrivono i fatti di Guernica (anche qui, come in Asher Lev, ritroviamo il riferimento a Picasso) e unici sono i personaggi del romanzo: dalla figura contraddittoria della madre di Davita, a quella dell’intellettuale amico di famiglia, Jakob Daw che, con le sue storie instilla in Davita la capacità di immaginare e di fondere insieme la realtà e i sogni. Veramente una lettura intensa e appassionante e, assolutamente da non perdere.

    ha scritto il 

  • 2

    Avrebbe potuto essere molto interessante la storia dell’infanzia newyorkese di Davita, infanzia insolita e drammatica, collocata negli anni Trenta e Quaranta, divisa tra l’ambiente dei parenti, una sinagoga tradizionalista e bigotta, e quello dei genitori, ardenti membri del partito comunista ame ...continua

    Avrebbe potuto essere molto interessante la storia dell’infanzia newyorkese di Davita, infanzia insolita e drammatica, collocata negli anni Trenta e Quaranta, divisa tra l’ambiente dei parenti, una sinagoga tradizionalista e bigotta, e quello dei genitori, ardenti membri del partito comunista americano. Avrebbe potuto essere molto interessante la descrizione del fascismo, della guerra civile spagnola, dell’avvento di Hitler, visti dagli ebrei di Brooklyn; ma non lo è, perché Potok scrive in modo spaventosamente piatto, arido, didascalico, monotono, incolore, ripetitivo, privo di qualunque scintilla vitale. Scrive, si direbbe, per sola forza di volontà, e non per slancio poetico. Il risultato è una intollerabile colata di piombo fuso.

    ha scritto il 

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