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L'arte d'amare

Di

Editore: Rizzoli

4.0
(581)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 156 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8881293307 | Isbn-13: 9788881293308 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
L'arte d'amare è un raffinato manuale di corteggiamento e di seduzione. Nulla di perverso, nulla di greve, nulla di intensamente peccaminoso ma, in compenso, tutto è immerso in una atmosfera di incantata sessualità, dai precetti di un comportamento amoroso, alle frequenti deliziose divagazioni mitologiche che servono a esemplificare i consigli e le situazioni suggerite.
Dall'introduzione di Luca CAnali
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  • 4

    “Se c’è tra voi chi non conosca ancora l’arte d’amare, legga il mio poema e fatto esperto colga nuovi amori!”

    L’opera

    Piacevole da leggere e sorprendente sotto vari aspetti, “L’arte d’amare” di Publio Ovidio Nasone è un’opera poetica che si distingue subito per contenuto ed eleganza stilistica, considerando l ...continua

    L’opera

    Piacevole da leggere e sorprendente sotto vari aspetti, “L’arte d’amare” di Publio Ovidio Nasone è un’opera poetica che si distingue subito per contenuto ed eleganza stilistica, considerando la metrica utilizzata (intreccio di esametri e pentametri) e i copiosi e sempre affascinanti richiami al mito.
    È un poema che invita all’amore libero, c’è poco da girarci intorno. Un vademecum per libertini, di libero stato civile o già uniti in matrimonio che siano, uomini anzitutto ma anche donne dal momento che l’ultima parte dell’opera si rivolge direttamente ed inequivocabilmente alle “tenere fanciulle”.
    Come tutte le arti, anche quella di amare va appresa, studiata e applicata; Ovidio stesso si erge al ruolo di “magister” con la benedizione - dice lui - delle divinità a cui, pur essendo tali, non sono certo ignoti i piaceri dell’eros.
    Gli oltre duemila versi del poema sono suddivisi in tre libri; eccone i contenuti:

    - Libro primo: destinato agli uomini, esso illustra dove e come rimorchiare. “…non c’è donna al mondo che non possa divenire la tua: e tu l’avrai, purché tu sappia tendere i tuoi lacci”. Siccome la manna non scende dal cielo, ci si deve pur dare una mossa e fare qualche fatica per andare a cercarla, specie nei posti giusti: quelli pubblici principalmente, come portici, templi, teatri e dove si svolgono le corse dei cavalli, senza trascurare mense e banchetti presumibilmente presso case private. Una volta individuata la donna, attirarla con la giusta parlantina che però non l’annoi, con lusinghe, con la pazienza e, naturalmente, con promesse, promesse, promesse… “Prometti molto: le promesse attraggono a sé le donne”. E non ci si scordi di spergiurare, invocando come testimoni i sommi dei ché pure Giove, adultero incallito, è solito giurare il falso alla divina consorte. Non tralasciare poi di piacere al marito della donna in questione né d’ingraziarsi la sua ancella (e valutare bene se valga la pena di togliersi qualche voglia pure con quest’ultima, ma, nel caso, sempre dopo aver concluso prima con la padrona). Se si vuole fare colpo, meglio curare igiene e aspetto personali, senza però rischiare di apparire troppo effeminati come coloro che, tra gli uomini, si arricciano col ferro i capelli o si depilano le gambe. Ultimo sincero consiglio: in amore guardarsi da amici e parentame vario poiché, a quanto pare, in molti si candidano a soppiantare chi troppo loda la propria amante.
    - Libro secondo: destinato anch’esso a un pubblico maschile di lettori come il precedente, erudisce nell’ardua impresa di conservare a lungo la conquista, giacché “il mantenerla è frutto d’arte fina”. Non perder tempo con magie e filtri d’amore, ma “sii amabile, se vuoi essere amato”. Aggiungere “doti d’ingegno” alla bellezza che da sola poco può fare, vista la sua caducità. Evitare i litigi, abbondando in dolcezza (soprattutto chi non può fare doni materiali); magari comporre per lei “teneri versi”, ché, a quanto pare, con la cultura qualcosa si rimedia sempre. Non risparmiarsi nemmeno in lodi e adulazioni, così come non domandare mai l’età ed evitare lo scandalo. Ma, in particolare, “fai solo e sempre tutto ciò che vuole” e sopportare tutto, ingiurie, percosse… persino le temute corna!
    - Libro terzo: forse un tentativo da parte dell’autore di accattivarsi anche le simpatie del pubblico femminile, dal momento che questa parte che chiude la sua “Ars amatoria” è a uso e consumo delle donne. Non fosse mai che queste, nella nobile arte, non potessero vantare un maestro pari a quello degli uomini. “Godetevi la vita” e “cogliete il fiore”, esorta loro Ovidio ché non è mistero quant’è bella giovinezza. Tutto sommato, i consigli non sono dissimili da quelli dispensati ai colleghi maschi: curare la pulizia e l’aspetto personali, trucco e parrucco; ma - attenzione! - mantenere segreta l’arte con la quale ci si rende belle, fatta com’è di pratiche e intrugli mica tanto belli a vedersi. Per accalappiare un uomo è buona norma imparare a cantare, suonare la cetra, danzare e - perché no? - conoscere i poeti greci e latini: su come la cultura possa rivelarsi utile in certe circostanze già si è disquisito. Mostrarsi socievoli, al bando l’ira e la superbia, così pure la gelosia. Ogni tanto tenere la porta chiusa all’amante e imparare alla svelta a eludere la sorveglianza del marito, tanti trucchetti esistono apposta… Infine, all’occorrenza, fingere di raggiungere il piacere nell’amplesso.

    Meditate gente, meditate…

    Il contesto storico

    Quale fu il fatale “error” che tanto caro costò all’autore di questo poema dedicato all’arte di rimorchiare? Dopo 2015 anni, dall’alto della nostra latinità, proveremo a dare delle risposte…
    Ovidio scrisse il suo trattato sull’arte di amare più o meno a cavallo dell’anno zero e lo pubblicò nella piena floridezza del principato augusteo. Molti sono restii ad attribuire a questo poema la causa principale che costò l’esilio a vita ad Ovidio e dove a nulla valsero le sue lamentele e la più cupa disperazione, ostentata come sincero ravvedimento, per rientrare a Roma.
    Non siamo di questo avviso; leggendo bene questo manuale – perché di un manuale si tratta – crediamo che venga fuori in maniera inequivocabile che Augusto non gradì molto la diffusione di questo componimento che minava alla base la sua dura battaglia per il ripristino degli antichi valori del Mos Maiorum in una Roma stabilmente adagiata su una mollezza e un lusso sfrenati, ormai senza limiti.
    Intendiamoci, non è che Augusto fosse a sua volta un campione di coerenza – a lui le donne gliele procurava, tra gli altri, anche la moglie Livia – ma Ovidio commise un clamoroso vizio di forma; altri poeti avevano cantato i loro amori, in maniera più o meno accalorata, ma, appunto, si erano limitati a cantare i “loro” di amori e si erano ben guardati dall’incitazione al libertinaggio che si evince chiaramente dal testo in questione.
    Da alcuni passi del poema si possono cercare delle conferme a questa interpretazione:
    “io canto amori certi e frutti leciti – nessun delitto toccherà il mio carme”
    In questi due versi Ovidio si premura di mettere le mani avanti: come dire, non sarà colpa mia se qualcuno fraintende quello che ho scritto e ne fa cattivo uso…
    “nel campo altrui la messe è assai più bella – poppe più gonfie ha il gregge del vicino”
    Chiaro invito a guardarsi intorno e a non disdegnare la caccia in altri territori!
    Possiamo chiamarlo invito all’adulterio?
    “Cerca poi di piacere a suo marito – l’averlo amico può giovarvi assai”
    L’inganno trattato come un trucco amoroso! E con una donna sposata poi!
    “nasce dall’oro ogni più grande onore – che immenso amore ti concilia l’oro”
    Neanche a dirlo, anche per rimorchiare serve la grana…
    Può Bastare! I richiami alla dissolutezza condannata da Augusto sono molti; e sarebbe bastato molto meno a far saltare la mosca al naso dell’imperatore che, prendendo a colmo della misura lo scandalo dovuto alla tresca di Ovidio con una delle due Giulie, provvide a domiciliare permanentemente il poeta, reo di non aver preso troppo sul serio la sua campagna moralizzatrice, lontano da Roma, ben sapendo che questo sarebbe stato un castigo ben maggiore, conoscendo la gaudenza di Ovidio, che affidarlo subito alle cure del boia…
    Naturalmente tutto questo non toglie nulla al valore letterario dell’opera sopravvissuta alla “damnatio memoriae” voluta poi da Augusto e di cui non si può fare a meno di sottolineare la straordinaria e a tratti sorprendente modernità!

    (L.V. & A.A.)

    ha scritto il 

  • 4

    “Se c’è tra voi chi non conosca ancora l’arte d’amare, legga il mio poema e fatto esperto colga nuovi amori!”

    L’opera

    Piacevole da leggere e sorprendente sotto vari aspetti, “L’arte d’amare” di Publio Ovidio Nasone è un’opera poetica che si distingue subito per contenuto ed eleganza stilistica, considerando l ...continua

    L’opera

    Piacevole da leggere e sorprendente sotto vari aspetti, “L’arte d’amare” di Publio Ovidio Nasone è un’opera poetica che si distingue subito per contenuto ed eleganza stilistica, considerando la metrica utilizzata (intreccio di esametri e pentametri) e i copiosi e sempre affascinanti richiami al mito.
    È un poema che invita all’amore libero, c’è poco da girarci intorno. Un vademecum per libertini, di libero stato civile o già uniti in matrimonio che siano, uomini anzitutto ma anche donne dal momento che l’ultima parte dell’opera si rivolge direttamente ed inequivocabilmente alle “tenere fanciulle”.
    Come tutte le arti, anche quella di amare va appresa, studiata e applicata; Ovidio stesso si erge al ruolo di “magister” con la benedizione - dice lui - delle divinità a cui, pur essendo tali, non sono certo ignoti i piaceri dell’eros.
    Gli oltre duemila versi del poema sono suddivisi in tre libri; eccone i contenuti:

    - Libro primo: destinato agli uomini, esso illustra dove e come rimorchiare. “…non c’è donna al mondo che non possa divenire la tua: e tu l’avrai, purché tu sappia tendere i tuoi lacci”. Siccome la manna non scende dal cielo, ci si deve pur dare una mossa e fare qualche fatica per andare a cercarla, specie nei posti giusti: quelli pubblici principalmente, come portici, templi, teatri e dove si svolgono le corse dei cavalli, senza trascurare mense e banchetti presumibilmente presso case private. Una volta individuata la donna, attirarla con la giusta parlantina che però non l’annoi, con lusinghe, con la pazienza e, naturalmente, con promesse, promesse, promesse… “Prometti molto: le promesse attraggono a sé le donne”. E non ci si scordi di spergiurare, invocando come testimoni i sommi dei ché pure Giove, adultero incallito, è solito giurare il falso alla divina consorte. Non tralasciare poi di piacere al marito della donna in questione né d’ingraziarsi la sua ancella (e valutare bene se valga la pena di togliersi qualche voglia pure con quest’ultima, ma, nel caso, sempre dopo aver concluso prima con la padrona). Se si vuole fare colpo, meglio curare igiene e aspetto personali, senza però rischiare di apparire troppo effeminati come coloro che, tra gli uomini, si arricciano col ferro i capelli o si depilano le gambe. Ultimo sincero consiglio: in amore guardarsi da amici e parentame vario poiché, a quanto pare, in molti si candidano a soppiantare chi troppo loda la propria amante.
    - Libro secondo: destinato anch’esso a un pubblico maschile di lettori come il precedente, erudisce nell’ardua impresa di conservare a lungo la conquista, giacché “il mantenerla è frutto d’arte fina”. Non perder tempo con magie e filtri d’amore, ma “sii amabile, se vuoi essere amato”. Aggiungere “doti d’ingegno” alla bellezza che da sola poco può fare, vista la sua caducità. Evitare i litigi, abbondando in dolcezza (soprattutto chi non può fare doni materiali); magari comporre per lei “teneri versi”, ché, a quanto pare, con la cultura qualcosa si rimedia sempre. Non risparmiarsi nemmeno in lodi e adulazioni, così come non domandare mai l’età ed evitare lo scandalo. Ma, in particolare, “fai solo e sempre tutto ciò che vuole” e sopportare tutto, ingiurie, percosse… persino le temute corna!
    - Libro terzo: forse un tentativo da parte dell’autore di accattivarsi anche le simpatie del pubblico femminile, dal momento che questa parte che chiude la sua “Ars amatoria” è a uso e consumo delle donne. Non fosse mai che queste, nella nobile arte, non potessero vantare un maestro pari a quello degli uomini. “Godetevi la vita” e “cogliete il fiore”, esorta loro Ovidio ché non è mistero quant’è bella giovinezza. Tutto sommato, i consigli non sono dissimili da quelli dispensati ai colleghi maschi: curare la pulizia e l’aspetto personali, trucco e parrucco; ma - attenzione! - mantenere segreta l’arte con la quale ci si rende belle, fatta com’è di pratiche e intrugli mica tanto belli a vedersi. Per accalappiare un uomo è buona norma imparare a cantare, suonare la cetra, danzare e - perché no? - conoscere i poeti greci e latini: su come la cultura possa rivelarsi utile in certe circostanze già si è disquisito. Mostrarsi socievoli, al bando l’ira e la superbia, così pure la gelosia. Ogni tanto tenere la porta chiusa all’amante e imparare alla svelta a eludere la sorveglianza del marito, tanti trucchetti esistono apposta… Infine, all’occorrenza, fingere di raggiungere il piacere nell’amplesso.

    Meditate gente, meditate…

    Il contesto storico

    Quale fu il fatale “error” che tanto caro costò all’autore di questo poema dedicato all’arte di rimorchiare? Dopo 2015 anni, dall’alto della nostra latinità, proveremo a dare delle risposte…
    Ovidio scrisse il suo trattato sull’arte di amare più o meno a cavallo dell’anno zero e lo pubblicò nella piena floridezza del principato augusteo. Molti sono restii ad attribuire a questo poema la causa principale che costò l’esilio a vita ad Ovidio e dove a nulla valsero le sue lamentele e la più cupa disperazione, ostentata come sincero ravvedimento, per rientrare a Roma.
    Non siamo di questo avviso; leggendo bene questo manuale – perché di un manuale si tratta – credo che venga fuori in maniera inequivocabile che Augusto non gradì molto la diffusione di questo componimento che minava alla base la sua dura battaglia per il ripristino degli antichi valori del Mos Maiorum in una Roma stabilmente adagiata su una mollezza e un lusso sfrenati, ormai senza limiti.
    Intendiamoci, non è che Augusto fosse a sua volta un campione di coerenza – a lui le donne gliele procurava, tra gli altri, anche la moglie Livia – ma Ovidio commise un clamoroso vizio di forma; altri poeti avevano cantato i loro amori, in maniera più o meno accalorata, ma, appunto, si erano limitati a cantare i “loro” di amori e si erano ben guardati dall’incitazione al libertinaggio che si evince chiaramente dal testo in questione.
    Da alcuni passi del poema si possono cercare delle conferme a questa interpretazione:
    “io canto amori certi e frutti leciti – nessun delitto toccherà il mio carme”
    In questi due versi Ovidio si premura di mettere le mani avanti: come dire, non sarà colpa mia se qualcuno fraintende quello che ho scritto e ne fa cattivo uso…
    “nel campo altrui la messe è assai più bella – poppe più gonfie ha il gregge del vicino”
    Chiaro invito a guardarsi intorno e a non disdegnare la caccia in altri territori!
    Possiamo chiamarlo invito all’adulterio?
    “Cerca poi di piacere a suo marito – l’averlo amico può giovarvi assai”
    L’inganno trattato come un trucco amoroso! E con una donna sposata poi!
    “nasce dall’oro ogni più grande onore – che immenso amore ti concilia l’oro”
    Neanche a dirlo, anche per rimorchiare serve la grana…
    Può Bastare! I richiami alla dissolutezza condannata da Augusto sono molti; e sarebbe bastato molto meno a far saltare la mosca al naso dell’imperatore che, prendendo a colmo della misura lo scandalo dovuto alla tresca di Ovidio con una delle due Giulie, provvide a domiciliare permanentemente il poeta, reo di non aver preso troppo sul serio la sua campagna moralizzatrice, lontano da Roma, ben sapendo che questo sarebbe stato un castigo ben maggiore, conoscendo la gaudenza di Ovidio, che affidarlo subito alle cure del boia…
    Naturalmente tutto questo non toglie nulla al valore letterario dell’opera sopravvissuta alla “damnatio memoriae” voluta poi da Augusto e di cui non si può fare a meno di sottolineare la straordinaria e a tratti sorprendente modernità!

    (A.A. & L.V.)

    ha scritto il 

  • 4

    Dato che non mi sento abbastanza competente per poter fare un commento serio a Ovidio penso che mi limiterò a uno un po' più terra terra.
    Questo volumetto in primo luogo mi ha dato la certezza che se ...continua

    Dato che non mi sento abbastanza competente per poter fare un commento serio a Ovidio penso che mi limiterò a uno un po' più terra terra.
    Questo volumetto in primo luogo mi ha dato la certezza che se Ovidio mi avesse vista mangiare e bere mi avrebbe presa a craniate; per fortuna che i tempi sono cambiati o non sarei mai stata avvicinata da un uomo.
    Il libro primo poi si potrebbe rinominare l'arte dello stalking: non ho conoscenze storiche sufficienti per capire quanto i giovani romani rischiassero di essere malmenati dallo schiavo di turno a importunare secondo i consigli del poeta il gentil sesso, ma al giorno d'oggi a fare così una denuncia per atti persecutori non te la toglie nessuno. A parte questo è una lettura rilassante e un buon ripasso in materia di società e cultura della Roma augustea.

    ha scritto il 

  • 4

    Non intendo commentare in modo serio Ovidio... per questo ci sono fin troppi tomi.
    Semplicemente mi accorgo come la categoria dei cialtroni fosse ben sviluppata anche all'epoca dell'autore (ok, prova ...continua

    Non intendo commentare in modo serio Ovidio... per questo ci sono fin troppi tomi.
    Semplicemente mi accorgo come la categoria dei cialtroni fosse ben sviluppata anche all'epoca dell'autore (ok, prova a redimersi nel terzo libro ma ormai il danno è fatto :P):
    "Et lacrimae prosunt: lacrimis adamanta movebis
    Fac madidas videat, si potes, illa genas;
    Si lacrimae ...
    Deficient, uncta lumina tange manu."

    Consigliato, in originale e/o traduzione :)

    ha scritto il 

  • 5

    Definirei questo classico un ‘classico moderno’.

    Leggere i classici è un nobile esercizio, non si tratta di fruire subito, come in un buon saggio contemporaneo, della forza argomentativa che vuole pre ...continua

    Definirei questo classico un ‘classico moderno’.

    Leggere i classici è un nobile esercizio, non si tratta di fruire subito, come in un buon saggio contemporaneo, della forza argomentativa che vuole prepotentemente emergere.

    In un classico si tratta di cogliere questa forza dopo aver pregustato la patina del linguaggio “antiquato” che potrebbe caratterizzarlo. Io sento di amare i classici per questo motivo e cioè perché leggere questo genere è come viaggiare con un sottomarino nel significato, affogando nell’increspatura del significante.

    Questo Ovidio è, ad ogni modo, semplice e fruibilissimo e, per giunta, tratta in maniera simpatica e poetica le dinamiche tortuose dell’amare, definito a buon ragione un’arte da affinare e da conquistare.

    L’opera è suddivisa in tre libri: nei primi due, il Vate Ovidio si rivolge agli uomini in tono cameratesco e li addestra a quest’arte, non mancando di paragonarla a quella appassionata del combattere. I suggerimenti che impartisce sono conditi di innumerevoli riferimenti mitici che rendono il racconto una narrazione dotta e profondamente ipertestuale.

    “L’amore è una forma di milizia. Via di qui, uomini pigri! / Non sono insegne, queste, da affidare ad uomini paurosi. / C’è la notte e il freddo, ci sono lunghe marce e dure sofferenze, / in questo dolce campo militare, e fatiche d’ogni sorta. / Sopporterai la pioggia che scroscia dalle nubi del cielo / e intirizzito giacerai spesso sulla nuda terra. “

    Il Libro Terzo è, invece, dedicato alle donne, intendendo Ovidio, in tal modo, non trascurare l’altra “fazione” di questa battaglia che è l’amore, offrendo anche a questa il suo breviario poetico:

    “Non era giusto che andaste disarmate contro uomini armati, / e vincere così, anche per voi, uomini, era un’onta.”

    L’arte di amare è un libro consigliatissimo a chi voglia farsi ancora illanguidire da belle rarefazioni del concetto più controverso, affascinante e temuto dall’umanità.

    ha scritto il 

  • 4

    Grazioso libricino, si sorride spesso leggendo i consigli un po' datati per sedurre gli amanti e le amanti, per conservare un amore, per conoscere l'altro/a, consigli pratici per conservare la bellezz ...continua

    Grazioso libricino, si sorride spesso leggendo i consigli un po' datati per sedurre gli amanti e le amanti, per conservare un amore, per conoscere l'altro/a, consigli pratici per conservare la bellezza, condito con molta ironia.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro (un manuale) senza tempo.

    Passano i secoli, cambiano i vestiti e le case. Migliorano i mezzi di trasporto e di comunicazione. Le lingue mutano, le distanze si accorciano. La scienza e la medicina fanno passi da gigante. Miglio ...continua

    Passano i secoli, cambiano i vestiti e le case. Migliorano i mezzi di trasporto e di comunicazione. Le lingue mutano, le distanze si accorciano. La scienza e la medicina fanno passi da gigante. Migliorano la condizione di vita.
    Ma l'uomo no. Nè l'etica che gestisce i rapporti interpersonali. Alla faccia dei social network, alla faccia del "Ma oggi si fa così!", alla faccia delle gonne lunghe o corte, del topless si oppure no, della pillola e del preservativo, dei matrimoni gay e della fecondazione assistita, l'uomo resta sempre lo stesso e leggere Ovidio è rassicurante.

    Gli uomini non devono essere troppo azzimati (un'eleganza sciatta è accettata) tuttavia deve essere pulito (unghie, barba, capelli e peli del naso); la gentilezza (anche se mirata) è sempre vincente così come l'insistenza. E le donne: non troppo truccate, non troppo ingioiellate, pulite e curate come sempre, bene educate a tavola e non devono esagerare col vino; evitare le menate agli uomini nè compiere il primo passo. Infine: a letto si è insieme e si deve godere tutti e due.

    Cosa c'è di nuovo? Nulla e per questo mi è piaciuto da matti rileggere questo libro: per me, mamma con figli tra poco teenagers, che mi preoccupo di Facebook e di come lo useranno, questo scritto invece mi rinforza sul fatto che il modo di comportarsi non è affatto mutato, che vale la pena a comportarsi bene (anche con qualche giusta monellata, come ci indica Ovidio) perchè sia che si chiamino orge o i bunga bunga erano disdicevoli adesso come allora.
    Ma la vera chicca è il complimento impagabile (perchè sincero) di Ovidio per le "vecchie cerve" con cui il sollazzo occasionale è sicuramente più godibile che non con le giovanette! Solo per questo meriterebbe 10 stelline.

    ha scritto il 

  • 4

    Quod datur ex facili,longum male nutrit amorem
    Amore troppo facile, a fatica si gode a lungo
    Dopo esser stata lasciata dopo due mesi perfetti, durante i quali l'unica domanda era "dov'è la fregatura?" ...continua

    Quod datur ex facili,longum male nutrit amorem
    Amore troppo facile, a fatica si gode a lungo
    Dopo esser stata lasciata dopo due mesi perfetti, durante i quali l'unica domanda era "dov'è la fregatura?", questa frase è perfetta.
    PERFETTA.

    ha scritto il 

  • 0

    Erotismo raffinato (... in tempi di Sfumature!)

    La lettura di "Heroides", quand'ero una studentessa, mi aveva fatto conoscere Ovidio come scrittore molto attento nel delineare la psicologia femminile. L'opera, infatti, raccoglie le lettere che lo s ...continua

    La lettura di "Heroides", quand'ero una studentessa, mi aveva fatto conoscere Ovidio come scrittore molto attento nel delineare la psicologia femminile. L'opera, infatti, raccoglie le lettere che lo scrittore immaginava avessero scritto alcune figure femminili dell'antichità classica (Medea, Arianna, Didone, Penelope) ai loro amanti lontani o, ahimè, scomparsi. Spesso si tratta proprio di eroine sedotte e abbandonate.
    In questo breve poema in versi, invece, Ovidio si offre come Maestro per l'universo maschile e femminile al quale, con molta ironia e sottile presunzione, indirizza utili consigli per meglio riuscire nell'Ars amatoria. Ne viene fuori un quadro delizioso delle abitudini, delle tattiche seduttive e delle tecniche adulatorie sfoggiate dagli uomini e dalle donne alla fine del I sec. a.C.. Tra un sorriso compiaciuto e uno sguardo divertito, in diversi punti di questo breve trattatello erotico ho riconosciuto che, in fin dei conti e per certi aspetti, davvero poco è cambiato tra uomo e donna. Quando si dice che un classico è per sempre..

    ha scritto il 

  • 5

    Quei momenti tristissimi in cui ti rendi conto che un romanzo giapponese d'appendice, un'opera perfettamente vacua e prodotta a tavolino con unico scopo quello di vendere copie a dei gonzi, sull'aNobi ...continua

    Quei momenti tristissimi in cui ti rendi conto che un romanzo giapponese d'appendice, un'opera perfettamente vacua e prodotta a tavolino con unico scopo quello di vendere copie a dei gonzi, sull'aNobii italiano è nella libreria di migliaia di persone e ha 4 stelle e mezzo di valutazione, mentre i capolavori immortali ed eccelsi della letteratura latina, e della sua filiazione diretta, la tradizione letteraria italiana, hanno a malapena 4 stelle e sono nelle librerie di poche decine di persone.
    Davvero credo che qualunque commento sarebbe superfluo.

    ha scritto il