L'arte della gioia

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1970)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 540 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Catalano , Tedesco , Francese , Spagnolo , Portoghese , Inglese

Isbn-10: 8806189468 | Isbn-13: 9788806189464 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
"L'arte della gioia" è un libro postumo: giaceva da vent'anni abbandonato in una cassapanca e, dopo essere stato rifiutato dai principali editori italiani, venne stampato in pochi esemplari da Stampa Alternativa nel 1998. Ma soltanto quando usci all'estero - in Francia, Germania e Spagna - ricevette il giusto riconoscimento. " Una narratrice siciliana meravigliosa", "una vera rivelazione ", "magnifico, magico, commovente: un capolavoro", "un romanzo impostosi con il passaparola", "forse un altro "Gattopardo"": con queste parole la stampa d'oltralpe accolse la pubblicazione del libro in Francia, facendone un vero caso editoriale. In quasi ogni recensione veniva provocatoriamente sottolineata l'incapacità dell'Italia di riconoscere e valorizzare i capolavori che ha in casa. Nel romanzo, tutto ruota intorno alla figura di Modesta: una donna vitale e scomoda, potentemente immorale secondo la morale comune. Una donna siciliana, una "carusa tosta" in cui si fondono carnalità e intelletto, che attraversa bufere storiche e tempeste sentimentali protetta da un infallibile talismano interiore: "l'arte della gioia".Modesta nasce il primo gennaio del 1900 in una casa povera, in una terra ancora piú povera. Ma fin dall'inizio è consapevole, con il corpo e con la mente, di essere destinata a una vita che va ben oltre i confini del suo villaggio e della sua condizione. Ancora ragazzina è mandata in un convento e da lì, alla morte della madre superiora che la proteggeva, in un palazzo di nobili. Qui, il suo enorme talento e la sua intelligenza machiavellica le permettono di controllare i cordoni della borsa di casa, e di convertirsi in aristocratica attraverso un matrimonio di convenienza. Tutto ciò senza mai smettere di sedurre uomini e donne di ogni tipo. Amica generosa, madre affettuosa, amante sensuale: Modesta è una donna capace di scombinare ogni regola del gioco pur di godere del vero piacere. Sfidando la cultura patriarcale, fascista, mafiosa e oppressiva in cui vive, Modesta attraversa la storia del Novecento con quella forza che distingue ogni grande personaggio della letteratura universale.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    commenti estemporanei (spoiler)

    Secondo me a partire da joyce, modesta è andata alla ricerca di stabilità e serenità nei rapporti, non sempre trovandola. Credo che a prescindere dalle idee sull'amore o sulla vita, ad una certa età l ...continua

    Secondo me a partire da joyce, modesta è andata alla ricerca di stabilità e serenità nei rapporti, non sempre trovandola. Credo che a prescindere dalle idee sull'amore o sulla vita, ad una certa età le nostre scelte siano inconsapevolmente guidate dal bisogno di pace e limpidità nei sentimenti. Quindi ho per forza di cose apprezzato la relazione con Nina, con cui mi sembra che Modesta si sia un po' rispecchiata in se stessa. Anche ciò che differenzia le due, in primis la leggerezza, l'ironia, che non sono cose appartengono al carattere di Modesta, in realtà sono esattamente quello che il bisogno di stabilità e pace in età matura attrae. In quest'ottica, anche l'ultima relazione con Marco acquista significato e non la trovo affatto contraddittoria. Per tutto il romanzo Modesta giura fedeltà a se stessa e le persone che la accompagnano nella sua vita, per un tempo piccolo o prolungato, non sempre riescono a capirlo, eccetto, mi sembra, Nina. Mi è piaciuto in parte anche Carmine, ma forse per un mio limite, non sono molto riuscita a fidarmi perchè l'ho visto sin dall'inizio come un "educatore sessuale" e poi forse anche come un'opportunista...

    Sarebbe banale rispondere tutto, ma invece è proprio così. Concepire il personaggio di Modesta è essenzialmente femminismo. Modesta è capo famiglia, leader, curatrice degli interessi della casa e dalla famiglia, è quella che schiaffeggia, che prende le decisioni, che vuole provare piacere a letto...Tutte cose che tradizionalmente vengono associate alla figura maschile. Quindi Modesta in sostanza, fa proprie le caratteristiche che qualsiasi sistema contemporaneo, tutt'oggi, associa all'uomo, in bene e in male. Trovo anche interessante il modo di vivere la sua dimensione amorosa-sessuale che, per quanto mi riguarda, in maniera così limpida e sincera, forse potrebbe fare solo una donna per una serie di ragioni che più che a un pregiudizio si ricollegano allo stato dei fatti. Penso che il femminismo sia unico, non dividerei in due diversi segmenti quello rappresentato da Modesta e quello contemporaneo. Il fatto che sia unico, comunque permette di vedere le differenze: oggi il femminismo deve fare i conti con un tipo di resistenza più sottile e meno evidente, quasi dormiente, quella che si intravede nelle barzellette, nel linguaggio comune, nelle leggi, nei discorsi dei nostri genitori e in tante altre cose. Quello che voglio dire è che all'epoca di Modesta-Goliarda Sapienza si lottava per essere viste, oggi si lotta per essere considerate in maniera eguale. Perché ieri come allora, la strada verso l'uguaglianza di genere rimane incompiuta. Quindi l'unica differenza che ci vedo nei due diversi momenti di un unico femminismo, è il nemico che sostanzialmente ha cambiato cappotto. Non riesco a trovare la pagine precisa, ma ricordo ad un certo punto nel libro dove Modesta dice che il socialismo che predicava tante cose belle per la donna, come il lavoro, in realtà non ha mai voluto destituire la donna dal suo ruolo che ha sempre considerato più importante, quello di madre e moglie. E poi è ciò che alla fine si è avverato in quanto la donna oggi sì lavora, ma cucina anche, stira, pensa ai bimbi, lava a terra e serve il piatto in tavola caldo al marito.,.perchè, si dice, "è così".

    Non so se sono veramente d'accordo sul fatto che l'autrice abbia voluto trasportare se stessa nella storia o comunque la sua visione in epoca passata. Se da una parte questa contraddizione si sente, soprattutto quando si legge del pensiero politico di Modesta e della sua lungimiranza sul ruolo della donna dopo la diffusione delle dottrine socialiste, dall'altra credo sia necessaria anche ammettere che da qualcuno il cambiamento deve pur essere partito. E allora, sarebbe così strano immaginare che sia veramente esistito qualcuno, completamente fuori dal contesto, che abbia generato un movimento, un pensiero, un certo tipo di cultura? Forse non è neanche troppo inconcepibile che in quegli anni, una donna particolarmente libera, nonostante tutto, per indole, aspirazione ed esperienze, si sia ritrovata a vivere la sua vita in maniera così rivoluzionaria per quell'epoca...Per il resto, comunque, penso che l'autrice abbia volutamente scelto quel contesto storico per rendere lo "stacco" ben evidente.

    Credo che il sesso abbia un ruolo importantissimo nella narrazione, sicuramente un ruolo centrale. L'incontro carnale rappresenta nel romanzo il punto di partenza di ogni esperienza di Modesta, quasi come a voler simboleggiare che la rivoluzione che mette in pratica parta proprio da questa sua sensibilità sessuale, chiamiamola così, molto sviluppata e quindi consapevole. A cominciare dalle scoperte iniziali e dall'autoerotismo, la protagonista è arrivata a vivere la propria sessualità in maniera libera e completa, dimostrando che le relazioni sono più uno stato mentale, una costruzione che un qualcosa di naturale e spontaneo. Spontaneo è invece assecondare le proprie pulsioni...se pensiamo alle esperienze di Modesta con altre donne, anche qui la conclusione non cambia. E in definitiva, ma questa è la mia opinione, io ci intravedo anche un riferimento a quella teoria secondo cui l'eterosessualità potrebbe non essere una scelta individuale e spontanea. Del resto, il femminismo presuppone necessariamente una rivoluzione anche in chiave sessuale.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho affettuosamente soprannominato questo libro L'arte della mai una gioia. Ogni volta che compro un libro Einaudi la prassi è quasi sempre la stessa: mi catturano la quarta o l'inizio, mi faccio accec ...continua

    Ho affettuosamente soprannominato questo libro L'arte della mai una gioia. Ogni volta che compro un libro Einaudi la prassi è quasi sempre la stessa: mi catturano la quarta o l'inizio, mi faccio accecare della copertina immacolata (presto destinata a sporcarsi) e dall'amore per l'Einaudi Garamond, ma poi finisco per trascinarmelo dietro per settimane, pentendomi di aver dato retta alle recensioni positive e alla fascino dell'editore.

    Il mio problema principale con questo libro è per com'è scritto. Non è tanto per lo stile in sé (insolito, a volte sembra di essere nella testa di Modesta, altre si parla di lei in terza persona), quanto per l'assenza di descrizioni. L'impressione è che via via che si va avanti l'ambientazione scompaia. Ci sono pagine e pagine di dialoghi irreali, palesemente pensati per dar voce alle idee dell'autrice e dove non si capisce chi dice cosa (Featureless Plane of Disembodied Dialogue!). Inoltre da un certo punto in poi i salti nel tempo e le caterve di nomi nuovi rendono il tutto più confusionario e difficile da seguire di quanto già non fosse.

    Modesta è un personaggio straordinario, la sua storia va avanti a forza di omicidi e sesso proibito, niente le impedisce di ottenere quel che vuole, cioè essere felice con le sue regole — fantastico, sorprende che un libro del genere sia stato scritto tra i quaranta e cinquant'anni fa. Ma a fine lettura, a parte descrizioni audaci per l'epoca e concetti bellissimi (come quelli espressi nei dialoghi con Joyce e Jacopo), l'unica cosa che mi resta è la fortissima curiosità, nata con lo scoglio da metà libro in poi, di quanto avrebbe fatto male se l'avessi lanciato dalla finestra e avessi centrato la fronte di qualcuno.
    Non lo scoprirò mai. È proprio l'arte della mai una gioia.

    ha scritto il 

  • 3

    Il romanzo che ha scombinato tutte le mie statistiche di lettura in questo 2016. Ci ho messo una vita a finirlo, ma volevo comunque concluderlo, lasciarlo a metà mi sarebbe sembrato un affronto. A Gol ...continua

    Il romanzo che ha scombinato tutte le mie statistiche di lettura in questo 2016. Ci ho messo una vita a finirlo, ma volevo comunque concluderlo, lasciarlo a metà mi sarebbe sembrato un affronto. A Goliarda Sapienza e a Modesta, lei e tutte le donne dentro di lei e intorno a lei.
    Sono ancora perplessa sul giudizio da dare. Per certi versi un libro da leggere assolutamente, per certi altri una vera tortura. La storia è interessante, sia per come si sviluppa l'incredibile vita della protagonista sia per lo scenario che le fa da sfondo, con i difficili anni delle due guerre mondiali, dell'impegno civile, dei primi tentativi di emancipazione femmminile.
    Modesta è una donna che somiglia tutte e nessuna, che tutte vorremmo essere ma anche no, insomma, un personaggio controverso, dalle mille (forse troppe) sfaccettature. Personalmente devo farlo decantare ancora un po', comunque se vi appassiona il genere è una lettura estremamente interessante.

    ha scritto il 

  • 4

    E pensare che questo libro per venti anni rimase in una cassapanca ed ebbe il rifiuto di moltissimi editori italiani per poi avere successi internazionali.
    La vita di Modesta è unica, è un esempio di ...continua

    E pensare che questo libro per venti anni rimase in una cassapanca ed ebbe il rifiuto di moltissimi editori italiani per poi avere successi internazionali.
    La vita di Modesta è unica, è un esempio di vita e di come può essere vissuta, non mi dilungherò – sul corposo libro di Goliarda Sapienza – ma voglio condividere un passo del libro per fondamentale, unico:
    «Il male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute, nei significati snaturati che le parole continuano a rivestire. Mentiva la parola amore, esattamente come la parola morte. Mentivano molte parole, mentivano quasi tutte. Ecco che cosa dovevo fare: studiare le parole esattamente come si studiano le piante, gli animali. E poi, ripulirle dalla muffa, liberarle dalle incrostazioni di secoli di tradizione, inventarne delle nuove, e soprattutto scartare per non servirsi più di quelle che l'uso quotidiano adopera con maggior frequenza, le più marce, come: sublime, dovere, tradizione, abnegazione, umiltà, anima, pudore, cuore, eroismo, sentimento, pietà, sacrificio, rassegnazione.
    Imparai a leggere i libri in un altro modo. Man mano che incontravo una certa parola, un certo aggettivo, li tiravo fuori dal loro contesto e li analizzavo per vedere se si potevano usare nel “mio” contesto. In quel primo tentativo di individuare la bugia nascosta dietro le parole anche per me suggestive, mi accorsi di quante di esse e quindi di quanti falsi concetti ero stata vittima. E il mio odio crebbe giorno per giorno: l'odio di sentirsi ingannati. Trovai ciò che tutti i poeti sanno, che si può uccidere con le parole, oltre che con il coltello e il veleno».

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Che donna!!

    Meraviglioso questo libro di carne e sangue, voglia di vivere e insegnamenti da dare; modesta è forte ama senza limiti eccetto che quello del rispetto per sè che riconosce un diritto di tutti, come la ...continua

    Meraviglioso questo libro di carne e sangue, voglia di vivere e insegnamenti da dare; modesta è forte ama senza limiti eccetto che quello del rispetto per sè che riconosce un diritto di tutti, come la libertà, e che insegna ai figli... un Sicilia meravigliosa, una storia che incanta, una donna che fa paura perché sa quel che vuole e che è facilissimo giudicare perché a questo direbbe lei, ti allenano;
    La scrittura a volte risente di qualche mancata cesellatura, ma trascina ed avvince; modesta ha il coraggio di dire e fare quello che è spesso inconfessabile e traduce le emozioni con estrema intelligenza e coraggio

    ha scritto il 

  • 5

    Modesta?

    Modesta è un’eversiva. Scardina tutte le regole possibili con grazia e naturalezza e ci convince che tutto quel che fa, persino il male (che poi, Male, da quale punto di vista?), è quanto di meglio s ...continua

    Modesta è un’eversiva. Scardina tutte le regole possibili con grazia e naturalezza e ci convince che tutto quel che fa, persino il male (che poi, Male, da quale punto di vista?), è quanto di meglio si possa fare per avere una vita degna di essere vissuta. In lei, tutto e il contrario di tutto si realizzano senza contraddirsi: persino il nome, che dovrebbe svelare una donna mite e sottomessa, non la rappresenta ma neanche la contraddice; e alla fine quel nome, distante dal suo temperamento ma così vicino ad un certo languore nel suo sentire, diviene l’unico nome che avremmo voluto per lei, per quanto incoerente.
    Modesta ci guida attraverso un secolo sanguinario e tempestoso, duro e geniale, tenendoci la mano per non farci perdere, come in un lungo corridoio buio di cui lei sola conosce ogni metro e pertugio; e mentre camminiamo racconta la sua storia con calma e dall'inizio: di come la violenza, la povertà, la desolazione e il sopruso sarebbero potuti diventare il suo pane quotidiano; di come abbia vinto la mala sorte, con l’inganno o per istinto di sopravvivenza; di come si sia imposta al mondo con l’arguzia e l’intelligenza; di come abbia liberamente e naturalmente amato uomini e donne, senza mai farsi irretire da alcun senso di colpa; di come abbia nutrito la sua mente e di come abbia calmato la sua sete di conoscenza attraverso lo studio; di come abbia reso liberi i propri figli e le proprie figlie (da chiunque e con chiunque fossero concepiti); di come abbia vissuto la sue straordinarie maternità e di come si sia circondata di gioia, di giovinezza e di sole; di come abbia vissuto le guerra e la prigionia; di come sia rimasta lei stessa, e fino in fondo, una donna libera.
    Modesta o la si ama o la si odia: io l’ho amata, ovviamente. E’ incredibile, ma non l’ho mai trovata eccessiva o blasfema o lasciva, per quanto sicuramente spudorata, eversiva, sregolata; anzi, alla fine oso dire che Modesta mi appare donna equilibrata e coerente, proprio perché leale e sincera nei confronti del proprio mondo interiore. Di lei mi piace il distacco dalle cose, l'entusiasmo, la capacità critica, la vis polemica, l'accoglienza "ecumenica", la sua grande famiglia allargata, le sue case, il suo mare, i suoi uomini e le sue donne, la sua Sicilia.

    Goliarda Sapienza ha, in quest'opera, uno stile ineccepibile (altre cose di lei non mi erano sembrate così alte): un periodare ampio e fluido, un vocabolario ricco e appetitoso, deliziose incursioni in dialetto siciliano. Bello anche è il modo di passare da una scena all'altra attraverso un unico dialogo, anche quando si salta anche dalla veglia ai ricordi e dai ricordi ai sogni. Un bello scrivere, non semplice, ma sicuramente non ridondante.

    Un opera davvero imperdibile.

    ha scritto il 

  • 0

    Lette circa 250 pagine e mollato. Protagonista, ai miei occhi, psicopatica che in neppure metà libro riesce ad ammazzare madre, sorella mongoloide e una donna che si para sul suo cammino nonché a scop ...continua

    Lette circa 250 pagine e mollato. Protagonista, ai miei occhi, psicopatica che in neppure metà libro riesce ad ammazzare madre, sorella mongoloide e una donna che si para sul suo cammino nonché a scoparsi un tot di uomini (padri e figli), donne e giovinetti senza interruzione di continuità. Quel che fa nelle altre 300 pagine immagino possa solo essere un crescendo rossiniano applicandosi a quella che secondo il titolo dovrebbe essere 'L'arte della gioia'. NC ovvero non capisco e non classifico.

    ha scritto il 

  • 4

    CHE GUAZZABUGLIO, MA CHE POTENZA.

    Questo libro è un inno alla libertà più totale, dalle convenzioni, dalle ipocrisie, dal pudore, dalle religioni, dalle paure e dai vincoli sentimentali. Questo obiettivo viene raggiunto apparentemente ...continua

    Questo libro è un inno alla libertà più totale, dalle convenzioni, dalle ipocrisie, dal pudore, dalle religioni, dalle paure e dai vincoli sentimentali. Questo obiettivo viene raggiunto apparentemente dalle vicende della protagonista, ma in effetti da iniezioni di sociologia, politica, psicanalisi, etica trasmessi dai discorsi e dalle situazioni del romanzo. Anzi, ho avuto l’impressione che alcuni capitoli siano stati creati appositamente per poter esprimere una idea in modo letterario e non dottrinale.
    Ma il libro non è un saggio, anzi è un romanzone, tipo romanzo d’appendice ottocentesco, dove c’è di tutto e di più. Credo che nessun lettore sia in grado di ricordare alla fine del libro chi sia figlio di chi e quanti anni abbia ( a meno che, man mano che la lettura procedeva, non avesse preso appunti su nomi, accoppiamenti e date, come io faccio sempre ).
    Due osservazioni sulle tante recensioni che ho letto.
    1) E’ stato paragonato al Gattopardo. Ma il Gattopardo è strutturalmente un libro del XX secolo. L’Arte della Gioia è del XXI,5 secolo, anche se scritto nel 1965.
    2) E’ stato ipotizzato che, con una buona revisione editoriale, il libro ne avrebbe guadagnato di qualità e leggibilità. ANATEMA!! La forza del libro si basa sulla sua spontaneità. Si sente che ogni parola ed ogni vicenda sgorgano dalla mente e dal cuore. E sono belle così. Ridotto, sfrondato, corretto sarebbe stato un altro libro. Forse avrebbe venduto più copie, ma non sarebbe stato inserito nella sezione della biblioteca dove c’è la targa: LETTERATURA.

    ha scritto il 

  • 0

    "Ecco la strada giusta: bisognava, così come si studia la grammatica, la musica. studiare le emozioni che gli altri suscitano in noi."

    Romanzo pienissimo di vita, spunti, possibilità, perle luminose m ...continua

    "Ecco la strada giusta: bisognava, così come si studia la grammatica, la musica. studiare le emozioni che gli altri suscitano in noi."

    Romanzo pienissimo di vita, spunti, possibilità, perle luminose ma tutto in un ammasso grezzo che risente di una travagliata storia editoriale. Sarò impopolare ma mi sarebbe piaciuto leggerlo dopo un vero lavoro di editing.

    ha scritto il 

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