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L'arte di annacarsi

Un viaggio in Sicilia

Di

Editore: Editori Laterza

3.9
(152)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 274 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8842087718 | Isbn-13: 9788842087717 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Annacare/annacarsi è in dialetto siciliano un verbo insidioso, difficilmente traducibile in italiano. Quel che più si avvicina è cullare/cullarsi, ma non è proprio la stessa cosa. L'arte di annacarsi prevede il muoversi il massimo per spostarsi il minimo. Una immagine che descrive bene lo spirito dell'isola e più ancora la disposizione d'animo dei siciliani tessuta di diffidenza. Ogni viaggio in Sicilia, anche quello intrapreso in questo libro, diventa una specie di danza immobile attorno alla geografia e alla filosofia, alla storia, al folklore e alla gastronomia, scoprendo che fra le diverse discipline esistono continui rimandi a una trama inestricabile. "Pur restando immobile, l'Isola si muove. Non è uno di quei posti dove si va a cercare la conferma delle proprie conoscenze. È invece un teatro dove le cose succedono da un momento all'altro. È un susseguirsi di scatti prolungati, pause per rifiatare e ancora fughe in avanti". Come l'Isola, Alajmo procede a zig-zag in un itinerario non lineare, senza vincoli di percorso né di tempo, da un capo all'altro, sulla base di pure suggestioni, guidato dalla bellezza, accompagnato da un lucido pessimismo. Come un atto d'amore che non si nasconde nessuna vergogna dell'oggetto amato: capita di innamorarsi di una canaglia. E anche se lo sai, che puoi farci?
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  • 4

    Non è una guida turistica

    Ecco un libro piacevole, ricco di aneddoti e riflessioni interessanti.
    L'autore riesce a graffiare con la penna, come forse è giusto che sia.
    C'è poca indulgenza e tanta realtà, qui non troverete nulla di patinato.

    ha scritto il 

  • 5

    Per chi vuole conoscere meglio la Sicilia

    Mi è stato regalato da un’amica catanese. Molti definiscono questo libro per i siciliani o per chi li conosce bene e vuole approfondire l'argomento, e mi trovo d’accordo, ma aggiungerei che è un libro anche per chi vuole semplicemente conoscere meglio la Sicilia e i siciliani. Si sente che è scr ...continua

    Mi è stato regalato da un’amica catanese. Molti definiscono questo libro per i siciliani o per chi li conosce bene e vuole approfondire l'argomento, e mi trovo d’accordo, ma aggiungerei che è un libro anche per chi vuole semplicemente conoscere meglio la Sicilia e i siciliani. Si sente che è scritto da un vero siciliano, che ama e che vive le contraddizioni della propria terra. Contraddizioni, appunto come Annacarsi, termine geniale per indicare "il massimo del movimento con il minimo spostamento".
    Leggendo ti viene immediatamente voglia di metterti in viaggio e vivere di presenza i racconti, le emozioni le sensazioni che trasmette lo scrittore. Mi è sicuramente venuta voglia di visitare alcune delle località descritte a cui non avrei mai pensato consultando guide e consigli di viaggio vari.

    ha scritto il 

  • 4

    Comprato in una piccola libreria di Ragusa Ibla durante una vacanza di primavera nel barocco siciliano. Ogni capitolo racconta un luogo della Sicilia, quindi il libro si può leggere come uno preferisce: il luoghi conosciuti, quelli di cui non si sa ancora nulla, in ordine logico o in ordine spar ...continua

    Comprato in una piccola libreria di Ragusa Ibla durante una vacanza di primavera nel barocco siciliano. Ogni capitolo racconta un luogo della Sicilia, quindi il libro si può leggere come uno preferisce: il luoghi conosciuti, quelli di cui non si sa ancora nulla, in ordine logico o in ordine sparso. In ogni caso si impareranno delle cose e si potrà comprendere meglio lo spirito di una terra magnifica piena di bellezza, ma anche di scempi e contraddizioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Sicilia, amor mio!

    a dire il vero l'occhio attento ed arguto del giornalista fa un pò a pezzetti la Sicilia, ma nei suoi capitoli trova sempre una via di uscita, un escamotage per dichiarare alla fine il suo amore verso una terra che lui per primo non ha voluto abbandonare. Bravo, Roberto!

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sono sempre chiesto se esiste un carattere che accomuna abitanti originari degli stessi luoghi e se esiste quanto questo possa influenzare le scelte, quotidiane o di vita che siano. Nel libro trovi archetipi e genus loci di qualsiasi risma che inchiodano le individualità a forti identità colle ...continua

    Mi sono sempre chiesto se esiste un carattere che accomuna abitanti originari degli stessi luoghi e se esiste quanto questo possa influenzare le scelte, quotidiane o di vita che siano. Nel libro trovi archetipi e genus loci di qualsiasi risma che inchiodano le individualità a forti identità collettive e quel che ne viene fuori è del tutto verosimile. In ogni caso, anche non volendo proseguire in speculazioni filosofiche, il testo si presta ad essere apprezzato quale guida ad una Sicilia diversa e più profonda, più intima, un po' magica e spesso metafora di comportamenti assoluti e ancestrali. Per un siciliano "autoestradatosi", l'arte di annacarsi può rappresentare una ghiotta occasione per un tuffo nostalgico, che in parte ti invita ad un perenne ritorno ma sostanzialmente ti riconduce ad un eterno abbandono.

    ha scritto il 

  • 4

    Contromano - 01 nov 12

    “Un viaggio in Sicilia” come dice argutamente il sottotitolo. E di questo si tratta. Una lunga cavalcata per luoghi, personaggi e storie della Sicilia cui vogliamo bene e che abbiamo imparato ad amare in tante e tante visite. Ma prima di addentrarci nei luoghi, un cenno al bel titolo.”Annacarsi” ...continua

    “Un viaggio in Sicilia” come dice argutamente il sottotitolo. E di questo si tratta. Una lunga cavalcata per luoghi, personaggi e storie della Sicilia cui vogliamo bene e che abbiamo imparato ad amare in tante e tante visite. Ma prima di addentrarci nei luoghi, un cenno al bel titolo.”Annacarsi” viene da “naca” culla. Ma non è cullarsi. È un modo di muoversi portando al minimo la fatica. Come ci spiega Alajmo, sarebbe fare il massimo del movimento con il minimo dello spostamento. Ed è un’immagine bella e forte che ci rimanda molti dei luoghi che si è visitato. Allora partiamo, con questo libro a mo’ di Bedaeker, non per cercare le cose note, che appunto a questo servirebbe un Bedaeker, ma per guardarle con occhio altro. E magari per scoprirne di diverse. Lasciamo i racconti e gli spunti ad Alajmo (poi ci si tornerà), per ora mettiamoci davanti alla piantina a inizio libro, cominciando a rinvangare. Facendo un po’ come l’autore, saltando di qua e di là. Dalle Eolie, che videro un’estate di gommoni e canzoni, scendendo al golfo di Tindari dove qualcuno imparò ad andare in bicicletta. Muoviamoci verso Palermo, saltando posti poco noti, se non ripensando a Castelbuono ed alla manna della Torregrossa. Saltiamo anche Polizzi, o Nicosia, per arrivare a Palermo. Palermo città del cuore, tanto amata per politici motivi in gioventù e poi odiata e poi riscoperta, con Piazza Garibaldi, il mercato di Ballarò, il pane co’ a meuza, la Kalsa, fino alla bellissima ed aulentissima chiesa di Santa Maria alla Catena. Da Palermo a Trapani, ecco risvegliarsi la memoria antica, il primo viaggio con mio padre, la 124, a vomitare tutto il tempo. La scoperta della Valle del Belice, l’incontro con Danilo Dolci, e Gibellina e Mazara e Trapani stessa. Purtroppo non Segesta, e neanche Erice, la cui descrizione nel libro mi prende e mi fa voler riprendere il viaggio (passando anche per Mozia, sia chiaro). Traghetto per Favignana, dopo due giorni in 500 (la macchina) con l’amico Luciano e gli altri (e due gomme forate vicino a Lagonegro). Scendiamo bordeggiando il Canale di Sicilia. Di là del mare, Tunisi. In mezzo la figlia del vento, Pantelleria, e l’assolata e non dimentica Lampedusa. Fermiamoci un poco ai tempi di Agrigento, lasciando la città alle spalle. Città orrenda, quindi bellissima perché da lì si vedono i tempi, ma non la città, quindi… E ricordo del maggio di traversata in treno, lunghissimo e bellissimo, da Palermo ad Agrigento, passando attraverso l’erica di Racalmuto (e leggendo Sciascia). Ripassando Pirandello ad Agrigento, compulsando Camilleri andando verso il trionfo barocco dove sta la mia grande amica Marina: Scicli, Modica, Ragusa, Noto. E come scordare la scalinata di ceramiche di Caltagirone? La cioccolata di Modica, che comperavo quando ancora i produttori erano due. La bellezza delle cat-tedrali di San Giorgio: l’inarrivabile di Modica (ma perché Alajmo scordasti Quasimodo?) e quella di Ibla (che tanta fatica fece fare sotto il sole). Non ho visto Pachino, ma adoro Ortigia più che Si-racusa. E voglio bene anche alla via Etnea di Catania (solo perché mi porta a quel chiosco dove bere sale, limone e selz, uno sballo!). E finalmente sono totalmente, completamente d’accordo con Alajmo su Taormina. Una città bellissima, da vedere d’inverno in giorno feriale. E possibilmente assistendo all’alba dal Teatro greco ed al tramonto nella folle villa della marchesa Trevelyan. Ecco, il giro s’è finito, si arriva a Messina, città che non conosco né voglio conoscere. Ma queste sono (alcune) delle mie storie, più belle ed intriganti quelle dello scritto. Con i misteri, le sorprese, i gusti culinari, il mare e i monti. Finisco con un personale grazie di avermi fatto scoprire il termine “ubris”, io che non so di greco, per indicare eventi del passato che influiscono negativamente sul presente. Un libro da gustare per chi è già stato in Sicilia. Un libro che stimola per chi (mischinello) ancora non è sbarcato sull’isola.
    “Per riuscire efficacemente a spremersi un brufolo, bisogna prima procurarsi uno specchio e avere il coraggio di guardarci dentro.” (16)
    “La tolleranza ... non rappresenta un traguardo soddisfacente. Si tollera qualcuno perché non se ne può fare a meno, e in ogni caso con una riserva mentale.” (45) (tolleranza vs. rispetto)
    “I matti sono un monito ai sedicenti normali … basta poco per scivolare dall’altra parte della razionalità.” (165)
    “Dell’essenziale ci manca tutto, del superfluo non ci facciamo mancare nulla.” (187)
    “Alla morte non c’è rimedio, ed esiste solo a posteriori. Come faceva notare Marcel Duchamp, a morire sono sempre gli altri.” (197)
    “La siesta … è la difesa dell’uomo contro il tempo … è il frigorifero dell’anima. Lavorare con trenta, quaranta gradi è qualcosa di controindicato, che qualsiasi persona dotata di intelligenza cercherà di evitare in ogni modo possibile.” (250)

    ha scritto il 

  • 3

    Carini i singoli capitoli presi individualmente, ma noioso se affrontato tutto di seguito. Lo stile di Alajmo è molto "giornalistico" e non mi fa impazzire, secondo me anche un po' "sgrammaticato" per la verità. Gli episodi narrati sono di diverso peso specifico, alcuni interessanti, altri superf ...continua

    Carini i singoli capitoli presi individualmente, ma noioso se affrontato tutto di seguito. Lo stile di Alajmo è molto "giornalistico" e non mi fa impazzire, secondo me anche un po' "sgrammaticato" per la verità. Gli episodi narrati sono di diverso peso specifico, alcuni interessanti, altri superflui, altri infine legati solo occasionalmente alla città del capitolo. Simpatico nell'insieme ma non indispensabile.

    ha scritto il 

  • 3

    non proprio uno spot

    dal punto di vista del lettore la scrittura è sciolta e vi è qualche aneddoto che incuriosisce.
    tuttavia l'autore è troppo severo nei confronti della sicilia, tanto che, se non ci fossi stata, dopo questo libro la immaginerei come un agglomerato di ecomostri e poco altro. capisco il desider ...continua

    dal punto di vista del lettore la scrittura è sciolta e vi è qualche aneddoto che incuriosisce.
    tuttavia l'autore è troppo severo nei confronti della sicilia, tanto che, se non ci fossi stata, dopo questo libro la immaginerei come un agglomerato di ecomostri e poco altro. capisco il desiderio di metterne in luce le contraddizioni e gli aspetti passibili di miglioramento, ma l'impressione negativa che ne risulta è davvero eccessiva e poco invitante.
    qualche chicca per chi conosce i luoghi.

    ha scritto il 

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