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L'arte di dimenticare

Di

Editore: Guanga

3.7
(173)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 369 | Formato: Altri

Isbn-10: 8860886422 | Isbn-13: 9788860886422 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Jak è uno studioso di cicloni che porta i capelli a spazzola, vestiti comodi e un orecchino di diamante; Mira una perfetta padrona di casa che scrive galatei per mogli di manager e vive in una vecchia casa lilla piena di ricordi. Due esistenze apparentemente definite e destinate a sfiorarsi senza conseguenze, se eventi imprevedibili non mescolassero le carte scuotendo dalle fondamenta le certezze di lei, fino a sospingerla nel quotidiano di lui, assai più ricco e sfaccettato di quanto ci si potrebbe attendere. Da un giorno all'altro Mira si ritrova senza punti di riferimento: il marito se n'è andato, i conti non tornano, e tutto, improvvisamente, dipende da lei: i figli, la madre e la nonna arroccate nelle loro abitudini, la casa amatissima e ingombrante. È l'inizio traumatico di una nuova vita, che la obbliga a riconsiderare il proprio ruolo e il proprio passato, a riscoprire in sé risorse e ambizioni sepolte. Anche la vita di Jak deve ripartire: rientrato in India dagli Stati Uniti, assiste disperato la figlia diciannovenne, vittima di un terribile incidente, e non riesce a darsi pace, tra il bisogno di appurare la verità su quanto le è accaduto e il senso di colpa per non averla saputa proteggere. Il cuore della storia è l'incontro sommesso eppur decisivo tra Mira e Jak, in un paese in cui convivono con qualche stridore il peso delle tradizioni e la complessità del presente, e insieme la loro capacità di "accettare l'inevitabile" e guadagnarsi nuove prospettive...
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  • 1

    ..questo libro

    Questo romanzo e’ lieve ed inconsistente proprio come le meringhe preparate da Mira, che per sua stessa ammissione, non durano molto e soddisfano poco. In fondo sono solo albumi e zucchero, e forza della mano. Anche questo libro e’ tutto albume e zucchero, e la mano seppur sapiente di Anita Nair, ...continua

    Questo romanzo e’ lieve ed inconsistente proprio come le meringhe preparate da Mira, che per sua stessa ammissione, non durano molto e soddisfano poco. In fondo sono solo albumi e zucchero, e forza della mano. Anche questo libro e’ tutto albume e zucchero, e la mano seppur sapiente di Anita Nair, rimane nell’ombra, o si affaccia timida qua e la’, lanciando qualche frase memorabile, della memoria che avremmo di questo libro se fosse quello che ci aspettavamo.

    Non so se ve l’ho gia’ detto, ma io sopporto difficilmente la cosiddetta scrittura “femminile” – che non e’ poi difficile da definire: e’ tutta quella letteratura e cui un uomo non si accosterebbe nemmeno se minacciato di peste bubbonica fulminante. Ci sono rappresentanti della categoria di tutto rispetto – ma ne rifuggo lo stesso. Ci sono quelle ingiustamente tacciate di essere “femminili” forse perche’ femmine (e quelle le amo). C’e’ Anita Nair, di cui sospettavo l’appartenenza alla categoria “solo per signore” ma che mi aveva stregato con la crudezza e la bellezza di “La ferocia del cuore”. Quindi questo libro inconsistente, banale, senza ritmo, con personaggi appiccicosi come marmellata, mi ha deluso molto.

    E che dire della protagonista?Come trovare un minimo di empatia con una donna che ha scritto il galateo della “moglie aziendale”? Lo stesso concetto mi fa orrore.

    Insomma, ora voglio solo dimenticare. Questo libro.

    (già pubblicata qui http://parladellarussia.wordpress.com/2014/04/22/larte-di-dimenticare-questo-libro/ )

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante "Cuccette per signora" non mi avesse convinta del tutto ho voluto leggere questo altro romanzo di Anita Nair, e ora posso dire per fortuna! Un libro appassionante che vede la storie prima parallele e poi intrecciate di un uomo e una donna che a fatica provano a ricostruirsi una vita do ...continua

    Nonostante "Cuccette per signora" non mi avesse convinta del tutto ho voluto leggere questo altro romanzo di Anita Nair, e ora posso dire per fortuna! Un libro appassionante che vede la storie prima parallele e poi intrecciate di un uomo e una donna che a fatica provano a ricostruirsi una vita dopo due tragedie. E filo conduttore il ruolo della donna nella società indiana.

    ha scritto il 

  • 5

    le emozioni più sincere si stancano di rincorrere chi non le apprezza

    non parla più di lui. però lo pensa spesso e, anche se con un penoso rancore, ogni giorno ci sono mille occasioni in cui le manca. le si insinua dentro a tradimento, quel momento di perdita irrevocabile, quel vuoto, una mano crudele che le stritola il cuore con dita di ghiaccio


    * mi piace ...continua

    non parla più di lui. però lo pensa spesso e, anche se con un penoso rancore, ogni giorno ci sono mille occasioni in cui le manca. le si insinua dentro a tradimento, quel momento di perdita irrevocabile, quel vuoto, una mano crudele che le stritola il cuore con dita di ghiaccio

    * mi piace molto questa scrittrice, ha il dono di scrivere le emozioni che in parte mi appartengono. di lei ho letto anche 'cuccette per signora', ma qui si è superata. dentro c'è la storia di una coppia segnata da un dolore, sull'orlo di un burrone, mentre sullo sfondo c'è l'India di oggi con le sue enormi contraddizioni

    ha scritto il 

  • 4

    L'arte di vivere

    Un libro commovente e delicato, duro e spietato. Sentimenti che si intrecciano, che allontanano e avvicinano, nel tempo che passa e che incide solchi. I protagonisti sono una madre e un padre, vittime del passato in cui erano anche una moglie e un marito. Ma la loro è una storia di uomini e sopra ...continua

    Un libro commovente e delicato, duro e spietato. Sentimenti che si intrecciano, che allontanano e avvicinano, nel tempo che passa e che incide solchi. I protagonisti sono una madre e un padre, vittime del passato in cui erano anche una moglie e un marito. Ma la loro è una storia di uomini e soprattutto di donne, di libertà e sofferenza, di desideri negati e di speranze che si riaffacciano in cieli sconvolti da uragani che annunciano una nuova quiete e nuovi arcobaleni.
    Ci sono figli in questa bella storia indiana, che hanno ali per volare, ma non sanno che nella vita bisogna anche imparare ad atterrare, per riprendere il volo con più coraggio e forza.
    C'è la vita intera, che chiude sipari e apre nuovi scenari su un'alba che ha i colori di un futuro più generoso.

    ha scritto il 

  • 3

    Più che l'"Arte di dimenticare" l'avrei intitolato "L'arte di rielaborare".
    Libro drammatico e struggente ma anche pieno di speranza e forza. Nella vita tutto può cambiare da un momento all'altro e prendere direzioni tragiche o meravigliose.
    In un caso o nell'altro occorre la consapev ...continua

    Più che l'"Arte di dimenticare" l'avrei intitolato "L'arte di rielaborare".
    Libro drammatico e struggente ma anche pieno di speranza e forza. Nella vita tutto può cambiare da un momento all'altro e prendere direzioni tragiche o meravigliose.
    In un caso o nell'altro occorre la consapevolezza che tutto è temporaneo e che ogni istante va goduto pienamente.
    Questa lettura scatena nel lettore parecchie riflessioni sulle vite dei personaggi, sulla morte, sull'abbandono, sulla genitorialità e anche su tematiche culturali come l'aborto di feti di sesso femminile, pratica ricorrente in alcuni paesi orientali.
    Lettura stimolante quindi, sotto vari punti di vista

    ha scritto il 

  • 2

    Una delusione rispetto a "Cuccette per signora". Inizialmente la storia è confusiva e si spera che proseguendo la lettura, qualcosa possa cambiare! Ma purtroppo non è cambiato nulla, eppure su questa autrice avevo un sacco di aspettative. Vabbè cercherò di disintossicarmi da questo libro.

    ha scritto il 

  • 3

    la metà di niente in salsa chutney

    All'inizio ho arrancato un po’. Mira, la protagonista era antipaticuccia. Troppo riccona, raffinata e lontana dal mio quotidiano per identificarmi e soffrire insieme a lei. Quando mi sono addentrata nella storia e ho familiarizzato con i nomi esotici però ho ricostruito il puzzle. Ho percepito ...continua

    All'inizio ho arrancato un po’. Mira, la protagonista era antipaticuccia. Troppo riccona, raffinata e lontana dal mio quotidiano per identificarmi e soffrire insieme a lei. Quando mi sono addentrata nella storia e ho familiarizzato con i nomi esotici però ho ricostruito il puzzle. Ho percepito così il dolore che si nasconde dietro ogni vita. Sono emersi i temi identici per tutte le donne del mondo: il tradimento, l'abbandono, e di conseguenza il senso di impotenza, le frustrazioni, il picco dell'autostima, e i problemi economici.
    Le donne sono sottomesse ai mariti e alle suocere e non sono neanche libera di spuntarsi i capelli senza la loro autorizzazione, sono macchine per sfornare figli (maschi please).
    A un altro livello si percepiscono i problemi legati al difficile rapporto genitori figli, anche quello comune a tutta l’umanità. Quanta libertà dare ai figli? E alle figlie? E se succede loro qualcosa è stata colpa di chi ha concesso troppa autonomia?
    L'India che fa da sfondo non è per niente esotica; altro che le atmosfere dei figli dei fiori, tutta pace e volemose bene perchè siamo tutti una sola energia. E’ tutto un fiorire di party, drink, e fili di perle. E alcuni inquietanti personaggi, sono cattivi cattivi, sembrano aver sbagliato libro, scappati da “Gomorra” di Saviano.

    ha scritto il 

  • 3

    quando l'ho preso in biblioteca un amico mi ha detto:"secondo me troppo femminile". Naaaa ho detto io, che ero appena uscita da Volo travestito da donna (vedi luci del mattino) e che la letteratura femminile non mi ha mai infastidita.
    E invece attacco a leggere e si, bello, ovviamente quand ...continua

    quando l'ho preso in biblioteca un amico mi ha detto:"secondo me troppo femminile". Naaaa ho detto io, che ero appena uscita da Volo travestito da donna (vedi luci del mattino) e che la letteratura femminile non mi ha mai infastidita.
    E invece attacco a leggere e si, bello, ovviamente quando parla di Era e Giove e di altri miti -strano trovare mitologia greca in un libro che immagini indiano, tra l'altro-, nei racconti "familiari" e nelle confessioni di lei, bello si ma, porca miseria, roba che urla "scritto da donna" a miglia di distanza, ripeto non che mi abbia mai dato fastidio, non così almeno che io ricordi.
    D'altra parte la storia non è un granchè, il marito che la abbandona e la nuova vita che la aspetta ed i giorni dell'abbandono: ecco anche quello era squisitamente femminile, ma vuoi mettere l'intensità. Forse è questo: le donne sanno emozionare meglio degli uomini se tirano fuori le palle, e checazzo!

    ha scritto il 

  • 5

    mi capita ancora, dopo dieci gg che l'ho finito, di chiedermi che fine hanno fatto Mira e Jak e di desiderare la loro compagnia ancora per un po'.
    è un libro fatto di molte storie, una dentro nell'altra, molto ben scritto, molto bello.

    ha scritto il 

  • 5

    avendo due figlie ed essendo donna, seppure non in india, questo libro mi ha lacerata - ma non è un libro che ha al suo centro una qualche tesi femminista. è un libro che parla soprattutto di genitori e figli, ma anche di donne e di aborto, di famiglia, di era e zeus e di cicloni. parla di figlie ...continua

    avendo due figlie ed essendo donna, seppure non in india, questo libro mi ha lacerata - ma non è un libro che ha al suo centro una qualche tesi femminista. è un libro che parla soprattutto di genitori e figli, ma anche di donne e di aborto, di famiglia, di era e zeus e di cicloni. parla di figlie, questo è l'aspetto che più mi ha catturata e rimescolata, facendomi soffrire. anita nair racconta le donne in india, come in cuccette per signora, ma parla a ogni donna, soprattutto alle madri di figlie. parla anche di uomini e agli uomini, però - indiani e non, padri e non padri. il libro è molto bello, ma farà del male a chi ha una figlia adolescente o poco più, una figlia pensante e generosa e ribelle, magari.

    ha scritto il 

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