Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

L'arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedere un aumento

Di

Editore: Einaudi

3.7
(81)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 69 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8806200216 | Isbn-13: 9788806200213 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Emanuelle Caillat

Genere: Fiction & Literature , Self Help

Ti piace L'arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedere un aumento?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Supponiamo che tu voglia chiedere un aumento al tuo capo. Prima fermati e rifletti. Poi, prendi il coraggio a due mani e vai nel suo ufficio. Potresti trovarlo alla sua scrivania oppure trovare una sedia vuota. Delle due, l'una: non c'è. Del resto neanche tu sei nel tuo ufficio. Cosa fare? Non scoraggiarti e aspetta il suo ritorno. Ma il tuo capo potrebbe non tornare. Potrebbe essersi intossicato a mensa mangiando uova marce, o aver ingoiato una lisca di pesce, o aver preso il morbillo da una delle figlie. E se anche rientrasse, chi ti dice che sia di buon umore? Che ti sorrida e ti faccia accomodare quando bussi alla sua porta? Che sia questo il momento giusto? Se è venerdì potrebbe esser meglio aspettare il lunedì. Se è mattina tornare il pomeriggio. E se fosse in piena digestione... Rilassati. Aspetta il giorno dopo e se sarà presente, se sarà disponibile, sforzati di nuovo di convincerlo.
Ordina per
  • 4

    Istruzioni per l'uso

    Da quando ho letto "Vita: istruzioni per l'uso" per me Perec è un mito. Questo libretto mi ha tenuto compagnia, fra l'altro, in un momento in cui stavo facendo anticamera. Non ero in procinto di chiedere un aumento, non dovevo neppure parlare col mio capo, ma mi sono comunque fatta prendere dalla ...continua

    Da quando ho letto "Vita: istruzioni per l'uso" per me Perec è un mito. Questo libretto mi ha tenuto compagnia, fra l'altro, in un momento in cui stavo facendo anticamera. Non ero in procinto di chiedere un aumento, non dovevo neppure parlare col mio capo, ma mi sono comunque fatta prendere dalla situazione. La letteratura è potenziale, in senso lato.

    ha scritto il 

  • 5

    Illeggibilità, maniera, mancanza sostanziale di contenuti, attenzione maniacale al dettaglio, virtuosismi retorici, percorsi immaginifici, abbondanza e tracotanza dello stile: tutto questo è l'officina della letteratura potenziale.
    Questo è il genio, è colui che vede nella tenebre.
    Un ...continua

    Illeggibilità, maniera, mancanza sostanziale di contenuti, attenzione maniacale al dettaglio, virtuosismi retorici, percorsi immaginifici, abbondanza e tracotanza dello stile: tutto questo è l'officina della letteratura potenziale.
    Questo è il genio, è colui che vede nella tenebre.
    Una confezione impeccabile, o quasi, che mette nelle nostre mani potenza e potenzialità della parola letteraria.
    Tutto è veramente possibile.
    Basterebbe scriverlo.
    L'esercizio di stile è e resterà la delizia della mia esistenza.
    E la mia croce.

    ha scritto il 

  • 5

    [Al terzo volume della Recherche ho deciso di prendermi una brevissima pausa.]


    Come per il serialismo più spinto è la forma che determina il contenuto di questo libercolo – in questo caso un diagramma di flussi fornitogli da un amico matematico. E come per il serialismo più spinto, se da ...continua

    [Al terzo volume della Recherche ho deciso di prendermi una brevissima pausa.]

    Come per il serialismo più spinto è la forma che determina il contenuto di questo libercolo – in questo caso un diagramma di flussi fornitogli da un amico matematico. E come per il serialismo più spinto, se da un punto di vista puramente intellettuale si giunge a distillati di purezza ed eleganza cristalline il cui ascolto può però rivelarsi faticoso e non appagante, così in letteratura operazioni del genere corrono il rischio di trascurare l’aspetto narrativo e farsi indigeste per lo stomaco del povero pubblico.

    Non è per fortuna il caso di Perec, che pur muovendosi nell’ambito di strutture combinatorie e/o limiti autoimposti di varia natura riesce sempre a regalarci dell’ottima letteratura e, talvolta, pure qualche capolavoro.

    Fatta questa doverosa premessa, atta a sconsigliare l’acquisto a chi non ama questo genere di artifici (e quindi i vari Queneau e Calvino, per dirne due) non mi resta che sottolineare come questo sia un libro divertentissimo. Divertentissimo come lo era il primo tragicomico Fantozzi, magari depurato di qualche gag particolarmente scatologica.

    (Parentesi: non so se ogni tanto vi capita di leggere qualcosa e la voce mentale che sentite durante la lettura non è la vostra. Ecco, per me "L'arte e la maniera" ha la voce di Giole Dix.)

    Come il nostro Fantozzi anche l’eroe del libello lavora (oserei dire vive) in una megaditta, ha la sua signorina Silvani nelle fattezze di M.elle Yolande, una gerarchia piramidale di capiufficio che lo opprimono e ad un certo punto anche il proprio personale Filini nei panni dell’anonimo ingegnere.

    Dopo tanti anni di onorato servizio al nostro eroe sembra giunto il momento di andare dal proprio superiore per reclamare il dovuto aumento e a questo punto delle due una: o il capoufficio c’è oppure non c’è. Per semplificare (perché bisogna sempre semplificare) diciamo che è più probabile che non ci sia, impegnato com’è a districarsi nel proprio personale calvario fatto di lische di pesce, uova marce e figlie con il morbillo.

    A quel punto, quasi la megaditta avesse un proprio sistema cardiocircolatorio, non resta che reimmettersi nel flusso e farsi un giro tra i tanti reparti che costitutisco la parte o il tutto di quel luogo di lavoro che il nostro eroe -come dire- non ama per tornare poi qualche ora, qualche giorno o qualche mese dopo al punto di partenza, davanti alla porta del capo, il quale delle due una o c’è o non c’è…

    ha scritto il 

  • 4

    per semplificare, perchè bisogna sempre semplificare, guardatevi e studiatevi il diagramma di flusso che sta subito all'inizio del libretto: il testo è già lì dentro come il mosè di michelangelo che è già nel blocco di marmo.


    fastidiosamente c'è bisogno di michelangelo per tirarlo fuori di ...continua

    per semplificare, perchè bisogna sempre semplificare, guardatevi e studiatevi il diagramma di flusso che sta subito all'inizio del libretto: il testo è già lì dentro come il mosè di michelangelo che è già nel blocco di marmo.

    fastidiosamente c'è bisogno di michelangelo per tirarlo fuori di lì ma, per semplificare, perché bisogna sempre semplificare, con quello avete (in realtà dovreste avere ma semplifichiamo, perchè bisogna sempre semplificare quindi avete) già presente tutta la struttura di questo testo.

    il testo, peraltro, è semplificatissimo, giacché non fa altro che seguire tutto il percorso delle istruzioni sotto forma di diagramma a blocchi, si sarebbe tentati di dire -semplificando, perchè bisogna sempre semplificare- pedissequamente, ma pedissequamente le mie gran balle: semplificando, perchè bisogna sempre semplificare, se fosse pedissequamente allora anche voi ed io tireremmo martellate irose a blocchi di marmo chiedendo stizziti "perché non parli?".

    nel leggere vi potete immaginare un geometra filini che pianifica manovre d'avvicinamento con acuminata tattica scacchistica, un ometto che discende per li rami un disciplinare autogeno che si rivela tremendamente complesso quando invece bisogna sempre semplificare. può apparire, questo testo, l'immagine delle elucubrazioni d'un travet costruite come un monumento invece di lavorare e seguire pratiche noiose e questioni T60 che poi nessuno sa cosa sono.
    quest'uomo per buona parte delle quarantacinque ore settimanali che passa stipendiato (forse troppo poco) nella prestigiosa azienda distilla questa sequenza lineare di opzioni: ogni volta dicotomiche eppure interconnesse; si dedica allo sviluppo d'una procedura utile alla semplificazione (perchè bisogna sempre semplificare) d'una faccenda mica facile: andare a chiedere un aumento.
    e che non sia facile si capisce perchè è quasi alla soglia della pensione il nostro geometra filini, val la pena di imbarcarsi in un'impresa che può fallire ad ogni passo? e per cosa poi: per dieci volte lo stipendio? via, siamo seri, il capo non accorderà mai un aumento del genere.
    un aumento di 100 110 franchi su 691? per arrivare a una cifra non chimerica ma tonda? certo s'arrotonderebbe anche già a 700.
    ma siamo sicuri? sarà il momento giusto? non vogliamo -magari- aspettare?
    (e qui ora mi sento d'azzardare un legame col tenente drogo buzzatiano, che il nemico non lo vede mai neanche da vecchio eppure in carriera era così pieno d'entusiasmo)

    però, volendo andarci, dal capo, si saprebbe come fare: questa procedura prevede praticamente tutto (praticamente, perchè semplificare, sì).

    curiosamente -e precisamente- non prevede come chiedere l'aumento.

    e sì: come da titolo vi porta fino dal capo, ad affrontarlo per chiedergli l'aumento, ma poi lì dovete convincerlo voi, mica c'è scritto che ci sono le istruzioni per farselo concedere.
    occhio.

    ha scritto il 

  • 0

    50 pagine da sottoporre ai dipendenti di una grande azienda al fine di insegnare l'arte e la maniera di desistere dall'affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento.


    Al di là di questo (purtroppo scontato ) unico significato, il libricino di Perec è un divertentissimo e godibiliss ...continua

    50 pagine da sottoporre ai dipendenti di una grande azienda al fine di insegnare l'arte e la maniera di desistere dall'affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento.

    Al di là di questo (purtroppo scontato ) unico significato, il libricino di Perec è un divertentissimo e godibilissimo (nonostante la lettura in apnea, essendo totalmente privo di punteggiatura) giochetto sulle possibilità combinatorie delle parole.
    Secondo i dettami dell'Oulipo, la letteratura deve essere "vincolata", muoversi tra paletti rigidi, per sperimentare l'infinita elasticità del codice linguistico.
    Perec costruisce il testo partendo da un diagramma di flusso, il principale vincolo, ma mica s'accontenta, lo straripante giocoliere, l'"Uomo di lettere" .
    Ne associa altri ancora.

    (Che capa fine e pariante! )

    ha scritto il 

  • 3

    La dimostrazione che un'opera d'arte nasce non dalla libertà assoluta del suo autore, ma dai vincoli che lo limitano. Perché il genio è proprio la capacità di superare, di aggirare tali limiti, o addirittura di sfruttarli a proprio vantaggio per esprimere un messaggio. Che in questo libro è l'ali ...continua

    La dimostrazione che un'opera d'arte nasce non dalla libertà assoluta del suo autore, ma dai vincoli che lo limitano. Perché il genio è proprio la capacità di superare, di aggirare tali limiti, o addirittura di sfruttarli a proprio vantaggio per esprimere un messaggio. Che in questo libro è l'alienazione prodota dal lavoro moderno, burocratico e spersonalizzante imposto dalle grandi imprese multinazionali. Tale concetto viene reso all'interno di uno schema formale rigidissimo e impersonale anch'esso (tanto che viene rappresentato in forma di diagramma di flusso), ma che permette delle minime variazioni sul tema. E sono proprio queste minime variazioni su un fondo ripetitivo e consolidato a dare senso all'opera, proprio come accade nelle striscie dei Peanuts di Charles Schulz.
    Libro non allegro, anzi piuttosto inquietante, e non certo adatto a una lettura sotto l'ombrellone, ma che può regalare comunque una certa soddisfazione al lettore intellettuale

    ha scritto il