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L'arte sotto le dittature

Di

Editore: Feltrinelli

3.6
(14)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 260 | Formato: Altri

Isbn-10: 8807816164 | Isbn-13: 9788807816161 | Data di pubblicazione: 

Genere: Art, Architecture & Photography

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Descrizione del libro
Mario De Micheli si occupa, in questo saggio, di quegli artisti che si sonotrovati ad agire in contesti di oppressione e repressione delle libertà diespressione artistica, che hanno riflettuto sulle implicazioni sociali delloro ruolo e sulle finalità "politiche" dell'arte. In primo piano figure qualiPicasso, i muralisti messicani, o gli artisti italiani vicini alle idee di"Corrente", ossia quanti hanno cercato soluzioni formali ed espressive ingrado di trasmettere i valori civili oltre che estetici. A tenere il filo deldiscorso, nella molteplicità degli artisti trattati e nella ricchezzadocumentaria dell'opera, è il nesso fra arte e libertà, fra espressionecreativa e realtà sociale e politica.
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    l'arte e l'illusione di un "potere buono"

    Gli artisti del XX° secolo sentirono innanzitutto l'esigenza di un nuovo ruolo sociale o di una vera e propria militanza politica, di darsi una collocazione definita nella società che andava mutando, che non fosse più legata solamente all'estetica, ma che partisse da una scelta di campo ben defi ...continua

    Gli artisti del XX° secolo sentirono innanzitutto l'esigenza di un nuovo ruolo sociale o di una vera e propria militanza politica, di darsi una collocazione definita nella società che andava mutando, che non fosse più legata solamente all'estetica, ma che partisse da una scelta di campo ben definita. Prima analisi di De Micheli è la rivoluzione russa del 1917, dove una schiera di artisti di ogni orientamento artistico e politico riuscì a trovare uno spirito e una passione difficilmente riscontrabili nella storia. La rivoluzione quindi come tonico inebriante in cui scrittori, poeti, pittori di ogni scuola e tendenza vissero, oltre alle proprie speranze, inquietudini e esasperazioni individuali, anche un sentimento nuovo, di fiducia, in cui intravvedere un punto di partenza per una società equa e un arte nuova. E' indicativo questo primo periodo sovietico in quanto, se da un lato vi fu uno sviluppo quasi spontaneo dall'altro si cercò di mediare e di affrontare i problemi mediante il confronto e il dibattito. Lo stesso Lenin, dopo la Rivoluzione, nominò commissario del popolo per la cultura Lunacarskij, il quale per la sua esperienza e sensibilità nel campo artistico, distribuì importanti incarichi a personalità del calibro di Chagall, Kandinskij, Tatlin, Bàbel, e molti altri. Non tutti erano comunque soddisfatti del Partito Bolscevico e di come fosse arrivato al potere e del modo in cui lo gestiva, le opposizioni furono molte ma resta il fatto che nel 1923, il Fronte di sinistra delle Arti, riuniva intorno a sé un numero raddoppiato di aderenti, tra cui oltre a Majakovskij vi erano scrittori come Pasternak, Babel, Platonov e critici d'arte come Arvàtov e Sklovskij registi cinematografici come Vertov, Ejzensteijn...tutto ciò fino al Congresso degli scrittori in cui parteciparono 190 delegati sovietici e 40 ospiti stranieri: giornate in cui il confronto, anche aspro, rimase aperto e le sollecitazioni critiche, non solo letterarie, caratterizzarono in nome dell'arte, quell'incontro sotto il profilo storico, umano e politico. Tra i russi molti presero la parola, e di quei molti, negli anni a venire pochi riuscirono a sopravvivere al cambiamento repentino sotto l'implacabile repressione di Stalin. Questi primi anni, in cui l'arte ebbe un ruolo innovativo per la crescita di un paese, finirono con la" diaspora dell'intelligencija" sovietica. Tra esilio, arresti, eliminazioni e suicidi, si salvarono solamente i mediocri, quelli che riuscivano a reprimere il talento per un'arte a somiglianza del regime. De Micheli riesce a far comprendere in pieno, le relazioni tra storia personale degli artisti e storia sociale dell'arte nell'epoca dei regimi totalitari: le contraddizioni , anche sottili, si distinguono ancor più nell' Italia, ricca di artisti e di correnti artistiche non sempre così predisposte alla cultura di regime. De Micheli approfondisce e analizza pittori volontariamente "isolati" ma pur sempre scomodi come Casorati, Savinio, Cagli, Pirandello o Morandi. O come Depero, magico interprete del "folk" urbano ma così distante dalla cosiddetta aeropittura del secondo Futurismo, ormai povero di idee e scialbo e svampito di contenuti. Oppure il caso paradossale di Sironi, convinto assertore della poetica e dei concetti da regime( severità e grandezza dell'arte romana e suo studio e recupero) ma anche pittore di una Milano tetra ed impalpabile, nei suoi fantastici paesaggi metropolitani di una periferia spettrale, tra ciminiere, cupe albe senza stagioni e biciclette di operai confuse tra cielo e asfalto. E così simile è il percorso di Rosai, fondatore dei fasci futuristi di combattimento fiorentini e, poi, autore di scritti d'autocritica, coerenti con la sua pittura e molto vicini alle posizioni anarcoidi di Viani, con un attenzione per il sottoproletariato, così inviso, da sempre, alla critica marxista. De Micheli ci avvicina a Licini, favolistico così affine a certe opere di Klee e ci descrive la"IIa generazione": da un lato la "scuola romana", ricca di talento con Scipione, Guttuso, Mafai e la Raphael; altra tendenza, "i sei" di Torino con Carlo Levi in prima fila, e più tardi i giovani milanesi di "Corrente": da Manzù a Sassu, da Birolli, Cassinari, Morosini ed altri, coinvolti in una pittura ispirata da energie interiori di protesta ed inquietudine: una linea di opposizione, alla linea di Margherita Malfatti ,voce del "popolo d'Italia", coinvolta nelle ricerche di innovazione dell'arte italiana e artefice di una restaurazione in cui, al contrario di Germania o Russia, l'avanguardia e l'arte fuori dal regime o in netta contrapposizione, riuscì a continuare nella propria scelta, magari emarginata ma mai "soffocata" o eliminata. Il saggio, che prosegue con le realtà europee ed extraeuropee nella metà del'900, si conclude con un'ampia quanto preziosa bibliografia/ biografia. De Micheli, riuscendo a descrivere in maniera precisa il clima che caratterizzava il "fenomeno nuovo" del secolo, è sempre riuscito a coniugare la critica accademica con il linguaggio ostico se non ostile, delle nuove istanze. Dalle contraddizioni che si creavano tra scontro e confronto, tra vecchio e nuovo o tra lecito ed illecito nascevano le intuizioni di un critico attento quanto preparato e audace come Mario de Micheli. Da affiancare a "L'arte sotto le dittature", "Le avanguardie artistiche del'900", altra opera dell'autore, per chi volesse farsi un quadro di conoscenza più ampio e preciso dei movimenti, delle loro istanze e delle loro "battaglie d'arte" all'interno del "secolo breve" e della sua unicità.

    ha scritto il