L'assassino che è in me

Di

Editore: Fanucci

4.0
(682)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8834709691 | Isbn-13: 9788834709696 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Martini

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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  • 2

    Disse Kubrick di questo romanzo...

    "Il più straordinario e credibile racconto in prima persona su una mente criminale che abbia mai letto".

    Be'... per fortuna Kubrick era infinitamente migliore come regista che come lettore. ...continua

    "Il più straordinario e credibile racconto in prima persona su una mente criminale che abbia mai letto".

    Be'... per fortuna Kubrick era infinitamente migliore come regista che come lettore.

    ha scritto il 

  • 0

    Ho finito "Colpo di spugna" e subito mi sono buttato a capo fitto su questo: era durato troppo poco e avevo bisogno di un altro Jim Thompson; credo d'aver fatto la scelta giusta, perché mi ha soddisfa ...continua

    Ho finito "Colpo di spugna" e subito mi sono buttato a capo fitto su questo: era durato troppo poco e avevo bisogno di un altro Jim Thompson; credo d'aver fatto la scelta giusta, perché mi ha soddisfatto ancora di più.

    Siamo sempre in un piccolo luogo del Texas, qui nell'America dei primi anni Cinquanta. Lou Ford non è troppo diverso da Nick Corey: è un vicesceriffo, un uomo all'apparenza mansueto e anche un pochino pallosetto, che in sostanza si fa i cazzi suoi. Nessuno è però a conoscenza della malattia seppellita nel profondo della sua anima: una pazzia che riaffiorerà a poco a poco, tramutando un omuncolo nel peggiore degli assassini.

    Anche in "L'assassino che è in me", Lou è voce narrante e ci trascina dentro la sua follia macchiata di sangue, in un romanzo sudicio e unto di grasso come il cibo delle tavole calde a stelle e strisce. Il personaggio è ancora più sfaccettato e complesso, grazie all'uso che Jim Thompson fa del suo punto di vista, narrando con maestria una discesa negli inferi che non farà sconti a nessuno, nemmeno allo stesso omicida nascosto, come in "Colpo di spugna", dietro un innucuo uomo d'ordine e disciplina.

    La prosa anche qui è magistrale; non c'è una virgola fuori posto, a cominciare dai dialoghi nei quali Jim si muove come un pesce nell'acqua; qui, uno capisce perché un certo Stanley Kubrick abbia chiesto il suo aiuto per co-firmare sceneggiature di capolavori come "Orizzonti di gloria" e soprattutto "Rapina a mano armata", film nel quale la mano di Thompson viene fuori prepotentemente.

    Questo assassino, a distanza di più di sessant'anni, riesce ancora a colpire e ad affondare: non tanto per l'efferatezza riportata sulla pagina, quanto per la genialità del racconto nero sfruttato come perfetto espediente per scandagliare una mente contorta, che allo stesso tempo fa paura per quanto è umana.

    Lou Ford sembra una specie di uomo del sottosuolo; e Jim Thompson a momenti sembra un Dostoevskij nato nel maledetto Sud degli Stati Uniti che si è dato alla letteratura di genere.

    ha scritto il 

  • 4

    Qui ci sono tutti gli stilemi tipici dei generi noir e hard boiled: prosa asciutta, violenza esplicita, dialoghi incisivi carichi di sarcasmo, allusioni e metafore un po’ strampalate che aggiungono un ...continua

    Qui ci sono tutti gli stilemi tipici dei generi noir e hard boiled: prosa asciutta, violenza esplicita, dialoghi incisivi carichi di sarcasmo, allusioni e metafore un po’ strampalate che aggiungono una sfumatura di humor nero. E’ possibile che Thompson abbia contribuito e definire tali caratteristiche e che all’epoca in cui fu scritto il romanzo queste non fossero ancora degli stereotipi; io ritengo probabile che lo scrittore utilizzasse la letteratura di genere, oltre che per sbarcare il lunario, come pretesto per raccontare una cupa visione del mondo e che questa (chiedo conferma a chi abbia letto anche altri suoi romanzi) la si possa meglio apprezzare conoscendo l’intera sua opera, come nel caso di altri autori quali Cornell Woolrich o David Goodis.
    Più che asciutta la prosa la si può definire scialba, volutamente piatta e meccanica, adatta a sottolineare il distacco emotivo di Lou Ford (il nome stesso suggerisce un idea di ordinarietà e banalità) rispetto ai propri irrefrenabili impulsi omicidi, mascherati sotto l’aspetto da bonario e gentile tutore dell’ordine. La narrazione in prima persona ci accompagna in un’angosciante discesa nella mente di un criminale folle ma perfettamente consapevole e inflessibilmente razionale. La stessa assenza di empatia, oltre all’incapacità di emanciparsi da un’esistenza vuota e meschina, la si ritrova negli altri personaggi, che sembrano imprigionati in una claustrofobica dimensione che non offre nessuna opportunità di riscatto e redenzione.
    “Già, penso sia tutto, a meno che la nostra razza non abbia un’altra chance in quell’Altro Posto. Noi gente. Tutti noi che abbiano cominciato la partita con una stecca storta, che volevamo così tanto e abbiamo avuto così poco, che avevamo intenzioni tanto buone e abbiamo fatto tanto male. Tutti quanti noi.”
    Dopo però mi son letto qualche fiaba di Gianni Rodari…

    ha scritto il 

  • 3

    Ricordiamoci che è un libro del 1952

    Dovendo dare un voto più esplicativo direi : Trama 5 Scrittura 7

    Il libro leggendolo al giorno d'oggi non ha una trama così originale. Siamo abituati sia con i libri che con le serie tv a storie di qu ...continua

    Dovendo dare un voto più esplicativo direi : Trama 5 Scrittura 7

    Il libro leggendolo al giorno d'oggi non ha una trama così originale. Siamo abituati sia con i libri che con le serie tv a storie di questo genere anche ben più crude.

    Però

    Thompson all'epoca nel 1952 era stato il primo a scrivere di un serial killer poliziotto , aveva innovato il genere. E' un po' il papà di Dexter

    Il libro si legge bene , è una lettura piacevole lineare , uno stile forte e deciso. La trama come già detto non è originale , sicuramente è un bel noir che vi allieterà per due / tre giorni di lettura.

    Consigliato ?

    Consigliato!!

    ha scritto il 

  • 0

    Non di genere

    Thompson è uno scrittore, non un giallista a tutto tondo, ed è un ottimo scrittore. Ricorda Celine e Faulkner, tanto per capirci. E in questa storia, che forse giudicata nella prospettiva del polizie ...continua

    Thompson è uno scrittore, non un giallista a tutto tondo, ed è un ottimo scrittore. Ricorda Celine e Faulkner, tanto per capirci. E in questa storia, che forse giudicata nella prospettiva del poliziesco o del noir puro potrebbe deludere gli appassionati del genere, il sapiente uso dell'io narrante e le descrizioni di ambiente creano situazioni stranianti di grande fascino. Soprattutto perché la patina del datato non toglie nulla alla genialità delle strutture espressive dell 'autore,

    ha scritto il 

  • 4

    Freddo, tremendo, non datato

    È un giallo che oggi verrebbe più facile definire solo noir, pubblicato nel 1952, ma non particolarmente datato quanto a scrittura. Un romanzo che ho letto volentieri, senza fatica, ma con un senso di ...continua

    È un giallo che oggi verrebbe più facile definire solo noir, pubblicato nel 1952, ma non particolarmente datato quanto a scrittura. Un romanzo che ho letto volentieri, senza fatica, ma con un senso di oppressione in lieve salita con l’andare delle pagine.
    Il protagonista, Lou Ford, è un vicesceriffo con una fidanzatina che forse sposerà e forse no e con una tendenza alla chiacchiera prolissa che stende spesso i suoi interlocutori. È solo che, a volte, Lou fa apposta a chiacchierare per mandare fuori di testa chi lo ascolta, e noi ridacchiamo con lui quando (ci) rivela che gli piace mettere la gente con le spalle al muro con le chiacchiere. Perché, in fondo, che male c’è?
    Ecco, che male ci sia affiora piano piano dal racconto di sé, dei suoi sentimenti, della sua vita: all’inizio è un giovanotto ammirevole, che cerca di mettere a tacere ogni basso istinto, ogni cattivo pensiero, e anche se non ha molta voglia di sposarsi e sta tirando in lungo con la fidanzatina, nessuno, sul momento, si sente di incolparlo di qualcosa. Perciò ci pensa lui, a lasciare che si rivelino particolari dell’infanzia e della giovinezza che cominciano a modificare il ritrattino che di lui ci siamo fatti: come se, piano piano, cominciassimo a vederlo attraverso una lente deformante, dove la realtà, alla fine, si rivela quella deformata e non quella che credevamo vera.
    E più la deformazione si fa forte, più la voce narrante, quella di Lou, appare fredda, realistica, piatta quasi, di quella piattezza di chi enuncia il corollario di un teorema già dimostrato in passato, e immodificabile. È la freddezza che sbigottisce, e lascia un senso di timore e di paura, come quando si vede un paesaggio troppo brutto per essere vero, e si desidera solo dimenticarlo. È la freddezza e la naturalezza di chi spiega una vita dall’inclinazione criminale come se elencasse un lista di impegni non rimandabili, o se spiegasse un fatto inevitabile con la scrollata di spalle di chi trova inutile qualunque tentativo di spiegazione: sono così, ci dice Lou, e si fa una risatina.
    Capita così che il protagonista sovrasti tutto il resto, e anche eventuali pecche dell’intreccio giallo vengano messe da parte mentre piano piano scendiamo “nell’assassino che è in lui”.
    Tremendo e, nonostante gli anni, leggibilissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Cronica de un amoral

    Novela narrada en primera persona por el protagonista. El ayudante del Sheriff en un pequeño pueblo de Texas, que resulta ser un completo amoral, cínico y psicopata. Esa mezcla de personalidad le hace ...continua

    Novela narrada en primera persona por el protagonista. El ayudante del Sheriff en un pequeño pueblo de Texas, que resulta ser un completo amoral, cínico y psicopata. Esa mezcla de personalidad le hace jugar con ventaja, al no tener limite moral alguno (lo buenos es aquello que me conviene, y lo malo es lo que no me viene bien).

    El personaje engancha, por que resulta ser bastante inteligente, y con sentido del humor. Un humor negro, pero que no deja de ser humor. Y tanto engancha, que hay ocasiones, en las que hasta el lector desea que todo le salga bien, ap esar de ese comportamiento.

    Lo recomiendo si quieres saber como piensa un psicopata.

    ha scritto il 

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