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L'assassino qualcosa lascia

Di

Editore: Salani

3.3
(265)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 281 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8862561180 | Isbn-13: 9788862561181 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 3

    Nero Italia (quarta parte) - 23 nov 14

    Stava veleggiando alto questo libro dell’esimia collana del Sole, scritto dalla torinese Rosa Mo-gliasso. Per buona parte univa una scrittura accattivante ad una storia che, pur nella sua non evi-dente complessità, teneva desto l’interesse. Peccato la caduta finale, quando si vanno a raccogliere ...continua

    Stava veleggiando alto questo libro dell’esimia collana del Sole, scritto dalla torinese Rosa Mo-gliasso. Per buona parte univa una scrittura accattivante ad una storia che, pur nella sua non evi-dente complessità, teneva desto l’interesse. Peccato la caduta finale, quando si vanno a raccogliere i frutti di quanto seminato. Troppo di corsa, qualche passaggio solo accennato, qualcosa lasciato cadere (forse sarà ripreso in altri libri, immaginando una vicenda seriale). Sin dalle prime pagine si respira un’aria da “Donna della Domenica” di Fruttero & Lucentini: qualche profumo di ambiente bene torinese (la famiglia Peressi), assaggi di quartieri diversi (non dico il Valentino, ma la stazione, i Murazzi ed altro), e la questura, dove troviamo il commissario Barbara Gillo, personaggio centrale dell’inchiesta e non solo. In questa fase è soprattutto la scrittura che avvince: dice e salta, ma non dimentica, presenta i personaggi e ne fa intuire potenzialità e possibilità. In primo piano la famiglia Peressi: l’avvocato, impaccato di soldi e con la passione del golf, ma soprattutto con la passione verso giovani ben dotati di attributi virili, possibilmente neri, ma anche rumeni vanno bene, la moglie Alma, rifatta da capo a piè, dedita alla bottiglia in mancanza del marito, e presenza costante di quella Torino bene fatua e senza scopo, e la figlia Titti, anoressica da adolescente, ed ora ventenne tossica senza speranza. Intorno a loro un po’ di “fauna”: giri di tossici ed investigatori in cerca di prova intorno alla Titti, il finto romeno Guy (o forse rumeno ma molto francese) che ronza intorno all’avvocato, cedendo alle sue avances, ma con suoi scopi precisi, ed il cameriere cingalese Solomon, conforto delle serate solitarie di Alma. In questura intanto il commissario Gillo impazzisce intorno ad un serial killer di prostitute (rebus che verrà risolto a metà romanzo, in un capitolo molto veloce, uno delle tante accelerazioni della scrittrice che non mi hanno convinto), invischiandosi nelle trame che la sorella Mariù cerca di rifilarle, cercando di trovarle un uomo. Purtroppo la sorella è “del lato Alma”, cioè bene e svampita, così che ad un certo punto si ritrova sola e con due figli, che il marito fugge con una giovinetta. Ed è un secondo punto che poi lascia in sospeso, sembra un dramma epocale, Mariù vuole fuggire in India, poi due capitoli passano e non se ne parla più. Il nodo centrale però avviene quando viene uccisa la Titti con un colpo di bastone da golf alla testa. Il delitto fa scoprire un po’ degli altarini dell’avvocato, ma soprattutto la scrittrice ci mette al corrente dei piani di Guy e della sua banda. Perché il sedicente gay è in realtà il capo di una banda di palestrati fascisti che vuole sfruttare soldi e conoscenze del Peressi per mettere su una banda eversiva. Peccato che il contatto primario tra la banda e la famiglia è lo spacciatore tunisino Aziz (che riforniva la Titti), ucciso a sua volta appena mette piede a Torino. Della banda fa parte la bella Angelique, che ogni tanto scopa con Guy, e l’oscuro Bruno. Si aggirano tra Parigi e Torino (con un’unica divertente battuta: Torino è un modo economico di vivere a Parigi), ma a parte le attività sessuali di Guy, e qualche accenno di ricatto, poi sembra tutto cadere nel nulla. Che l’avvocato scompare, Alma ne inscena la morte per avvelenamento (almeno così crede) insieme a Solomon. Il cingalese torna a Bangkok dove l’avvocato vuole rifarsi una vita. Peccato che Alma nella sua nullità mentale si auto-accusi della morte. E Solomon (l’unico con un po’ di pietà verso la svampita) una volta saputo il fatto, faccia in modo (ma non si sa come, perché anche qui si corre molto), di avvertire il commissario, di coinvolgere Guy a Bangkok, e di far precipitare tutte le trame. Nelle more, il commissario Barbara Gillo trova il modo di invaghirsi e poi di essere ricambiata dal commissario Massimo Zuccalà. Una piacevole storia d’amore e di sesso agli inizi, foriera di possibili interessanti sviluppi. Ma come detto, se per due terzi la vicenda si segue bene, con il divertimento di mettere titoli ai capitoli una frase contenuta nel capitolo stesso (e non la prima), con citazioni di Nietzsche da parte del palestrato, e dotte disquisizioni sulla filologia del crimine e delle prove annesse da parte di Zuccalà, alla fine tutto corre. Con passaggi misteriosi (Barbara deve andare dalla sorella e la troviamo invece dalla Peressi, Guy sembra introvabile poi lo troviamo in questura, l’avvocato sembra scomparire a Bangkok, e poi al suo letto d’ospedale per la chirurgia facciale troviamo Guy, funzionari dell’ambasciata italiana, e chi più ne ha…) che portano alle conclusioni diverse della vicenda, di cui scopriamo praticamente tutto (e non ve ne narro, lasciandovi qualche suspense), anche se il ricatto di Guy rimane misterioso ed irrisolto. Insomma, la scrittura mi è piaciuta, l’autrice mi ha convinto che può essere seguita in altre prove, mi aspettavo qualcosa di meglio date le premesse, ma alla fine un prodotto discreto (ed alcune belle passeggiate per Torino, dove ci si tornerà, prima o poi).

    ha scritto il 

  • 2

    Delusione!

    Avevo sentito parlare di questo libro,quindi mi ci sono avvicinata con delle aspettative.
    Grosso, grosso errore.
    La trama è scontata e senza un briciolo di novità o interesse,gli sviluppi tra personaggi "telefonati", la scrittura potrebbe anche essere buona se non fosse infarcita di ...continua

    Avevo sentito parlare di questo libro,quindi mi ci sono avvicinata con delle aspettative.
    Grosso, grosso errore.
    La trama è scontata e senza un briciolo di novità o interesse,gli sviluppi tra personaggi "telefonati", la scrittura potrebbe anche essere buona se non fosse infarcita di volgarità INUTILI.
    Avendo sentito parlare molto bene di questa scrittrice credo che le darò un'altra possibilità,essendo questo il suo primo romanzo e visto che in biblioteca i suoi libri ci sono tutti deve esserci qualcosa che mi sfugge.

    ha scritto il 

  • 3

    più di 2 stelle ma meno di 3

    Ideale lettura da vacanza, come è effettivamente stata. Si sentono echi di Fruttero e Lucentini e fors' anche Farinetti. Il ritratto di certa borghesia torinese è azzeccatissimo e spietato. Da torinese, mi sono molto divertita. La storia gialla è debole e questa è la ragione per cui non si aggiud ...continua

    Ideale lettura da vacanza, come è effettivamente stata. Si sentono echi di Fruttero e Lucentini e fors' anche Farinetti. Il ritratto di certa borghesia torinese è azzeccatissimo e spietato. Da torinese, mi sono molto divertita. La storia gialla è debole e questa è la ragione per cui non si aggiudica la terza stella, ma il pacchetto é godibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi piace moltissimo il modo di scrivere ed i personaggi inventati da Rosa Mogliasso, ma la trama di questo giallo non mi è proprio piaciuta. Troppo scontata, troppo superficiale direi.
    Inoltre non capisco perchè lei come un'altra attrice piemontese, la Mastrocola parlino sempre della Torino ...continua

    Mi piace moltissimo il modo di scrivere ed i personaggi inventati da Rosa Mogliasso, ma la trama di questo giallo non mi è proprio piaciuta. Troppo scontata, troppo superficiale direi.
    Inoltre non capisco perchè lei come un'altra attrice piemontese, la Mastrocola parlino sempre della Torino bene, quelli pieni di soldi e con poca sostanza. Trovo che siano un argomento abbastanza passato e noioso.

    ha scritto il 

  • 3

    Giallo leggero ma gradevole, ambientato a Torino. Parallelamente scorrono le vicende della ricchissima famiglia Peressi, con tutti i cliché del caso (marito avvocato vizioso, moglie nullafacente dedita all'alcol, figlia tossica inconcludente e poi golf, villa in collina, domestico cingalese…) e l ...continua

    Giallo leggero ma gradevole, ambientato a Torino. Parallelamente scorrono le vicende della ricchissima famiglia Peressi, con tutti i cliché del caso (marito avvocato vizioso, moglie nullafacente dedita all'alcol, figlia tossica inconcludente e poi golf, villa in collina, domestico cingalese…) e le vicende del commissario Gillo, donna ancora single, fumatrice, alle prese con una sorella in crisi. Linguaggio colorito e ironico ne fanno una lettura piacevole.

    ha scritto il 

  • 4

    Voto generosissimo! Però mi sono divertita, anche se il plot é inesistente e il finale aggrovigliato e stiracchiato. Personaggi stereotipati, ma divertenti e il tutto scritto con stile scorrevole.

    ha scritto il 

  • 2

    Mah...la scrittura non è male. Quello che manca per essere un buon giallo è il resto: una trama chiara e il pathos sul "mistero" (che nemmeno viene risolto chiaramente.

    Darò una seconda chance con il secondo libro della saga.

    ha scritto il 

  • 3

    torinesi, falsi e cortesi

    Giallo carino, scritto bene anche se indulge a volgarità a mio avviso inutili (l'avvocato che si fa "prendere" da un marchettaro che nel momento clou gli spinge la testa nella tazza del cesso forse ce la potevamo risparmiare), in cui i personaggi sono categorie umane: la ricca depressa e in cerca ...continua

    Giallo carino, scritto bene anche se indulge a volgarità a mio avviso inutili (l'avvocato che si fa "prendere" da un marchettaro che nel momento clou gli spinge la testa nella tazza del cesso forse ce la potevamo risparmiare), in cui i personaggi sono categorie umane: la ricca depressa e in cerca di emozioni, l'avvopcato arrivato con desideri non esternabili (e si torna alla tazza del cesso), il ragazzo dell'est con utopie superomistiche, milieu francese e fisico palestrato, la ragazzina viziata e pertanto drogata e cretina, il ragazzo del bar un po' grezzo ma de core, il domestico indiano un po' kabir bedhi un po' gandhi e i due poliziotti, lei sfigata ma intelligente e lui meridionale e bello, che ovviamente si innamorano. Che dire? In fondo una lettura da ombrellone. Niente del così raffinato che mi avevano raccontato (o forse non l'ho colto io). Sullo sfondo una Torino leccata e perbene, falsa e cortese appunto, che lascia quel sapore un po' patinato anche al romanzo, che se fosse stato ambientato a Napoli, Roma o Palermo sarebbe stato senz'altro più accattivante. Lo so, sono razzista, ma cerco di guarire..!

    ha scritto il