L'autorità perduta

Il coraggio che i figli ci chiedono

Di

Editore: Einaudi (Stile Libero Extra)

3.9
(48)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 195 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806198416 | Isbn-13: 9788806198411 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Educazione & Insegnamento

Ti piace L'autorità perduta?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Paolo Crepet torna a occuparsi di educazione e di famiglia, stavolta con un taglio piú «arrabbiato» nei confronti della deriva accondiscendente e consumistica del rapporto genitori-figli.Sono i padri e le madri a non voler piú crescere?
Ordina per
  • 3

    eppure sensato!

    non dice astrusità, forse è il personaggio pubblico che inficia un po' il suo giudizio, ma si può obiettare poco alle sue considerazioni...
    poi mi chiedo: lui ha figli?
    il "fate come dico non come fac ...continua

    non dice astrusità, forse è il personaggio pubblico che inficia un po' il suo giudizio, ma si può obiettare poco alle sue considerazioni...
    poi mi chiedo: lui ha figli?
    il "fate come dico non come faccio" per lui vale?
    riesce davvero a essere coerente con quanto professa?

    ha scritto il 

  • 4

    che valore diamo alla formazione?

    Molto bello! Ci sono davvero tanti spunti per i genitori alle prese con l'educazione dei loro figli e con lo Stato che così poco investe nell'educazione e nella formazione.
    Bello leggere che "...non c ...continua

    Molto bello! Ci sono davvero tanti spunti per i genitori alle prese con l'educazione dei loro figli e con lo Stato che così poco investe nell'educazione e nella formazione.
    Bello leggere che "...non capire che investire sulla crescita delle giovani generazioni è la forma più inteligente e redditizia dell'economia di un paese moderno, è per la politica un errore marchiano..." cosi come che "... la scuola non è di chi ci lavora, ma di chi ne usufruisce..."
    E' un libro che fa riflettere ognuno di noi sul valore da attribuire all'investimento in formazione, che facciamo su noi stessi, ma anche sui nostri figli.
    Quanto bassa è infatti la propensione di ognuno di noi a spendere sulla nostra formazione permanente?
    Quanto poco siamo disposti a investire per il futuro dei nostri figli?

    ha scritto il 

  • 4

    Una serie di temi a cui Crepet fa pensare sulla situazione educativa attuale. Se vi chiedete spesso i motivi per cui i giovani del nuovo millennio siano così diversi da quelli del secolo scorso, tanto ...continua

    Una serie di temi a cui Crepet fa pensare sulla situazione educativa attuale. Se vi chiedete spesso i motivi per cui i giovani del nuovo millennio siano così diversi da quelli del secolo scorso, tanto da venire chiamati bamboccioni, in questo libro qualche risposta la troverete. Al contrario di quella che è la tendenza moderna di deresponsabilizzare i genitori e dare tutta la colpa a tv, tecnologia e cattive amicizie, tra queste pagine si focalizzano molti errori, allarmanti abitudini familiari e differenze con politiche e mentalità del resto d'europa. Il linguaggio non è particolarmente impegnativo, lo consiglio a tutti i genitori. :)

    ha scritto il 

  • 4

    Di primo impatto mi è piaciuto molto, perché è semplice senza essere semplicistico, divulgativo, articolato in brevi capitoletti che rendono fluida e fruibile la lettura (sebbene credo questa struttur ...continua

    Di primo impatto mi è piaciuto molto, perché è semplice senza essere semplicistico, divulgativo, articolato in brevi capitoletti che rendono fluida e fruibile la lettura (sebbene credo questa struttura del libro sia dovuta al fatto che si tratta di una raccolta di articoli pubblicati su qualche rivista o quotidiano, per quanto tale informazione non venga riportata). Ripensandoci forse è anche un po' troppo fluido. Degli spunti interessanti di pedagogia ci sono, in particolare su come restituire un punto di riferimento ai bambini e agli adolescenti, anche se Crepet si ferma più sulla denuncia e la narrazione di vicende di cui è stato testimone o attore che sulla guida di genitori disorientati e de-autoritati. Comunque meglio così, chi ha bisogno di un altro professore? E poi, detto tra noi, quanti figli ha Crepet? Che fanno nella vita? Magari non è questo il caso, ma a volte si scoprono dei fantasmi nell'armadio...

    ha scritto il 

  • 3

    qualcosa in più qualcosa in meno

    Questo libro mi è sembrato un po' ovvio, ci sono alcune denunce/segnalazioni che mettono a fuoco alcune derive educative ma... che fare? Quello che sento è che noi genitori siamo disorientati e soli m ...continua

    Questo libro mi è sembrato un po' ovvio, ci sono alcune denunce/segnalazioni che mettono a fuoco alcune derive educative ma... che fare? Quello che sento è che noi genitori siamo disorientati e soli ma, nello stesso tempo, siamo comunque punti di riferimento per i nostri figli e allora mentre crescono loro speriamo di crescere anche noi tenendo desta l'attenzione, la ricerca di sé e il desiderio di vivere.

    Tengo per me alcune frasi del libro:

    Rivolgendo al bambino continui richiami urlati non solo si limita il diritto del piccolo alla sperimentazione, ma gli si inculcano fragilità e timori sulle sue effettive capacità, facendolo crescere con scarsa fiducia in sé stesso. (pag. 170)

    Se un bambino o un adolescente vede che il padre ragiona in un modo e la madre in un altro, si sente in diritto di fare come crede, come fa la volpe quando vede un buco nella rete del pollaio: semplicemente vi entra.
    Il mio consiglio è semplice: quei genitori devono prendersi il tempo per guardarsi negli occhi, lontano dai figli, e chiedersi se si vogliono ancora bene, e se è così, devono trovare la forza di far prevalere uno solo dei due punti di vista. E non soltanto per il bene dei figli, che hanno necessità di sentire un'unica voce, ma anche per i genitori stessi, se non vorranno impazzire quando il bambino una volta cresciuto tenderà a comportarsi come gli pare.
    Questo è il motivo per cui l'ingresso del padre nell'educazione quotidiana dei figli dovrebbe portare nuova saggezza e umiltà, inducendo ad ascoltare più attentamente chi, da secoli, è costretto a fare quel mestire, ovvero le donne. (pag. 174)

    Lasciare i figli in pace significa arrendersi, far sì che siano loro a comandare. ... Negli ultimi decenni si è andata perdendo la voglia di condannare, di punire. Si pensa che siano concetti antiquati che comportino sadismo educativo; ... punire è esercizio fondamentale, parte integrante dell'autorevolezza: non significa affatto violenza fisica o psicologica ma coerenza con le regole impartite. (pag. 178)

    Perdonare o condannare?
    Perdonare è mal-educazione. Non perdonare è educazione. Ovvietà non condivisa, una delle tante. Del resto, se siamo disposti a perdonare facilmente chi sbaglia, colui che ha sbagliato non avrà mai la possibilità di riflettere sui propri errori, nè mai si assumerà la responsabilità di aver sbagliato e quella futura di non sbagliare più. Eppure, ovunque volga lo sguardo, colgo un fiorire di perdoni, forse perchè la nostra cultura di stampo cattolico è imperniata sulla confessione e, conseguentemente, sull'assoluzione.
    Al cattolicesimo servono i peccati, perchè se non ci fossero non esisterebbero né preti né confessionali: ha bisogno della colpa, della trasgressione e del vizio non per condannarli, ma per redimerli attraverso il potere dell'assoluzione. Se la chiesa cattolica condannasse fermamente e definitivamente il peccato, perderebbe la sua egemonia culturale che si è sempre espressa attraverso la mediazione. Parlo del pensiero moderno del cattolicesimo, non di quello che veniva amministrato attraverso torture e supplizi.
    Il perdono è diventato quindi sinonimo di condono, e il condono, da un punto di vista educativo, è un controsenso vero e proprio.
    (pag. 193)

    ha scritto il 

Ordina per