L'autunno del Medioevo

Di

Editore: Sansoni

4.0
(347)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 519 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: A000033214 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Bernardo Jasink

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Storia , Politica , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 3

    SUL MEDIOEVO IN SE'
    L'immagine che Huizinga restituisce del Basso Medioevo (1300-1400) è l'immagine di un'epoca che sta declinando. O, meglio, che è in un momento - si fa per dire, sono duecento anni ...continua

    SUL MEDIOEVO IN SE'
    L'immagine che Huizinga restituisce del Basso Medioevo (1300-1400) è l'immagine di un'epoca che sta declinando. O, meglio, che è in un momento - si fa per dire, sono duecento anni - di stasi culturale: il pensiero si è ormai compiuto e sviluppato, così come l'arte e la società. Si assiste, quindi, a una sorta di ristagno e svuotamento dei contenuti, rimangono solo delle forme più o meno ripetute all'infinito. In particolare, il pensiero medioevale, caratterizzato dalla necessità di dare senso e ordine a un mondo che (proprio come tutti i mondi) è incasinato, violento e impietoso (ok, sì, come tutti, ma era pur sempre il 1300 e va bene che il mondo è sempre quello, ma per lo meno noi non abbiamo peste e crociate). Per dargli un senso, un ordine, il pensiero medioevale ricorre all'estrema catalogazione e prescrizione: tutto ha le sue regole. Regole che sono, poi, affermate attraverso il gioco e la mimica. Per esempio. Il torneo, la corte cavalleresca, non sono altro che il commuovente tentativo di ammortizzare l'orrore incomprensibile della violenza e della guerra. E così via. Queste regole, inoltre, sono utili per riuscire ad arginare le enormi pulsioni, sessuali e violente, che scuotono gli individui. E che emergono e vengono sfogate attraverso impiccagioni pubbliche, picchiando i ritardati. In pratica, il Basso Medioevo è una sorta di terreno di mezzo fra la società antica e l'avvento regolarizzante della società moderna (che dista ancora trecento anni a essere buoni). Anche il rapporto col divino è particolare: si assiste, infatti, al tentativo di renderlo comprensibile rendendolo fisico, terreno, e, al contempo, di rendere gestibile gli eventi terreni, trovandoci dio all'interno. Il tutto sfocia, sorprendentemente, nell'ammazzare implicitamente ogni cosa sacra, dando vita a una sorta di superstizione perenne. Un cazzo di capolavoro, insomma.

    SU HUIZINGA
    Huizinga, per gran parte del libro, più che spiegare, descrive. E ci porta in giro in questo mondo, mettendo aneddoto su aneddoto, sommergendoci, quasi. Tantissimi passi di quell'epoca, tantissimi racconti. Veramente carina come cosa, perché alla fine si ha l'impressione di aver respirato un po' di aria medioevale.

    SULLA TRADUZIONE
    Va bene tutto, veramente, ma Bur, ti prego, aggiorna st'edizione. Non si può. Capisco l'inchiostro pagato mezzo centesimo a copia. Va bene. Capisco che alterni grassetto e font normale. Ok. Capisco, anche, con un po' di fatica, che traduci (male) qualche passaggio dal francese (non dal latino, dio ce ne scampi) e altri no. Va bene tutto, seriamente. Ma cristo di dio almeno in italiano. Almeno dogmatico, non dommatico. Con la, non colla. Grazie.

    ha scritto il 

  • 5

    Graficamente scoraggiante ma stupendo

    Se si riesce a vincere lo scoramento che prende quando si apre il libro e ci si trova la pagina zeppa di citazioni in corsivo in latino e francese antico, allora lo si apprezzerà pienamente; e si godr ...continua

    Se si riesce a vincere lo scoramento che prende quando si apre il libro e ci si trova la pagina zeppa di citazioni in corsivo in latino e francese antico, allora lo si apprezzerà pienamente; e si godrà appieno la prosa poetica di Huizinga.

    ha scritto il 

  • 4

    Le frecce di Filottete

    Incredibile Huizinga. Ironico... discutibile.
    Un medioevo raccontato tra crudeltà della vita reale- " una vita senza volto"- ed il gioco dei tornei, della letteratura e dell'arte. Non cede questo tard ...continua

    Incredibile Huizinga. Ironico... discutibile.
    Un medioevo raccontato tra crudeltà della vita reale- " una vita senza volto"- ed il gioco dei tornei, della letteratura e dell'arte. Non cede questo tardo medioevo
    allo spirito del nuovo, del Rinascimento. Ma che vuoi farci, sembra che dica al Burckhardt, "nascita e morte si corrispondono"!
    Il Burckhard che trova nel XV secolo i presupposti del Rinascimento di contro allo Huizinga che li intorbidisce.
    La prima edizione di questo ponderoso saggio, nato su un terreno polemico, è del 1919. Gran parte delle metodologie son superate. Le sue fonti sono spesso circoscritte e falsificate e le conclusioni sono sfocate. Ciò che illustra sono "forme", anzi "regole artificiali di mondi a sé, cinti e consacrati". E questo è il suo limite.
    Però quel suo sottolineare che il mondo è troppo difficile e crudele e deve essere "abbellito" mi sembra un bel modo di giocare perché "giocattolo uscito dalle mani di Dio è l'uomo, ripete Huizinga con Platone (...), e che deve passare la vita giuocando il gioco più bello"!
    Ed il compromesso che fa lo storico della mentalità, ovvero:"Lo storico deve mantenere un punto di vista indeterministico di fronte al suo oggetto.[...]Se lo storico parla di Salamina, allora è ancora possibile che i Persiani vincano".

    ha scritto il 

  • 2

    La tesi del libro e' stata ai tempi rivoluzionaria ed e' successivamente entrata nella nostra percezione condivisa. Purtroppo, nonostante la portata dell'autore, ho trovato che il saggio sia troppo ap ...continua

    La tesi del libro e' stata ai tempi rivoluzionaria ed e' successivamente entrata nella nostra percezione condivisa. Purtroppo, nonostante la portata dell'autore, ho trovato che il saggio sia troppo appesantito dalle innumerevoli citazioni e che la traduzione (o l'edizione) non sia accurata e scorrevole. In certi punti il libro e' affascinante, anche per la ricchezza dei dettagli e l'intimità dell'autore con i tempi e i fatti di cui narra, ma in certi punti ho avuto la tentazione di saltare i continui rinvii ai testi dell'epoca, certamente indispensabili per sostenere una nuova teoria di studio ma troppo ripetitivi per una narrazione storica di divulgazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Affascinante e ben scritto, questo saggio illustra la variopinta fine del Medioevo: una società complessa e presa in un gioco di raffinatezze al fine di mascherare la propria angoscia.
    Il saggio comun ...continua

    Affascinante e ben scritto, questo saggio illustra la variopinta fine del Medioevo: una società complessa e presa in un gioco di raffinatezze al fine di mascherare la propria angoscia.
    Il saggio comunque, come nota Eugenio Garin, manca di approfondimento; i capitoli sull'arte sono però davvero belli...forse un po' prolissi.

    ha scritto il 

  • 3

    A tratti mi è piaciuto molto, spesso però ho fatto molto fatica a capire : se non avete già una buona conoscenza del periodo evitatelo.

    Aggiungo : la conoscenza del latino e del francese è spesso nece ...continua

    A tratti mi è piaciuto molto, spesso però ho fatto molto fatica a capire : se non avete già una buona conoscenza del periodo evitatelo.

    Aggiungo : la conoscenza del latino e del francese è spesso necessaria.

    ha scritto il