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L'autunno del patriarca

Di

Editore: Mondadori (Oscar, 1803)

3.8
(1339)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 262 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Olandese , Portoghese , Lettone , Finlandese , Greco

Isbn-10: A000080653 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Cicogna ; Prefazione: Cesare Segre

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Political , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Il mio primo pensiero, leggendolo, è volato al coraggio necessario per scrivere così. Periodi eterni, con pochissimi punti fermi, e con dentro repentini e continui cambi di prospettiva di soggetti, dall'io al noi al loro al lui despota e minotauro, al lei lui degli infiniti rocamboleschi personag ...continua

    Il mio primo pensiero, leggendolo, è volato al coraggio necessario per scrivere così. Periodi eterni, con pochissimi punti fermi, e con dentro repentini e continui cambi di prospettiva di soggetti, dall'io al noi al loro al lui despota e minotauro, al lei lui degli infiniti rocamboleschi personaggi che gli ruotano intorno, e non solo: anche l'io è mutevole, impersona una volta una bambina, una volta un generale, qualcun altro. Rivoluzionario, ho pensato subito dopo. Coraggioso e rivoluzionario, e travolgente. Anche proprio per il modo in cui è scritto - il modo in cui obbliga chi legge a precipitare avanti nella lettura senza quasi prendere fiato, rodendosi nella bellezza delle perfette scelte di termini e di modi e di ambienti, e nell'ingegno abbagliante delle iperboli, delle immagini, e della comicità macabra che fa sgranare tanto d'occhi. Incredulità senza fine - è lo stato d'animo con cui ho finito di leggere l'ultima pagina, a malincuore.

    ha scritto il 

  • 4

    un pugno nello stomaco

    Di non facile lettura a causa di questi punti distribuiti a una media di uno ogni due-tre pagine e, a tratti, anche di più... Però è veramente intenso e di grande impatto... Non adatto ai depressi

    ha scritto il 

  • 3

    Fuochi d'artificio appunto. (Rimando a Gil.D)
    Mi guardo bene dal dire che non é roba buona o che sia addirittura 'Cosí - Cosí' come recitano le tre stelle. É che io non sono adatta!
    Un libro é sempre un incontro, una questione di alchimia tra scrittore e lettore.
    Il bilancio é una fatica non ...continua

    Fuochi d'artificio appunto. (Rimando a Gil.D) Mi guardo bene dal dire che non é roba buona o che sia addirittura 'Cosí - Cosí' come recitano le tre stelle. É che io non sono adatta! Un libro é sempre un incontro, una questione di alchimia tra scrittore e lettore. Il bilancio é una fatica non corrisposta dal piacere della lettura e, perché no, anche da ció che ti arricchisce.

    ha scritto il 

  • 5

    Lo scrissi qui dopo aver letto Cent'anni: Marquez bisogna leggerlo come si guardano i fuochi d’artificio.
    Qui la trama è appena un po’ meno informe, meno surreale e mitologica. E proprio per questo la densità, il calore ed il colore della scrittura risaltano forse anche di più.
    Il caos di punte ...continua

    Lo scrissi qui dopo aver letto Cent'anni: Marquez bisogna leggerlo come si guardano i fuochi d’artificio. Qui la trama è appena un po’ meno informe, meno surreale e mitologica. E proprio per questo la densità, il calore ed il colore della scrittura risaltano forse anche di più. Il caos di punteggiatura, il passaggio dalla terza alla prima persona e ritorno nello stesso periodo, il narratore che appare e scompare e cambia pelle in continuazione, la distorsione controllata del reale attraverso l’uso immaginifico degli aggettivi e delle metafore, hanno un effetto che, semplicemente, appartiene alla categoria della meraviglia.

    Non sai mai ad ogni rigo, ad ogni pezzo di frase (su cui navighi tenendoti stretto alla trama come ad un timone in mezzo ad una tempesta di personaggi e di situazioni) che tinta, che forma, da dove partirà e che direzione prenderà il prossimo sparo, il prossimo pezzo di frase, il prossimo rigo.

    Di che parla? Di un tiranno dell’America latina che viene nominato una sola volta e che in sei righe dell’ultima pagina Lui, a consuntivo, racconta così: “....un tiranno da operetta che non seppe mai dove si trovava il rovescio e dove si trovava il dritto di questa vita che amava con una passione insaziabile che lei non si azzardò neppure ad immaginare per paura di sapere ciò che noi sapevamo d'avanzo che era ardua ed effimera ma che non ce n'erano altre, generale, perché noi sapevamo chi eravamo mentre lui restò senza saperlo per sempre....”. Puro godimento.

    ha scritto il 

  • 4

    Dell’importanza e della notorietà di “Cent’anni di solitudine” penso sia inutile parlarne, passiamo quindi direttamente a questo “L’autunno del patriarca“, libro che dopo otto anni da “Cent’anni…” ebbe l’ingrato compito di dover riportare Màrquez all’attenzione dei lettori. Ingrato perché dopo un ...continua

    Dell’importanza e della notorietà di “Cent’anni di solitudine” penso sia inutile parlarne, passiamo quindi direttamente a questo “L’autunno del patriarca“, libro che dopo otto anni da “Cent’anni…” ebbe l’ingrato compito di dover riportare Màrquez all’attenzione dei lettori. Ingrato perché dopo un lavoro di tale portata difficilmente si sarebbe potuto fare altrettanto, e non è quindi un mistero che “L’autunno…” venne accolto con un po’ di timore. Ed è un peccato, perché riletto oggi questo libro è un piccolo gioiellino di realismo magico, in cui la fantasia senza limiti del premio nobel colombiano si fonde con uno stile di scrittura inedito. Composto da frasi lunghissime in cui unici segni d’interpunzione sono le virgole, è uno stream of consciousness che dura per tutte le quasi 300 pagine, senza dialoghi diretti (se non inglobati nelle frasi stesse) né un preciso ordine cronologico di esposizione. La vita di questo “patriarca”, un generale-dittatore dall’età centenaria al comando di un immaginario paese dei Caraibi, è l’intero fulcro del libro, con le sue vicende, le sue debolezze, i suoi amori, la sua solitudine, i suoi compiti da gerarca, che si snodano per la sua intera vita. Se avete amato “Cent’anni…“, fate vostro anche questo libro.

    http://gndeveloper.wordpress.com/

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Zacarias, dittatore di un imprecisato stato caraibico, rammmenta, ormai vicino alla morte, il modo in cui conquistò, con l'appoggio di potenze straniere, il potere ed il modo in cui lo esercitò durante la sua lunghissima vita.
    Si tratta di un potere immenso ed arbitrario, paterno e tremendo per ...continua

    Zacarias, dittatore di un imprecisato stato caraibico, rammmenta, ormai vicino alla morte, il modo in cui conquistò, con l'appoggio di potenze straniere, il potere ed il modo in cui lo esercitò durante la sua lunghissima vita. Si tratta di un potere immenso ed arbitrario, paterno e tremendo per il popolo, di un potere che non ammette repliche né giudizi, di un potere che che per restare integro e solido compie azioni efferate e mistifica i fatti, di un potere la cui unica preoccupazione è quella di sopravvivere, anche a costo di vendere il mare. Ma anche così la felicità non è di questo mondo: solitudine, rimorsi, amori senza amore. Il dittatore di Marquez sembra essere un asceta, uno stilita che guarda le cose dall'alto, in perpetua adorazione del suo vasto potere, che considera santo e miracoloso. Poi, com'è consuetudine in ogni vita umana, il tempo e la morte pronunciano la loro parola...definitiva, inappellabile. Anche il loro, un potere enorme, ma eterno ed invincibile. L'esperimento stilistico - messa al bando quasi totale della punteggiatura - si adatta pienamente all'oggetto narrato e mette in risalto il continuo mutevole "rotolare" degli eventi nella storia personale del dittatore ed in quella del suo popolo.

    ha scritto il 

  • 2

    Per la prima volta il mio scrittore preferito mi ha deluso, libro troppo prolisso e troppo lungo, con una punteggiatura difficile da seguire e una trama poco chiara. Unico punto a favore lo stile magico di Marquez.

    ha scritto il 

  • 4

    Aquí García Márquez nos da una nueva muestra de su extraordinario talento narrativo. La novela es un cuadro mágico y subyugante de la figura de un dictador latinoamericano tanto en su cúspide como en su declive. Estéticamente es indiscutible.

    ha scritto il 

  • 3

    "Non c'era altro ambito nel mondo che quello del suo dolore, fece scorrere i tre pestelli della camera per l'ultima volta, fece scorrere i tre chiavistelli, i tre chiavacci, soffrì l'olocausto finale della minzione esigua nel gabinetto portatile, si buttò sul pavimento nudo [...] e allora la vide ...continua

    "Non c'era altro ambito nel mondo che quello del suo dolore, fece scorrere i tre pestelli della camera per l'ultima volta, fece scorrere i tre chiavistelli, i tre chiavacci, soffrì l'olocausto finale della minzione esigua nel gabinetto portatile, si buttò sul pavimento nudo [...] e allora la vide, era la morte, signor generale, la sua, vestita con una tunica di stracci di iuta da penitente [...]". Un testo difficile da leggere specie per la scarsità di punti. L'ho trovato il peggiore tra quelli letti di Marquez.

    ha scritto il