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L'avventura di un povero crociato

Di

Editore: Mondadori

3.3
(166)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 380 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804448946 | Isbn-13: 9788804448945 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    Non sò se chiamarlo romanzo storico oppure saggio storico per non addetti ai lavori. Comunque ottimo lavoro porta il lettore in viaggio con le colonne crociate per l'Italia meridionale, Costantinopoli e la penisola Anatolica.

    ha scritto il 

  • 1

    L'entusiasmo iniziale è svanito velocemente; non si può certo definire un romanzo! L'ho trovato poco scorrevole, poco appassionante, noioso... Non ce l'ho fatta: l'ho abbandonato! Tuttavia, le numerose recensioni positive mi hanno convinto a riaffrontare la lettura in seguito...

    ha scritto il 

  • 4

    I crociati erano buoni o cattivi? Come in ogni cosa umana c'era fede e coraggio, blasfemia e codardia: uomini, non eroi! Eppure eroico è stato il loro viaggio, ma anche pusillamine e a tratti grottesco. A scuola studiamo che alla fine dell'XI secolo c'è stata la prima crociata, ma questo libro ce ...continua

    I crociati erano buoni o cattivi? Come in ogni cosa umana c'era fede e coraggio, blasfemia e codardia: uomini, non eroi! Eppure eroico è stato il loro viaggio, ma anche pusillamine e a tratti grottesco. A scuola studiamo che alla fine dell'XI secolo c'è stata la prima crociata, ma questo libro ce ne dona gli odori, ci fa sentire il caldo e il freddo di quelle terre, la fame e lo sconforto. In particolare ci cala nella cultura del tempo con la sua grandezza e i suoi peccati. A me personalmente, non esperto di storia, non è sembrato un mattone come dice qualcuno. Certo non è il solito romanzo da spiaggia, ma mi ha lasciato consapevole di una storia che prima era fatta solo di stereotipi. F. Cardini mi ha fatto conoscere gli uomini che la vissero. La poesia di Eliot a inizio romanzo è la sintesi perfetta delle altre pagine:

    «Chi è questi che viene da Edom?

    Egli da solo ha pigiato l'uva nel torchio.

    Vi giunse uno che parlò della vergogna di Gerusalemme
    e dei luoghi sacri profanati;
    Pietro l'Eremita, che flagellava con le parole,
    e fra chi lo ascoltò alcuni erano buoni,
    molti erano malvagi,
    e molti non erano niente.
    Come tutti gli uomini in qualsiasi luogo.

    Alcuni partirono per amore di gloria,
    altri perché erano infaticabili e curiosi,
    alcuni rapaci e lussuriosi;
    molti lasciarono il loro corpo agli avvoltoi della Siria,
    o furono dispersi in mare lungo il viaggio;
    molti lasciarono l'anima in Siria,
    continuando a vivere immersi nel peccato;
    molti tornarono indietro a pezzi,
    ammalati, costretti all'elemosina,
    trovando, giunti alla loro porta,
    che uno straniero aveva preso possesso delle loro cose;
    giunsero a casa screpolati dal sole dell'Est
    e dai sette peccati capitali della Siria...

    E a dispetto di tutto il disonore,
    degli stendardi spezzati, delle vite spezzate,
    della fede spezzata in un luogo o in un altro,
    c'era qualcosa che essi lasciarono,
    ed era più che i racconti
    di vecchi nelle sere d'inverno.
    Solo la fede poté aver fatto quanto in ciò vi era di bene:
    l'integra fede di pochi,
    la fede parziale di molti.
    Non avarizia, lascivia, tradimento,
    invidia, accidia, gola, gelosia, superbia:
    non queste cose fecero le crociate,
    ma furono queste cose che le disfecero.

    Ricordate la fede che trasse gli uomini dai loro focolari
    al richiamo di un predicatore errante.
    La nostra è un'età di virtù moderata,
    e di vizio moderato,
    in cui gli uomini non deporrannno la croce
    perché mai l'hanno presa.
    Eppure nulla è impossibile: nulla
    agli uomini di fede vera.
    Rendiamo quindi perfetta la nostra volontà.
    O Dio aiutaci.»
    Thomas S. Eliot

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Difficile giudicare questo libro. Per il 30% è un romanzo e il resto è cronaca storica. L'inizio è la parte più romanzata, in cui i protagonisti, in primis il luparo Rimondino, vengono ben delineati. Il viaggio ha inizio e Cardini riesce a rendere bene l'idea del pellegrinaggio medievale - come i ...continua

    Difficile giudicare questo libro. Per il 30% è un romanzo e il resto è cronaca storica. L'inizio è la parte più romanzata, in cui i protagonisti, in primis il luparo Rimondino, vengono ben delineati. Il viaggio ha inizio e Cardini riesce a rendere bene l'idea del pellegrinaggio medievale - come il moderno - che non è solo cammino logistico ma anche di conoscenza e spirituale. Poi, piano piano, i protagonisti scompaiono, sommersi dalle innumerevoli e intricatissime vicende storiche. Rimondino torna poi alla fine, per compiere il suo destino, ma senza che si capisca bene come sia giunto fino a questo punto. Emergono, tra le innumerevoli figure storiche, quella del vescovo di Le Puy Ademaro, Pietro l'Eremita, l'imperatore Alessio. Ma i numerosi condottieri - Boemondo, Roberto, Raimondo, Guido e tanti altri - alla fine si sovrappongono e si confondono a meno di non fare uno notevole sforzo mnemonico. Ne risulta tuttavia un notevole affresco della prima crociata, comunque godibile e utile per chi fosse come me a completo digiuno della materia.

    ha scritto il 

  • 4

    Difficile valutare in maniera equilibrata questo libro. Dipende come lo si vuole leggere: narrativa storica; storia narrata.
    In entrambi i casi il mix non risulta del tutto convincente. Troppo appesantito da dettagli non significativi nel primo caso. Troppo viziato da elementi sovrannatural ...continua

    Difficile valutare in maniera equilibrata questo libro. Dipende come lo si vuole leggere: narrativa storica; storia narrata.
    In entrambi i casi il mix non risulta del tutto convincente. Troppo appesantito da dettagli non significativi nel primo caso. Troppo viziato da elementi sovrannaturali (almeno 2) il secondo.
    L'autore, che in primis e' un fior di storico, manca della fluidita' letteraria di un V.M. Manfredi o della capacita' semplificativa apparente di Eco (vedere la complessita' di Baudolino) e sembra a volte pressato dalla urgenza di inserire nel racconto nomi, fatti, eventi e storie. Il che risulta in una certa pesantezza totale e nella confusione riguardo a molti dei nomi dei partecipanti.
    Detto questo ho deciso di dare lo stesso 4 stelle perche' in fondo e' un affresco storico eccezionalmente preciso e completo quello che FC fornisce. La storia di Rimondino e' immersa nella cronaca vera della prima crociata e nella descrizione di usi e costumi del tempo.
    Se si e' motivati si termina senza grossi patemi il libro e si e' contenti di averlo fatto.

    p.s. lo spunto per il racconto viene da un documento vero trovato dall'autore riguardo a tale Rimondinus

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia di integrazione inaspettata

    Non sapevo cosa aspettarmi da questo libro. Avevo già letto un paio di libri sulle Crociate, dei saggi storici, e ciò che temevo era uno di quei romanzi che prendono spunto dal fatto storico e, più che modificarlo per esigenze narrative, lo storpiano e lo mischiano – anche sapientemente – alla st ...continua

    Non sapevo cosa aspettarmi da questo libro. Avevo già letto un paio di libri sulle Crociate, dei saggi storici, e ciò che temevo era uno di quei romanzi che prendono spunto dal fatto storico e, più che modificarlo per esigenze narrative, lo storpiano e lo mischiano – anche sapientemente – alla storia di fantasia, rendendo irriconoscibile la Storia dalla “storiella”. Per quanto possa apprezzare il romanzo in sé, la mistificazione della Storia va oltre qualsiasi “licenza” narrativa. Non alludo al cosiddetto “romanzo storico”, a “mostri sacri” come “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni o “Il romanzo della Rosa” di Umberto Eco, ma a certa recente produzione di successo, come “Il Codice da Vinci” di Dan Brown e suoi emuli, che mi lascia alquanto tiepido e, al termine della lettura, un senso di vuoto. Si rivela nulla di più di un passatempo, preferisco allora una lettura dichiaratamente di fantasia: il risultato è più appagante. Accettare informazioni digerite e preconfezionate ad arte, soprattutto se ad opera di media di massa, come può essere una trasmissione televisiva (Voyager), un libro di grande successo (Il Codice da Vinci) o un utilizzo superficiale di Internet (Wikipedia), è comodo e veloce – e sappiamo tutti quanto il tempo sia una risorsa scarsa – ma è pure garanzia di rimanere all’oscuro di certe scomode verità e - peggio - precludersi la possibilità di scegliere la propria di verità.

    L’avventura di un povero crociato è, alla luce di tanta premessa, un libro magnifico. Coglie nel segno: lascia il lettore appagato da un racconto di fantasia avvincente e con delle preziose pagliuzze di curiosità, per approfondire i fatti storici, nella fattispecie, la Prima Crociata (1096-1099).

    L’autore, Franco Cardini, uno studioso delle Crociate, riesce a trasmettere, non solo nozioni storiche, ma una serie di informazioni di carattere politico, sociale, religioso che aprono la mente e prospettano una visione diversa e più critica di quanto abbiamo appreso dai libri di scuola. Ad eccezione dei personaggi inventati, quelli storici risentono sì di una sua visione “affettiva” di storico dopo tanti anni di studi passati in loro “compagnia”, ma sono sempre pulsanti di una realtà che si avverte scrupolosamente rispettatta, seppure a larghe linee. Evitando la tentazione di indicazioni erudite, il quadro storico è attendibile e riesce finanche a fornire degli strumenti di analisi storica, utili per supplire alle nostre lacune conoscitive. Non parlo solamente del periodo storico, ma anche dell’attualità dello scontro di culture dell’Occidente e dell’Islam. Uno scontro, come in passato, strumentale della politica, piuttosto che dei popoli. Il capitolo “Una lezione di orientalistica” è una perfetta sintesi delle incomprensioni e della disinformazione (insinuata ad arte) che vi erano allora, nell’Anno Domini 1096 quasi 1100 (lecito aspettarselo), ma che sono di imprevista attualità oltre 910 anni dopo.

    In fondo, questi popoli sono uniti dal credo nello stesso e unico Dio, dalla devozione alla Madonna e Gesù Cristo, dalla comunanza dei luoghi di culto. I temibili cavalieri franchi finiscono per montare cavalli arabi e caucasici, devono rinunciare alle proprie pesanti armi e a vestirsi come gli armeni o gli arabi stessi. Una parte di queste genti nullatenenti, partite per trovare martirio o fortuna, attraverso un viaggio di morte, violenza, sofferenza, che ha loro sottratto tutta l’umanità, si troverà alla fine trasformata in qualcosa d’ “altro”, quell’ “altro” che al grido “Dio lo vuole!” ha ammazzato, violentato e persino mangiato. Si fermeranno in Terrasanta, si vestiranno all’araba, non cucineranno più con vino e lardo di maiale e si faranno preparare dalle loro mogli arabe un delizioso mensaf. “Così, ciascuno di noi resta quel che è, ma impara dall’altro. Nessuno chede all’altro di convertirsi: ma non potremmo trarre gli uni il meglio dagli altri?”. Una redenzione, in effetti, è avvenuta. Una storia di integrazione inaspettata, soprattutto per quei tempi e che, oggi, sembra non aspettarsi più nessuno.

    Il racconto stenta un pò a decollare all’inizio, ma questa fase più lenta è utile per capire lo spirito dei tempi, gli obiettivi dichiarati e non, entrare nell’ottica di questo “pellegrinaggio” devoto, apocalittico e, più avanti, dai toni decisamente sanguinari. Una volta abbandonati i lidi italici, è impossibile abbandonare le pagine senza essere colti dalla sindrome “leggo l’ultima pagina e riprendo dopo”. Da Costantinopoli in poi il ritmo è incalzante, con un picco furioso nel capitolo “Una Santa Lancia?” in cui la descrizione della battaglia campale sotto le mura di Antiochia è degna di una fedele trasposizione cinematografica, che farebbe impallidire per epicità la battaglia nelle prime scene de “Il Gladiatore”.

    Qualche piccola difficoltà è creata dal grande numero di personaggi, principali e secondari, e la conseguente selva di nomi normanni, provenzali, lorenesi, turchi, arabi, bizantini da tenere in mente: Rimondino di Dominuccio, Ademaro di Le Puy, Goffredo di Lorena, Raimondo di Tolosa, Boemondo di Taranto, Roberto di Normandia, Roberto di Fiandra, Baldovino di Boulogne...

    Un altro piccolo particolare che saltuariamente può spezzare il ritmo di una lettura comunque fluida è la posizione delle “Note” alla fine del volume. Una scelta voluta dall’autore per renderne facoltativo l’utilizzo. Per quanto soggettivo, la nota a piè pagina è di più immediata fruizione, ancorchè facoltativa.

    L’avventura di un povero crociato è un libro che sento di consigliare proprio a chi non si avvicina alla Storia: l’autore ha trovato un modo di raccontarLa in maniera piacevole, sempre rispettoso della realtà e dell’analisi scientifica. Insomma, si rischia di appassionarsi e arrivare al termine, volendo conoscere un po’ di più. Per chi, invece, ama la Storia e non disdegna qualche romanzo di genere, è semplicemente un libro da non farsi sfuggire, sia per la piacevolezza della lettura sia per la grande quantità di spunti di approfondimento. Un libro che all’ultima pagina vi farà capire che siete solo all’inizio di una passione per un periodo storico controverso, pieno di zone d’ombra e di ambiguità e, per certi versi, tuttora di attualità.

    ha scritto il 

  • 3

    Va benissimo se interessa il percorso storico, se piace sapere come sono stati vissuti dalla gente quegli intricati avvenimenti storici che vengono accatastati per semplicità d'uso nel termine "Crociata". Se lo volete comprare per leggervi un romanzo storico tipo il nome della rosa o le avventure ...continua

    Va benissimo se interessa il percorso storico, se piace sapere come sono stati vissuti dalla gente quegli intricati avvenimenti storici che vengono accatastati per semplicità d'uso nel termine "Crociata". Se lo volete comprare per leggervi un romanzo storico tipo il nome della rosa o le avventure di padre Cadfael, lasciate stare: questo è più un manuale storico che un racconto con un inizio ed una fine.

    ha scritto il 

  • 3

    linguaggio perfetto, spaccato di medioevo magistrale, ottima ambientazione. MA: inesistente dal punto di vista narrativo. Non riesco a definirlo "romanzo"

    ha scritto il