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L'avversario !! SCHEDA DOPPIA !!

Di

Editore: Einaudi

4.0
(906)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000009864 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Biography , Crime , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Scheda DOPPIA, da non aggiungere in libreria.

La scheda corretta dell’edizione Einaudi anno 2002, dotata di codice ISBN, si trova qui

http://www.anobii.com/books/01c43c5d1477b3559f/

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  • 4

    Un uomo banale, un assassino

    Meglio dotarsi, prima della lettura, d’un casco da speleologo con luce frontale perché in queste pagine l’autore ci porta nelle profondità tortuose dell’anima di un assassino reo confesso d’un delitto abominevole.
    I passaggi sono stretti, talvolta ci pare di toccare con mano una parete di r ...continua

    Meglio dotarsi, prima della lettura, d’un casco da speleologo con luce frontale perché in queste pagine l’autore ci porta nelle profondità tortuose dell’anima di un assassino reo confesso d’un delitto abominevole.
    I passaggi sono stretti, talvolta ci pare di toccare con mano una parete di roccia umida infiltrata da viscide colure di sentimenti repressi e arcaici che forse tutti almeno una volta abbiamo provato, allontanandoli da noi perché vi abbiamo riconosciuto il male.
    Anche Jean-Claude, l’assassino, li ha riconosciuti ma vi ha convissuto lasciando che lo conducessero alla perdizione di un peccato che non può avere redenzione anche se lui è persona devota che non avendo trovato i sentieri spesso non agevoli che portano alla comunicazione con gli altri uomini, prova la strada di dio, un dio privato a proprio uso e consumo.
    La scrittura di Carrère è cristallina, la narrazione avvincente e si ritorna alla luce, dopo aver percorso questo inquietante budello nella coscienza di un assassino, con brividi ghiacciati lungo la schiena.
    Alla fine l’autore trova la radice del male che ha armato la mano omicida di Jean-Claude in un remoto senso di colpa che il tempo e la sua coscienza religiosa hanno alimentato a dismisura.
    Una prova, se ancora ce n’era bisogno, di come le religioni istituzionalizzate siano delle perfette macchine di produzione di sensi di colpa, alimentando come antidoto sentimenti di bontà che sono in realtà la distorsione del bene.

    ha scritto il 

  • 4

    Non mi ha sconvolto come altri libri di Carrère, forse perché la storia è già troppo sconvolgente senza aggiungere nuovi piani di lettura.
    Ciò nonostante, Carrère si dimostra come sempre umile nell’accostarsi ai fatti e ai protagonisti, chiede di vedere, di capire, non si presenta con una t ...continua

    Non mi ha sconvolto come altri libri di Carrère, forse perché la storia è già troppo sconvolgente senza aggiungere nuovi piani di lettura.
    Ciò nonostante, Carrère si dimostra come sempre umile nell’accostarsi ai fatti e ai protagonisti, chiede di vedere, di capire, non si presenta con una tesi, espone i suoi dubbi e lascia molte domande aperte. Ha la non comune capacità di raccontarci ciò che ha visto, ciò che ha sentito, ciò che ha provato, senza pretendere di dirci cosa dobbiamo credere e provare. Propone riflessioni, cerca di penetrare dentro e dietro la facciata delle cose, analizza, ipotizza. Con un approccio molto laico cerca di farci percepire la follia del protagonista, la sua furbizia, la sua angoscia, la sua “malattia”, ma non lo fa per condurci ad un perdono o a una condanna. Lo fa soprattutto per mettere se stesso e noi lettori di fronte a un'altra ipotesi di come siamo fatti. Ci provoca, espone i nervi scoperti, gioca con il sottile confine tra bene e male, normalità e follia, responsabilità e vizio, virtù e delitto. Ci porta a riflettere su quanto in ognuno di noi esista anche un imbroglione, un fedifrago, un bugiardo, un ladro, un assassino, e come la distanza tra esserlo veramente e non esserlo possa a volte risultare così lieve da essere superata nei confini di una apparente normalità. E l’ultima pagina ci lascia con un lieve brivido, sconcertati e attoniti.

    ha scritto il 

  • 5

    Imponderabile

    Una delle cose che mi fa più paura al mondo è l'imponderabile. Quella soglia talmente oscura, così impenetrabile, che alberga dentro ognuno di noi che ci fa essere, per sempre, estranei l'uno con l'altro. Nonostante condividiamo la stessa casa. Lo stesso bicchiere per gli spazzolini. Il corpo. I ...continua

    Una delle cose che mi fa più paura al mondo è l'imponderabile. Quella soglia talmente oscura, così impenetrabile, che alberga dentro ognuno di noi che ci fa essere, per sempre, estranei l'uno con l'altro. Nonostante condividiamo la stessa casa. Lo stesso bicchiere per gli spazzolini. Il corpo. I pensieri. Nonostante pensiamo di conoscerci meglio di quanto a volte non riusciamo a conoscere noi stessi. E se vale per tutti così, per altri ancora di più. ll signor Romand rientra in quest'ultima categoria per anni e anni di menzogne, vite parallele, giornate spese in un bar, in un bosco, fermo in un parcheggio, per poi ritornare a casa dai propri figli, dalla propria moglie fingendo di essere altro da sè.

    Il libro scorre via veloce, grazie alla maestria che ancora una volta contraddistingue Carrere, il mio autore preferito su tutti dell'ultimo periodo. L'angoscia accompagna la lettura e continua anche una volta che il libro viene riposto per impegni o per la notte. Ma dopotutto è questo il motivo per cui continuiamo a comprare libri, vero?

    ha scritto il 

  • 4

    Indecidibile

    Gli do quattro stelline anzitutto perché si legge d'un fiato, perché pure se non leggi la quarta di copertina, sin dall'incipit, è evidente che si tratta di un libro problematico, che pone questioni forti. Quindi sono arrivata fino alla fine cercando la risposta. E questa ricerca vale quattro ste ...continua

    Gli do quattro stelline anzitutto perché si legge d'un fiato, perché pure se non leggi la quarta di copertina, sin dall'incipit, è evidente che si tratta di un libro problematico, che pone questioni forti. Quindi sono arrivata fino alla fine cercando la risposta. E questa ricerca vale quattro stelline.
    La prima domanda è importante: come ti viene in mente di entrare a contatto con il baratro di uno che ha ucciso (nell'ordine) sua moglie, sua figlia di sette anni, suo figlio di cinque anni, suo padre, sua madre, il cane dei suoi genitori. Che poi ha provato a uccidere l'amante. Che non c'è riuscito. Che poi ha (forse) provato a suicidarsi. (non c'è riuscito, gli hanno fatto il processo, forse esce nel 2015 dalla prigione.)
    Forse, poi, non è così anormale, l'interrogativo del male.
    C'è di più, però. Perché Monsieur Romand ha fatto la strage dopo 18 anni di menzogne; non cazzatine eh, s'era giusto inventato di essere un super-ricercatore, d'avere grandi contatti, un pozzo di soldi.. mentre passeggiava invece pei boschi, stava fermo nelle piazzole d'autostrada.. cose così.
    Poi ci sono domande tecniche.
    Quando mi racconti il sogno dell'amico dell'assassino, che ne sai? Quando mi racconti le ansie della suocera, che ne sai? Oppure: avevi davvero bisogno di raccontare puntigliosamente gli spostamenti dell'assassino dalla moglie ai figli, ai genitori, all'amante, i dettagli, vicini ma non troppo ma comunque vicini. Qual è il limite del morboso?
    Quale?

    E c'è la domanda della redenzione (ah!) tanto più cogente per un credente. Se da un lato c'è ero in prigione e mi avete visitato, non giudicate e non sarete giudicati, la cognizione di un giudizio superiore altrove e i giudizi umani, il processo, il pubblico, i giornalisti e altra gente ancora, poi.

    E la domanda dell'identità, ancora. 18 anni di menzogne enormi e la costruzione di Carrère di un bianco, un vuoto, un buco al centro della persona di Romand, corpo che prende le posture di ruoli convenienti, accettabili, affabili, amabili. L'interrogativo sull'amore vero per la famiglia. (Il peso di quelle morti.)

    Insomma, fastidio sulla pelle, dita fredde che vorresti che qualcuno di fidato ti scaldasse, senza che il dubbio possa assalirti di una finzione in atto. Fastidio, inquietudine e la domanda della necessità di questo libro indicibile, indecidibile, che prolunga un male incurabile e incomprensibile.

    ha scritto il 

  • 4

    E' una storia come tante, una di quelle storie che ogni tanto arriva alle nostre orecchie distratte, una di quelle che io faccio finta di non sentire perché non mi piace la violenza con cui ci viene proposta. E' la storia di una famiglia normale, anzi più che normale, una famiglia che vive in ...continua

    E' una storia come tante, una di quelle storie che ogni tanto arriva alle nostre orecchie distratte, una di quelle che io faccio finta di non sentire perché non mi piace la violenza con cui ci viene proposta. E' la storia di una famiglia normale, anzi più che normale, una famiglia che vive in Svizzera, un paese che nell'immaginario collettivo sembra essere collocato al di fuori di quelli che sono i problemi delle attuali generazioni. E' il paese del benessere economico, dove tutto sembra svolgersi nell'assoluta normalità, nell'assoluto ordine. Ma la fedeltà all'ordine e alla normalità si trasforma in menzogna, in menzogna perpetrata fino all'esasperazione, fino alla negazione di quelli che sono il vero oggetto d'amore, per poi arrivare infine a negare se stessi e a farla franca per un puro caso del destino. E anche se “il tempo è il senso della vita” e lo aiuta a scoprire la verità e il senso di ciò che è successo, resterà sempre l'incertezza che non “stia recitando per ingannare gli altri “.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è il terzo libro che leggo di questo autore, che è giornalista, e anche sceneggiatore, e si avverte dal modo peculiare di costruzione dei suoi romanzi. Lui racconta storie vere di persone e investiga per scoprire le dinamiche, ma non commenta, non giudica, senza però limitarsi ad una cron ...continua

    Questo è il terzo libro che leggo di questo autore, che è giornalista, e anche sceneggiatore, e si avverte dal modo peculiare di costruzione dei suoi romanzi. Lui racconta storie vere di persone e investiga per scoprire le dinamiche, ma non commenta, non giudica, senza però limitarsi ad una cronaca asettica, ma è emozionalmente presente.
    Questa storia descrive il delitto atroce di un uomo che ha vissuto nella menzogna. Una storia terribile, che fa riflettere e inquieta perché è capitata e può capitare.

    ha scritto il 

  • 0

    Il racconto della vicenda vera di un uomo, apparentemente medico di successo, con moglie e figli, che un bel giorno stermina la sua famiglia, anziani genitori inclusi, per coprire una colossale finzione che percorre tutta la sua vita. Come in altri libri di Carrere, quello che è particolarmente a ...continua

    Il racconto della vicenda vera di un uomo, apparentemente medico di successo, con moglie e figli, che un bel giorno stermina la sua famiglia, anziani genitori inclusi, per coprire una colossale finzione che percorre tutta la sua vita. Come in altri libri di Carrere, quello che è particolarmente affascinante in "L'Avversario" è il doppio ruolo del narratore che da un lato descrive la vicenda e dall'altro racconta le proprie reazioni di fronte all'oggetto della narrazione. In questo caso questo approccio è particolarmente interessante perché il narratore si trova di fronte al problema di descrivere un uomo spregevole e di interrogarsi anche sul perché ha scelto proprio questa vicenda. La scrittura asciutta, semplice ed estremamente comunicativa (il lettore è semplre molto vicino al narratore) di Carrere fa il resto.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho finalmente colmato questa grave lacuna. Grave perchè è un libro semplicemente perfetto, che ti fa vibrare e ti rimane con una persistenza lunghissima. A me è sembrata una splendida riflessione sull'insostenibilità della menzogna

    ha scritto il 

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