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L'avversario !! SCHEDA DOPPIA !!

Di

Editore: Einaudi

4.0
(1026)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Portoghese , Svedese , Catalano

Isbn-10: A000009864 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Biography , Crime , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Scheda DOPPIA, da non aggiungere in libreria.

La scheda corretta dell’edizione Einaudi anno 2002, dotata di codice ISBN, si trova qui

http://www.anobii.com/books/01c43c5d1477b3559f/

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  • 5

    Come Capote fece "A sangue freddo", Carrère fa "L'avversario". Come il libro di Capote è una calamita, anche il libro di Carrère è una calamita. Da leggere perché l'Uomo è un essere che può fare un sa ...continua

    Come Capote fece "A sangue freddo", Carrère fa "L'avversario". Come il libro di Capote è una calamita, anche il libro di Carrère è una calamita. Da leggere perché l'Uomo è un essere che può fare un sacco di cose orribili.

    ha scritto il 

  • 0

    "Scoprendo che la Grazia non consiste nella realizzazione dei miei desideri, per quanto generosi e altruisti, ma nella forza di accettare tutto con gioia, dal fondo di questa cella il mio De profundis ...continua

    "Scoprendo che la Grazia non consiste nella realizzazione dei miei desideri, per quanto generosi e altruisti, ma nella forza di accettare tutto con gioia, dal fondo di questa cella il mio De profundis si trasforma in un Magnificat, e tutto diventa Luce."

    ha scritto il 

  • 4

    Rilettura. Bellissimo resoconto di una piccola bugia che rotolando come una valanga si trasforma in una vita di menzogne. L'autore della bugia ne viene schiacciato al punto da diventare un mostro.
    Vot ...continua

    Rilettura. Bellissimo resoconto di una piccola bugia che rotolando come una valanga si trasforma in una vita di menzogne. L'autore della bugia ne viene schiacciato al punto da diventare un mostro.
    Voto 8 1/2

    ha scritto il 

  • 5

    "Uscire dalla pelle del dottor Romand significava ritrovarsi senza pelle. Più che nudo: scorticato."

    Un romanzo che se fosse d'invenzione ogni scrittore sul genere avrebbe voluto scrivere. Ma è la sto ...continua

    "Uscire dalla pelle del dottor Romand significava ritrovarsi senza pelle. Più che nudo: scorticato."

    Un romanzo che se fosse d'invenzione ogni scrittore sul genere avrebbe voluto scrivere. Ma è la storia di una vita realmente accaduta per quanto sembri inverosimile e raccontata con maestria da Carrère...

    ha scritto il 

  • 4

    A prima vista, l’idea potrebbe non sembrare granché. Si prende il responsabile di un crimine orrendo e lo si osserva da vicino, chiedendosi: è completamente diverso da noi, o magari tremendamente simi ...continua

    A prima vista, l’idea potrebbe non sembrare granché. Si prende il responsabile di un crimine orrendo e lo si osserva da vicino, chiedendosi: è completamente diverso da noi, o magari tremendamente simile a tutti noi? L’aveva già fatto Truman Capote. Ma Carrère aggiunge una significativa variazione, perché gli interessa, più che lo sterminio di una famiglia, il tema dell’inganno e dell’autoinganno. Mi vengono in mente due versi di Elio Pagliarani: “Quanto di morte noi circonda e quanto │ tocca mutarne in vita per esistere”. Jean-Claude Romand, il pluriomicida a cui l’autore concede estrema attenzione ma, a differenza di un folto gruppo di cattolici, non simpatia (Nelle mie lettere l’avevo chiamato prima “egregio signore”, poi “signor Romand”, e per finire “gentile Jean-Claude Romand”, ma non ce l’avrei fatta a chiamarlo “caro Jean-Claude”) dall’età di vent’anni finge una vita che non ha. Carrère ricostruisce la lunga catena di fortunate e pazzesche menzogne, la progressione (inevitabile?) verso la catastrofe, e oltre.

    Più che la ricostruzione del crimine, è il finale a colpire e inquietare, e, in tutto il testo, il singolare equilibrio della scrittura, spezzato però da accensioni improvvise che mi hanno fatto saltare sulla sedia. A pagina 50, rivolgendosi a una delle vittime, Carrère prova a immaginarsi la parabola della sua vita, se il marito non l'avesse ammazzata: poi i figli che se ne vanno uno dopo l'altro, i loro matrimoni, la stanza del maggiore trasformata in sala da musica, perché finalmente hai tempo di ricominciare a suonare il piano; tuo marito va in pensione e a un tratto ti accorgi che gli anni sono volati, cominci ad avere qualche momento di tristezza, a trovare la casa troppo grande, le giornate troppo lunghe, le visite dei figli troppo rare; ripensi a quel tizio con cui hai avuto un’avventura, l’unica, appena passata la quarantina, i segreti, l’euforia, i sensi di colpa; allora ti sentivi uno schifo, e poi hai scoperto che anche tuo marito aveva avuto una relazione, aveva addirittura pensato al divorzio; quando arriva l’autunno cominci a rabbrividire, è già il giorno dei Morti; finché, facendo un esame di routine, scopri all'improvviso di avere il cancro.

    (Avversario è la traduzione letterale del nome di Satana).

    ha scritto il 

  • 4

    Fino al prossimo viaggio

    E' inutile negarlo: Carrere ci sa fare, eccome. Incuriosisce, incanta, inquieta, seduce, rapisce il lettore fino alla fine, poi lo riaccompagna a casa, gli dà una pacca sulla spalla e gli promette di ...continua

    E' inutile negarlo: Carrere ci sa fare, eccome. Incuriosisce, incanta, inquieta, seduce, rapisce il lettore fino alla fine, poi lo riaccompagna a casa, gli dà una pacca sulla spalla e gli promette di ripassare presto a prenderlo per il prossimo viaggio.

    ha scritto il 

  • 4

    « Sono sicuro che non stia recitando per ingannare gli altri, mi chiedo però se il bugiardo che c’è in lui non lo stia ingannando. […] Non sarà caduto ancora una volta nella rete dell’Avversario? »

    La ...continua

    « Sono sicuro che non stia recitando per ingannare gli altri, mi chiedo però se il bugiardo che c’è in lui non lo stia ingannando. […] Non sarà caduto ancora una volta nella rete dell’Avversario? »

    La storia di Jean-Claude Romand, raccontata da Carrère in questo strano reportage, è la più autentica dimostrazione del fatto che la realtà supera di gran lunga la fantasia. Nel gennaio del 1993 Romand stermina la sua intera famiglia: padre, madre, moglie e i due figli piccoli. Non contento, cerca di uccidere anche la sua amante. Il giorno dopo gli omicidi, non prima di essere uscito a comprare il giornale e aver guardato un po’ di tv, tenta goffamente di suicidarsi appiccando il fuoco alla sua casa. Ma il tentativo è, per l’appunto, tanto maldestro – e forse neanche realmente tale – che i pompieri riescono a domare le fiamme e a salvarlo. Risvegliatosi dal coma, Romand cerca dapprima di attribuire la responsabilità delle sue azioni a un misterioso aggressore vestito di nero, poi confessa tutti gli omicidi. Ma non è tutto. Emerge, infatti, quello che è il lato più paradossale della vicenda: per diciotto anni Romand ha ingannato la sua famiglia, i suoi amici e tutti i suoi conoscenti fingendo di essere laureato in Medicina e di occupare un prestigioso posto di ricercatore presso l’OMS. In aggiunta a questo, ha simulato un cancro terminale e truffato familiari e amici per convincerli ad affidargli ingenti somme di denaro, promettendo di investirle in Svizzera e di farle fruttare e utilizzandole invece per mantenere un tenore di vita medio-alto, che non avrebbe potuto offrire alla sua famiglia in altro modo. Ma tutto questo non sarebbe davvero straordinario se nessuno – davvero nessuno in diciotto anni – avesse anche solo dubitato della sua sincerità. No, per tutto quel tempo il dottor Romand è apparso agli occhi della sua famiglia e della sua comunità come il più onesto, il più infaticabile, il più noioso uomo che ci fosse al mondo.
    « Durante tutta l’istruttoria il giudice non riusciva a capacitarsi che quelle telefonate non fossero state fatte prima, non con malizia o sospetto, ma solo perché è assurdo che uno, per quanto sia un tipo “a compartimenti stagni”, lavori dieci anni senza che sua moglie o i suoi amici lo chiamino mai in ufficio, roba da non credere. Impossibile pensare a questa storia senza immaginare che sotto ci sia un mistero, una spiegazione nascosta. Il mistero, però, è che non esistono spiegazioni, e per quanto inverosimile possa sembrare, questo è ciò che è accaduto ».
    Carrère ricostruisce puntualmente la vicenda, basandosi non solo sui fascicoli processuali, ma partecipando in prima persona al processo e intrattenendo una corrispondenza con lo stesso Romand. Nonostante questa sua attiva partecipazione, il personaggio Romand continua a sfuggirgli. Lo scrittore non ne fa certo un’apologia, e neanche definitivamente lo condanna. Quel che mi pare di capire è che egli – come noi, posti davanti a certi efferati fatti di cronaca – non lo capisca. Talmente contraddittorio, beffardo, straordinario e irritante è Jean-Claude Romand, non un uomo con una personalità ben formata, ma piuttosto un individuo nudo, privo di una psicologia decifrabile, rivestito solo di bugia. Il lettore segue la storia di Jean-Claude con un certo interesse, misto anche di stupore e di raccapriccio. Questo impedisce, certo, che si senta qualche legame emotivo con la scrittura e, in questo caso, è bene così.
    Un buon Carrère, il mio primo, e credo non sarà l’ultimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Che ansia questo libro! Mi ha lasciato dentro un'angoscia tremenda il fatto che si tratti di una storia vera. E' agghiacciante sapere che può succedere a chiunque ma quello che mi lascia perplessa non ...continua

    Che ansia questo libro! Mi ha lasciato dentro un'angoscia tremenda il fatto che si tratti di una storia vera. E' agghiacciante sapere che può succedere a chiunque ma quello che mi lascia perplessa non è tanto il comportamento di Jean-Claude, certamente frutto di un disagio psicologico non riconosciuto e quindi sfuggito al controllo di chiunque, ma il comportamento di tutti coloro che lo conoscevano. E' mai possibile che per 17 anni una moglie non abbia mai sentito la necessità di conoscere un collega di lavoro del marito? Che non gli abbia mai telefonato in ufficio?Che decine di persone gli abbiano affidato centinaia di migliaia di franchi intestandoli a lui (!!!) senza farsi mai fare un estratto conto? Si parla di 17 anni!!!! Alla fine mi è difficile credere che il Jean-Claude di oggi non stia continuando a fingere, in fondo è l'unico modo di (soprav)vivere che conosce, ma mi viene da pensare che se fosse stato smascherato prima forse quella tragedia non si sarebbe compiuta. Un "bravo all'autore" per aver saputo descrivere i fatti in modo imparziale ma empatico. A tratti ho provato fastidio nel leggerlo, immagino lui cosa possa aver provato scrivendolo.

    ha scritto il 

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