L'avversario !! SCHEDA DOPPIA !!

Di

Editore: Einaudi

4.0
(1390)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Portoghese , Svedese , Catalano

Isbn-10: A000009864 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Biografia , Criminalità , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Scheda DOPPIA, da non aggiungere in libreria.

La scheda corretta dell’edizione Einaudi anno 2002, dotata di codice ISBN, si trova qui

http://www.anobii.com/books/01c43c5d1477b3559f/

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    da ragazzo prendevo lezioni di pianoforte. sono sempre stato uno studente incapace e svogliato in tutte le materie, ma riuscivo a nascondere i difetti con la parlantina. a 10-11 anni ero già un sofist ...continua

    da ragazzo prendevo lezioni di pianoforte. sono sempre stato uno studente incapace e svogliato in tutte le materie, ma riuscivo a nascondere i difetti con la parlantina. a 10-11 anni ero già un sofista, avevo appreso non so dove i pochi metodi di una dialettica miserabile che ti consentono di affrontare con baldanza ogni argomento, sostenendo prima una tesi e poi magari quella opposta: invece di conoscere le cose per poi trarne considerazioni generali e discorso, avevo imparato direttamente a discutere senza sapere quasi nulla dell'oggetto, e tutto questo funzionava, passavo per un ragazzo intelligente, più avanti della sua età.

    ma con la musica ovviamente non funzionava. finchè si era trattato delle prime esercitazioni e del solfeggio, non c'erano stati problemi. il solfeggio in particolare non è altro che una notazione, una lingua molto semplice, pochi elementi infinitamente combinabili, proprio come le mie nozioni generalissime e vuote, ma per suonare qualcosa di appena complesso ci vuole esercizio, proprio esercizio fisico, materiale: le dita, le mani, devono muoversi in un certo modo e non c'è modo di simulare o di nascondersi, questa volta bisogna scendere faticosamente nella materia e io non ne avevo voglia né capacità.

    col tempo quindi decaddi da bravo studente di musica a mediocre, e poi a francamente scarso. mio fratello, che suonava anche lui, era molto più capace, come del resto in tutte le materie: io lo sapevo, potevo forse ingannare gli altri ma sapevo che tra i due quello capace era lui, a dispetto dei miei voti a scuola, che erano persino migliori dei suoi, e delle speculazioni stratosferiche che impressionavano tanto gli insegnanti, la categoria di persone più stupide che ho mai incontrato.

    e così mentre il tempo passava io facevo sempre più fatica a sopportare lo sguardo di disapprovazione del mio maestro, che era deluso. anche lui all'inizio si era lasciato ingannare, poi aveva pensato che mi stava prendendo dal lato sbagliato ma infine aveva capito che semplicemente non ero dotato e non ci provavo neanche. non mi rimproverava nemmeno più.

    a questo punto sarebbe stato meglio smettere, ma come dire ai miei che non volevo più prendere lezioni? avevano comprato subito un pianoforte, pagavano già da anni le mie lezioni, pensavano anche loro che sarei stato abile come nelle altre materie, lo davano praticamente per scontato. insomma io non avevo il coraggio di dirlo e forse presentivo che un giorno o l'altro si sarebbero accorti che ero scarso in generale e non solo in quel campo. oppure no, forse attribuisco al me di allora pensieri che sono venuti dopo, quando ho dovuto constatare che non sapevo granchè e non avrei realizzato granchè. probabilmente mi ingannavo come ingannavo gli altri.

    ad ogni modo, non sopportando di essere considerato un incapace, cominciai a fingere di andare a lezione. uscivo di casa e invece di andare dal maestro restavo per un'ora a girare avanti e indietro in uno spiazzo non lontano da casa, col terrore di essere visto. per quanto durasse solo un'ora, quel tempo era una vera sofferenza. la noia terribile, angosciante, unita al senso di colpa, mi stancava al punto che quando tornavo a casa volevo solo mettermi a letto. mio fratello, che sapeva, non diceva una parola e forse mi compativa ma era anche senza volere un rimprovero costante e mi faceva quasi paura.

    che cosa facevo durante quell'ora? non me lo ricordo. forse guardavo gli oggetti attorno a me senza nessun bisogno di guardarli, solo perchè non avevo altro da fare, e forse immaginavo un'altra vita. sicuramente facevo qualcosa del genere ma ho cancellato quasi tutto, per la vergogna e la sofferenza. può sembrare ridicolo chiamarla così, erano solo le bizze di un adolescente che recalcitra davanti alla realtà, ma faceva male lo stesso, in un modo del tutto sproporzionato.

    questa cancellazione non è stata la prima, credo, ma è stata così profonda che non ricordo nemmeno come ne venni fuori. non ricordo quando e come dissi che non volevo più prendere lezioni, né se lo dissi. è anche possibile che il mio maestro abbia parlato coi miei genitori e che tutto sia finito così. non ricordo ramanzine o punizioni, il che non esclude che ci siano state. forse i miei hanno avuto la sensibilità di non mandarmi più a lezione senza neppure rimproverarmi. fatto sta che non ricordo davvero, questo è uno dei vari vuoti che col tempo sarebbero diventati sempre più numerosi.

    e siccome non ricordo, per descrivere quello che sentivo dovrei inventare, o cercare di guardare in un luogo dove non voglio guardare, due cose altrettanto inutili e, ognuna a modo suo, dolorose. io non ho la forza, come non l'avevo allora, di inventare o di non inventare, di seguire la mia illusione o la verità. ero e sono in uno spazio intermedio, nello spiazzo abbandonato e sporco vicino casa, a guardare senza vederle cose che non voglio guardare.

    il protagonista de "l'avversario" è andato molto oltre. da piccole e stupide, inutili menzogne, è arrivato a creare un'intera vita fasulla, e quando è iniziato il crollo di questa illusione semi cosciente ha ucciso i suoi familiari, sua moglie, i figli, i suoi genitori, il cane. ha cancellato persone reali, che credeva realmente di amare. credo che dopo vent'anni sia ancora in galera, dove probabilmente si trova bene. la sua mente, che è impenetrabile come quella di chiunque altro, è allo stesso tempo solo una versione più completa della mia.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che ti scava nelle ossa e arriva a spiegare, con grande finezza, la macabra passione per la cronaca nera, quì nerissima, che spesso ci rapisce. Non solo scritto divinamente con il giusto punt ...continua

    Un libro che ti scava nelle ossa e arriva a spiegare, con grande finezza, la macabra passione per la cronaca nera, quì nerissima, che spesso ci rapisce. Non solo scritto divinamente con il giusto punto di vista e registro ma anche strutturato benissimo: dopo un incipit disturbante dal punto di vista dell'amico Luc si passa alla scoperta dell'inganno e via via si inizia a delineare il profilo del mostro attraverso una cronaca acuta e scorrevole fino agli esiti del processo e agli interogativi morali su ciò che rimane dell'individuo.

    ha scritto il 

  • 5

    Senza nessun segno di voyeurismo ma anzi con delicatezza e pietas Carrère scrive della tragedia di un uomo normale che stermina la sua famiglia a sangue freddo e con premeditazione. L'avversario, la b ...continua

    Senza nessun segno di voyeurismo ma anzi con delicatezza e pietas Carrère scrive della tragedia di un uomo normale che stermina la sua famiglia a sangue freddo e con premeditazione. L'avversario, la banalità del male, il diavolo che ci abita, le nostre tenebre interiori, tutto acquista un senso davanti alla redenzione e alla grazia. Oppure è anche questo uno scherzo dell'avversario?

    ha scritto il 

  • 3

    Ciò che attrae di questo libro è il fatto che la storia raccontata da Carreré sia reale, e all'interno di questa rivisitazione delle fasi della vita dell'assassino sembra che non sia possibile che una ...continua

    Ciò che attrae di questo libro è il fatto che la storia raccontata da Carreré sia reale, e all'interno di questa rivisitazione delle fasi della vita dell'assassino sembra che non sia possibile che una storia del genere possa essere reale. Proprio l'assurdità della storia stessa, su come una persona sia riuscita a mentire senza lasciare alcun dubbio alcuno a chi lo circondava, incuriosisce il lettore. Per quanto riguarda lo stile utilizzato da Carrerè sinceramente sembra appropriato al contesto. anche se alle volte mi portava ad estraniarmi dalla storia stessa. Storia priva di suspense o comunque che riesca a suscitare emozioni relativamente forti se non la sorpresa della vicenda stessa e della sua realtà. Nel complesso una lettura piacevole.

    ha scritto il 

  • 0

    Non so come valutare questo libro e se mi sia possibile dare un voto. Da un lato, per come è scritto, è un vero piacere leggerlo. Dall'altro va troppo a fondo in una questione delicata e, forse propri ...continua

    Non so come valutare questo libro e se mi sia possibile dare un voto. Da un lato, per come è scritto, è un vero piacere leggerlo. Dall'altro va troppo a fondo in una questione delicata e, forse proprio perché lo scrittore è bravo, arriva a dei punti per me insostenibili.

    ha scritto il 

  • 5

    Negli anni 90, un uomo uccide la sua famiglia.
    La sua vita era costruita interamente su menzogne.

    Un avvenimento tragico ma interessante, in qualche maniera oscura, e l'autore ci racconta la vicenda e ...continua

    Negli anni 90, un uomo uccide la sua famiglia.
    La sua vita era costruita interamente su menzogne.

    Un avvenimento tragico ma interessante, in qualche maniera oscura, e l'autore ci racconta la vicenda e la biografia dell'omicida.
    La scrittura è scorrevole ed efficace; Carrére affronta questa storia con sensibilità e sincerità. L'attenzione è principalmente sulle motivazioni, o sulla ricerca delle motivazioni, delle gesta dell'omicida, ma con intelligenza, Carrère sposta i riflettori anche sugli altri, sulla reazione che questi avvenimenti hanno suscitato su varie persone, compreso l'autore stesso.
    La brevità del testo aiuta nell'impatto.

    Un libro disturbante.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    L'avversario

    "Ho pensato che scrivere questa storia non poteva essere altro che un crimine o una preghiera".
    Con questa frase emblematica si conclude il libro di Carrère.
    Si tratta di un "romanzo verità" in cui l' ...continua

    "Ho pensato che scrivere questa storia non poteva essere altro che un crimine o una preghiera".
    Con questa frase emblematica si conclude il libro di Carrère.
    Si tratta di un "romanzo verità" in cui l'autore ricostruisce una vicenda tragica: quella di Jean-Claude Rolland, un uomo in apparenza mite e tranquillo, che sterminò l'intera famiglia (la moglie, i due figlioletti ed i genitori).
    Solo allora si scoprì che Rolland aveva vissuto l'intera vita nella menzogna: per anni si era spacciato per medico appartenente alla OMS, in realtà non si era mai laureato e viveva con i soldi sottratti in maniera truffaldina a parenti ed amici.
    Carrère pare quasi un entomologo che si avvicina al suo oggetto di studio dapprima cautamente, poi con sempre maggiore passione e trasporto.
    La materia a disposizione è densa e vischiosa, oltreché scottante, ed il rischio di bruciarsi le mani è davvero notevole.
    Il pericolo più grande, trattando una storia simile, sarebbe quello di cadere nel luogo comune: la demonizzazione di Rolland. Identificarlo come un uomo crudele e malvagio, portatore del male assoluto, sarebbe la scelta più ovvia... ma anche la più semplicistica.
    In realtà Carrère utilizza una prospettiva diversa. Inizia a studiare Rolland senza esprimere sentenze assolute o giudizi affrettati. E si rende conto, sin da subito, che Rolland non è di per sé malvagio, ma è una vittima di forze oscure e sconosciute che l'hanno trascinato nelle tenebre.
    Rolland ha perso la quotidiana battaglia con la propria vita. Ha continuato a nascondersi nella persistente bugia, nella reiterata dissimulazione della realtà, nella spudorata menzogna... e ad un certo punto non è più riuscito a tenere le redini di quel cavallo inbizzarrito in cui si era trasformata la sua esistenza. Probabilmente, ad un certo punto, neppure lui era più in grado di distinguere tra menzogna e realtà.
    Diceva un celebre film di qualche anno fa: "la beffa più grande del diavolo è stato convincere il mondo della sua inesistenza".
    Ma ricostruendo la vicenda umana di Rolland, ripercorrendo la sua strada lastricata di bugie ed opportunismo, ci si rende conto di quel male oscuro che l'ha contaminato, sottraendolo alla sicurezza della normalità e trascinandolo con sé in un abisso senza fine. L'avversario che ha sconfitto Rolland, colui che l'ha ingannato e che l'ha trasportato con sé in un altrove ultraterreno in cui regnano dolore e malvagità, alimentate dalle fiamme dell'inferno, non può essere altri che Satana.
    La lettura di questo romanzo, a tratti, è risultata ardua ed angosciante. Ha fatto sorgere in me numerosi interrogativi relativi alla vita e alle persone che incrocio quotidianamente lungo il cammino. La vicenda di Rolland insegna che dietro ad una maschera di apparente normalità si può nascondere un'anima dolente e perduta, consegnata al signore delle tenebre. E che persino dietro il più mite degli sguardi e il più dolce dei sorrisi si potrebbe nascondere un vuoto assoluto, in cui non esistono più tracce di empatia e di umanità, ma solamente un grumo putrido e nero come la pece.
    Le risate isteriche del maligno, che si fanno gioco dell'umanità, riecheggiano dietro la scenografia di questa tragica vicenda: una dolorosa partita in cui la luce è stata sconfitta dell'angelo degli inferi e dove la speranza, per un lungo momento, sembra eclissarsi come il sole dietro un fitto drappo di nuvole nere.

    ha scritto il 

  • 4

    Storia vera

    Per anni JC Romand ha mentito sulla sua vita. Cosa succede quando viene scoperto dalla sua famiglia???? Agghiacciante sapere che è una storia vera. Mi ha appassionato tanto.

    ha scritto il 

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