L'eclissi della borghesia

Di ,

Editore: Laterza

3.9
(27)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 91 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8842097934 | Isbn-13: 9788842097938 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Politica , Scienze Sociali

Ti piace L'eclissi della borghesia?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 2

    Il tema di questo libro è il suo stesso titolo, che, in forma completa, dovrebbe essere “l’eclissi della borghesia in Italia”. Si presuppone infatti che in Italia, dopo le fasi illustri del risorgimen ...continua

    Il tema di questo libro è il suo stesso titolo, che, in forma completa, dovrebbe essere “l’eclissi della borghesia in Italia”. Si presuppone infatti che in Italia, dopo le fasi illustri del risorgimento e del secondo dopoguerra, che furono guidate da un’elite economica e intellettuale propriamente borghese, questo corpo sociale sia venuto completamente a mancare, sostituito invece da una dilagante “classe media”, ricca di strumenti economici ma povera di cultura, di idee e di visione in avanti. Qualcosa, si potrebbe dire, che collima perfettamente con l’(in)felice definizione di “lumpenborghesia” che ne ha dato Michele Serra.

    Il libro è ricco di esempi e di riferimenti storici, che spesso sono anche condivisibili. Ma, nello stesso tempo, questa grande borghesia di cui si parla mi sembra più idealizzata che ideale: sarà anche vero che in un passato non troppo remoto è stata alla base dell’uniificazione italiana, ma richiamare il suo ruolo sociale in anni che furono piuttosto dilaniati da bombe, terrorismo e conflitti pesantissimi, mi sembra il risultato di una visione storica e prospettica piuttosto limitata. L’analisi sfiora anche la comicità involontaria quando viene citato come eroe borghese, potenziale riorganizzatore di una classe sociale che ormai si stava sfarinando, il bieco intrallazzone Craxi, la cui menzionata riorganizzazione sociale, com’è noto, si fondava sostanzialmente su una gestione della cosa pubblica piuttosto allegra e su una ricchezza sì reale e distribuita, ma drogata da un debito pubblico di cui oggi si continuano a pagare gli interessi, e del quale quella promessa borghesia visionaria, industriale e progressista non seppe far altro che riempirsi le tasche per rimpinguare aziende poi prontamente liquidate o vendute all’estero passato il momento di gloria; e l’auspicata sinergia col potere e la politica era fatta sostanzialmente di mazzette e di tangenti.

    In sostanza, tranne che in casi rarissimi - Olivetti è il primo e l’unico che mi viene in mente - non mi risulta che questa grande borghesia abbia mai saputo farisi carico di un ruolo sociale. Se, come dice il libro, essa si è progressivamente rinchiusa nelle proprie ville, nei propri attici, vivendo di speculazione più dhe di produzione, e di rendite di posizione più che di produzione, intessendo relazioni solo con propri pari, allora mi parrebbe essa stessa malata di corporativismo e di difesa dei propri interessi - primi fra tutti i patrimoni - malattia che viene diagnosticata nel libro a varie categorie di esponenti del “ceto medio”.

    Il finale riserva qualche ulteriore sorpresa. La “vulgata” che l’euro abbia dimezzato il potere d’acquisto del ceto medio; il sollievo di una crisi economica che, in fondo, non ha poi prodotto tutta questa disoccupazione (va bene che il libro è del 2011, ma forse sarebbe stato più prudente aspettare ancora uno o due attimi prima di tirare simili respiri di sollievo); l’apprezzamento di una leva di giovani che hanno saputo adattarsi a un sistema economico in cui non esiste più il posto fisso e bisogna reinventarsi di continuo sul mercato del lavoro (sarà mica perché non hanno avuto molta scelta? Tanto più che poche pagine prima si parlava, invece, dei giovani che non cercano lavoro e si fanno sussidiare dal patrimonio di famiglia); il fatto di aver raggiunto una sorta di punto di sazietà dei consumi e la necessità di rilanciare l’economia inventandosi nuove modalità di consumo che servano a superare questa sazietà - più o meno dove si rileva che in Italia ci sono molti più telefonini che in qualsiasi altro Paese al mondo; il fatto che in Italia non c’è stata la crisi dei mutui con conseguente perdita della casa non interamente pagata da parte di migliaia di persone (virtù economiche e capacità di non spendere soldi “sicuri” o non piuttosto la fissazione del sistema bancario di esigere sempre garanzie ferree per qualsiasi finanziamento - cosa che in altri casi viene vista come un handicap?)

    Il tutto si chiude con un richiamo all’”ardore”, che dovrebbe bruciare nelle persone e indurle a guardare avanti, a crederci e a superare i propri limiti. Conclusione piuttosto idealista e poco realista, soprattutto dove, a fronte di una parcellizzazione di tutto - dei ruoli, delle professioni, delle imprese, eccetera - l’Italia sconta una cronica incapacità di fare sistema. Soprattutto ora, in cui non si riesce a fare altro che navigare a vista, e in cui, di fronte alla paura di perdere il poco che è rimasto, non sembra rimanere altro che tirare fuori le unghie e i denti per difenderlo, con la consapevolezza che alla fine si è destinati a perderlo. “Tutti perdiamo alla fine”, diceva Lucy dei Peanuts.

    ha scritto il 

  • 4

    La drammatica realtà o l'irrealtà del Potere?

    E' indubbio che negli ultimi anni si sia manifestato un vero e proprio cambiamento di rotta dal punto di vista culturale: il periodo postmodernista ha lasciato il posto all'era dell'eclissi. Più di un ...continua

    E' indubbio che negli ultimi anni si sia manifestato un vero e proprio cambiamento di rotta dal punto di vista culturale: il periodo postmodernista ha lasciato il posto all'era dell'eclissi. Più di un libro ha nel proprio titolo questo termine, che indica uno stato di profonda lacerazione all'interno della società italiana.
    Uno di questi libri è proprio quello scritto a quattro mani da Giuseppe De Rita ed Antonio Galdo. I due scrittori testimoniano di un'assenza drammatica all'interno dell'Italia: quella della borghesia, il cosiddetto ceto dirigenziale, l'elité che dovrebbe guidare un paese verso la modernizzazione. Questa eclissi si sviluppa in modo macroscopico tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta - tanto per capirci con l'ascesi dell'individualismo egoistico e dello yuppismo dovuto al fallimento del riformismo craxiano. Direi che questa eclissi, in modo quasi invisibile ma latente, sia cominciata già con il boom economico - come aveva magnificamente profetizzato Pier Paolo Pasolini - e con quell'innalzamento dei consumi che ha portato all'espansione della classe media, mentre le elité cominciavano ad arroccarsi per mantenere i propri posti, perdendo però un vero senso politico e comunitario ... Ed è così che l'Italia si trova ormai da trent'anni in una situazione stagnante, dove i consumi sono calati solo sensibilmente mentre è crollata drasticamente la crescita.
    Illuminanti le pagine dedicate ai giovani e all'università, una delle fortezze più inespugnabili ... Purtroppo in Italia ogni riforma è morta prima ancora di nascere così l'ascensione sociale - idea tanto cara tra anni sessanta e settanta - ha dovuto fare i conti con una società piatta e logorata. Non è un caso che il 44 per cento degli architetti sono figli di architetti, il 42 per cento degli avvocati sono figli di avvocati e il 40 per cento dei medici sono figli di medici ... Basterebbe ascoltarsi l'album del 1982 di Francesco De Gregori "Titanic", per capire che l'Italia stava inesorabilmente andando verso il suo iceberg, verso il suo declino ...
    Ma ora la domanda da porsi, e da porre anche a De Rita e Galdo è questa, parafrasando il titolo del romanzo di Paolo Di Paolo: dove eravate tutti? Avete tutti sguazzato nell'idea di uno Stato iperburocratizzato ed iperassistenziale. Tutti eravate dentro questo grande declino civile del Paese. E forse è troppo tardi per Voi per sputare sentenze dall'alto di una cattedra su cui vi appoggiate tenacemente, con il dichiarato scopo di mantenerla in eterno. Ed ecco perché forse in questo libro non è dipinta solo una drammatica realtà, ma anche l'irrealtà di un Potere ormai asfittico che tenta, almeno in alcuni suoi esponenti, di cercare soluzioni che in realtà non sono per la comunità, ma solo per loro stessi, in quella sorta di pentimento cristiano e piccolo-borghese (visto che anche loro non fanno parte della borghesia, ormai dissanguata e morente).
    Comunque un libro da leggere almeno per le riflessioni che ne possono scaturire ...

    ha scritto il 

  • 4

    L'ardore che consegue all'operare della mente...

    Un'analisi acuta e interessante, esposta con chiarezza, lucidità e brevità esemplari, del male che affligge la società italiana - quel soggettivismo esasperato che ha portato al personalismo e all'ego ...continua

    Un'analisi acuta e interessante, esposta con chiarezza, lucidità e brevità esemplari, del male che affligge la società italiana - quel soggettivismo esasperato che ha portato al personalismo e all'egoismo assoluto in tutti i campi, non solo in quello politico, del vivere civile. Il relativismo etico che ne consegue (tutto è lecito, perché io solo sono arbitro di ciò che è giusto o sbagliato, e dunque tutto quel che mi fa comodo è giusto e lecito) non soltanto ha svuotato dall'interno le istituzioni, dalla Chiesa alla famiglia alla scuola alla vita politica, ma ha portato per l'appunto a quell'eclissi menzionata nel titolo. L'eclissi di una borghesia intesa come classe dirigente illuminata e interessata al bene e al progresso non solo economico ma civile ed etico della società intera.

    Ma la parola "eclissi" è ben diversa da "morte" e anche da "scomparsa", in quanto contiene in sé la possibilità che l'oggetto eclissato possa riemergere dalle tenebre. Su questa possibilità si concentrano in particolare le ultime pagine, particolarmente stimolanti e interessanti.

    "Per uscire dalla palude e dall'immobilismo abbiamo bisogno di ardore, di qualcosa che brucia dentro di noi. Non servono intuizioni profetiche [...] ma dobbiamo contare sulla leva di forze che custodiamo nel dna di un popolo e che possono riaccendersi in qualsiasi momento".

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    "Per uscire dalla palude dell'immobilismo non servono intuizioni profetiche, anche perché profeti in giro non se ne vedono, ma dobbiamo contare sulla leva di forze che custodiamo nel dna di un popolo ...continua

    "Per uscire dalla palude dell'immobilismo non servono intuizioni profetiche, anche perché profeti in giro non se ne vedono, ma dobbiamo contare sulla leva di forze che custodiamo nel dna di un popolo e che possono riaccendersi in un qualsiasi momento. Sperando che nel fuoco del cambiamento si formi quella borghesia di cui oggi siamo orfani e la cui assenza sentiamo come un vuoto nel quale l'Italia è sospesa."

    ha scritto il 

  • 0

    E' un bel libro, veloce, succinto e la cui tesi è semplice : il caos italiano è dovuto al ritrarsi di una classe dirigente capace di fare del senso di responsabilità nazionale una bandiera. A fronte d ...continua

    E' un bel libro, veloce, succinto e la cui tesi è semplice : il caos italiano è dovuto al ritrarsi di una classe dirigente capace di fare del senso di responsabilità nazionale una bandiera. A fronte di una borghesia che si dedicava al particulare la scena politica è stata occupata da demagoghi da una parte ossessionati dal casting e dall'altra dall' ossessione per il sessantotto conseguita con altri mezzi (tribunali). In mezzo nulla. Io sono d'accordo.

    ha scritto il