L'educazione sentimentale

Di

Editore: Oscar Mondadori

3.9
(2131)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 379 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Catalano , Greco , Olandese

Isbn-10: A000205379 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Beniamino Dal Fabbro

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Cofanetto

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Rosa

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Non è il cuore

    L'educazione che riceve Federico non è certo quella dei sentimenti, anche se così pare a prima vista. L'amore (ideale più che reale) che lega il protagonista a Madame Arnoux lungo tutto il libro funge ...continua

    L'educazione che riceve Federico non è certo quella dei sentimenti, anche se così pare a prima vista. L'amore (ideale più che reale) che lega il protagonista a Madame Arnoux lungo tutto il libro funge solo da sottile, sottilissimo filo che potrebbe mantenerlo legato ad una umanità ormai defunta nella Parigi di metà Ottocento.
    Federico va e viene dalla capitale, ne è attirato come luogo dove realizzare le sue ambizioni (anche se non sostenute da alcun talento, nè alimentate da qualsivoglia volontà precisa), la fugge quando subisce un rovescio o quando sente il bisogno di un ritorno ad una realtà di campagna, bucolica, naturale (e quindi ancora di più irreale).
    Una storia che comincia come una classica vicenda romantica, prende a volte la strada di una farsa grottesca e decadente, vira verso una critica sociale e politica spietata (nessuno si salva negli incomprensibili rivolgimenti politici, tranne forse il semplice e diretto Dussardier, non a caso l'unico vero proletario nel libro), tracima in una brillante ed ironica descrizione di un mondo dove l'amore proprio non esiste e dove ognuno pensa solo egoisticamente ai fatti propri e arriva ad un acme di spietatezza e cinismo (la morte del figlio di Federico e Rosanette) che non sfigurerebbe in qualche pagina di Ballard o Easton Ellis.
    E alla fine si ritorna alla Arnoux, anche se questa chiusura del cerchio suona forzata e quasi un debito verso le attese del lettore, il quale (spero ardentemente) avrà ormai imparato a non fidarsi nè dei pensieri ondivaghi e evanescenti di Federico, nè tantomeno delle sue parole - il protagonista ha un solo essere in mente, se stesso, e la delusione per il fallimento esistenziale non è per l'amore mai avuto, ma per il successo mai ottenuto. " Non abbiamo mai avuto di meglio, dopo "

    ha scritto il 

  • 2

    Sconsigliato

    Non mi piace lo stile di Falubert, ma ho apprezzato molto Madame Bovary. Questo libro invece manca di spina dorsale e lo stile è scialbo. Ho tentato due volte di leggerlo, ma non sono mai riuscita a ...continua

    Non mi piace lo stile di Falubert, ma ho apprezzato molto Madame Bovary. Questo libro invece manca di spina dorsale e lo stile è scialbo. Ho tentato due volte di leggerlo, ma non sono mai riuscita a finirlo per la troppa noia.

    ha scritto il 

  • 1

    Meglio non prendere lezioni da Federico Moreau.
    Romanzo noioso, pesante, inconcludente. 4 mesi per leggere "niente" (tipo il niente in vendita su Amazon).
    Nulla a che vedere con altri classici dell'80 ...continua

    Meglio non prendere lezioni da Federico Moreau.
    Romanzo noioso, pesante, inconcludente. 4 mesi per leggere "niente" (tipo il niente in vendita su Amazon).
    Nulla a che vedere con altri classici dell'800.
    Si può dire "du maron"? Ormai l'ho detto.

    ha scritto il 

  • 5

    E’ stato scritto molto su questo capolavoro di Flaubert, perché non è sempre facile esprimere ed estrinsecare le sensazioni che la lettura di questo romanzo provoca in noi stessi. Si potrebbe rischiar ...continua

    E’ stato scritto molto su questo capolavoro di Flaubert, perché non è sempre facile esprimere ed estrinsecare le sensazioni che la lettura di questo romanzo provoca in noi stessi. Si potrebbe rischiare di banalizzare l’intreccio, riducendolo ad una patetica storia d’amore o ad un romanzo di formazione mancato. Federico è uno dei primi “eroi” inetti, viziato , perso nei suoi sogni, e che quantunque si dia da fare, nulla ottiene di importante ma soprattutto di formativo dalla vita. Ma la percezione che si ha nel leggere queste pagine è che di importante non sono le avventure del protagonista, bensì gli avvenimenti e le personalità che il tempo struttura e disperde nello stesso momento, le individualità che creano una società che vive, si forma e si trasforma in un mondo di parole, di chiacchiere inconcludenti e vuote con le quali si costruiscono e si distruggono fortune, programmi, ideali. Una società nella quale fondamentale è l’esteriorità e lo sfoggio di beni di lusso e di comportamenti sul filo della moralità e della decenza. E il giovane Moreau ne viene risucchiato ma pur palesando in modo inequivocabile la sua inettitudine, la sua ingenuità, la sua pigrizia egli è e rimane un puro, un solitario. E l’atmosfera , l’ambiente falso lentamente ne soffoca tutte le idealità , le emozioni, gli ideali lasciandolo nella solitudine. E i personaggi che formano questi quadri sono declinati in modo impietoso ma direi che Flaubert non li condanna completamente ; ha verso di loro quasi un moto di indulgenza, quasi una sorta di auto identificazione . Ma L’ Educazione sentimentale è pur sempre un romanzo d’amore; un amore che si sviluppa in un dramma interiore dal quale egli non verrà mai fuori. Un amore che avrebbe potuto avverarsi, concretizzarsi ma che alla fine sarà stato solo vissuto interiormente. E’ l’amore di stampo romantico con tutte le caratteristiche del caso, ma Flaubert , pur accettandone la seduzione, lo affronterà e declinerà con lo scetticismo e il disincanto proprio di chi ha vissuto e superato l’illusione romantica e l’insoddisfazione realistica. E’ stato scritto poi che è un libro sul niente, ma che niente!! E con quale stile raffinato, vario e differenziato viene scritto! Che ritmo assumono le frasi! Che descrizione precisa, realistica e nello stesso tempo ironica e sottile dei moti del luglio del ’48, per esempio!

    ha scritto il 

  • 4

    Ho perso il conto di quanti anni è rimasto nella mia coda di lettura questo romanzo. Pensavo fosse uno di quei libroni pesanti e noiosi, da dover affrontare in un momento di estrema attenzione, anche ...continua

    Ho perso il conto di quanti anni è rimasto nella mia coda di lettura questo romanzo. Pensavo fosse uno di quei libroni pesanti e noiosi, da dover affrontare in un momento di estrema attenzione, anche a causa delle varie recensioni lette in giro in cui si dice che, essenzialmente, in questo romanzo non succede nulla. Ok, Flaubert non sarà Hugo, ma non è neanche Proust, giusto per nominare due scrittori francesi agli antipodi (da una parte lo Hugo ricco di colpi di scena, dall'altro il mio amico Proust che impiega 300 pagine per descriverti una cena fra nobili). Flaubert non è meno prolisso dei suoi connazionali ed effettivamente in "L'educazione sentimentale" tutto ruota attorno agli stessi nomi per 4-500 pagine, ma non mancano le vicende, a partire da quelle storiche (ci troviamo al tempo della rivoluzione francese del 1848), fino a quelle dei singoli personaggi, uniti da vincoli di amicizia, lavoro e soprattutto sentimentali.

    È d'altra parte la vicenda amorosa di Frédéric Moreau a costituire la trama del libro di Flaubert: giovane liceale, si innamora di Madame Arnoux, una donna più grande di lui e già sposata. Negli anni parigini Frédéric farà di tutto per conquistarsi almeno il ruolo di amante, ma la donna terrà fede al matrimonio che la lega al marito, un appassionato d'arte, buono a nulla e infedele, che in breve porterà in rovina l'intera famiglia. Scontento di quell'amore non corrisposto, Frédéric cercherà invano di dimenticarlo con avventure sentimentali più o meno nascoste, le quali finiranno tutte in rapporti temporanei privi di spessore, mentre la ricerca di una nuova chance con Madame Arnoux lo porterà più volte negli anni a mendicare un suo incontro. Nonostante una finale confessione della donna, la quale non rimarrà impassibile all'affetto mostratole da Frédéric, fra i due non ci sarà altro che un'amore platonico e, vent'anni dopo il loro ultimo incontro, un disperato rimpianto per quella vita che avrebbero potuto avere assieme.

    Flaubert riesce a rappresentare tutto il dramma interiore del suo personaggio, diviso fra un amore impossibile e quello che, grazie al suo bell'aspetto e al suo portafoglio, riesce a procurarsi da più parti. Mentre sullo sfondo Parigi viene rivoltata dai moti repubblicani, è l'animo stesso di Frédéric ad essere sconvolto: impossibilitato a pensare ad altro che a quella sua passione, il giovane passerà la sua vita in un'eterna inconclusione. Gli studi verranno presi e abbandonati più volte, i suoi interessi politici cambieranno spesso direzione, le sue velleità artistiche serviranno solamente per avvicinarsi a questa o a quell'altra persona. Solamente i suoi sentimenti saranno costantemente al centro: intorno a Frédéric graviteranno, oltre a Madame Arnoux, le figure di tre donne, completamente differenti fra loro. Da Rosanette, donna equivoca, spiantata e amante di un po' tutta l'alta società parigina (compreso il marito della Arnoux); alla giovane Louise, figlia del ricco vicino di casa della madre di Frédéric, la quale Louise, vissuta sempre in campagna e dunque inesperta del bel mondo, riuscirà a strappare una promessa di matrimonio a un Frédéric che nel segreto quasi la deride; e infine la signora Dambreuse, di molto più grande del giovane, che lo accoglierà come amante e poi, alla morte dell'anziano marito, gli offrirà la sua mano e tutto il suo inestimabile patrimonio. Ma anche questi rapporti per Frédéric non avranno alcun risultato: quando Madame Arnoux, oramai cinquantenne, gli si presenterà casualmente, oramai con i capelli grigi e sconvolta dalla povertà a cui il marito l'ha portata, lui non mancherà di dichiararle ancora una volta il suo amore.

    Flaubert non concederà però al suo personaggio un finale felice, dimostrando così l'inconcludenza di tutta la sua vita, e terminerà il suo racconto con l'incontro fra un Frédéric oramai quarantenne e l'amico di lunga data Deslauriers. I due rimpiangeranno gli anni perduti dietro ad avventure sentimentali che poco gli hanno lasciato, ricordando fra gli altri un insignificante avvenimento della prima gioventù, quando, ancora inesperti, si erano avventurati in "un luogo di perdizione" per la loro prima esperienza sessuale, finita in un nulla di fatto:
    «Non abbiamo mai avuto niente di meglio, dopo,» disse Frédéric.
    «Già, forse hai proprio ragione: non abbiamo avuto di meglio,» disse Deslauriers.

    Ed è su quel "niente di meglio" che la storia di Frédéric si interrompe, portando a termine quell'educazione sentimentale che i due giovani non sono riusciti ad avere. O forse, viste le tante vicende amorose che il libro ci racconta, nessuna finita bene, l'idea è che un'educazione sentimentale sia ciò che è mancato un po' a tutti i protagonisti di questo romanzo.

    (Quattro stelle e mezza)

    ha scritto il 

  • 0

    Imprescindibile.

    Quando ci si avvicina a un testo del genere, lo si legge e poi si tenta di dire due parole al riguardo, il rischio è sempre quello di spararla grossa o di ripetere quanto già detto da persone più qual ...continua

    Quando ci si avvicina a un testo del genere, lo si legge e poi si tenta di dire due parole al riguardo, il rischio è sempre quello di spararla grossa o di ripetere quanto già detto da persone più qualificate. Ma ci provo lo stesso.

    Ho intervallato la lettura dell'Education sentimental in francese con la traduzione (ottima) del Meridiano, giusto per godermi appieno la splendida lingua flaubertiana e la sua maniacale ricerca del "mot parfait". Scontato dire che leggerlo in lingua rappresenta un'impresa tanto difficoltosa quanto bella: ammetto però che senza la versione italiana forse non ce l'avrei fatta a portarlo a termine.

    Entrando dentro al romanzo, già so che mi farà l'effetto di Madame Bovary, ossia quello del "sì, bellissimo, ma che fatica" che poi diventa "sì ma che bella fatica", per poi passare a "va bene, fondamentale, stupendo, ma la mia letteratura sta altrove"; infine, arriviamo alla fase in cui stralci e passi del libro tornano alla mente e prende la voglia di risfogliarlo a più riprese; ed è quello il momento in cui uno pensa "no, va be': capolavoro imprescindibile, punto e basta". Tutte le volte in cui mi è capitato di rileggere o di ripensare al capitolo dei comizi agricoli di Mme Bovary mi sono vergognato moltissimo delle mie ridicole velleità letterarie e di quelle altrui. Lo stesso è accaduto con l'Educazione sentimentale, e so che questo accadrà altre volte ancora.

    Ma insomma, cosa c'è di tanto bello in questo romanzo?
    Diciamo tutto.
    Vogliamo parlare della scrittura? Non c'è un periodo che somigli anche alla lontana a quello letto due righe sopra, eppure siamo dinanzi a uno stile riconoscibilissimo: raffinato, vario, con un ritmo che non si vede ma che è presente e fa mostra di sé in ogni segno d'interpunzione.
    Ma parliamo pure delle tematiche.
    L'autore avrebbe voluto scrivere un romanzo sul niente. Non so dire se ci sia riuscito, ma il niente di Flaubert corrisponde senza dubbio a un "tutto"; ovvio: sempre se si guarda alla miseria umana. Perché, in fondo, cosa succede qui? C'è un protagonista, Frederic Moreau, davanti al quale uno Zeno Cosini o un Vitangelo Moscarda potrebbero apparire come degli eroi romanzeschi, altro che inetti.

    L'inetto qui è Frederic, forse il primo della Storia, anticipatore del modernismo e sabotatore di tutti gli schemi del racconto di formazione. Incapace di trovare un posto nel mondo, rassegnato all'idea di un amore impossibile benché corrisposto, chiuso nel circolo vizioso di altre relazioni strumentali o ideali ma sempre prossime e poi schiacciate da quel suo primo e unico innamoramento. Non si capisce bene cosa combini questo qui: studia legge ma l'abbandona (come Flaubert), vorrebbe fare lo scrittore, poi l'artista; vorrebbe frequentare certi ambienti di Parigi e apparire di fronte alla platea dell'alta borghesia come persona limpida e inserita alla perfezione in quel mondo, quando in realtà la sua casa è la campagna, dove lo attende un vecchio amore infantile, che amore poi non è, e una madre sempre più vecchia e malata alla quale consuma tutto il patrimonio, pezzo per pezzo.

    Ma quanto è idiota, nel senso dostoevskiano del termine, Frederic? Non meno dei personaggi e delle figure che lo circondano, che si rivelano sempre più abbiette e calcolatrici man mano che il lettore ne fa la conoscenza. Alla fine, la purezza sta probabilmente solo nel cuore di Frederic e in quella signora Arnoux che ha amato sin dal primo istante. E in quanto puro, questo anti-eroe non può che risultare sconfitto, malgrado quel finale meraviglioso e acceleratissimo, tanto amato da Proust, nel quale lui, non più ragazzo da tempo, ritrova l'amico di sempre Deslausiers, anch'egli fagocitato e rigettato dalla vita; e non si capisce infatti fino a che punto sia vero e sincero il loro sentimento d'amicizia. Questo, il narratore chirurgico e (più o meno) distaccato dell'Education lo lascia al lettore. Forse.

    Diceva Flaubert: "Madame Bovary c'est moi". Lapalissiano aggiungere che Frederic Moreau ne è l'ideale completamento, e come la signora Bovary anche lui si nasconde dentro ognuno di noi.

    Potete leggerne anche qui: https://pignette.wordpress.com/2015/11/04/leducazione-sentimentale-di-un-inetto/

    ha scritto il 

  • 3

    Devo essere onesto: l'ho trovato un romanzo "ottocentesco" nel senso più cliché del termine.
    Flaubert racconta le vicende di Frédéric Moreau e al tempo stesso racconta la Francia di Luigi Filippo e la ...continua

    Devo essere onesto: l'ho trovato un romanzo "ottocentesco" nel senso più cliché del termine.
    Flaubert racconta le vicende di Frédéric Moreau e al tempo stesso racconta la Francia di Luigi Filippo e la sua transizione verso la repubblica dopo la rivolta del 1848, un'analisi storica nella quale nessuno si salva e che trasmette l'immagine di una società piuttosto vacua ed egoista.
    A differenza della vicenda di Emma Bovary, la cui perfezione formale è tale da rendere comunque interessante la lettura, qui la lunghezza infinita della narrazione, le descrizioni ossessive e l'insistenza del tono distaccato da osservatore realista finiscono col diventare un po' pesanti.
    Interessante come analisi sociale della Francia intorno alla metà del XIX secolo.

    ha scritto il 

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