L'educazione sentimentale

con un saggio di Marcel Proust

Di

Editore: Newton Compton Italiana (Paperbacks narratori 4)

3.9
(2072)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 446 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Catalano , Greco , Olandese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Claudio Rendina

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Cofanetto

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 4

    Ho perso il conto di quanti anni è rimasto nella mia coda di lettura questo romanzo. Pensavo fosse uno di quei libroni pesanti e noiosi, da dover affrontare in un momento di estrema attenzione, anche ...continua

    Ho perso il conto di quanti anni è rimasto nella mia coda di lettura questo romanzo. Pensavo fosse uno di quei libroni pesanti e noiosi, da dover affrontare in un momento di estrema attenzione, anche a causa delle varie recensioni lette in giro in cui si dice che, essenzialmente, in questo romanzo non succede nulla. Ok, Flaubert non sarà Hugo, ma non è neanche Proust, giusto per nominare due scrittori francesi agli antipodi (da una parte lo Hugo ricco di colpi di scena, dall'altro il mio amico Proust che impiega 300 pagine per descriverti una cena fra nobili). Flaubert non è meno prolisso dei suoi connazionali ed effettivamente in "L'educazione sentimentale" tutto ruota attorno agli stessi nomi per 4-500 pagine, ma non mancano le vicende, a partire da quelle storiche (ci troviamo al tempo della rivoluzione francese del 1848), fino a quelle dei singoli personaggi, uniti da vincoli di amicizia, lavoro e soprattutto sentimentali.

    È d'altra parte la vicenda amorosa di Frédéric Moreau a costituire la trama del libro di Flaubert: giovane liceale, si innamora di Madame Arnoux, una donna più grande di lui e già sposata. Negli anni parigini Frédéric farà di tutto per conquistarsi almeno il ruolo di amante, ma la donna terrà fede al matrimonio che la lega al marito, un appassionato d'arte, buono a nulla e infedele, che in breve porterà in rovina l'intera famiglia. Scontento di quell'amore non corrisposto, Frédéric cercherà invano di dimenticarlo con avventure sentimentali più o meno nascoste, le quali finiranno tutte in rapporti temporanei privi di spessore, mentre la ricerca di una nuova chance con Madame Arnoux lo porterà più volte negli anni a mendicare un suo incontro. Nonostante una finale confessione della donna, la quale non rimarrà impassibile all'affetto mostratole da Frédéric, fra i due non ci sarà altro che un'amore platonico e, vent'anni dopo il loro ultimo incontro, un disperato rimpianto per quella vita che avrebbero potuto avere assieme.

    Flaubert riesce a rappresentare tutto il dramma interiore del suo personaggio, diviso fra un amore impossibile e quello che, grazie al suo bell'aspetto e al suo portafoglio, riesce a procurarsi da più parti. Mentre sullo sfondo Parigi viene rivoltata dai moti repubblicani, è l'animo stesso di Frédéric ad essere sconvolto: impossibilitato a pensare ad altro che a quella sua passione, il giovane passerà la sua vita in un'eterna inconclusione. Gli studi verranno presi e abbandonati più volte, i suoi interessi politici cambieranno spesso direzione, le sue velleità artistiche serviranno solamente per avvicinarsi a questa o a quell'altra persona. Solamente i suoi sentimenti saranno costantemente al centro: intorno a Frédéric graviteranno, oltre a Madame Arnoux, le figure di tre donne, completamente differenti fra loro. Da Rosanette, donna equivoca, spiantata e amante di un po' tutta l'alta società parigina (compreso il marito della Arnoux); alla giovane Louise, figlia del ricco vicino di casa della madre di Frédéric, la quale Louise, vissuta sempre in campagna e dunque inesperta del bel mondo, riuscirà a strappare una promessa di matrimonio a un Frédéric che nel segreto quasi la deride; e infine la signora Dambreuse, di molto più grande del giovane, che lo accoglierà come amante e poi, alla morte dell'anziano marito, gli offrirà la sua mano e tutto il suo inestimabile patrimonio. Ma anche questi rapporti per Frédéric non avranno alcun risultato: quando Madame Arnoux, oramai cinquantenne, gli si presenterà casualmente, oramai con i capelli grigi e sconvolta dalla povertà a cui il marito l'ha portata, lui non mancherà di dichiararle ancora una volta il suo amore.

    Flaubert non concederà però al suo personaggio un finale felice, dimostrando così l'inconcludenza di tutta la sua vita, e terminerà il suo racconto con l'incontro fra un Frédéric oramai quarantenne e l'amico di lunga data Deslauriers. I due rimpiangeranno gli anni perduti dietro ad avventure sentimentali che poco gli hanno lasciato, ricordando fra gli altri un insignificante avvenimento della prima gioventù, quando, ancora inesperti, si erano avventurati in "un luogo di perdizione" per la loro prima esperienza sessuale, finita in un nulla di fatto:
    «Non abbiamo mai avuto niente di meglio, dopo,» disse Frédéric.
    «Già, forse hai proprio ragione: non abbiamo avuto di meglio,» disse Deslauriers.

    Ed è su quel "niente di meglio" che la storia di Frédéric si interrompe, portando a termine quell'educazione sentimentale che i due giovani non sono riusciti ad avere. O forse, viste le tante vicende amorose che il libro ci racconta, nessuna finita bene, l'idea è che un'educazione sentimentale sia ciò che è mancato un po' a tutti i protagonisti di questo romanzo.

    (Quattro stelle e mezza)

    ha scritto il 

  • 0

    Imprescindibile.

    Quando ci si avvicina a un testo del genere, lo si legge e poi si tenta di dire due parole al riguardo, il rischio è sempre quello di spararla grossa o di ripetere quanto già detto da persone più qual ...continua

    Quando ci si avvicina a un testo del genere, lo si legge e poi si tenta di dire due parole al riguardo, il rischio è sempre quello di spararla grossa o di ripetere quanto già detto da persone più qualificate. Ma ci provo lo stesso.

    Ho intervallato la lettura dell'Education sentimental in francese con la traduzione (ottima) del Meridiano, giusto per godermi appieno la splendida lingua flaubertiana e la sua maniacale ricerca del "mot parfait". Scontato dire che leggerlo in lingua rappresenta un'impresa tanto difficoltosa quanto bella: ammetto però che senza la versione italiana forse non ce l'avrei fatta a portarlo a termine.

    Entrando dentro al romanzo, già so che mi farà l'effetto di Madame Bovary, ossia quello del "sì, bellissimo, ma che fatica" che poi diventa "sì ma che bella fatica", per poi passare a "va bene, fondamentale, stupendo, ma la mia letteratura sta altrove"; infine, arriviamo alla fase in cui stralci e passi del libro tornano alla mente e prende la voglia di risfogliarlo a più riprese; ed è quello il momento in cui uno pensa "no, va be': capolavoro imprescindibile, punto e basta". Tutte le volte in cui mi è capitato di rileggere o di ripensare al capitolo dei comizi agricoli di Mme Bovary mi sono vergognato moltissimo delle mie ridicole velleità letterarie e di quelle altrui. Lo stesso è accaduto con l'Educazione sentimentale, e so che questo accadrà altre volte ancora.

    Ma insomma, cosa c'è di tanto bello in questo romanzo?
    Diciamo tutto.
    Vogliamo parlare della scrittura? Non c'è un periodo che somigli anche alla lontana a quello letto due righe sopra, eppure siamo dinanzi a uno stile riconoscibilissimo: raffinato, vario, con un ritmo che non si vede ma che è presente e fa mostra di sé in ogni segno d'interpunzione.
    Ma parliamo pure delle tematiche.
    L'autore avrebbe voluto scrivere un romanzo sul niente. Non so dire se ci sia riuscito, ma il niente di Flaubert corrisponde senza dubbio a un "tutto"; ovvio: sempre se si guarda alla miseria umana. Perché, in fondo, cosa succede qui? C'è un protagonista, Frederic Moreau, davanti al quale uno Zeno Cosini o un Vitangelo Moscarda potrebbero apparire come degli eroi romanzeschi, altro che inetti.

    L'inetto qui è Frederic, forse il primo della Storia, anticipatore del modernismo e sabotatore di tutti gli schemi del racconto di formazione. Incapace di trovare un posto nel mondo, rassegnato all'idea di un amore impossibile benché corrisposto, chiuso nel circolo vizioso di altre relazioni strumentali o ideali ma sempre prossime e poi schiacciate da quel suo primo e unico innamoramento. Non si capisce bene cosa combini questo qui: studia legge ma l'abbandona (come Flaubert), vorrebbe fare lo scrittore, poi l'artista; vorrebbe frequentare certi ambienti di Parigi e apparire di fronte alla platea dell'alta borghesia come persona limpida e inserita alla perfezione in quel mondo, quando in realtà la sua casa è la campagna, dove lo attende un vecchio amore infantile, che amore poi non è, e una madre sempre più vecchia e malata alla quale consuma tutto il patrimonio, pezzo per pezzo.

    Ma quanto è idiota, nel senso dostoevskiano del termine, Frederic? Non meno dei personaggi e delle figure che lo circondano, che si rivelano sempre più abbiette e calcolatrici man mano che il lettore ne fa la conoscenza. Alla fine, la purezza sta probabilmente solo nel cuore di Frederic e in quella signora Arnoux che ha amato sin dal primo istante. E in quanto puro, questo anti-eroe non può che risultare sconfitto, malgrado quel finale meraviglioso e acceleratissimo, tanto amato da Proust, nel quale lui, non più ragazzo da tempo, ritrova l'amico di sempre Deslausiers, anch'egli fagocitato e rigettato dalla vita; e non si capisce infatti fino a che punto sia vero e sincero il loro sentimento d'amicizia. Questo, il narratore chirurgico e (più o meno) distaccato dell'Education lo lascia al lettore. Forse.

    Diceva Flaubert: "Madame Bovary c'est moi". Lapalissiano aggiungere che Frederic Moreau ne è l'ideale completamento, e come la signora Bovary anche lui si nasconde dentro ognuno di noi.

    Potete leggerne anche qui: https://pignette.wordpress.com/2015/11/04/leducazione-sentimentale-di-un-inetto/

    ha scritto il 

  • 3

    Devo essere onesto: l'ho trovato un romanzo "ottocentesco" nel senso più cliché del termine.
    Flaubert racconta le vicende di Frédéric Moreau e al tempo stesso racconta la Francia di Luigi Filippo e la ...continua

    Devo essere onesto: l'ho trovato un romanzo "ottocentesco" nel senso più cliché del termine.
    Flaubert racconta le vicende di Frédéric Moreau e al tempo stesso racconta la Francia di Luigi Filippo e la sua transizione verso la repubblica dopo la rivolta del 1848, un'analisi storica nella quale nessuno si salva e che trasmette l'immagine di una società piuttosto vacua ed egoista.
    A differenza della vicenda di Emma Bovary, la cui perfezione formale è tale da rendere comunque interessante la lettura, qui la lunghezza infinita della narrazione, le descrizioni ossessive e l'insistenza del tono distaccato da osservatore realista finiscono col diventare un po' pesanti.
    Interessante come analisi sociale della Francia intorno alla metà del XIX secolo.

    ha scritto il 

  • 1

    Perdita di tempo

    Leggere questo romanzo è stata una fatica dall'inizio alla fine perché, in tutto il libro, non succede ASSOLUTAMENTE NULLA!! Il personaggio, noioso e inutile, ama una donna sposata e non si dichiara m ...continua

    Leggere questo romanzo è stata una fatica dall'inizio alla fine perché, in tutto il libro, non succede ASSOLUTAMENTE NULLA!! Il personaggio, noioso e inutile, ama una donna sposata e non si dichiara mai. L'assenza di trama, lo stile pesante, le digressioni politiche insopportabili, i capitoli interminabili e le descrizioni esasperanti mi hanno fatto odiare questo libro. Rispetto al bellissimo Madame Bovary, una delusione.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Hai un bel dirti è lui, è lei, è quell'altro, quell'altra, è la borghesia, il popolo, l'aristocrazia, il 1840, la Francia.
    La verità è che arrivi alla fine di questa carrellata di parassiti, cialtroni ...continua

    Hai un bel dirti è lui, è lei, è quell'altro, quell'altra, è la borghesia, il popolo, l'aristocrazia, il 1840, la Francia.
    La verità è che arrivi alla fine di questa carrellata di parassiti, cialtroni, ipocriti, furbastri, profittatori, puttane, vili, velleitari (Ah, c'è un bravo ragazzo: fa una brutta fine. Ah, c'è un neonato: muore), e ti viene voglia di rincantucciarti in fondo al tuo letto e non uscirne mai più; pensi che sei una scellerata ad avere avuto dei figli (maschi, pure) e valuti se non sarebbe stato assai meglio non essere mai nata.
    Perchè insieme a Frédéric sei tu che vieni educato, sono le tue illusioni che vengono polverizzate, è il tuo sguardo che viene reso irrimediabilmente opaco ad ogni bene possibile dall'arte suprema dell'autore.
    Uno che non cede mai alla tentazione di mettersi ad un livello diverso dai suoi personaggi, e scrivendo inesorabilmente come loro pensano, fonde a tal punto narratore, storia e personaggi (il che rende inservibili -e vagamente ridicole- tutte quelle chiacchiere sul narratore diegetico/extradiegetico a riprova che gli artisti grandi sono sempre sette leghe avanti ai teorici) da non lasciarti alcuna via di fuga, alcuna remota possibilità anche solo di pensare che il mondo sia meglio di così.

    Ha un bel dire il buon Agostino che il male è solo assenza di bene.

    Solo??

    Io, il posto più simile all'inferno che riesca a immaginare è la mente di Gustave Flaubert.

    ha scritto il 

  • 4

    "l'educazione sentimentale" racconta di un giovane uomo – così viene definito nel sottotitolo dell’opera – Frederic Moreau che dispone di una discreta rendita, che via via sperpera tuttavia continuand ...continua

    "l'educazione sentimentale" racconta di un giovane uomo – così viene definito nel sottotitolo dell’opera – Frederic Moreau che dispone di una discreta rendita, che via via sperpera tuttavia continuando a vivere nell’agio, che insegue vaghi ideali di successo personale come artista ed è follemente innamorato della signora Annoux, moglie di un editore poi ceramista godereccio e cialtrone, il signor Annoux. Mentre continua ad amare la signora Annoux, vive con una sgualdrinella (cocotte), Rosanette e ha una storia che per un pelo non finisce in un matrimonio con una nobildonna ricca, la signora Dambreuse. Per metà libro tuttavia Flaubert descrive la passione inappagata del protagonista. Poi lui conosce l’amore, anche se le sue storie sentimentali sono tutte diversioni dall’oggetto del suo amore, madame Annoux, con la quale non riesce mai a congiungersi, benché le dichiari varie volte il suo amore e lei verso la fine faccia altrettanto. Insomma, Frederic racconta il suo fallimento, nell’amore ma pure nella vita.
    insomma,la storia di un uomo mediocre...tipo bel-ami,forse peggio!
    secondo me è un libro molto affascinante e pieno di verità e poi mi ha colpita perché è un’opera autobiografica,almeno alla lontana...
    opere come questa le apprezzi solo se riesci a distaccarti moralmente nei confronti del personaggi e a godere solamente del realismo della narrativa...cosa che, non sono riuscita a fare purtroppo: 4 stelle. da leggere !

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante dal punto di vista storico, è il 1848! Nonostante i tanti nomi e i complicati eventi storici, Flaubert non si perde mai e non ci perdiamo mai neanche noi leggendo, fila tutto liscio. Tutt ...continua

    Interessante dal punto di vista storico, è il 1848! Nonostante i tanti nomi e i complicati eventi storici, Flaubert non si perde mai e non ci perdiamo mai neanche noi leggendo, fila tutto liscio. Tuttavia, che tedio mostruoso seguire questi personaggi privi di qualunque interesse!

    ha scritto il 

  • 5

    “I cuori femminili sono come quei mobiletti pieni di scomparti segreti, di cassettini nascosti uno dentro l’altro: ci si affanna, ci si rompe le unghie, e poi in fondo si trova soltanto qualche fiore secco, un po’ di polvere o addirittura il vuoto.”

    Un romanzo poderoso (e ponderoso) la cui lettura impegna e richiede attenzione , ma che mi ha lasciato ampiamente soddisfatto.
    Infatti l'autore , grazie ad uno stile espositivo di grande eleganza ed e ...continua

    Un romanzo poderoso (e ponderoso) la cui lettura impegna e richiede attenzione , ma che mi ha lasciato ampiamente soddisfatto.
    Infatti l'autore , grazie ad uno stile espositivo di grande eleganza ed efficacia, dimostra un'eccezionale bravura nel portarci a spasso nella Parigi della seconda metà dell' '800 (ed è un peccato non essere parigini perché il piacere della lettura sarebbe sicuramente ancora maggiore) attraverso i diversi personaggi maschili e femminili che , così sontuosamente raffigurati , danno vita alle vicende descritte lasciandoci liberi di condividerne oppure di criticarne il comportamento , a cominciare proprio da quello del protagonista , il giovane Federico Moreau , vittima di un'infatuazione folle per la bella quanto irraggiungibile Maria , ma pure soggiogato dalla conturbante Rose-Anne “La Marescialla” oltre che dalla ricca Madame Dambreuse , però a sua volta oggetto di un grande amore , da lui non ricambiato , da parte della giovane Luisa .
    Ma chi , anche in virtù del titolo , pensasse solo ad una delle tante storie di intrecci impossibili e contrastati , così sfruttate nelle opere letterarie di tutti i tempi , avrebbe una visione parziale dell'opera perché la narrazione , che si sviluppa in tre parti , è anche un superbo affresco sul panorama politico , culturale e sociale dell'epoca riservando molte ed intensissime pagine ai violenti moti rivoluzionari del 1848 contro la monarchia , poi brutalmente sedati nel sangue .
    Insomma un romanzo epocale quanto maestoso che descrivendo la formazione amorosa di un poco determinato ed ondivago giovane borghese , mette soprattutto a fuoco le speranze , le illusioni , le aspettative , molte delle quali completamente deluse , di un'intera generazione.

    ha scritto il 

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