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L'educazione sentimentale

Di

Editore: Opportunity Books

4.0
(1907)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Catalano , Greco , Olandese

Isbn-10: 8881111349 | Isbn-13: 9788881111343 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Cofanetto

Genere: Fiction & Literature , History , Romance

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Descrizione del libro
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  • 5

    Mi sono avvicinata a questo libro convinta di leggere il capolavoro di Flaubert, ma poi mi sono accorta che non era l’edizione del 1869, bensì quella del 1845, tradotta da Giorgio Caproni. Protagonisti sono infatti Henri e Jules, due amici con sensibilità molto diverse .
    Ho letto e rilet ...continua

    Mi sono avvicinata a questo libro convinta di leggere il capolavoro di Flaubert, ma poi mi sono accorta che non era l’edizione del 1869, bensì quella del 1845, tradotta da Giorgio Caproni. Protagonisti sono infatti Henri e Jules, due amici con sensibilità molto diverse .
    Ho letto e riletto molti punti poiché volevo fissare espressioni, pensieri, sensazioni… e non ho resistito alla tentazione di sottolineare alcune frasi. Davvero superba la caratterizzazione dei personaggi!!
    Se questa edizione è considerata un’opera minore,l’opera maggiore sarà fantastica!
    Sono così curiosa che la leggerò al più presto… 

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro si può dividere in due parti :la prima più noiosa dove e' difficile farsi piacere un personaggio come Federico ; la seconda più scorrevole che non vi fa amare di più Federico ma almeno lo fa uscire dall'apatia w la monotonia di un unico amore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    All'inizio, e per buona parte del romanzo, il protagonista, Frédéric Moreau, mi ha suscitato un'istintiva antipatia; mi sembrava uno smidollato, un individuo le cui buone o cattive azione fossero determinate dagli eventi esterni e mai dalla sua volontà. Poi, mettendo da parte i miei pregiudizi, h ...continua

    All'inizio, e per buona parte del romanzo, il protagonista, Frédéric Moreau, mi ha suscitato un'istintiva antipatia; mi sembrava uno smidollato, un individuo le cui buone o cattive azione fossero determinate dagli eventi esterni e mai dalla sua volontà. Poi, mettendo da parte i miei pregiudizi, ho capito che si trattava di un giovane di vent'anni, libero e benestante, dunque senza preoccupazioni di natura materiale, e alla ricerca del soddisfacimento del proprio piacere inteso come unica via per la felicità. Attraverso le sue storie amorose ho visto la natura, sempre attuale, di varie tipologie femminili. Per quanto riguarda lo stile, non ho apprezzato le lunghe e dettagliate descrizioni che mi facevano perdere il filo del racconto; mentre ho apprezzato il linguaggio veritiero e mai edulcorato dell'autore anche a riguardo di situazioni scabrose, il che rende il romanzo davvero moderno. Va detto, infine, come spesso il racconto prenda delle svolte improvvise e impensabili, una cosa decisamente inconsueta. Ad ogni modo, un romanzo che lascia il segno e che va a lungo meditato, specie se lo si legge da giovani.

    ha scritto il 

  • 5

    Flaubert è Flaubert e per quanto il capolavoro assoluto sia Madame Bovary è indubbio che L'educazione sentimentale debba entrare di diritto nel pantheon dei grandi. Oltre alla tecnica innovativa (la realtà presentata attraverso gli schemi interpretativi del protagonista) oltre alla costruzione de ...continua

    Flaubert è Flaubert e per quanto il capolavoro assoluto sia Madame Bovary è indubbio che L'educazione sentimentale debba entrare di diritto nel pantheon dei grandi. Oltre alla tecnica innovativa (la realtà presentata attraverso gli schemi interpretativi del protagonista) oltre alla costruzione del personaggio poco eroico di Frédéric, che appare sfaccettato, mutevole e decisamente portato alla menzogna e all'autoinganno, qui abbiamo un affresco preciso della società francese di metà Ottocento, della turbolenta situazione politica parigina (le famigerate rivoluzioni del '48) ma anche dei modi, delle usanze, delle parole che appartengono alla borghesia cittadina e provinciale. Vengono tratteggiati inoltre i contorni di una elementare ma forse archetipica struttura della psicologia "sentimentale" maschile.
    Le belle speranze del giovane Frédéric, di cui seguiamo la parabola evolutiva -appunto- sono destinate a incepparsi contro i diversi scogli rappresentati dalla dura realtà e tuttavia la sostanza romantica del personaggio: il suo attaccamento al primo amore (mai approfondito, mai consumato) e quello per l'amico Deslauries (un discreto farabutto, in realtà, profittatore senza tanti scrupoli) rimangono inscritti in un orizzonte ideale dove il periodo migliore della vita è collocato nell'adolescenza più acerba, quando l'imbarazzata fuga dei due imberbi giovanetti (Frederic e l'amico) dall'agognato postribolo viene commentato con "Non abbiamo avuto di meglio". Il meglio cioè è quel che non viene vissuto, quel che non viene raccontato; insomma quello "spazio bianco" che, secondo Proust, è la parte migliore del romanzo: un improvviso salto di tempi e vicende che, dopo molte pagine dedicate a raccontare una meticolosa sequela di eventi, viene scritto così:
    "Viaggiò.
    Conobbe la malinconia dei piroscafi, i freddi risvegli sotto le tende, lo smarrimento dei paesaggi e delle rovine, l'amarezza delle amicizie interrotte.
    Ritornò".
    Partecipò alla vita di mondo ed ebbe altri amori. "

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/08/16/leducazione-sentimentale-gustave-flaubert/

    “Voleva gettarsi ai suoi piedi: ma qualcosa scricchiolò nel corridoio e gli mancò il coraggio.
    A trattenerlo c’era anche una specie di timore religioso. Quella veste che si confondeva con le tene ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/08/16/leducazione-sentimentale-gustave-flaubert/

    “Voleva gettarsi ai suoi piedi: ma qualcosa scricchiolò nel corridoio e gli mancò il coraggio.
    A trattenerlo c’era anche una specie di timore religioso. Quella veste che si confondeva con le tenebre gli sembrava smisurata, infinita, impossibile a sollevarsi; e proprio per questo, il suo desiderio cresceva. Ma la paura di fare troppo o di non fare abbastanza gli toglieva ogni discernimento.
    “Se le dispiaccio”, pensava, “che sia lei a cacciarmi via; se non le sono indifferente, tocca a lei incoraggiarmi!”
    E con un sospiro, disse:
    - Allora, voi non ammettere che si possa innamorarsi di una donna?
    Lei rispose: - Se è da sposare, la si sposa: e se appartiene a un altro, ci si allontana.
    - E così, la felicità non è possibile?
    - Non voglio dire questo. Però non la si trova certo nella menzogna, nelle inquietudini, nel rimorso.
    - Che cosa importa, se ci ricompensa con gioie sublimi?
    - È un’esperienza che costa troppo.
    Cercò di attaccarla con l’ironia.
    - Virtù, allora, non sarebbe altro che vigliaccheria!
    - Dite piuttosto chiaroveggenza. Anche per quelle che arrivassero a dimenticare il dovere e la religione, sarebbe sufficiente il buon senso. E l’egoismo costituisce una base solida per la saggezza.
    - Son proprio borghesi, i vostri principi!
    - Non ho mai preteso di essere una gran dama.
    In quel momento entrò di corsa il bambino.
    - Mamma, non vieni a mangiare?
    - Sì, subito.
    Frédéric si alzò, mentre arrivava anche Marthe.
    Non poteva risolversi ad andare via; e, con uno sguardo supplichevole: - Le donne di cui parlate sono proprio del tutto insensibili?
    - No, ma sorde quando necessario.
    (Gustave Flaubert, “L’educazione sentimentale”

    Il mio primo incontro con Flaubert non fu entusiasmante, perché “Madame Bovary” non mi colpì. Ho talvolta pensato di rileggerlo, perché magari non era il momento “adatto”, ma finora non l’ho fatto. “Bouvard e Pécuchet”, invece, mi piacque di più. Tornando all’attualità, scrivo subito che “L’educazione sentimentale” mi ha sorpreso in positivo e che, al netto di qualche descrizione paesaggistica che non mi è andata giù (ma ciò fa parte di un discorso più generale, quello tra me e le descrizioni paesaggistiche), lo considero un grande romanzo. Flaubert ne scrisse una prima edizione oltre vent’anni prima di quella che poi fu la definitiva, edita nel 1869.
    Il romanzo è considerato un fulcro della sua produzione e la lettura appena fatta mi ha fatto comprendere il perché. Il protagonista principale è il giovane Frédéric Moreau, del quale cominciamo a seguire le vicende sentimentali nel 1840, appena diciottenne, e che accompagniamo fino a un’età più matura, seguendolo nel suo percorso di educazione (o diseducazione) sentimentale. Se il romanzo si limitasse a narrarci le vicende di cuore del giovane, potremmo definirlo un classico “romanzo di formazione”; Flaubert, però, non si limita a questo, ma inserisce la vicenda del singolo all’interno di una cornice storica rappresentata dai moti rivoluzionari del 1848 e da ciò che ne seguì. Inoltre, Frédéric è attorniato da una serie di personaggi che rendono il romanzo corale e più avvincente. In primo luogo, le donne che costituiscono il percorso dell’educazione sentimentale del protagonista, molto diverse tra loro. Innanzitutto M.me Arnoux, che rappresenta l’amore ideale, quello totalizzante e irraggiungibile per eccellenza, la donna alla quale Frédéric non sa dichiararsi, il sogno che, qualora diventasse realizzabile, sarebbe degradato e che quindi è destinato a restare in una sfera di nostalgia e rimpianto non rimediabile. Rosanette invece è la cortigiana svampita, “convinta che il Libano fosse in Cina”; poi c’è la signora Dambrouse, la donna di classe che è anche un mezzo per introdursi negli ambienti che contano; infine Louise, la giovane e ingenua ragazza di campagna.
    Come scritto, l’educazione sentimentale di Frédéric s’intreccia a vicende sociali più ampie e gli altri personaggi, oltre che impelagarsi anch’essi nelle questioni di cuore, sono esponenti di tipologie umane che, mutato ciò che c’è da mutare, non appartengono certo solo all’epoca in cui è ambientato il romanzo. Deslauriers è il povero che smania di diventare ricco e non si preclude mezzi per il suo fine; Dussardier è il rivoltoso ingenuo, convinto davvero che la lotta politica possa mutare in meglio il mondo; Pellerin è l’artista in perenne ricerca di ispirazione; Arnoux è il marito della donna idealizzata da Frédéric, maldestro commerciante d’arte; poi ci sono i giornalisti in cerca di collocamento che fiutano il vento politico, cospiratori che si riuniscono al “Circolo dell’intelligenza” non mostrando di rendere onore al nome, e tanti altri soggetti che Flaubert ritrae con maestria, alternando ironia, sarcasmo e compassione umana.
    Ho l’impressione che se l’avessi letto un paio di decenni fa, l’avrei apprezzato ancora di più, ma siccome non posso saperlo, mi fermo qua, evito le inutili elucubrazioni mentali che potrebbero portarmi “fuori tema” e mi limito a confermare che “L’educazione sentimentale” mi è piaciuto molto.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Quotes

    Cap. 1 - Parte I
    Frédéric pensava alla camera che avrebbe occupato al paese, alla trama di un dramma, a soggetti di quadri, alle passioni a venire. Gli sembrava che la felicità, dovuta alla sua anima d'eccezione, tardasse a venire.

    Cap. 3 - Parte II
    Infatti, im ...continua

    Cap. 1 - Parte I
    Frédéric pensava alla camera che avrebbe occupato al paese, alla trama di un dramma, a soggetti di quadri, alle passioni a venire. Gli sembrava che la felicità, dovuta alla sua anima d'eccezione, tardasse a venire.

    Cap. 3 - Parte II
    Infatti, immergendosi nella personalità altrui, ci si dimentica della propria, e questo forse è il solo modo per non soffrirne.

    E le cose fantasticate diventavano alla fine talmente precise che lo lasciavano desolato come se le avesse perdute.

    Cap. 6 - Parte II
    Si diceva che un'occasione favorevole si può sempre ripresentare, mentre a un'imprudenza è impossibile porre riparo.

    Cap. 6 - Parte III
    C'e un momento nelle separazioni in cui la persona amata non è già più con noi.

    Cap. 7 - Parte III
    Avevano fatto fiasco tutti e due, quello che aveva sognato l'amore e quello che aveva sognato il potere. E le ragioni, quali erano state?
    "Forse la mancanza di una linea precisa..." disse Frédéric.
    "Per te, può anche essere. Io invece ho peccato proprio per eccesso di linearità: non ho tenuto conto delle mille cose secondarie, che sono poi le più importanti di tutte. Io ho avuto troppa logica, tu troppo sentimento."

    ha scritto il 

  • 5

    Persino a un uomo senza qualità come il giovane Federico, uno studente destinato a divenire un indolente mestierante del diritto, può capitare di incontrare l'unico motivo per cui valga la pena vivere, nel suo caso Madame Arnoux. Intorno a quest'unico, immenso amore, si svolgeranno le sue peripez ...continua

    Persino a un uomo senza qualità come il giovane Federico, uno studente destinato a divenire un indolente mestierante del diritto, può capitare di incontrare l'unico motivo per cui valga la pena vivere, nel suo caso Madame Arnoux. Intorno a quest'unico, immenso amore, si svolgeranno le sue peripezie di cacciatore di dote e frequentatore di cattive amicizie, sullo sfondo della Parigi della seconda metà dell'Ottocento.

    ***

    Iniziando questo libro non immaginavo di incontrare un capolavoro. Era infatti da tempo che mi ero ripromesso di leggere un articolo di Marcel Proust vecchio di quasi un secolo, A proposito dello stile di Flaubert, e dato che quell'articolo si basa principalmente su questo libro, dovevo prima leggere l'opera. Così in un colpo solo mi sono imbattuto in due capolavori: il libro e l'articolo che ne parla, un esempio assoluto di come si debba fare critica letteraria. Le cose da dire sull'Educazione sentimentale sono quasi tutte scritte nell'articolo, comodamente accessibile all'interno dell'edizione Newton Compton di Tutti i romanzi di Flaubert. Il libro invece sarebbe meglio leggerlo nella splendida traduzione di Raboni, editore Garzanti.

    ***

    Ho detto che le cose da dire sono "quasi tutte" in quell'articolo perché almeno in un social posso prendermi la libertà di scrivere anche qualche cosa di mio. Capita spesso con i grandi autori che non si riesca a spiegare esattamente cosa colpisca della loro scrittura. Oltre a tutto quello che ha già scritto Proust, mi sento di aggiungere almeno un paio di elementi.

    1) la scrittura di Flaubert impressiona per la forza che trasmette agli oggetti. Le cose che si vedono, che si toccano, che profumano e che si ascoltano, attraverso il suo stile producono nel lettore impressioni forti almeno quanto quelle che vivono i personaggi. Come riesca a ottenere questo effetto può essere comprensibile attraverso qualche esempio che metto qui sotto, grazie ai testi digitali non è più necessario ricordarsi tutto a memoria come Proust, basta fare un "cerca" e si troveranno facilmente nel libro:
    "Finalmente la nave partì; e le due rive cominciarono a svolgersi come due larghi nastri trascinando via la loro processione di magazzini, fabbriche, cantieri."
    "Nelle ceste dei mercanti i fiori aprivano i loro petali perché lei li scegliesse al suo passaggio"
    "Fichi, pere, uva e certe grossissime ciliegie, primizie dei coltivatori parigini, formavano acute piramidi dentro le fruttiere..."
    Sarebbe evidentemente molto più semplice scrivere che il protagonista vedeva le rive, i fiori e la frutta. Rendere invece le cose protagoniste di azioni, cioè soggetti di predicati verbali, amplifica di molto il loro potere di impressionare l'occhio di chi le guarda, e di riflesso noi che attraverso l'occhio del personaggio seguiamo la storia.

    2) nell'articolo di Proust non si dà rilievo a un espediente che Flaubert usa spesso, e che secondo me è una delle principali chiavi del suo personalissimo stile. Se è vero che le emozioni vengono veicolate attraverso la cronaca delle cose e delle persone che si vedono, l'autore in realtà è sempre pronto a suggerirci l'ottica attraverso cui percepirle. In questo senso uno dei suoi mezzi preferiti è quello di affiancare al sostantivo della cosa/persona descritta un'aggettivazione che non serve a qualificarla oggettivamente, ma a suggerire, o piuttosto imporre, un punto di vista per ricavarne giudizi/impressioni positive o negative. Ecco qualche esempio:
    "Quell'allegria scatenata l'agghiacciava già sulla soglia. In più, lo inibiva il timore di qualche amarezza pecuniaria, nella convinzione che cenare in compagnia d'una mascherina comportasse di per sé delle spese notevoli..."
    "Federico si sentiva stringere il cuore dalla volgarità delle facce, dalla stupidità dei discorsi, dalla soddisfazione imbecille che trasudava da quelle fronti luccicanti..."
    "Federico, abituato alle maniere smorfiose delle signore borghesi di provincia, non aveva mai visto in una donna tanta scioltezza di modi, quella semplicità che è, in effetti, un indice di raffinatezza e che gli ingenui scambiano per una manifestazione di subita simpatia."
    "Dato che le decisioni eccessive non gli costavano molto, aveva giurato a se stesso di non tornare mai più a Parigi, e di non cercare nemmeno d'aver notizie di Madame Arnoux."
    "Federico non si fece più vedere a casa loro; e per distrarsi dalla sua calamitosa passione, adottando il primo argomento che gli venne in mente, decise di dar mano a una Storia del Rinascimento."
    "Il marcio di quei vecchioni lo esasperava; e trascinato dal coraggio spavaldo che s'impadronisce, a volte, dei più timidi, attaccò i finanzieri, i deputati, il governo, il Re..."
    Se era per l'esercizio di una scrittura povera di metafore che Flaubert non andava troppo a genio a Proust (almeno così sostiene nell'articolo), è invece per l'uso così personale dell'aggettivo che accosto Flaubert a un altro autore per me grandissimo, cioè Scott Fitzgerald.

    ***

    Che un motivo un po' più profondo per cui Proust dichiara che Flaubert non rientra tra i propri autori preferiti, è, sempre secondo la mia opinione personale, la volontà di non confessare che in realtà l'Educazione sentimentale può essere considerata un modello ispiratore della Recherche almeno per due temi fondamentali: l'azione del tempo che trascorre e l'elaborazione personale dell'innamoramento, secondo la formula che Proust stesso arrivò a riassumere stringatamente: propria idea di amore + lontananza dalla persona amata.

    ha scritto il 

  • 4

    La desilusión

    Novela cumbre, de estilo magistral en el que destaca la tristeza de sus desenlaces que la podrían haber titulado como otra grande de la literatura francesa "las ilusiones perdidas". Frederic Moreau tiene toda la vida y toda la ambición por delante, aspira a todo y al gran amor, que se va convirti ...continua

    Novela cumbre, de estilo magistral en el que destaca la tristeza de sus desenlaces que la podrían haber titulado como otra grande de la literatura francesa "las ilusiones perdidas". Frederic Moreau tiene toda la vida y toda la ambición por delante, aspira a todo y al gran amor, que se va convirtiendo en un amor imposible a la vez que la vida se va aburguesando y tiende al aburrimiento o la indiferencia. Quizás sólo nos quede el recuerdo amable de lo que no pudo ser.

    ha scritto il 

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