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L'estate alla fine del secolo

Di

Editore: Dalai (Romanzi e racconti; 541)

4.0
(288)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 285 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8866202126 | Isbn-13: 9788866202127 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Nell’ultima estate del XX secolo un nonno e un nipote si incontrano per la prima volta, dopo che una lunga serie di incomprensioni famigliari li ha tenuti distanti. Il nonno, ebreo, nato il 5 settembre 1938, giorno in cui in Italia vengono promulgate le leggi razziali, ha trascorso la propria vita senza sentirsi autorizzato a esistere. Ormai anziano, ha scelto la piccola borgata di montagna dove durante la guerra aveva trascorso la clandestinità con la famiglia, per uccidersi. Il ragazzino, un adolescente sensibile ed estroverso che viene affidato a lui perché il padre, malato, deve sottoporsi a una delicata terapia, entra in quell’ultima stagione del vecchio in modo perentorio e imprevisto. E mentre sulle rive del lago artificiale in cui si specchia il paesino riceve la sua iniziazione alla vita, riuscirà, forse, a far uscire il nonno dalla sua condizione di fantasma. Il nuovo romanzo di Fabio Geda è una storia narrata a due voci – quella del nipote ormai diventato adulto e quella del nonno – dove il mondo innocente dei bambini, tema tanto caro all’autore, si incontra con quello dei vecchi «dipingendo» un abbraccio tra l’inizio e la fine della vita. Ancora una volta una parte della vicenda – quella del nonno – ha una forte componente reale… ma il perché verrà spiegato in seguito.
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  • 4

    Sarà che sono affezionato a mio nonno che non c'è più, ma queste pagine le ho divorate in pochi giorni. Un bel libro, una bella storia, una lettura godibilissima. Due figure affascinanti, un nonno e un nipote; in mezzo tanti altri rapporti, tra genitori e figli, tra fratelli, tra amici, tra amant ...continua

    Sarà che sono affezionato a mio nonno che non c'è più, ma queste pagine le ho divorate in pochi giorni. Un bel libro, una bella storia, una lettura godibilissima. Due figure affascinanti, un nonno e un nipote; in mezzo tanti altri rapporti, tra genitori e figli, tra fratelli, tra amici, tra amanti, tra conoscenti, a volte facili, a volte complessi, come nella vita d'altronde. La maggior parte del libro è ambientato in Liguria, ma compaiono anche quadri siciliani e piemontesi. E poi alcune cose che amo: la montagna, i fumetti, la materia, i libri, le solitudini, il lago, il passato. Il tutto condito dalla sapienza narrativa di Fabio Geda che avevo già potuto apprezzare in “Nel mare ci sono i coccodrilli”: “Io, allora, mi sedevo di lato, così da scorgere un riflesso di luce nei suoi occhi, perché era come se lì si rispecchiasse una storia che, in qualche modo, era anche mia. Mi cercavo in lui, nelle rughe, nei gesti, nelle unghie e nell'odore, ma quasi mai mi trovavo. Mentre lo sguardo – perdio – quello era mio: ne avrei riconosciuto l'inclinazione e il peso tra mille. Solo la direzione era diversa. Io mi perdevo nel futuro. Lui in ciò che era stato.”

    ha scritto il 

  • 5

    voto 9 e mezzo

    Ho comprato questo ebook perché era in promozione, consigliato nel gruppo di lettura di cui faccio parte. Poi l'ho lasciato lì. L'ho iniziato casualmente, perché non mi ero portata in treno il libro cartaceo che stavo leggendo. E mia ha subito avvinta.
    E' una storia semplice, senza eventi e ...continua

    Ho comprato questo ebook perché era in promozione, consigliato nel gruppo di lettura di cui faccio parte. Poi l'ho lasciato lì. L'ho iniziato casualmente, perché non mi ero portata in treno il libro cartaceo che stavo leggendo. E mia ha subito avvinta.
    E' una storia semplice, senza eventi epocali né eroi o supereroi. La storia di un dodicenne siciliano che, nell'estate del 1999, a causa di una malattia del padre deve trasferirsi per qualche mese dal nonno in LIguria. Un nonno di cui nessuno gli aveva mai parlato, un uomo ombroso, fatto di silenzi. Nonno e nipote si scrutano, poi cominciano ad avvicinarsi. Le loro storie, scritte in prima persona, vanno parallele, e davvero ammirevoli sono le loro voci, diverse e uniche. Il nonno semplice e brusco, il nipote fluente e colto. Ne esce un quadro nel quale ho camminato, mi sono commossa, ho sorriso. La storia del nonno ebreo, nato il giorno in cui vennero promulgate le leggi razziali, ci catapulta nel mondo dei fuggiaschi, coloro che in qualche modo riuscirono a evitare i campi di concentramento ma vennero derubati delle loro vite al punto da perdere se stessi. La storia del nipote è un romanzo di formazione fulgido, fatto dei colori della Sicilia e delle atmosfere dell'entroterra ligure. Mi è piaciuto molto il correre su e giù nel tempo, le escursioni nel futuro che mi hanno consolata.
    Una scrittura eccellente, di un autore che leggerò ancora.

    ha scritto il 

  • 4

    Di ebrei, fantasmi, fumetti e paesi sommersi.

    Due storie che partono da lontano.
    Dalla Liguria una, dalla Sicilia, l’altra.
    Ai tempi della seconda guerra, l’una, dai giorni nostri, l’altra.
    Zeno, poco più che un bambino, lascia all’improvviso l’estate sonnolenta e il mare di Capo Galilea per arrivare insieme ai genitori a G ...continua

    Due storie che partono da lontano.
    Dalla Liguria una, dalla Sicilia, l’altra.
    Ai tempi della seconda guerra, l’una, dai giorni nostri, l’altra.
    Zeno, poco più che un bambino, lascia all’improvviso l’estate sonnolenta e il mare di Capo Galilea per arrivare insieme ai genitori a Genova.
    È malato, il papà di Zeno, una leucemia fulminante se lo sta portando via, e il ricovero in ospedale e un imprevisto, o forse solo uno di quegli strani sgambetti del destino, costringono la madre a rivelargli l’esistenza di un nonno che pensava morto da tempo e a lasciarlo per due mesi insieme a lui.
    È bella la scrittura di Fabio Geda, che intreccia l’estate di Zeno, trascorsa in una casa immersa nei boschi liguri dove non prendono nemmeno i cellulari, al racconto della vita di Simone, il nonno, che sin da bambino è costretto a conoscere la guerra e l’infamia delle leggi razziali; che intreccia lo Zeno adulto allo Zeno bambino, il nonno silenzioso e brusco di oggi al nonno bambino di ieri e allo Zeno curioso e diffidente di oggi, che intreccia Simone a Zeno come l’edera agli alberi.
    Geda intesse con delicatezza e garbo un romanzo fatto parole di oggi e parole di ieri, di storie lontane in cui l’ombra della guerra e della discriminazione razziale si fanno sempre più minacciose fino a diventare reali, e di storie vicine in cui supereroi e bambine fantasma, grotte da esplorare e paesi sommersi dalle acque di un lago regalano scoperte quotidiane e stupore all’abbandono forzato, di parole che accompagnano i due bambini attraverso il ritratto di un’Italia che cambia e che cresce con loro.
    È un’estate indimenticabile, quella che il destino regalerà a entrambi, un’estate di quelle in cui silenzi e parole non potranno mai più essere cancellati, un’estate in cui un legame inesistente, e impensabile fino a pochi mesi prima, diventa saldo e inestricabile; come quello dell’edera che si avvinghia all’albero; come quello di due piante che scoprono di essere l’una il destino dell’altra.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno stile inconfondibile!

    Fabio Geda non delude, anche questa volta (come in "Nel mare ci sono i coccodrilli") mi ha catturata con quel suo stile inconfondibile e originale, in cui fa parlare in prima persona i protagonisti (in questo caso sono due), in modo asciutto, pulito, schietto. Inizia con l'estate 1999 di Zeno, do ...continua

    Fabio Geda non delude, anche questa volta (come in "Nel mare ci sono i coccodrilli") mi ha catturata con quel suo stile inconfondibile e originale, in cui fa parlare in prima persona i protagonisti (in questo caso sono due), in modo asciutto, pulito, schietto. Inizia con l'estate 1999 di Zeno, dodicenne siciliano: una marachella a lui imputata ingiustamente, la malattia improvvisa ("il brutto rospo") del padre, il conseguente viaggio a Genova, la scoperta dell'esistenza di un nonno (materno) che credeva morto e le difficoltà di instaurare con lui un rapporto. I suoi racconti di quell'estate così diversa si alternano ai capitoli in cui è nonno Simone a raccontare della sua vita a partire dalla nascita (1938) fino al giorno dell'incontro con suo nipote, mai conosciuto prima, ma del quale conserva una foto e una lettera all'anno (12 quindi in tutto), che gli invia sua figlia, con la quale ha un rapporto difficile, pressoché inesistente, a causa della sua indole schiva, che lo porta a desiderare di essere "trasparente", fin quasi ad esserlo davvero...La storia importante del nonno: essere ebrei durante la guerra e i suicidi che hanno costellato la sua famiglia, si intrecciano con i racconti più lievi della vita del nipote, dipingendo un quadro a tinte forti ma anche molto delicate sui sentimenti umani, con pennellate di un sarcasmo che a tratti fa sorridere. Da non perdere assolutamente!

    ha scritto il 

  • 5

    Proprio una bella storia, ben pensata e ben scritta. Zeno, il protagonista, un ragazzino di dodici anni, è molto vero, come molto veri sono Luna e Isacco, i suoi amici. E molto bella, umana e ricca, è la figura del nonno, Simone Coifmann, che ci racconta la storia sua e della sua famiglia ebrea, ...continua

    Proprio una bella storia, ben pensata e ben scritta. Zeno, il protagonista, un ragazzino di dodici anni, è molto vero, come molto veri sono Luna e Isacco, i suoi amici. E molto bella, umana e ricca, è la figura del nonno, Simone Coifmann, che ci racconta la storia sua e della sua famiglia ebrea, dal 1938, anno della sua nascita e della promulgazione delle leggi razziali, al 1999, anno in cui incontra Zeno, il nipote che non ha mai conosciuto prima. L'incontro fra Zeno e Simone e il rapporto che nascerà fra di loro, a Colle Ferro, uno sperduto paesino sulle montagne dietro a Genova, è al centro del romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Geda racconta una bella storia con molto garbo e buona scrittura. Gia' questo, nel panorama della letteratura italiana contemporanea, è un grande merito. Se poi la storia è originale e ben costruita è il massimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni libro letto smuove in ognuno sensazioni ed emozioni diverse....questo libro, molto dolce, mi ha fatto affezionare ai due personaggi principali, fin quasi a pensarli e desiderarli veri, viventi...

    ha scritto il 

  • 4

    Perché la vita mi frana accanto?
    Non addosso.
    Accanto

    Un nonno silenzioso, un nipote che ha bisogno di ospitalità. Una bella storia scritta molto bene.

    Di sera, dopo un pasto frugale, si incantava a guardare fuori dalla finestra un punto lontano, con la pipa di ...continua

    Perché la vita mi frana accanto?
    Non addosso.
    Accanto

    Un nonno silenzioso, un nipote che ha bisogno di ospitalità. Una bella storia scritta molto bene.

    Di sera, dopo un pasto frugale, si incantava a guardare fuori dalla finestra un punto lontano, con la pipa di schiuma tra le dita.
    Io allora mi sedevo di lato, così da scorgere un riflesso di luce nei suoi occhi, perché era come se lì si rispecchiasse una storia che, in qualche modo, era anche la mia. Mi cercavo in lui, nelle rughe, nei gesti, nelle unghie e nell'odore, ma quasi mai mi trovavo. Mentre lo sguardo - perdio - quello era mio: ne avrei riconosciuto l'inclinazione e il peso tra mille. Solo la direzione era diversa. Io mi perdevo nel futuro. Lui in ciò che era stato.

    La mia stessa sensazione:
    Il treno è un luogo che mi si addice. Posso perdermi nello scorrere dell'esistente: case, luci, campi. Posso seguire con un dito le striature della pioggia contro il vetro, posso leggere un libro. Su un treno non sei da nessuna parte: sei energia cinetica, passato e futuro; mai presente.

    ha scritto il 

  • 5

    Meraviglia!

    Leggetelo! non voglio dire altro per non guastare la lettura. è un libro splendido che ti fa desiderare di viverci dentro, e un po' è così, perché quando lo finisci senti la mancanza dei personaggi come se fossero tuoi amici, tuoi parenti, persone che vorresti abbracciare.

    ha scritto il 

  • 4

    Il romanzo di Fabio Geda L'estate alla fine del secolo racconta l'esplodere della vita, nella stagione calda del 1999, di un preadolescente lettore e amante di fumetti (comics Marvel, X-Men), l'inseminazione della sua formazione e mutazione, il suo iniziare a scoprirsi misurare con occhi nuovi i ...continua

    Il romanzo di Fabio Geda L'estate alla fine del secolo racconta l'esplodere della vita, nella stagione calda del 1999, di un preadolescente lettore e amante di fumetti (comics Marvel, X-Men), l'inseminazione della sua formazione e mutazione, il suo iniziare a scoprirsi misurare con occhi nuovi i cambiamenti del proprio corpo, lo sciogliersi e il liquefarsi e l'arricciarsi "nelle forme mutevoli di una palla di carta di giornale cui viene dato fuoco (con la stessa intensità rovente)" in quella torrida estate di fine secolo.

    Era la prima volta che si rivolgeva a me in quel modo, e non solo, era la prima volta che gli sentivo dire cazzo. Cioè, in dialetto sì, lo diceva, ma in italiano no. La barca stava dondolando e le vibrazioni risalivano le ossa; ero tra lo spaventato e il fiero. Spaventato perché non sapevo cos'altro ancora potesse fare o dire mio padre, quale altro limite a me sconosciuto avrebbe valicato; fiero perché non era il nostro solito rapporto. Eravamo a un punto di non ritorno, avevamo superato una boa; navigavamo in un mare sconosciuto ed eravamo lui e io.
    Fu allora che catturai la spigola più grossa della mia vita.
    Mentre ero distratto, compresso tra l'ascolto di una voce che conoscevo meglio della mia, ma che mai era risuonata così straniera, e lo stupore di un rito di passaggio imprevisto - il battesimo della parola, quando tra padre e figlio il vocabolario si modifica - ecco, mentre tenevo la canna a filo di dita, sentii tirare. Forte. Uno strattone improvviso. Per un istante ebbi paura che la canna volasse via, dritta in mare. Mi aggrappai all'impugnatura e al mulinello e gridai, non so cosa gridai, forse "Ehi, è enorme, aiutami" o forse "Cazzo", sì, mi piacerebbe avere avuto il coraggio di dire "Cazzo, questa dev'essere una dannata balena, papà, un capodoglio o il tonno re degli abissi". Sarei orgoglioso di averlo detto. Ma non credo. Quello che so - perché ne conservo una memoria fisica: l'odore della salsedine, quello del dopobarba di mio padre, l'umidità scivolosa sulle mani e gli spruzzi - è che lui, un istante dopo, era in piedi accano a me e tira e lascia e tendi e allenta, alla fine una spigola da farci Natale e Capodanno era sbucata dal mare come un missile, portandosi dietro mezzo Mediterraneo, ed era planata, sconfitta, lì sulla nostra barca, dibattendosi ancora come er sfondare lo scafo e farceli vedere, gli abissi.

    anche sul blog: http://popfilosofico.blogspot.it/2013/07/lestate-alla-fine-del-secolo.html

    ha scritto il 

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