L'estate alla fine del secolo

Di

Editore: Dalai (Romanzi e racconti; 541)

4.0
(315)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 285 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8866202126 | Isbn-13: 9788866202127 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Nell’ultima estate del XX secolo un nonno e un nipote si incontrano per la prima volta, dopo che una lunga serie di incomprensioni famigliari li ha tenuti distanti. Il nonno, ebreo, nato il 5 settembre 1938, giorno in cui in Italia vengono promulgate le leggi razziali, ha trascorso la propria vita senza sentirsi autorizzato a esistere. Ormai anziano, ha scelto la piccola borgata di montagna dove durante la guerra aveva trascorso la clandestinità con la famiglia, per uccidersi. Il ragazzino, un adolescente sensibile ed estroverso che viene affidato a lui perché il padre, malato, deve sottoporsi a una delicata terapia, entra in quell’ultima stagione del vecchio in modo perentorio e imprevisto. E mentre sulle rive del lago artificiale in cui si specchia il paesino riceve la sua iniziazione alla vita, riuscirà, forse, a far uscire il nonno dalla sua condizione di fantasma. Il nuovo romanzo di Fabio Geda è una storia narrata a due voci – quella del nipote ormai diventato adulto e quella del nonno – dove il mondo innocente dei bambini, tema tanto caro all’autore, si incontra con quello dei vecchi «dipingendo» un abbraccio tra l’inizio e la fine della vita. Ancora una volta una parte della vicenda – quella del nonno – ha una forte componente reale… ma il perché verrà spiegato in seguito.
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  • 5

    Scritto con molta cura, scegliendo frasi e parole ed eliminando il superfluo. Procede raccottando, alternando le due storie nei vari capitoli, prima le vicende che hanno portato un ragazzino a conosce ...continua

    Scritto con molta cura, scegliendo frasi e parole ed eliminando il superfluo. Procede raccottando, alternando le due storie nei vari capitoli, prima le vicende che hanno portato un ragazzino a conoscere il nonno che credeva morto e poi la vita del nonno ebreo dalla sua nascita (avvenuta nell'anno in cui sono state promulgate le leggi raziali) ai giorni nostri. Ad un certo punto ho sorriso riconoscendo lo zampino (citazione?) di Baricco che in Totem parlando di Gadda commentava un passaggio di "La condizione del dolore" nel quale l'autore utilizza una frase in cui l'alba elencava i gelsi. Geda ha utilizzato nel libro una frase simile, sicuramente presa a prestito da Gadda (e Baricco).

    ha scritto il 

  • 4

    Ottimo

    Ben scritto, con alcune piccole chicche di scrittura decisamente belle. Ottimo anche l'aspetto emozionale che pervade tutto il libro. Sono rimasto un pò con la bocca asciutta per il finale, mi sarei a ...continua

    Ben scritto, con alcune piccole chicche di scrittura decisamente belle. Ottimo anche l'aspetto emozionale che pervade tutto il libro. Sono rimasto un pò con la bocca asciutta per il finale, mi sarei aspettato qualcosa di più intenso. Però direi che nessuna delusione da uno scrittore che promette decisamente bene.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi è piaciuto molto, nonostante partissi prevenuta perchè “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” primo libro di Geda non mi aveva entusiasmato.
    Invece in questo romanzo ho trovato un po' t ...continua

    Mi è piaciuto molto, nonostante partissi prevenuta perchè “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” primo libro di Geda non mi aveva entusiasmato.
    Invece in questo romanzo ho trovato un po' tutto quello che si cerca in una bella storia: scrittura che scorre semplice, un intreccio di epoche e di vite, una storia familiare, un giovane ed un vecchio, uno che guarda al futuro e l'altro che non riesce a voltarsi al passato.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi è piaciuto molto, nonostante partissi prevenuta perchè “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” primo libro di Geda non mi aveva entusiasmato.
    Invece in questo romanzo ho trovato un po' t ...continua

    Mi è piaciuto molto, nonostante partissi prevenuta perchè “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” primo libro di Geda non mi aveva entusiasmato.
    Invece in questo romanzo ho trovato un po' tutto quello che si cerca in una bella storia: scrittura che scorre semplice, un intreccio di epoche e di vite, una storia familiare, un giovane ed un vecchio, uno che guarda al futuro e l'altro che non riesce a voltarsi al passato.

    ha scritto il 

  • 4

    Dolce e malinconico

    Davvero un bel libro. Bellissima tanto la storia del nonno quanto l'atmosfera dell'estate a colle ferro, a cui non è difficile relazionarsi avendo passato lunghe estati nelle valli sopra genova. Un li ...continua

    Davvero un bel libro. Bellissima tanto la storia del nonno quanto l'atmosfera dell'estate a colle ferro, a cui non è difficile relazionarsi avendo passato lunghe estati nelle valli sopra genova. Un libro emozionante che mi fa venire voglia di leggere altro dello stesso autore, bravo Fabio Geda.

    ha scritto il 

  • 4

    Sarà che sono affezionato a mio nonno che non c'è più, ma queste pagine le ho divorate in pochi giorni. Un bel libro, una bella storia, una lettura godibilissima. Due figure affascinanti, un nonno e u ...continua

    Sarà che sono affezionato a mio nonno che non c'è più, ma queste pagine le ho divorate in pochi giorni. Un bel libro, una bella storia, una lettura godibilissima. Due figure affascinanti, un nonno e un nipote; in mezzo tanti altri rapporti, tra genitori e figli, tra fratelli, tra amici, tra amanti, tra conoscenti, a volte facili, a volte complessi, come nella vita d'altronde. La maggior parte del libro è ambientato in Liguria, ma compaiono anche quadri siciliani e piemontesi. E poi alcune cose che amo: la montagna, i fumetti, la materia, i libri, le solitudini, il lago, il passato. Il tutto condito dalla sapienza narrativa di Fabio Geda che avevo già potuto apprezzare in “Nel mare ci sono i coccodrilli”: “Io, allora, mi sedevo di lato, così da scorgere un riflesso di luce nei suoi occhi, perché era come se lì si rispecchiasse una storia che, in qualche modo, era anche mia. Mi cercavo in lui, nelle rughe, nei gesti, nelle unghie e nell'odore, ma quasi mai mi trovavo. Mentre lo sguardo – perdio – quello era mio: ne avrei riconosciuto l'inclinazione e il peso tra mille. Solo la direzione era diversa. Io mi perdevo nel futuro. Lui in ciò che era stato.”

    ha scritto il 

  • 5

    voto 9 e mezzo

    Ho comprato questo ebook perché era in promozione, consigliato nel gruppo di lettura di cui faccio parte. Poi l'ho lasciato lì. L'ho iniziato casualmente, perché non mi ero portata in treno il libro c ...continua

    Ho comprato questo ebook perché era in promozione, consigliato nel gruppo di lettura di cui faccio parte. Poi l'ho lasciato lì. L'ho iniziato casualmente, perché non mi ero portata in treno il libro cartaceo che stavo leggendo. E mia ha subito avvinta.
    E' una storia semplice, senza eventi epocali né eroi o supereroi. La storia di un dodicenne siciliano che, nell'estate del 1999, a causa di una malattia del padre deve trasferirsi per qualche mese dal nonno in LIguria. Un nonno di cui nessuno gli aveva mai parlato, un uomo ombroso, fatto di silenzi. Nonno e nipote si scrutano, poi cominciano ad avvicinarsi. Le loro storie, scritte in prima persona, vanno parallele, e davvero ammirevoli sono le loro voci, diverse e uniche. Il nonno semplice e brusco, il nipote fluente e colto. Ne esce un quadro nel quale ho camminato, mi sono commossa, ho sorriso. La storia del nonno ebreo, nato il giorno in cui vennero promulgate le leggi razziali, ci catapulta nel mondo dei fuggiaschi, coloro che in qualche modo riuscirono a evitare i campi di concentramento ma vennero derubati delle loro vite al punto da perdere se stessi. La storia del nipote è un romanzo di formazione fulgido, fatto dei colori della Sicilia e delle atmosfere dell'entroterra ligure. Mi è piaciuto molto il correre su e giù nel tempo, le escursioni nel futuro che mi hanno consolata.
    Una scrittura eccellente, di un autore che leggerò ancora.

    ha scritto il 

  • 4

    Di ebrei, fantasmi, fumetti e paesi sommersi.

    Due storie che partono da lontano.
    Dalla Liguria una, dalla Sicilia, l’altra.
    Ai tempi della seconda guerra, l’una, dai giorni nostri, l’altra.
    Zeno, poco più che un bambino, lascia all’improvviso l’e ...continua

    Due storie che partono da lontano.
    Dalla Liguria una, dalla Sicilia, l’altra.
    Ai tempi della seconda guerra, l’una, dai giorni nostri, l’altra.
    Zeno, poco più che un bambino, lascia all’improvviso l’estate sonnolenta e il mare di Capo Galilea per arrivare insieme ai genitori a Genova.
    È malato, il papà di Zeno, una leucemia fulminante se lo sta portando via, e il ricovero in ospedale e un imprevisto, o forse solo uno di quegli strani sgambetti del destino, costringono la madre a rivelargli l’esistenza di un nonno che pensava morto da tempo e a lasciarlo per due mesi insieme a lui.
    È bella la scrittura di Fabio Geda, che intreccia l’estate di Zeno, trascorsa in una casa immersa nei boschi liguri dove non prendono nemmeno i cellulari, al racconto della vita di Simone, il nonno, che sin da bambino è costretto a conoscere la guerra e l’infamia delle leggi razziali; che intreccia lo Zeno adulto allo Zeno bambino, il nonno silenzioso e brusco di oggi al nonno bambino di ieri e allo Zeno curioso e diffidente di oggi, che intreccia Simone a Zeno come l’edera agli alberi.
    Geda intesse con delicatezza e garbo un romanzo fatto parole di oggi e parole di ieri, di storie lontane in cui l’ombra della guerra e della discriminazione razziale si fanno sempre più minacciose fino a diventare reali, e di storie vicine in cui supereroi e bambine fantasma, grotte da esplorare e paesi sommersi dalle acque di un lago regalano scoperte quotidiane e stupore all’abbandono forzato, di parole che accompagnano i due bambini attraverso il ritratto di un’Italia che cambia e che cresce con loro.
    È un’estate indimenticabile, quella che il destino regalerà a entrambi, un’estate di quelle in cui silenzi e parole non potranno mai più essere cancellati, un’estate in cui un legame inesistente, e impensabile fino a pochi mesi prima, diventa saldo e inestricabile; come quello dell’edera che si avvinghia all’albero; come quello di due piante che scoprono di essere l’una il destino dell’altra.

    ha scritto il 

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