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L'estate del mundial

Di

Editore: Net

3.7
(293)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Paperback

Isbn-10: 885152324X | Isbn-13: 9788851523244 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Comincia l'estate del 1982, l'estate del mundial, e Pietro Binda, che tra unpaio d'anni andrà in pensione per raggiunti limiti d'età, è un onesto ecoriaceo maresciallo alla squadra Omicidi. Ha due indagini di cui occuparsi:una gli viene affidata dal suo superiore, il generale Casiraghi, ed è legataalla misteriosa morte del banchiere Roberto Calvi, impiccato a Londra sotto unponte; inoltre, perché gliel'ha chiesto Loris, il suo amico anarchico,s'impegna nel giallo che gli sta più a cuore: l'inspiegabile omicidio di un'exsoubrette dell'avanspettacolo, Lavinia Marbella, uccisa dopo aver passato laserata in una sala da ballo.
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  • 3

    Mondadori unter alles - 02 giu 15

    Con questo libro, firmato per ragioni editoriali dal solo Colaprico, finisce la quadrilogia del maresciallo Binda, pensata, organizzata e scritta sì da Colaprico ma insieme a Pietro Valpreda. Purtropp ...continua

    Con questo libro, firmato per ragioni editoriali dal solo Colaprico, finisce la quadrilogia del maresciallo Binda, pensata, organizzata e scritta sì da Colaprico ma insieme a Pietro Valpreda. Purtroppo l’anarchico muore nel 2002 senza che sia completato questo quarto volume. Antecedentemente alle stagioni di de Giovanni, i nostri “milanés” avevano pensato alle stagioni. E uscirono (e io ne ho parlato) l’autunno (“Quattro gocce d’acqua piovana”), l’inverno (“La nevicata dell’85”) e la primavera (“La primavera dei maimorti”). Ecco quindi l’estate, quella dell’82, ovviamente. Come dice il titolo, quella del Mundial, della tragedia del Sarrìa (dove l’Italia eliminò il Brasile, e questi ne fece un problema nazionale chiamandolo appunto “tragedia”) e dei goal di Paolo Rossi. Ma quello è anche un anno pieno di avvenimenti importanti: la morte di Villeneuve in maggio, l’invasione del Libano da parte di Israele in giugno, il “suicidio” di Roberto Calvi, in settembre muore in un incidente stradale Grace Kelly, ma, soprattutto, vengono uccisi dalla mafia il generale Dalla Chiesa e la moglie Emanuela. Kola e Pietro avevano parlato dell’impianto del libro, ma la morte di Valpreda lascia il nostro cronista solo con le pagine da elaborare. Decide di usare comunque la tecnica collaudata dalle scritture precedenti, anche se, come confessa nella postfazione, con molta difficoltà. E con la tristezza di poter soltanto dedicare il libro all’amico scomparso. Ne esce fuori, in ogni caso, un’avventura di stampo simile alle precedenti, quasi senza sentirne i distacchi. C’è il Binda attuale, ripresosi dalla morte della moglie e in una storia di consolazione da attempati con la simpatica Alba, che ai soliti amici del bar del suo buon ritiro pensionistico racconta la storia di uccisioni e di inchieste che, per l’appunto, si svolgono dal giugno all’agosto del 1982. Kola mescola un po’ le carte, con il solito spirito “civile” che permea ancora i suoi articoli giornalistici. C’è il “suicidio” di Calvi a Londra e l’uccisione della soubrette Lavinia a Milano, amica di Loris, il sodale anarchico di Binda. Il nostro maresciallo viene coinvolto in entrambe le indagini. Mentre nella parte “politica” svolge con diligenza il lavoro (ma non ne parlo che troppo note sono le vicende, e lo scritto non porta ulteriori informazioni sugli intrecci soldi – mafia – politica, se non ribadire un dato che tutti abbiamo avuto sotto gli occhi: dopo la morte di Calvi, un imprenditore milanese ha di colpo una grande disponibilità di denaro; imprenditore che risponde al nome di Silvio Berlusconi), è nell’inchiesta su Lavinia che mette il cuore. Che dopo Lavinia, muore anche un attore dello stesso giro. Tutto converge sull’organizzatore di eventi teatrali Vito Sangalli, ora in caduta verticale di credibilità e liquidità. Con un colpo di fortuna, Binda mette le mani su di un ritaglio di giornale del ’59, riguardante la morte di un’attricetta durante una rapina, e la fuga del suo “Clyde”. Nel ’59 c’era stata anche una rapina ad una gioielleria di via Montenapoleone, con il trafugamento di un diamante, ancora non ritrovato dopo 25 anni. Attraverso la solita pazienza delle indagini, riunendo elementi diversi, rimettendo in campo anche altri marescialli ora in pensione, ma all’epoca sul fronte delle indagini, Binda ricostruisce la storia di una banda, detta “dei Cavallini”. Storia che ricalca (almeno nelle linee di fondo) quella di un clan dei Marsigliesi, quello di Albert Bergamelli, una sorta di ladro gentiluomo, così come viene descritto Asio, il capo dei Cavallini. Asio che divideva le indicazioni sulle refurtive tra due banditi, di modo che nessuno sapesse tutta la verità. Peccato che dopo l’ultimo colpo quasi tutti muoiono (o pare). Si salve solo il Guerriero, che però, dopo la rapina con morte fugge in Svizzera. Ora è tornato, e si vendica di chi fece soffiate alla polizia. Ma quello che cerca è il famoso diamante. Che pare Sangalli sappia dov’è. Che qualcuno venuto anche lui dal passato sia sulle tracce. Che Binda capisce essere nascosto in una delle più di quattrocento statue in cima al Duomo. Colaprico, com’era d’uso nei primi tre libri, non dà circolo compiuto alle inchieste, anche se Binda ne parla agli amici del bar. Si saprà solo che il diamante viene ritrovato, che la ricompensa va ad istituzioni benefici. Che il Guerriero, probabilmente, farà una brutta fine. L’interesse dell’autore così come nelle altre storie, è l’atmosfera, è il dipinto di una certa Milano. Tutto sommato, una storia scorrevole, con alcune giuste frecciate al proprio arco, sulla vita della “Milano da bere” ma anche su quelli che hanno fatto il meglio della città, la gente dei navigli, il popolo minuto, gli attori di avanspettacolo. Insomma, un mondo ormai scomparso, che poteva ma che ora non può più. Rimpianti? Forse, ma soprattutto rabbia verso chi ha usato i soldi ed il potere per fini non proprio puliti. Comunque sono contento di aver ripercorso questa piccola memoria. E ripeto il piacere che dovreste provare anche voi a leggerne.

    ha scritto il 

  • 4

    L'estate del Mundial

    Umanamente meraviglioso e meravigliosamente umano. Binda prima di essere carabiniere è uomo, marito e con i suoi sottoposti anche un po' padre.
    Bella l'ambientazione un po' vintage di questa Milano pr ...continua

    Umanamente meraviglioso e meravigliosamente umano. Binda prima di essere carabiniere è uomo, marito e con i suoi sottoposti anche un po' padre.
    Bella l'ambientazione un po' vintage di questa Milano primi anni '80.
    Intelligente e accattivante l'indagine.

    ha scritto il 

  • 2

    Dialoghi

    Questo è il quinto, e ultimo, giallo di Colaprico che leggo. E' uno scrittore che mi fa arrabbiare, o meglio dispiacere, perché ha un grande talento per l'intreccio giallo, per il poliziesco, per le s ...continua

    Questo è il quinto, e ultimo, giallo di Colaprico che leggo. E' uno scrittore che mi fa arrabbiare, o meglio dispiacere, perché ha un grande talento per l'intreccio giallo, per il poliziesco, per le strutture della suspense: è uno dei pochissimi giallisti in grado di portare tutta un'Italia dentro un giallo, orchestrare personaggi di per sé ben contornati, tenere in piedi fino all'ultimo trame perfette e ben oliate. Però ha un grosso handicap: il problema suo, enorme, è che è uno scrittore - letterariamente, stilisticamente - assai mediocre, se non proprio pessimo. Ha la costante paura degli scrittori poco capaci, di non caratterizzare abbastanza bene personaggi e situazioni, e allora li fa parlare oltremisura, oltre il verosimile, di cose ed eventi, tra di loro, come espediente per chiarire bene - ma bene, bene, benissimo, che più bene non si può - i contorni delle situazioni, del momento storico, o delle vicende fra i personaggi. Il risultato è una messe di dialoghi del tutto inverosimili, didascalici, che nella realtà mai avrebbero luogo, usati a pretesto - palese, hollywoodiano - di "spiegare" al lettore certe dinamiche storiche, certi fatti di cronaca (il che è anche un mezzo insulto al lettore). Ambientare un romanzo in momenti "caldi" della storia italiana, da Piazza Fontana all'omicidio Calvi e alla P2, è un'idea carina, che funziona per agganciare il lettore con qualcosa di culturalmente familiare, però è del tutto inutile se come stratagemma viene mortificato di continuo da questi pedantissimi, grotteschi dialoghi in cui due poliziotti, dentro l'automobile durante un pedinamento, laddove nella realtà parlerebbero di pallone o di lavoro (e con la sinteticità, la pochezza di parole, degli addetti ai lavori che parlano fra loro), o più probabilmente di nulla, parlano come libri stampati, con inutile prolissità, di fatti della cronaca a loro recente, con parole e toni giornalistici, se non quasi da storici - espediente, appunto, per "mettere nel libro" i fatti storici. E' un modo, ripeto, molto ingenuo e molto pedante di calare i libri in epoche storiche ben definite, che disturba molto la lettura e squalifica molto i libri, di per sé funzionali come gialli.

    ha scritto il 

  • 3

    Buona l'ambientazione. Verosimili i personaggi. Trama un po' fantasiosa. Da buon milanese noto qualche frase in dialetto zoppicante.
    Si legge con piacere.

    ha scritto il 

  • 4

    Chi dando fede al titolo o alla copertina crede che qui si parli, anche solo incidentalmente, di calcio, si disilluda subito.
    Al maresciallo Binda, uomo tutto d'un pezzo e investigatore che - a differ ...continua

    Chi dando fede al titolo o alla copertina crede che qui si parli, anche solo incidentalmente, di calcio, si disilluda subito.
    Al maresciallo Binda, uomo tutto d'un pezzo e investigatore che - a differenza di molti venuti dopo di lui - non ammicca mai al lettore, del calcio non potrebbe fregare di meno.

    Mi piace Colaprico, e questo suo primo "Binda" senza Valpreda (che in realtà, dalla postfazione, si deduce aver collaborato molto al progetto, morendo nel mentre) conclude senza sussulti le quattro stagioni del maresciallo dei Carabinieri che si trova, volente o nolente, a dare voce all'italiano medio e soprattutto al milanese medio cui il Colaprico giornalista da anni illustra la cronaca nera del capoluogo lombardo.
    Giornalistico, infatti, con qualche spruzzo retorico qua e là, è lo stile.

    Ci si fa un'idea, con gli occhi di Binda, delle trasformazioni dell'Italia; ed è uno sguardo dal basso, anche se il nostro ha accesso a informazioni riservatissime che noi nemmeno in cent'anni, è comunque lo sguardo stupefatto del cittadino qualsiasi che registra e interpreta a suo modo quel che gli passa sopra, con il fondato dubbio di non poterci fare granché.

    Ah, poi è anche un giallo, non eccezionale, ma discreto, con incursioni nella storia della mala, della Leggera, delle bande armate lombarde anni '60. Leggerne oggi ha decisamente un saporino vintage, come il chinotto, ma si lascia bere.

    ha scritto il 

  • 4

    carino

    Prima lettura di Colaprico e del suo maresciallo Binda. Giallo avvincente e ben scritto con una buona dose di colpi di scena, finale compreso. La storia si svolge poi nella mia Milano, quella di quand ...continua

    Prima lettura di Colaprico e del suo maresciallo Binda. Giallo avvincente e ben scritto con una buona dose di colpi di scena, finale compreso. La storia si svolge poi nella mia Milano, quella di quando ero bambino e delle frasi in milanese di mio nonno il che ha contribuito ad accrescere in me la voglia di leggere anche le prime puntate delle avventure di questo simpatico maresciallo. Dopo questa lettura penso di poter dire che chi è appassionato di questo genere non può mancare di leggere Colaprico!

    ha scritto il 

  • 4

    Piacevole scoperta, nulla a che vedere con gli "investigatori commerciali", mi ricorda molto, con le dovute proporzioni il commissario Ingravallo. Gli altri episodi sono già in lista d'attesa. ...continua

    Piacevole scoperta, nulla a che vedere con gli "investigatori commerciali", mi ricorda molto, con le dovute proporzioni il commissario Ingravallo. Gli altri episodi sono già in lista d'attesa.

    ha scritto il 

  • 0

    Rovesciato rispetto al precedente inserito in libreria

    Nel senso che qui l'autore sceglie di rispettare il predominio nell'azione in tutta la prima parte del romanzo, ma alla fine cade nell'eccesso opposto. Troppi personaggi, un casino nel quale per orien ...continua

    Nel senso che qui l'autore sceglie di rispettare il predominio nell'azione in tutta la prima parte del romanzo, ma alla fine cade nell'eccesso opposto. Troppi personaggi, un casino nel quale per orientarsi è necessario spesso ricorrere alla galleria dei caratteri inserita all'inizio. Però il romanzo tiene, magari con qualche difetto, come quello di far parlare l'assassino nelle prime pagine e poi mai più, lasciandolo così come minimo un po' appeso.
    Il finale probabilmente è un po' troppo complicato. Non era necessario intorcinarlo fino a quel punto. Poteva bastare colpevolizzare il primo rapinatore ricercato e punto.
    Infine non capisco perché insistere con questa cosa che il protagonista racconta le sue storie a degli amici nell'età della pensione. Gliele faccia vivere punto e basta.
    Piacevole e accurata la ricostruzione della Milano anni '70 e dintorni.

    ha scritto il 

  • 4

    AVVINCENTE THRILLER MILANESE

    Emozionante, si fa leggere con piacere, nel finale ci regala anche dei bei momenti di tensione. Insomma, una lettura pienamente soddisfacente! :)

    http://www.naufragio.it/iltempodileggere/6976 ...continua

    Emozionante, si fa leggere con piacere, nel finale ci regala anche dei bei momenti di tensione. Insomma, una lettura pienamente soddisfacente! :)

    http://www.naufragio.it/iltempodileggere/6976

    ha scritto il