L'estate della paura

Di

Editore: Gargoyle Books (Pocket)

3.8
(327)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 692 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8889541695 | Isbn-13: 9788889541692 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Fantascienza & Fantasy

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  • 4

    Simmons è uno degli autori più celebrati della fantascienza degli ultimi 30 anni; “It” di Stephen King uno dei romanzi horror che ha fatto epoca, per la potenza dei temi nonché per la mole. Si direbbe ...continua

    Simmons è uno degli autori più celebrati della fantascienza degli ultimi 30 anni; “It” di Stephen King uno dei romanzi horror che ha fatto epoca, per la potenza dei temi nonché per la mole. Si direbbe che stiamo parlando di due mondi separati, dato che tra Hyperion e le cittadine del Maine non ci sono collegamenti. Eppure un collegamento c’è..
    Simmons, nella sua poliedricità, ha creato il “suo” It: un romanzo dalla struttura analoga, ma con una sensibilità diversa.
    Primi di giugno del ’60: è l’ultimo giorno di scuola e i ragazzi non riescono a restare nei banchi; sarà anche l’ultimo giorno di utilizzo della Old Central School, costruita con megalomania ottant’anni prima, e da allora progressivamente abbandonata, un piano alla volta, dopo che la popolazione ha smesso di crescere. Il terzo piano, originariamente scuola superiore, è chiuso da decenni; erano rimaste elementari e medie, ma ora verrà inaugurato un edificio più moderno.
    Nella confusione, pochi notano che Tubby Cooke, bambino non troppo sveglio di terza elementare, scende nei sotterranei, dove si trovano gli unici bagni disponibili. Lo seguiamo mentre allarga una crepa nel muro in cartongesso, notata in una visita precedente, per potersi introdurre nell’intercapedine retrostante e fare uno scherzo al prossimo visitatore. Ma una fosforescenza in fondo all’intercapedine attrae la sua curiosità. Nota anche il pavimento in roccia massiccia: e allora come può il custode usare scale per scendere a “locali di servizio” a livelli inferiori?
    Di Tubby non sapremo più nulla per molte decine di pagine, ma quello che vediamo poco dopo è che la sorella maggiore Cordelia, alla chiusura della scuola, lo cerca all’interno ma viene buttata fuori dal preside e dal custode, che la assicurano che è fuggito. I ragazzini malignano sul fatto che il custode della scuola lo sia anche del cimitero..
    Inizia così, da semplici dettagli appena inquietanti, una trama ricca di episodi, personaggi, divagazioni, dove lunghe partite a baseball, serate al cinema all’aperto, giochi di fantasia dei ragazzi di una volta, come scavare in una collina per cercare il tesoro dei contrabbandieri, si mescolano a un orrore via via più soffocante. Peraltro l’impressione, dopo le prime 200 pagine (quelle che servono a inquadrare un ambiente così dettagliato) è che l’autore mescoli con disinvoltura generi diversi:
    • horror “fisico” alla King/Matheson (il camion del macello che porta carcasse putrefatte alla fabbrica del sego, forse non tutte morte; l’ambiguo custode della scuola che butta il cadavere di uno scimmia nello stagno davanti al ritrovo dei ragazzi; lo stesso che cerca di travolgere Duane con il camion);
    • horror inquietante, stile “ghost story” (le voci alla radio nella stanza di Duane, i pipistrelli negli alberi, il soldato della I Guerra Mondiale che sembra inseguire i ragazzi senza mai riuscire a interagire con loro);
    • horror soprannaturale puro (la maestra cadavere che torna nella scuola per incontrare la collega),
    • un tocco alla Lovecraft (il tunnel, simile a un tratto intestinale, nella baracca del custode del cimitero..).
    Anche dal punto di vista stilistico, mi sembra che a Simmons ne manchi uno preciso: non è volutamente quotidiano e triviale come King, né letterario come Bradbury, né poetico come Ramsey Campbell, né funzionale come James Herbert o Richard Matheson; in sostanza una fusione dei primi due, considerando i lunghi excursus nel rievocare la beata preadolescenza nei campi di grano dell’Illinois, già visti in tanti romanzi USA ma qui particolarmente ben resa.
    La sensibilità di Simmons è comunque ben diversa da quella Kinghiana, in generale crudele ai limiti del sadismo con le sue “vittime” e gelidamente privo di empatia per esse (come è giusto in un racconto horror, si capisce!): Simmons scrive anche l’elegia della sua infanzia, e si sente la pietà per quelli, tra i ragazzi del gruppo, destinati a cadere nella battaglia e non diventare adulti.
    Notevole la caratterizzazione anche sociale dei personaggi: senza considerare gli esterni al gruppo, nella sola “Pattuglia ciclistica” abbiamo: ragazzi “di buona famiglia” come Kevin e gli Stewart; proletari come Mike; “white trash” (ovvero sottoproletari) come Cordie Cooke: non a caso è a lei che viene fatto sparire il fratellino per sacrificarlo; ma è anche lei ad avere più fegato di tutti quei ragazzoni sportivi messi insieme, e a tirarli fuori dai guai peggiori, come un instancabile deus ex machina.
    Il gruppo è variegato anche dal punto di vista religioso, aspetto non banale: è intenso il cattolicesimo del chierichetto Mike e del suo parroco padre Cavanaugh, visto come bizzarria dagli amici, protestanti di varie confessioni (“Catholics have many weird rites”, qualcuno sospetterà padre C. anche del massacro dei gatti della sig.ra Moon, sempre per qualche strano rito cattolico.. ma ostia consacrata e acqua santa si riveleranno un’utile arma tattica); così come è affascinante la famiglia dei liberi pensatori McBride: il ragazzino-filosofo Duane, lo zio storico e libertino Art (scapolo dotato niente meno che di amante, in questo ambiente ultratradizionalista), e il commovente Old Man, padre di Duane, genialmente fallito in tutte le sue imprese: capace di costruire personal computer meccanici e segreterie telefoniche decenni prima degli altri.. ma solo per essere osteggiato dagli “sgherri del capitalismo monopolista”, come le compagnie telefoniche. Non a caso la violenza dei mostri, umani e non, si accanirà in particolare contro questa atipica famiglia.
    Ben strutturati i personaggi anche nei loro rapporti reciproci: il gruppo vive della polarità tra Mike, leader naturale, ignorante ma intelligente e coraggioso (insomma il Giovanni Boka della situazione, per ricordare i Ragazzi della via Pàl), e il grasso e profondo Duane, l’unico a non avere nemmeno una bici e a farsi chilometri a piedi sotto il sole di giugno con una camicia di flanella. Poi ci sono gli outsider: il piccolo Jim Harlen (cinico e sgamato ma intrepido fino all’autolesionismo: il Nemecsek della situazione), la brutta, sporca, pazza, apparentemente stupida Cordie, dalla sessualità “sregolata” già a 11 anni: “Jim non avrebbe mai pensato di rimanere indifferente alla vista di un paio di mutande femminili, con la ragazza dentro per di più.. lei gli strinse l’inguine: “togliamoci i pantaloni, non c’è nessuno” “magari più tardi”, rispose Jim” (e se lei non avesse avuto in mano una lupara, lui avrebbe probabilmente risposto meno educatamente, aggiungo io).
    Del tutto eterogeneo anche il gruppo dei “mostri”, le creature delle tenebre che via via compaiono con ruoli e poteri diversi: tra umani vivi ma fetenti, morti recenti, morti ultradecennali, creature mostruose spuntate da chissà dove.. forse fin troppo eterogeneo: viene da chiedersi quante facce abbia il Male!
    La numerosità dei protagonisti permette lo svolgimento di azioni in parallelo, con montaggio alternato: così nel cap.7, dove tutti i protagonisti vanno cercano di andare allo spettacolo gratuito offerto dal milionario Ashley-Montague, ma con esito ben diverso, anche se tutti sentiranno la presenza del Male che si aggira per la cittadina; o nel capitolo in cui Mike intervista l’ubriacone cittadino sui fatti del 1900, mentre Dale fa lo stesso con l’ambiguo miliardario Ashley-Montague, autonominatosi “feudatario del paese” come suo padre e suo nonno: e il contrasto tra le risposte che ottengono è una finezza della storia.
    La trama andrà avanti, seguendo l’evoluzione anche mentale di questi ragazzi, in un crescendo finale quando questi, consapevoli che i mostri li vorranno comunque morti, decidono di contrattaccare a qualunque costo, finalmente uniti oltre ogni convenzione sociale. Può sembrare strano vedere questi 11-12enni compiere azioni degne di un commando, ma non dimentichiamo che erano ragazzi di campagna di sessant’anni fa, non quei polli d’allevamento dei nostri figli di oggi; e la II guerra mondiale e la guerra di Corea erano appena finite, la guerra quindi era nella cultura quotidiana, così come erano una presenza quotidiana le armi (penso che se oggi proponessi a mio figlio una scatola di soldatini Atlantic e un fumetto della collana Supereroica, tanto diffusi negli anni ’70, mi troverei i servizi sociali a casa..).
    Un gran finale grand-guignolesco in cui tutti i protagonisti si ritrovano nella stessa scuola infestata per uno scontro finale è un degno scioglimento della vicenda, almeno dal punto di vista dell’azione: molte domande rimangono senza risposta, anzi ne vengono di nuove (una classe scolastica composta di cadaveri?), ma forse una risposta la avranno nel sèguito “L’inverno della paura”, e poi questo è horror, non fantascienza: non ci dev’essere una risposta a tutto..
    Nota1: ma questa ossessione dei “mostri sotto il letto”, così tipica dei bambini USA (c’era anche in Calvin e Hobbes), l’hanno anche i bambini italiani? Io non la ricordo. Abbiamo letti diversi?
    Nota2: 35 anni fa i Blues Brothers ci familiarizzarono con i ridicoli “nazisti delll’Illinois”, ma ridevamo senza capire di cosa si parlasse; qui vediamo invece come il Ku Klux Klan fosse attivo non solo in Alabama, ma anche nel civilizzato Midwest dove non c’era mai stata schiavitù.

    ha scritto il 

  • 4

    Partiamo dalle cose scontate: ricorda un po' It di Stephen King. Se vogliamo neanche troppo a grandi linee, ma ci assomiglia per molte cose che stanno alla base della trama. D'altra parte è un horror ...continua

    Partiamo dalle cose scontate: ricorda un po' It di Stephen King. Se vogliamo neanche troppo a grandi linee, ma ci assomiglia per molte cose che stanno alla base della trama. D'altra parte è un horror fantastico che ha come protagonisti dei ragazzini. Sebbene questi elementi siano talmente forti da farti pensare ai due lavori, poi si sviluppa su binari totalmente differenti e riesce secondo me anche ad essere migliore. Tanto per cominciare, nonostante sia decisamente descrittivo, forse prolisso nella parte iniziale, la storia è lineare senza dover utilizzare salti temporali in avanti o o indietro. Dan Simmons mi piace molto, soprattutto come autore di fantascienza, ma anche quando spazia in altri generi ha un suo perchè. Ed in questo caso è davvero fenomenale nella creazione dei personaggi. Sebbene si trovi a doverci raccontare l'avventura di un gruppo di ragazzini, non si limita, come molti altri fanno, a dotare ognuno di loro di una singola caratteristica che li contraddistingue dal resto. Il suo lavoro è molto più elaborato, realistico, fa leva sulla loro crescita psicologica ed emotiva, riesce pure a scambiare i ruoli o ad amalgamarli. In questo modo avrebbe potuto rischiare sia di renderli piatti, tutti uguali, doppioni inutili, se non fosse stato un grande scrittore. Invece con la penna ci sa fare, e di che tinta! L'Estate Della Paura rientra con pieno merito nella categoria dei romanzi di formazione perchè al di là della storia generale, ce ne sono altre da raccontare: quelle dei cambiamenti nella testa dei giovani ragazzi, che presto diventeranno adulti. Come se non bastasse dipinge il quadro in maniera macabra e grottesca, non lasciando da parte morte, putrefazione, cattiveria e male. Nonostante sia riuscitissimo anche da questo punto di vista, non ne vado matto e (scusate il sacrilegio) avrei preferito un procedimento da thriller piuttosto che da horror. Era comunque diverso tempo che non mi appassionavo così ad un romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Per la prima metà, delle oltre 500 pagine, è lento e scritto in un inglese ostico. Poi, dalla metà in avanti, decolla il meglio di Dan Simmons; il romanzo diventa emozionante, bello e avvincente; anch ...continua

    Per la prima metà, delle oltre 500 pagine, è lento e scritto in un inglese ostico. Poi, dalla metà in avanti, decolla il meglio di Dan Simmons; il romanzo diventa emozionante, bello e avvincente; anche l'inglese dell'autore diventa facilmente comprensibile.
    Se siete appassionati di Dan Simmons, o comunque vi piace il genere soft-horror, allora ne vale la pena. Altrimenti lasciate perdere.
    Il voto 3 stelle è la media tra le 2 stelle della prima metà e le 4 della seconda.

    ha scritto il 

  • 3

    Come gia' detto da molti, questo romanzo ricorda incredibilmente It, senza pero' averne la potenza narrativa e la capacita' di coinvolgimento. Resta comunque una lettura godibile, anche se la trama, a ...continua

    Come gia' detto da molti, questo romanzo ricorda incredibilmente It, senza pero' averne la potenza narrativa e la capacita' di coinvolgimento. Resta comunque una lettura godibile, anche se la trama, a tratti, risulta un po`forzata, poco fluida.
    Meravigliosi, in compenso, i giochi folli dei ragazzini in vacanza, che si rincorrono a perdifiato per intere giornate tra boschi, cave e campagna, scavano alla ricerca di un covo di contrabbandieri e si sfidano in interminabili partite di baseball, incuranti del caldo e dell`afa.

    ha scritto il 

  • 3

    Pecca nel finale....ma non solo...

    Diciamo subito, tanto per levarci il peso, che "IT" di King è nettamente superiore, al contrario di quanto detto da alcuni, anche nel delineare la psicologia dei personaggi non solamente nella resa de ...continua

    Diciamo subito, tanto per levarci il peso, che "IT" di King è nettamente superiore, al contrario di quanto detto da alcuni, anche nel delineare la psicologia dei personaggi non solamente nella resa dei vari orrori e mutilazioni.....le interazioni tra i ragazzini che compongono la "Pattuglia Ciclista" restano abbozzati, tratteggiati ad un livello inferiore rispetto ai "Perdenti" descritti da King.

    In definitiva, un romanzo non deludente, che però non si può misurare con il capolavoro del Re..potrebbe senza problemi competere con il King di oggi, non certo con il King degli anni ottanta...
    Per finire, bisogna dire che il combattimento finale,che già in It era un passo indietro rispetto al resto del romanzo, qui è ancora di livello più basso.
    Leggerò comunque il seguito "L'inverno della paura".

    ha scritto il 

  • 1

    Horror che più elementare non si può: un gruppo di ragazzi di una piccola cittadina dell'Illinois si ritrovano a dover affrontare, nell'indifferenza degli adulti che sembrano non accorgersi di nulla, ...continua

    Horror che più elementare non si può: un gruppo di ragazzi di una piccola cittadina dell'Illinois si ritrovano a dover affrontare, nell'indifferenza degli adulti che sembrano non accorgersi di nulla, una minaccia dalle cause vaghe e mai ben specificate, che coinvolge morti che camminano, giganti vermi sotterranei e l'immancabile artifatto satanico dal passato oscuro e sanguinoso. La trama era banale e noiosissima, raffazzonata in molti particolari, lo stile standard (se non addirittura di qualche tacca sotto la sufficienza), i personaggi privi di evoluzione psicologica e poco realistici (ragazzini di undici-dodici anni pronti a guidare, sparare e affrontare mostri in situazioni di tensione estrema? Ma dai...) e soprattutto fallisce completamente nello scopo di mettere paura. L'unico particolare che ho un minimo apprezzato è come Simmons sia riuscito a rendere il fatto che sono solo i bambini gli unici consapevoli di quello che sta accadendo, di come gli orrori che si presentano a loro sono invisibili o spiegabili in modo razionale agli occhi degli adulti, contribuendo a creare uno stato di inquietudine in chi legge. Almeno finché lo stesso schema non si ripete per la quarta volta e a quel punto uno si è decisamente stufato... Insomma, è stata davvero una lettura pesante, di quelle che non vedi l'ora che finiscano perché senti che non ti stanno lasciando assolutamente nulla. E' una cosa che dispiace in primis a me, perché di Simmons avevo apprezzato tantissimo Hyperion ed avevo molte aspettative su questo libro. Non so se magari è dipeso dallo stato d'animo in cui l'ho letto (in questo periodo non sto dedicando molto tempo alla lettura), ma mi è sembrato molto un romanzo di serie B se non peggio.
    Voto 4

    ha scritto il 

  • 4

    Il paragone con "IT" di Stephen King salta agli occhi immediatamente ma secondo me le due opere possono tranquillamente essere accostate senza timore di far torto a nessuno dei due. King è più bravo a ...continua

    Il paragone con "IT" di Stephen King salta agli occhi immediatamente ma secondo me le due opere possono tranquillamente essere accostate senza timore di far torto a nessuno dei due. King è più bravo a descrivere i mostri, a creare situazione spaventose. Simmons però lo batte nella caratterizzazione dei personaggi. I piccoli protagonisti di quest'opera appaiono molto più veri e "reali" di quelli di King, meno stereotipati. Horror puro l'opera del "Re", questo romanzo invece è una storia del terrore, ma anche un potente romanzo di formazione che lascia alcune questioni in sospeso, come sempre incompiuto è il percorso della crescita.

    ha scritto il