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L'estate incantata

Di

Editore: Mondadori (Oscar, 1836)

4.1
(327)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 220 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Giapponese , Russo

Isbn-10: A000033008 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Giuseppe Lippi

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Teens

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un classico, purtroppo sconosciuto.

    Premessa uno: Ray Bradbury è probabilmente il mio scrittore preferito. Si lo so, il mio pantheon di scrittori è abbastanza numeroso, ma credo che Bradbury sia proprio lo Zeus del mio personale Olimpo. ...continua

    Premessa uno: Ray Bradbury è probabilmente il mio scrittore preferito. Si lo so, il mio pantheon di scrittori è abbastanza numeroso, ma credo che Bradbury sia proprio lo Zeus del mio personale Olimpo. Ogni volta che leggo qualcosa di suo l'unica cosa che riesco a pensare è "ti voglio bene Ray Bradbury", e questa cosa non posso proprio ignorarla.
    Premessa due: reperire questo libro in edizione cartacea è impossibile (è fuori catalogo e non viene ristampato da EONI), ho dovuto ripiegare quindi su una versione elettronica dalla pessima impaginazione. Comunque si, l’ho letto sull’e-book reader e so che Bradbury non sarebbe stato d’accordo, ma volevo leggerlo a tutti i costi e ricorda che ti voglio bene, Ray. Perdonami.

    Quando si è bambini le estati sono lunghissime, piene di colori e profumi e sapori e cose meravigliose da fare.
    Quando si è bambini il cielo è infinito, gli alberi maestosi, le ombre scurissime e la vita così bella e piena di magia che ogni giornata estiva sembra durare quanto una vita intera.
    Questa è la trama, l’essenza della storia.
    Leggere questo libro è stata un’esperienza bellissima, è stato come rivivere le estati della mia infanzia che sebbene sia “targata” anni ’80 è stata praticamente uguale a quella di Douglas Spaulding, il protagonista, nel 1928.
    Sarò forse di parte, ma credo che “L’estate incantata” sia uno di quei libri che andrebbero proposti come letture nelle scuole, accanto ai classici capolavori per l’infanzia. E se così non fosse, comunque mio figlio lo leggerà.

    ha scritto il 

  • 4

    Non un romanzo, ma una collezione di piccole storie o semplici quadretti di vita dell'estate 1928 a Green Town, Illinois, cucite tra loro e raccontate con la consueta poesia e magia di Bradbury, spess ...continua

    Non un romanzo, ma una collezione di piccole storie o semplici quadretti di vita dell'estate 1928 a Green Town, Illinois, cucite tra loro e raccontate con la consueta poesia e magia di Bradbury, spesso viste attraverso gli occhi di due ragazzini.

    Malgrado sia inserito nella collana "L'ABC della fantascienza" (dove ABC sta per "Asimov, Bradbury e Clarke"), non è assolutamente un'opera di fantascienza, e nemmeno di fantasy. Mi chiedo con quale coraggio (o quale livello di ignoranza del suo contenuto) sia stato inserito nella collana. Per di più, le tre pagine di presentazione iniziale, che dovrebbero introdurre l'opera, sono invece l'introduzione a "Cronache marziane"! Un bel pasticcio redazionale... Hanno anche sbagliato a scrivere il titolo originale: "Dandelion Wine" ("Vino di dente di leone") qui diventa "Dandetion Wine".

    ha scritto il 

  • 3

    Un verano único

    Es una obra peculiar: una simbiosis entre el libro de relatos y la novela. El lenguaje está lleno de metáforas, fantasía y carácter onírico por momentos. En un estilo lírico, sobresalen las referencia ...continua

    Es una obra peculiar: una simbiosis entre el libro de relatos y la novela. El lenguaje está lleno de metáforas, fantasía y carácter onírico por momentos. En un estilo lírico, sobresalen las referencias sensitivas con detalladas descripciones olfativas, visuales o de sabores; siendo el marco de las sensaciones la propia Naturaleza. Una narración poética concentrada en varias partes por toda la novela.
    En un verano hay cabida para una multitud de descubrimientos, buenos y malos, aprendizajes (sobre uno mismo y los demás, sentimientos, experiencias vitales…), deseos y recuerdos, que se sitúan entre la realidad y la ilusión. En un principio los protagonistas son niños, pero, poco a poco, se van sumando en esta amalgama de “cuentos” las vivencias de los adultos, en especial los ancianos del lugar. Unas historias sobre la imaginación de la vida sencilla, la fugacidad del tiempo, las añoranzas, el impulso de vivir el presente con intensidad, y como trasfondo de todo está el eterno binomio vida-muerte. Relatos (o fragmentos narrativos) que son variables en calidad y atención, pero que de una forma global se puede considera una lectura recomendable, con momentos amenos y agradables.

    De los tres libros que he leído de este autor (“El árbol de las brujas” y “La feria de las tinieblas”) con características comunes: fantasía, aventuras y niños como protagonistas, “El vino del estío” es, según mi criterio, el mejor del trío.

    Mi nota: 6.

    ha scritto il 

  • 4

    Il vino del dente di leone

    Ci vogliono almeno due premesse: la prima riguarda il fatto che i libri migliori scompaiono nelle nebbie del tempo recente, nessuno li ristampa più, nessuno li vende più. Perciò questa è la descrizion ...continua

    Ci vogliono almeno due premesse: la prima riguarda il fatto che i libri migliori scompaiono nelle nebbie del tempo recente, nessuno li ristampa più, nessuno li vende più. Perciò questa è la descrizione di un libro che non si trova (quasi); la seconda premessa riguarda il fatto che per Bradbury ho un debole, sia come scrittore di fantascienza (sono belli persino i titoli tradotti in italiano) sia come scrittore e basta. Se poi qualcuno vuole provare con “Lo zen e l’arte della scrittura”, scoprirà anche una persona interessante e intensa.
    La seconda premessa per dire che sono più disposta a essere indulgente con lui piuttosto che con altri. Anche se penso che, in questo caso, l’indulgenza non sia necessaria.
    “L’estate incantata” è davvero pieno di incanto. In certa misura, di magia. La magia del vino di dente di leone, quello del titolo originale (“Dandelion wine”), che permette di imbottigliare, uno alla volta, i giorni di un’estate che si potrà richiamare indietro con un sorso, quando sarà freddo e grigio.
    La magia delle parole che, anche nella traduzione, riescono ad avvilupparti dentro l’estate di Douglas Spaulding, di suo fratello Tom, e di tutte le persone che girano intorno a loro e nelle strade a fianco, per tutta la cittadina di Green Town e anche appena un poco oltre. Ci sono descrizioni delicate, paragoni buffi e intelligenti, momenti di fiato in gola e paura che sfiorano Stephen King (prima che ti venga in mente che il secondo è stato allievo del primo), attimi di poesia e lirismo e subito dopo le urla e le risate di Douglas di fronte all’estate che arriva.
    Sì, è un romanzo di formazione; chi non ama il genere potrebbe persino essere ingannato e tralasciarlo. Perderebbe molto: per esempio tutte le storie che si intrecciano e si incontrano sotto gli occhi o alla portata delle orecchie di Douglas, che spesso è semplicemente un comprimario o uno strumento per rendere partecipe il lettore di ciò che accade, è accaduto o potrebbe accadere. Perderebbe il mondo visto con gli occhi di una manciata di ragazzini o di vecchi, molti vecchi così pieni della loro vita da saperla (e volerla) abbandonare senza nessun rimpianto; perderebbe soprattutto una serie infinita di sapori e odori e caldo e freddo che arrivano addosso a chi legge da ogni parte delle pagine; e poi le riflessioni di piccoli e di grandi sulla vita, l’universo e tutto quanto [cit.], la consapevolezza che una moglie felice non è “magra come diventano le diciassettenni se nessuno le ama o grassa come diventano le cinquantenni se nessuno le ama, ma proprio giusta, tonda e soda come lo sono le donne a qualunque età se non dubitano di essere amate”.
    Da evitare se pensate che in un romanzo così frammentario non ci debba essere molta dolcezza accanto a un po’ di paura.

    ha scritto il 

  • 4

    Preso per caso, mi aspettavo decisamente un altro genere di libro. Nelle prime pagine mi aspettavo arrivassero degli elementi fantascientifici che quasi mi forzavo di trovare nella narrazione.
    invece ...continua

    Preso per caso, mi aspettavo decisamente un altro genere di libro. Nelle prime pagine mi aspettavo arrivassero degli elementi fantascientifici che quasi mi forzavo di trovare nella narrazione.
    invece si tratta di un romanzo ad episodi (forse pubblicato così su qualche rivista) che racconta la vita di un gruppo di persone in una piccola cittadina. il centro del racconto è un ragazzino di 12 anni che probabilmente è, in qualche modo, l'alter ego dello scrittore. il tono si aggira sempre pericolosamente sul confine tra l'emotivo intelligente e quello facilotto ma resta quasi sempre dentro il primo ambito in modo sorprendente ed è proprio questa caratteristica a renderlo molto piacevole.

    ha scritto il 

  • 5

    Quien haya gustado de las "Crónicas marcianas", y aunque este no sea un libro de ciencia ficción, disfrutará con "El vino del estío". La misma prosa rica y llena de poesía, esta vez narrándonos la fel ...continua

    Quien haya gustado de las "Crónicas marcianas", y aunque este no sea un libro de ciencia ficción, disfrutará con "El vino del estío". La misma prosa rica y llena de poesía, esta vez narrándonos la felicidad y la melancolía de descubrirse vivo y sentirse crecer a los doce años, en un verano lleno de acontecimientos (tristes, alegres...).

    Una pequeña joya.

    ha scritto il 

  • 5

    This is the first book of Bradbury I've dared to read in his original language, and while reading I was dazzled like the very first time that I adventured myself in this book.
    The prose is enriched wi ...continua

    This is the first book of Bradbury I've dared to read in his original language, and while reading I was dazzled like the very first time that I adventured myself in this book.
    The prose is enriched with a variety of nouns and captures the impressions of the young boys, projecting the reader in that enchanted time.
    Scent of summer and memory of old days.

    ha scritto il 

  • 3

    "Some people turn sad awfully young," he said. "No special reason, it seems, but they seem almost to be born that way. They bruise easier, tire faster, cry quicker, remember longer and, as I say, get sadder younger than anyone else in the world.

    I know, for I'm one of them."

    Ti ricordi, L., di quella volta che ci siamo perse nel bosco (della terra appiccicata ai pantaloni, dei capelli pesanti per la pioggia, della notte che, nei boschi, arriv ...continua

    I know, for I'm one of them."

    Ti ricordi, L., di quella volta che ci siamo perse nel bosco (della terra appiccicata ai pantaloni, dei capelli pesanti per la pioggia, della notte che, nei boschi, arriva prima; e poi ancora dei vestiti puliti ed asciutti indossati una volta che siamo tornate a casa sane e salve)?
    Ti ricordi delle due caprette che abbiamo battezzato con nomi che non riesco a scordare? E ancora delle nuotate in piscina e degli infiniti sabato pomeriggio trascorsi a guardare film (ma anche della prima volta che abbiamo noleggiato un dvd e non sapevamo come farlo partire)?
    Io ricordo che stavo ad aspettarti ai piedi dell'albero, quando salivi su un ciliegio per mangiarne i frutti.

    E poi ricordo un'estate, quell'estate, in Toscana: ogni notte le stelle illuminavano a giorno il cielo, e abbiamo visto le volpi e le lucciole (oggi le lucciole ispirano protocolli per la sincronizzazione dei nodi nelle sensor networks).

    Per nulla al mondo vorrei avere di nuovo dieci anni (e poi la mia stagione è la primavera).

    http://www.youtube.com/watch?v=mphGpYAriDc
    http://www.youtube.com/watch?v=_dwhSHwPSY0

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    La magia dell’estate

    Douglas è il re del mondo: tutto obbedisce ai suoi ordini. Non importa se da tempi immemorabili il risveglio della cittadina di Green Town, Illinois, comporta gli stessi gesti: è lui, Douglas, il dire ...continua

    Douglas è il re del mondo: tutto obbedisce ai suoi ordini. Non importa se da tempi immemorabili il risveglio della cittadina di Green Town, Illinois, comporta gli stessi gesti: è lui, Douglas, il direttore d’orchestra che li provoca, per il solo fatto di elencarli, dominando la città dalla finestra della torretta nella casa dei nonni.
    E’ il primo giorno d’estate del 1928 e Doug, come tutti i ragazzini il primo giorno d’estate, è veramente il padrone - e non solo del mondo, ma anche del tempo.
    Il libro è una sequenza di episodi indipendenti, con un unico fattore comune: per la maggior parte riguardano bambini e vecchi, come se solo i ragazzini e gli anziani abbiano il potere di dilatare il tempo, scomponendolo in singoli istanti da assaporare fino in fondo, i bambini per meglio assimilarli e i vecchi per prolungarli. E certo gli adulti non hanno la possibilità di fermarsi a gustare un attimo alla volta, loro sono condannati alla produttività, come la signora Auffmann che deve pulire, lavare i panni, far da mangiare per la sua numerosa famiglia e non ha il tempo di assecondare le ubbie del marito alla ricerca della felicità artificialmente creata da una macchina.
    L’estate incantata, per Douglas, è l’estate della consapevolezza del proprio essere vivo e quindi della propria mortalità. E’ l’estate del passaggio ai rovelli dell’adolescenza dall’età infantile – Tom è inconsapevolmente gioioso nell’affrontare la sua estate, almeno fino a quando si trova a fronteggiare l’improvvisa grave infermità del fratello. Il tema di tutto il romanzo sembra essere il tempo che inesorabilmente scivola verso l’epilogo. Un tempo circolare che sembra permettere solo agli estremi di interagire, come nel caso di Bill ed Helen, il cui amore, ovviamente platonico, si concretizza in lunghe chiacchierate quando, lui trentenne, lei ha ormai superato la novantina. Un tempo che può comunque essere addomesticato e costretto a riversare i suoi momenti più preziosi nelle bottiglie del dorato, profumato vino di dente di leone – il Dandellion Wine del titolo originale – che il nonno distilla ed imbottiglia religiosamente ogni estate per essere stappato ed assaporato, insieme ai ricordi che conserva, per tutto l’inverno.
    Sono tante le figure che rendono indimenticabile il libro: come il robivecchi Jonas, filosofo e taumaturgo, che del vagabondaggio ha fatto uno stile di vita; o il signor Auffmann, desideroso di regalare al mondo la macchina della felicità, ma capace di distruggere la sua creatura quando si rende conto della sua pericolosa inefficacia. O gli anziani: la signorina Loomis, il colonnello Freeligh, la bisnonna, tutti sicuri, nella loro consapevolezza di aver vissuto una vita piena e soddisfacente, di poterla abbandonare senza rimpianti quando si sentono pronti.

    Il tempo diceva che era estate: il vento aveva quel certo tocco e il respiro del mondo era lungo, caldo e lento

    ha scritto il 

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