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L'età dell'innocenza

Di

Editore: Fabbri (Biblioteca Romantica)

4.0
(1613)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 317 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: A000030765 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Amalia D'Agostino Schanzer

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un jeune homme bien sous tous rapports

    Newland Archer tombe amoureux d'une jeune femme affranchie. Mais il est marié, et elle aussi, bien que fraîchement séparée. L'histoire serait banale aujourd'hui, mais nous sommes au XIXe siècle ...continua

    Newland Archer tombe amoureux d'une jeune femme affranchie. Mais il est marié, et elle aussi, bien que fraîchement séparée. L'histoire serait banale aujourd'hui, mais nous sommes au XIXe siècle et dans la riche bourgeoisie new-yorkaise. Le poids des traditions et des mœurs y est écrasant, que décrit avec subtilité et talent Edith Wharton, orfèvre en la matière. Un bon roman, tout en finesse, qui lui a valvule prix Pulitzer en 1921.

    ha scritto il 

  • 5

    L’innocenza da principio è una splendida virtù ma alla lunga è il più vizzo dei vizi.

    Entusiasta del libro (e della raggiunta maturità per volerlo leggere: dieci anni fa indietreggiavo di fronte a ogni libro scritto prima degli Anni Ottanta perché mi dicevo che l’unica letteratura ...continua

    Entusiasta del libro (e della raggiunta maturità per volerlo leggere: dieci anni fa indietreggiavo di fronte a ogni libro scritto prima degli Anni Ottanta perché mi dicevo che l’unica letteratura valida fosse quella scritta da gente viva o almeno morta non prima della mia nascita; solo verso i trenta anni ho cominciato a capirci qualcosa ovvero che a morire sono gli scrittori non i libri e che un romanzo quando è ben scritto è più giovane di me sempre) e del titolo – “L’età dell’innocenza” è un titolo bellissimo, e di nuovo fino a pochi anni fa non l’avrei capita la bellezza di questo titolo, e con il presente inciso concludo il mio processo di consapevolizzazione della gioventù che se ne va e che comunque non è affatto superiore alla mia fase adulta attuale (mento!, era superiore, ma devi averla superata per afferrare il concetto, insomma è la fregatura del da-che-mondo-è-mondo) – sono andato a cercarne notizie su Internet, ne ho perfino visto la riduzione cinematografica di Scorsese: la riduzione cinematografica m’ha addormentato prima che Ellen Pfeiffer avesse il tempo di riceve le rose gialle da un Newland Archer che, pagine alla mano, dovrebbe avere circa la mia età, e su Internet tutto quel che si ricava sulla Wharton è che fosse brava ma meno brava di Henry James e lo so bene anche io che Henry James è un demonietto della scrittura ma la New York e la società imbellettata e imbalsamata e soprattutto lo stile della Wharton in “L’età dell’innocenza” può fare tranquillamente a meno di paragoni. A me sarebbero bastate le tre righe per descrivere una stazione, i suoi odori e la gente che ci spassa dentro e fuori per rendermela cara, e uno scrittore che studia di nuovo l’effetto che fa un adulterio sul suo mondo – un adulterio che questa volta nemmeno c’è – rendendomelo come non ne avessi mai sentito scriverne, non così, io lo rispetto al di là di qualsiasi comparazione, specie seppoi mi muove la riflessione finale: all’innocenza manca tutta la grandezza di chi l’innocenza l’ha persa e per questo sa scegliere elaborando una forza d’animo, per affidarvisi, con la quale un innocente non dovrà e non saprà mai competere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Direi che mi aspettavo qualcosa di più da questo romanzo. Niente da dire sul ritratto della borghesia conformista, ipocrita e bigotta della New York ottocentesca ma oltre a questo in pratica non ...continua

    Direi che mi aspettavo qualcosa di più da questo romanzo. Niente da dire sul ritratto della borghesia conformista, ipocrita e bigotta della New York ottocentesca ma oltre a questo in pratica non succede niente, tu aspetti per tutto il tempo che Newland Archer combini qualcosa con Ellen Olenska in modo che magari qualcuno si tolga il paraocchi e invece niente.... In compenso ho odiato con tutta la mia anima May Welland in Archer. Stupida, insipida, gatta morta, che poi tanto stupida non è visto che alla fine si capisce che ha capito che tra il marito e Ellen "gatta ci cova" e ordisce un piano "geniale" per allontanare definitivamente la rivale, il tutto sempre senza clamori, conformandosi al "comme il faut" imperante. Questo romanzo si potrebbe riassumere in "Si sa ma non si dice..." Bello per la descrizione del contesto sociale. Trama un po' deboluccia, a parer mio

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    L’affascinante Ellen Olenska torna a New York, la città dov’è nata,dopo il naufragio del suo matrimonio con un conte polacco. Già cresciuta con il bagaglio di una stravagante educazione ...continua

    L’affascinante Ellen Olenska torna a New York, la città dov’è nata,dopo il naufragio del suo matrimonio con un conte polacco. Già cresciuta con il bagaglio di una stravagante educazione impostale dall’originale zia Medora Manson, Ellen si trasferisce in Europa a seguito del suo matrimonio con il conte Stanislao Olenski dove inizia una vita piena e permeata d’arte; frequenta artisti, pittori, musicisti, la sua mente diviene aperta e la sua conversazione brillante. Si invaghisce, però, del suo segretario, Monsieur Rivière, a causa del quale lascia il marito per fuggire a Parigi, ma anche lì le cose non vanno come dovrebbero ed Ellen decide di ritornare alla natia NY. Ovviamente la donna si è del tutto “europeizzata” e il suo stile di vita (per non parlare della la sua separazione) non è assolutamente compatibile con la mentalità newyorkese dell’epoca. Inizia così, un tentativo di ostracismo nei suoi riguardi perpetrato proprio da quelle persone presso le quali Ellen cercava rifugio. Grazie all’intercessione di Newland Archer, giovane avvocato promesso sposo della cugina di Ellen, May, le riserve sociali si sciolgono rapidamente ed Ellen è sempre più richiesta ed ammirata nonostante i suoi atteggiamenti anticonformisti a metà tra un’ingenua spontaneità e una studiata provocazione. Il modo di vestire, la scelta del quartiere in cui abitare, la frequentazione di ambienti artistici e soprattutto l’amicizia con Julius Beaufort, uomo ricco e potente dell’alta società newyorkese ma, allo stesso tempo, oggetto di chiacchiere e pettegolezzi per via del suo stile di vita piuttosto libertino, fanno di Ellen una creatura, allo stesso tempo, da rigettare e da adorare. Ed è ciò che capita proprio a Newland Archer, che al primo incontro rimane inconsciamente affascinato da lei, tanto da intercedere presso le più potenti famiglie dell’alta borghesia di New York perché venga accettata in società. In seguito sarà incaricato proprio da Ellen di seguire la questione del suo divorzio e a causa di questa frequentazione che, giocoforza, si è fatta più assidua, nasce tra i due un’attrazione che non può rimanere inconfessata. Ellen è l’archetipo del ribelle dal quale si è affascinati e, al contempo, intimoriti. Un classico, insomma, tant’è che, a mio avviso, non è affatto lei la protagonista veramente interessante di questo romanzo, in quanto incarnazione di un cliché, ma è quella di Newland la vera figura originale; un uomo che si è sempre trovato fin troppo a proprio agio immerso nelle tradizioni newyorchesi, in quella reiterata ripetizione di gesti, atteggiamenti, presenze e opinioni che hanno poi finito per diventare un tacito diktat al quale nessuno può nemmeno sognare di opporsi senza pagarne inevitabilmente le conseguenze. L’incontro con Ellen lo sconvolge, ma non fino a tal punto da abbandonare ciò che gli è stato insegnato e che è alla base della sua esistenza. Sposa, quindi, l’ordinaria ma coraggiosa May e resta ancorato al suo vivere di sempre. Newland Archer cede alla paura che ogni essere umano prova di fronte ad un cambiamento destabilizzante, di fronte all’opportunità di una scelta che potrebbe cambiare il corso della propria vita. Non riesce a superare la pressione sociale i cui meccanismi sono penetrati in lui così profondamente da non riuscire ad estirparne le radici. La sua ribellione a tutto questo è solo teorica, qualche parola di rabbia e tanta immaginazione, ma nient’altro. L’arrivo di un figlio è il coronamento di una vita che ha seguito i “binari giusti”, non importa quanto dolore e frustrazione nasconda al suo interno. A ben guardare, ci sono più Newland al mondo di quanto si pensi. Consigliatissima la trasposizione cinematografica firmata Scorsese.

    ha scritto il 

  • 3

    La buona società di New York di fine 800

    Nuovo mondo, New York, fine ottocento. I rigidi formalismi della buona società di New York, dopo una certa freddezza iniziale, hanno conquistato la mia attenzione. Newland Archer è un giovanotto di ...continua

    Nuovo mondo, New York, fine ottocento. I rigidi formalismi della buona società di New York, dopo una certa freddezza iniziale, hanno conquistato la mia attenzione. Newland Archer è un giovanotto di buona famiglia, a breve sarà ufficiale il suo fidanzamento con May Welland, a detta di tutti il miglior partito in città. Newland vive nel frattempo serenamente la sua vita da scapolo, attenendosi con slancio all’etichetta di New York di cui è un grande sostenitore. È affascinato dal matrimonio pur sapendo che nella realtà non sarebbe divenuto altro che un sodalizio di interessi materiali e sociali. Il ritorno in città della cugina di May, la contessa Olenska, mina l’equilibrio dell’élite newyorchese.

    Recensione completa: http://pausalibro.blogspot.it/2014/04/leta-dellinnocenza-di-edith-wharton.html

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel romanzo di altri tempi, consigliatissimo se si amano gli ambienti ottocenteschi. Il ritorno in patria di Ellen Olenska, dopo la separazione dal marito polacco, desta scalpore nella New York ...continua

    Un bel romanzo di altri tempi, consigliatissimo se si amano gli ambienti ottocenteschi. Il ritorno in patria di Ellen Olenska, dopo la separazione dal marito polacco, desta scalpore nella New York benpensante. Pur essendo affascinati da lei, tutti la guardano con diffidenza e criticità. Solo Newland Archer, un giovane e brillante avvocato appartenente all’esclusiva società newyorkese, promesso sposo della cugina di Ellen, May, riesce a guardare oltre i pregiudizi. Ellen esercita su Archer un fascino prima discreto, poi così forte da fargli mettere in dubbio il suo matrimonio con May. La vita ovviamente ha altri progetti (un po’ mi è dispiaciuto!) e solo alla fine del romanzo appare una NY finalmente più libera dalla rigida morale che si era autoimposta. Nella New York borghese tutto è apparenza e convenzione, tutto si cela dietro una rigida etichetta. Se si prova ad infrangerla, si attira lo sguardo di disapprovazione di tutti gli altri. Archer è un bel personaggio ed è lui il protagonista della storia, anche se Ellen è presente in ogni pagina, soprattutto in quelle in cui non c’è fisicamente. May l’ho trovata un po’ troppo piatta, anche se sa avere un guizzo proprio nel momento “giusto”.

    ha scritto il 

  • 5

    «Stay gold»

    È un romanzo che profuma di mughetti, gigli, lillà, cesti di orchidee, mazzi di garofani e rose gialle, che come tutti i profumi intensi dapprima inebriano, ma poi finiscono per stordire ed essere ...continua

    È un romanzo che profuma di mughetti, gigli, lillà, cesti di orchidee, mazzi di garofani e rose gialle, che come tutti i profumi intensi dapprima inebriano, ma poi finiscono per stordire ed essere annientati dal peso della neve che cade copiosa, congelati dal ghiaccio che avvolge e incrina le relazioni, inceneriti dal fuoco che accende passioni che devono essere lasciate bruciare, e alle quali nulla, se non il coraggio di sfidare tutto e tutti e di rinunciare a tutto, può permettere di uscire alla luce del sole. Un fruscio, un battito di ciglia, un rossore, un palpito improvviso, giochi di sguardi e parole non dette, una tenda di velluto che ripara da sguardi indiscreti... La scrittura di Edith Wharton si muove leggiadra e implacabile in una New York in cui le convenzioni tolgono il respiro, in cui tutto è apparenza e mondanità, in cui i sentimenti delle sue tre creature, Newland May e Ellen, sono costrette a essere confessate solo attraverso i sussurri, gli abbracci fugaci, i baci concessi dietro l'ombra di un cappello o sotto le fronde di un albero nascosto nel parco, in una carrozza protetta dal buio e dalla neve. Sopra tutto le apparenze, la rispettabilità, il conformismo, e una libertà, il divorzio e quella di scegliere la propria vita senza compromessi, che è reale solo sulla carta. Spietata Edith Wharton, insuperabile nella capacità di farmi sentire il fuoco della passione, così come di piantarmi un coltello nel cuore e girare senza pietà quella lama fino alla fine, unica nel permettermi di immedesimarmi, parola dopo parola, sia in May, che in Newland, che in Ellen, e di riuscire a viverne sulla pelle ogni sentimento come fosse il mio. Splendido, un capolavoro, così come è un capolavoro il film di Martin Scorsese, nonostante la May e la Ellen di Edith Wharton fossero l'una bionda, e l'altra bruna.

    «Allora quali sono con esattezza i tuoi piani, per noi?» domandò. «Per noi? Ma noi non esistiamo, in questo senso! Possiamo rimanere "vicini" uno all'altra solo vivendo lontani. Solo così possiamo essere "noi due". […]

    «Il Natura il primo verde è dorato, e subito svanisce. Il primo germiglio è un fiore che dura solo un'ora. Poi a foglia segue foglia. Come l'Eden affondò nel dolore Così oggi affonda l'Aurora. Niente che sia d'oro resta.»

    [Niente che sia d'oro resta - Robert Frost]

    ha scritto il 

  • 4

    New York, anni Settanta dell’Ottocento. L’élite cittadina è costituita da un numero molto ridotto di clan familiari, tutti imparentati tra loro, i cui ritmi sono scanditi da riti sociali e ...continua

    New York, anni Settanta dell’Ottocento. L’élite cittadina è costituita da un numero molto ridotto di clan familiari, tutti imparentati tra loro, i cui ritmi sono scanditi da riti sociali e convenzioni immutabili. Una bizzarra società tribale, che Wharton conosce bene, in cui gli unici elementi discordanti sono innesti provenienti da altri contesti sociali (come la vecchia signora a capo del clan Mingott, innalzata dal matrimonio, ma di origini assai più umili). In questo mondo nessuno è libero: le donne sono educate fin dall'infanzia ad una purezza e conformismo che ne farà delle ottime mogli e madri di famiglia, ma anche gli uomini non hanno in realtà nemmeno la libertà di scegliere liberamente a quale carriera dedicarsi, esistendone solo poche considerate “rispettabili”.

    Il giovane avvocato Newland Archer è in procinto di annunciare il proprio fidanzamento con May Welland, unione benedetta dalle famiglie e gradita alla società, quando torna in città la cugina di lei, la Contessa Ellen Olenska, quasi sempre vissuta in Europa, teatro del suo infelice matrimonio con un nobile polacco, violento e incline al tradimento.

    Continua su: http://www.lastambergadeilettori.com/2014/03/speciale-grandi-scrittrici-leta.html

    ha scritto il 

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