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L'età dell'oro

Di

Editore: Fazi

3.6
(206)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 482 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000009873 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
"L'età dell'oro" racconta la storia politica degli Stati Uniti tra il 1939 e il 1954: la storia dei presidenti democratici e degli oppositori repubblicani, delle loro grandezze e, più spesso, debolezze, la storia delle convention e delle continue rielezioni, dei piani di conquista militare ed economica del mondo, degli intrighi e delle smodate ambizioni, delle guerre, calde e fredde, condotte ai danni del popolo americano e del mondo intero, costantemente tenuti all'oscuro di tutto. Ma "L'età dell'oro" è soprattutto un grande romanzo, e di un grande romanzo mantiene costante la tensione, l'invenzione e il respiro narrativo. E' in particolare nei personaggi di finzione - l'idealista Caroline, ex-attrice e giornalista; Peter, intellettuale irriducibilmente radical; Tim, regista tormentato ma in fin dei conti 'integrato' - nelle loro vicende personali di fortuna e disgrazia, di amore e di morte, nel loro modo di interagire con i vertici della politica e dell'arte - l'altro grande tema del libro, che vede sfilarne tutti i protagonisti del primissimo dopoguerra - compreso Gore Vidal, personaggio di se stesso - che i confini tra storia, letteratura e critica sociale si fanno labili. Vidal, del resto, ha più volte citato la celebre battuta di Tolstoj: "La storia sarebbe una gran bella cosa, se solo fosse vera", e propone un'idea scomoda di storiografia, sempre tendenziosa e continuamente da rifare, perennemente insoddisfatta dell'omertà dei cronachisti di regime. Solo Gore Vidal avrebbe potuto darci una visione degli Stati Uniti, in un periodo cruciale della loro e della nostra storia, così penetrante, irriverente, ironica, divertente e al contempo intrisa di senso tragico, scritta con l'inconfondibile eleganza e l'acume consueto. "L'età dell'oro", ultima puntata di un'ampia saga scritta da Vidal in oltre trent'anni, ha suscitato in America allo stesso tempo grandi consensi e feroci polemiche.
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  • 4

    Capitolo conclusivo del ciclo dedicato alla storia americana Gore Vidal - che si ritaglia una parte nella narrazione - conclude compiutamente la storia della trasformazione della nazione americana, nata per essere una nuova Atene e trasformatasi in una seconda (o terza o quarta oquinta..) Roma I ...continua

    Capitolo conclusivo del ciclo dedicato alla storia americana Gore Vidal - che si ritaglia una parte nella narrazione - conclude compiutamente la storia della trasformazione della nazione americana, nata per essere una nuova Atene e trasformatasi in una seconda (o terza o quarta oquinta..) Roma Imperiale; molti dettagli difficilmente non comprensibili a chi non è appassionato (o studioso) della storia politica americana, ma che non impedisce di comprendere e cogliere l'amarezza di Vidal, che fu, nei suoi ultimi anni, uno dei più accesi critici ella politi ca di Bush sulla "esportazione della democrazia"

    ha scritto il 

  • 3

    Una specie di saga americana che ripercorre gli anni di Roosevelt e di Truman rendendoli vivi nella narrazione. Gore Vidal realizza una sorta di recupero dei dialoghi, delle situazioni, dei cinismi, delle passioni e delle debolezze lungo le quali si sono sviluppati eventi di importanza mondiale f ...continua

    Una specie di saga americana che ripercorre gli anni di Roosevelt e di Truman rendendoli vivi nella narrazione. Gore Vidal realizza una sorta di recupero dei dialoghi, delle situazioni, dei cinismi, delle passioni e delle debolezze lungo le quali si sono sviluppati eventi di importanza mondiale forse un po' troppo cristallizzati nella loro importanza storica. Interessantissimo il racconto delle competizioni elettorali, degli intrighi, del ruolo dei media già a quel tempo. Stupende le descrizioni socio-psicologiche, il ritratto della affluent society, l'intelligentissimo, spietato cinismo di Franklin Delano Roosevelt, egocentrico, vanitoso imperatore, incarnazione del potere. Il livello di dettaglio è però tale che non di rado si perde il filo della narrazione, ci si annoia, si fa fatica a ricordare di cosa o di chi si stia parlando. Gore Vidal stesso è presente nel romanzo in una specie di cameo che chiude il libro a Ravello, nella stupenda villa dello scrittore, benedetta dal parroco accolto da una ragazza alla pari che teneva in bella vista un vibratore sul comodino. Lo definirei - da profano della letteratura - barocco americano.

    ha scritto il 

  • 3

    Come per quel che accade con il caso, le generazioni di uomini vanno e vengono, e nell'eternità non sono altro che batteri su un vetrino luminoso, e la caduta di una repubblica o la nascita di un impero -così importanti per chi ci è coinvolto- non sono percepibili sopra il vetrino perfino quando ...continua

    Come per quel che accade con il caso, le generazioni di uomini vanno e vengono, e nell'eternità non sono altro che batteri su un vetrino luminoso, e la caduta di una repubblica o la nascita di un impero -così importanti per chi ci è coinvolto- non sono percepibili sopra il vetrino perfino quando c'è un occhio interessato ad osservare quella specie che prolifera così rapidamente e che nel tempo finirà o, se ha fortuna, diventerà qualcosa d'altro, visto che il cambiamento è la natura della vita, ed è la sua speranza.

    ha scritto il 

  • 3

    Un pò noioso e di non immediata comprensione per chi non abbia dimestichezza con il sistema politico degli Stati Uniti e conoscenza della loro storia.Preferisco, anche come linguaggio, il Vidal dei romanzi storici dell'antichità.

    ha scritto il 

  • 2

    Pasqua con chi vuoi - 06 apr 12

    Credo che nei miei appunti sparsi lungo gli anni ci sia una nota che ricorda, prima o poi, di leggere “Giuliano” il libro sull’imperatore apostata di Gore Vidal. Beh, il libro non c’è ancora ed ho invece affrontato questo, che sempre di storia parla. Ma di quella recente, attuale, contemporanea. ...continua

    Credo che nei miei appunti sparsi lungo gli anni ci sia una nota che ricorda, prima o poi, di leggere “Giuliano” il libro sull’imperatore apostata di Gore Vidal. Beh, il libro non c’è ancora ed ho invece affrontato questo, che sempre di storia parla. Ma di quella recente, attuale, contemporanea. È, infatti, l’ultimo di 7 volumi di storia romanzata che Vidal dedica alle vicende della storia americana, dalla nascita della nazione al suo passaggio ad Impero mondiale. Il libro è un po’ lento, risente molto del fatto che viene dopo altri sei, e quindi ci sono continui rimandi. Inoltre è molto pieno di storia americana (fortunatamente con molte note a piè pagina che tentano di dare informazioni a noi di qua dell’Oceano). Ma i capisaldi ci sono, chi non conosce i Roosevelt, Truman, i Kennedy, Hearst della carta stampata e via discorrendo. Ben si capisce che Vidal parla qui di cose che conosce bene. Della storia recente fa pure parte, sia come scrittore, ma anche come politico (il nonno era senatore), che come uomo di spettacolo (sceneggiatore ad Hollywood, poi saggista, commentatore televisivo). Il libro ci accompagna dal 1939, quando Hitler invade la Cecoslovacchia e Roosevelt decide di presentarsi per la terza volta come presidente (solo negli anni Cinquanta fu fatta la legge che impediva di presentarsi per più di due mandati consecutivi). Fino al 1954, alla fine della guerra di Corea, con la fine di molte delle illusioni che una classe medio - alta americana aveva verso una possibile età dell’ora, verso un’era di stabilità e concordia. Con una breve chiusa sull’anno 2000 che serve a Vidal per tirare un po’ le fila di tutti e sette i suoi romanzi sull’America. Il tutto visto con gli occhi dei personaggi fittizi, ma plausibili, inseriti nella storia. Quelli della dinastia dei Sanford. Prima con quelli di Carolina (personaggio centrale dei precedenti Hollywood e Impero), poi con quelli di suo nipote Peter (eroe del primo romanzo Washington D.C.). Anzi, molti degli avvenimenti sono ripresi proprio dal primo libro, che attraversa lo stesso periodo. Ma lì erano soprattutto i personaggi inventati che tenevano banco, mentre ora entrano, e di potenza, anche quelli storici. Non a caso sono passati più di trenta anni tra i due scritti. Certo, la vena democratica e liberal di Vidal qui si esprime in pieno, presentando le meschinerie del mondo politico americano, il modo assurdo con cui vengono affrontati i grandi temi. Perché in fondo gli Americani sentono la mancanza di un retroterra culturale, ed andranno a dominare il mondo in virtù della loro potenza economica. Ci da uno sguardo interno all’atteggiamento di Roosevelt verso la guerra con il Giappone, così come della miopia di Truman sia per l’uso della bomba atomica, sia per la sfrontata avventatezza con cui consegna anni ed anni americani al viscerale anticomunismo di McCarthy e soci. Ma l’ansia di spiegare le mosse politiche, lascia poco spazio alla costruzione dei caratteri di finzione, che avevano caratterizzato al meglio alcuni libri precedenti. I personaggi scorrono, e le loro vite, eponime di quelle di tanti e tanti americani, non hanno presa. Perché poi si torna sempre lì, alla ricca dinastia dei Sanford, ed ai loro intrecci pubblici e privati. Ma sono sterili e poco coinvolgenti, tanto che basta leggere la prima pagina, con la cronologia dei personaggi, che già si capiscono le loro storie. Chi va con chi. Chi lascia chi. Quando ci sono. Quando muoiono. Alla fine, il cammeo del 2000 è forse la punta più bassa di tutto il libro. Cammeo, perché presenta in una ventina di pagina un lungo duetto televisivo tra Peter Sanford, ormai quasi ottantenne, ed il settantacinquenne … Vidal. Sì, perché lo scrittore si inserisce di persona nella storia (ne aveva comunque fatto parte), ma questo inserimento sa tutto di autocompiacimento ed autoincensamento. Certo Vidal soffre di mania di esposizione, e lo possiamo capire. Ma questa parte stona un po’. Mette certo tutti i punti finali sui personaggi che abbiamo incontrato lungo la strada, tuttavia… Non mi è piaciuto, troppa finzione per essere storia, troppa storia per essere finzione. E poca invenzione fantastica, come ad esempio (saltando di palo in frasca) nel gustoso film di Allen “Midnight in Paris”, dove la fantasia riscatta la presenza benché onirica di personaggi storici. E ci da una risposta, almeno quella di Allen, che la vera età dell’oro è solo il presente, che dobbiamo vivere e godere, perché qui e ora siamo. Aderisco alle richieste di Allen e lascio da parte il buon vecchio Vidal. “È triste che non sappiamo mai dove abbiamo sbagliato come genitori finché non è troppo tardi.” (218)

    ha scritto il 

  • 4

    Indubbiamente per me un libro molto interessante,uno stimolo per approfondire la storia americana,il suo sistema politico e gli eventi che hanno caratterizzato il periodo che Vidal analizza in queste pagine. Certo la lettura non è semplice,si alternano personaggi reali con quelli di fantasia,ma c ...continua

    Indubbiamente per me un libro molto interessante,uno stimolo per approfondire la storia americana,il suo sistema politico e gli eventi che hanno caratterizzato il periodo che Vidal analizza in queste pagine. Certo la lettura non è semplice,si alternano personaggi reali con quelli di fantasia,ma con calma si riesce ad entrare nei vari ruoli,a capire i meccanismi,gli intrighi e si può così cercare di familiarizzare con quanto ci racconta l'autore,profondo conoscitore dell'argomento.

    ha scritto il 

  • 0

    E alla fine mi sono svegliato...

    Un libro politico, politichese, zeppo di gossip da salotto per bene, di una noia mortale. Consigliato solo agli amanti del genere, forse solo all'autore stesso...

    ha scritto il 

  • 4

    Vidal racconta l'America dall'alba della seconda guerra mondiale al maccartismo, con una breve incursione nel 2000, svelandoci i meccanismi della politica statunitense di ieri, sorprendentemente simili a quelli di oggi...si veda la strategia della "guerra infinita". Un po' ostico per un lettore n ...continua

    Vidal racconta l'America dall'alba della seconda guerra mondiale al maccartismo, con una breve incursione nel 2000, svelandoci i meccanismi della politica statunitense di ieri, sorprendentemente simili a quelli di oggi...si veda la strategia della "guerra infinita". Un po' ostico per un lettore non statunitense, ma le note aiutano.

    ha scritto il