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L'età di mezzo

Di

Editore: Mondolibri

3.8
(172)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 570 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Data di pubblicazione: 

Traduttore: Annamaria Biavasco & Valentina Guani

Disponibile anche come: Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 2

    Ma si può, mi dico?

    Diverse versioni romanzate dell’America (sineddoche per Usa ) mi sono venute in mente leggendo questo tomazzo esile esile. Come il solito comprato più una decina di anni fa assieme a altri tre dell’autrice, sull’onda di non so più quale entusiasmante recensione e poi lasciato a muffire sugli scaf ...continua

    Diverse versioni romanzate dell’America (sineddoche per Usa ) mi sono venute in mente leggendo questo tomazzo esile esile. Come il solito comprato più una decina di anni fa assieme a altri tre dell’autrice, sull’onda di non so più quale entusiasmante recensione e poi lasciato a muffire sugli scaffali.
    In ordine cronologico mi sono sovvenuti (quasi fossi Alberto di Giussano): I peccati di Peyton Place, Un letto di tenebre, Ho sposato un comunista, Non è un paese per vecchi, Underworld e Casa della Robinson quello che mi ha dato di più da pensare su quanto possano essere diversi i punti di visti e non tutti legittimi!
    Si capisce, così, che quello che interessa questa, definita eclettica, scrittrice è la società americana. Non quella della middleclass né quella degli esclusi, ma quella dei ricconi a milioni di dollari, creando all’uopo un gruppone concentrato, per non avere “diversi” tra i piedi, in un idilliaco sobborgo di Manhattan, dentro ville hollywudiane (le sole che posso immaginare), dove sono tutti amici.
    Il segmento di vita tra nascita e morte scorrerebbe forever a moto rettilineo uniforme tra Wall Street, centri di bellezza e party a gogò se la morte di “un diverso”, incluso ma solo perché eccentrico artista, non ne torcesse la traiettoria trasformandoli, dopo peripezie più o meno tragiche, in esseri diversi e migliori. Secondo il progetto della scrittrice, naturalmente.

    La libraia dalla rossa chioma, scultrice fallita, si trasferisce nella casa nel bosco ereditata dal defunto e dopo un anno di vita solitaria e randagia, ritorna al paesello in preda al sacro fuoco dell’arte. Ciliegina sulla torta, sposa l’avvocato dello scomparso, ragazzo padre (si fa per dire) di un neonato di nome Adam come la buon’anima!

    Un’altra (sono donne le protagoniste e non meno inconsistenti dei maschi), infelicemente divorziata e abbandonata anche dal figlio adolescente che l’accusa di un tentato omicidio/suicidio, viene investita da sindrome del nido vuoto e si fionda su una ragazzina orientale triste e solitaria e ne sposa il padre adottivo, fortunatamente vedovo e, manco a dirlo, ricchissimo.

    Una terza, lasciata dal marito per una squillo di lusso massaggiatrice in un centro ortopedico esclusivo, si consola con i cani randagi che accoglie nella lussuosa villa alla faccia dell’ex, allergico al pelo del cane. Ex che quando ritorna a casa, folle e sciancato e dopo aver scoperto che non una ventenne ma una puttanella che mirava ai suoi milioni si era innamorata di lui, viene squartato dai cani lasciando libera, felice e ricchissima la ex cornuta padrona.

    La quarta, innamorata come tutte le altre dello scultore che platonicamente le ricambiava tutte, vedova bianca di cotanto campione, abbandona il marito e va in cerca della vera identità del defunto, che il testamento aveva svelato essere ricchissimo ma senza storia: niente famiglia, niente certificato di nascita ma solo un nome fittizio, Adam Berendt. Non ricordo come, eppure l’ho finito due giorni fa, sia potuta arrivare a scoprire patronimico e parenti e una storia tipo quelle autobiografiche di Bunker: un ragazzo vittima della società che in carcere si riabilita. Ma tant’è. Dopo un anno di peregrinazioni la donna, data per dispersa, ritorna a casa con la sua nuova personalità: non più ondulata chioma con i colpi di sole ma crespi capelli grigi attaccati a coda di cavallo tipo la moglie del nostro Giuliano Ferrara. Non so se avete presente.
    Ma si può, mi dico?

    E allora, amici miei, leggete “Casa” di Marilynne Robinson e/o “Un letto di tenebre” del dimenticato Styron, se proprio volete capirci qualcosa di quel mondo altro dal nostro. Perché personaggi come quelli non li possiamo trovare né a Voghera né a Canicattì, credetemi ma nemmeno nei libri della Oates, come lei crede di saper fare.

    ha scritto il 

  • 4

    Bel libro. Scritto bene, stile scorrevole, personaggi ben delineati, trama ben costruita, molto americano nel senso che la Oates non rinuncia ad accennare, sia pure di striscio, ad un paio di difetti americani: il provincialismo snob e il razzismo. L'età di mezzo è un dato anagrafico ma anche ...continua

    Bel libro. Scritto bene, stile scorrevole, personaggi ben delineati, trama ben costruita, molto americano nel senso che la Oates non rinuncia ad accennare, sia pure di striscio, ad un paio di difetti americani: il provincialismo snob e il razzismo. L'età di mezzo è un dato anagrafico ma anche uno stato mentale, una fase della vita in cui le domande esigono una risposta, il passato diventa il presente ed il futuro è solo un'estensione della realtà su cui è bene non fare troppo affidamento. È anche l'età della svolta improvvisa e dell'imprevisto: la morte, un nuovo amore, una libertà conquistata, un talento finalmente espresso, una saggezza raggiunta senza impegno ma frutto del cumulo di giorni e di esperienze vissute. Il protagonista, un personaggio volutamente misterioso, incarna il saggio cui vorremmo affidare i nostri timori, da cui ci aspettiamo un consiglio, a cui confidiamo i nostri errori, in cui rispecchiamo la nostra anima e, infine, è anche colui che sollecita la nostra coscienza, ponendo continuamente delle domande a cui l'interlocutore di turno non può sottrarsi. Adam Berendt muore già nel prologo, dalle prime pagine si dipana la storia della sua vita, a ritroso; solo verso la fine, a pagina 500 circa, scopriremo chi era, dov'era cresciuto e perché quell'alone di mistero intorno a lui: il dolore e la vergogna sono stati i compagni fedeli di tutta la sua vita.

    ha scritto il 

  • 4

    L'età di mezzo è l'età matura che sta scivolando verso la vecchiaia.
    Un'età poco esplorata dalla letteratura . Qui la Oates lo fa con maestria partendo dalla morte accidentale di uno dei protagonisti , poco più che cinquantenne. La morte tende ad interrogare e a portare a scelte di vita nu ...continua

    L'età di mezzo è l'età matura che sta scivolando verso la vecchiaia.
    Un'età poco esplorata dalla letteratura . Qui la Oates lo fa con maestria partendo dalla morte accidentale di uno dei protagonisti , poco più che cinquantenne. La morte tende ad interrogare e a portare a scelte di vita nuove per la paura del tempo che sta per finire. Ma non sempre queste nuove scelte sono foriere di migliorie.... Bello!

    ha scritto il 

  • 5

    Blessing America

    E le sue suburbia bianche così schifosamente torbide.
    Capote ha scoperchiato il vaso (sulla scia del magistrale Steinbeck nei "I pascoli del cielo") e ci stanno ancora facendo la scarpetta..
    E come tutte le scarpette che si rispettino è gustosa!
    Joyce Carol Oates è grandiosa, l' ...continua

    E le sue suburbia bianche così schifosamente torbide.
    Capote ha scoperchiato il vaso (sulla scia del magistrale Steinbeck nei "I pascoli del cielo") e ci stanno ancora facendo la scarpetta..
    E come tutte le scarpette che si rispettino è gustosa!
    Joyce Carol Oates è grandiosa, l'unica altra sua opera che avevo letto era diamentralmente opposta a questa, quasi un thriller, basata su fati pseudo-veri, quasi un diario.
    Eppure ero rimasta incantata dalla sua prosa e così si è puntualmente ripetuto.
    Non è il genere di romanzi che divori e non vedi l'ora di finire, lo assimili piano piano, una frase alla volta. Ma è davvero un capolavoro di umanità varie,eventuale e insospettabile.
    E' toccante, la morte come il battito d'ali della farfalla sul Pacifico che scatena un tornado. E tutto cambia, anche se nulla cambia; ma nessuno resta lo stesso in luogo immutabile come Salthill-On-Hudson ed è questo il miracolo, il prodigio, la scaturigine di una vita da una morte. Con l'eleganza di mettere a nudo certi stati d'animo in modo preciso e nitido; davvero un libro splendido.

    ha scritto il 

  • 5

    interessante

    Questo romanzo della Oates mi è piaciuto tantissimo anche se un pò lungo su alcuni passaggi .Interessanati come sempre i personaggi che popolano il romanzo e la buona descrizione dei luoghi.
    Lo consiglio a chi come me ama questa scrittrice americana

    ha scritto il 

  • 4

    Come sempre la cara Joyce Carol mi tiene incollata al libro fino alla fine e anche in questo romanzo ho trovato i suoi superlativi intrecci psicologici con personalità nevrotiche e complesse.


    I protagonisti sono gli abitanti di Salthill-on-Hudson accomunati dal fatto di essere tutti ricch ...continua

    Come sempre la cara Joyce Carol mi tiene incollata al libro fino alla fine e anche in questo romanzo ho trovato i suoi superlativi intrecci psicologici con personalità nevrotiche e complesse.

    I protagonisti sono gli abitanti di Salthill-on-Hudson accomunati dal fatto di essere tutti ricchi e di mezza età, ma portano bene i loro anni, sembrano tutti più giovani e ci tengono che gli altri se ne accorgano.

    La morte improvvisa di Adam Berendt getta nel panico la sua cerchia di amici.
    Gli uomini sentono che più che la scomparsa dell'amico è la fatalità che fa paura, ci si sente ancora in forze, ma non si è più giovani.
    La morte li ha sfiorati e quando colpisce così vicino fa paura. La reazione è quella di rincorrere la giovinezza, ci si accorge che la propria moglie è invecchiata e per distrarsi si cerca la compagnia di una giovane donna e quale occasione migliore per procreare ancora e sentirsi vivi.

    "Nella mezza età non si è vecchi,non si è più giovani" così afferma Roger Cavenagh, avvocato, divorziato e alla ricerca di stimoli per sentirsi giovane.

    Le donne invece si aggrappano alla figura di Adam. Lo ricordano con dolcezza, con amore. Un uomo così diverso dai loro mariti. Un uomo non bello, con un occhio cieco, ma così vero, così affascinante e gentili nei modi.

    Molto interessante anche l'alone di mistero che circonda Adam Berendt. Chi era in realtà? cosa faceva? perché non aveva una donna? Anche se muore quasi all'inizio del romanzo, la sua figura è presente fino alla fine.

    Bravissima la Oates che porta in primo piano i due tabù di questo secolo: la vecchiaia e la morte.

    ha scritto il 

  • 5

    Un bellissimo, fantastico libro di questa autrice che mi entusiasma ogni volta di più. Drammatico, cinico, ma non tragico come gli altri che ho letto, per questo è il libro che ho preferito della Oates. Non mi stanco mai della sua scrittura fluida, chiara, leggera... gli occhi corrono sulle pagin ...continua

    Un bellissimo, fantastico libro di questa autrice che mi entusiasma ogni volta di più. Drammatico, cinico, ma non tragico come gli altri che ho letto, per questo è il libro che ho preferito della Oates. Non mi stanco mai della sua scrittura fluida, chiara, leggera... gli occhi corrono sulle pagine aspettando, sperando, soffrendo, sorridendo. Fantastica Oates, devo assolutamente leggere tutto di lei!

    ha scritto il 

  • 2

    Ma chi mi ha mai consigliato la Oates?!

    Polpettone con qualche approfondimento sul provincilismo USA che è un po uguale in tutto il mondo. E' il secondo romazo che leggo di questa autrice : ce ne sarà diffcilmente un terzo

    ha scritto il 

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