L'eterno marito

Di

Editore: Einaudi (ET; 813)

3.8
(864)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 182 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8806189387 | Isbn-13: 9788806189389 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Clara Coisson ; Prefazione: Alberto Moravia

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Rilegato in pelle

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Questo romanzo racconta la crisi dei quarant'anni di Vel'caninov, unfacoltoso, ozioso e mondano proprietario terriero. Soffre d'insonnia, èangosciato da una vago senso di colpa, ha perfino delle allucinazioni o perlo meno crede di averle. Un uomo con un nastro nero di lutto sul cappellolo segue e lo sorveglia. Si tratta di Pavel Pavlovic, un funzionario stataledi provincia, la cui moglie, anni addietro era l'amante di Vel'caninov. Unrapido esame convince Vel'caninov che Pavlovic, l'eterno marito, non puòsapere che la moglie l'ha tradito con lui. Ma allora perché tanta ambiguità?Così comincia un rapporto bizzarro simile ad un duello portato avanti da dueschermitori abili e accaniti...
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  • 1

    Eh?

    Qualcuno può spiegarmi cosa diavolo è 'sto libro? L'ho letto tutto e non ho manco capito quale fosse l'argomento di fondo. Sono confusa io e sto prendendo un abbaglio o è confusa la trama?

    ha scritto il 

  • 0

    Una storia confusa

    Mi sono avvicinato a questo libro perché citato dai due protagonisti de "Il mondo secondo Garp". Niente da dire sulla scrittura, ma la trama mi sembra che abbia un andamento bizzarro, difficile da seg ...continua

    Mi sono avvicinato a questo libro perché citato dai due protagonisti de "Il mondo secondo Garp". Niente da dire sulla scrittura, ma la trama mi sembra che abbia un andamento bizzarro, difficile da seguire e da condividere. Consigliato solo a chi vuole leggere tutto di D.

    ha scritto il 

  • 3

    Non lo so ...

    ... Moravia ne estrae lodi sperticati in prefazione, ma le sue interpretazioni mi lasciano i dubbi su quello che considero il lavoro piu' debole del Maestro, del quale ho letto gran parte delle opere. ...continua

    ... Moravia ne estrae lodi sperticati in prefazione, ma le sue interpretazioni mi lasciano i dubbi su quello che considero il lavoro piu' debole del Maestro, del quale ho letto gran parte delle opere.
    Ma sicuramente sono io che non ho colto.
    Che dire? Mi pare un romanzetto in cui il " duello" psicologico tra i due protagonisti appare ( volutamente ? ) confuso, senza direzione, spuntato.
    Restano inarrivabili certe descrizioni di stati d'animo, di interiorita'... ma stavolta sembrano non funzionali alla trama.

    ha scritto il 

  • 4

    "Questo romanzo breve racconta la crisi dei quarant'anni di un facoltoso, ozioso e mondano proprietario terriero di nome Vel'caninov. Pur essendo un "omone" sta attraversando un periodo di profondo ma ...continua

    "Questo romanzo breve racconta la crisi dei quarant'anni di un facoltoso, ozioso e mondano proprietario terriero di nome Vel'caninov. Pur essendo un "omone" sta attraversando un periodo di profondo malessere. Soffre d'insonnia, è angosciato da un vago senso di colpa, ha perfino delle allucinazioni o per lo meno crede di averle. Un uomo con un nastro nero di lutto sul cappello lo segue, lo pedina, lo sorveglia. Ma ad un tratto Vel'caninov scopre che non si tratta di un'allucinazione bensí di una persona reale. È Pavel Pavlovic, un funzionario statale di provincia, la cui moglie, anni addietro, fu l'amante di Vel'caninov. Un rapido esame convince Vel'caninov che Pavel Pavlovic, l'eterno marito, non può sapere che la moglie l'ha tradito con lui. Ma allora perché tanta ambiguità? Cosí comincia un rapporto bizzarro simile a un duello portato avanti da due schermitori abili e accaniti... L'eterno marito, romanzo critico-comico, contiene alcune parti del piú puro Dostoevskij. Per esempio, tutto il rapporto "gatto-topo" fra l'eterno marito e l'eterno amante. Un gatto che si sente inferiore al topo; che ora lo ama e ora lo odia; che vorrebbe che il topo continuasse ad andare a letto con le sue donne. Ma la cosa migliore del romanzo è pur sempre, come in Delitto e castigo, la presenza tacita e incombente della grande città di Pietroburgo".
    Alberto Moravia.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo delizioso che nella sua semplicità strutturale avvolge completamente il lettore. Due i personaggi della storia: Pavel Pavlovic, "l'eterno marito" e Vel'canicov che giustamente A.Moravia ave ...continua

    Un romanzo delizioso che nella sua semplicità strutturale avvolge completamente il lettore. Due i personaggi della storia: Pavel Pavlovic, "l'eterno marito" e Vel'canicov che giustamente A.Moravia aveva definito: "l'eterno amante". Anche in questa storia emerge la visione di Dostoevskij sul male insito nella natura umana. Impressionante la spaventosa plasticità del male contenuta in alcune frasi della storia. " Il mostro più mostruoso è il mostro di sentimenti nobili. ..... Per il mostro la natura non è una tenera madre, ma una matrigna. La natura genera il mostro, ma invece d'averne pietà, lo condanna a morte; e ben gli stà." Eppure, nonostante la drammaticità del contenuto, la storia si mantiene su binari di grande ironia e leggerezza. Bello e pazzesco!!!!!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Lo scandaglio e la freccia

    Lui, lei, l'altro. Anni prima Velcanicov era stato l’amante di Natalia moglie di Pavel. La donna muore, il tradimento viene scoperto ex post. Velcanicov e Pavel instaurano una ambigua amicizia, l’aman ...continua

    Lui, lei, l'altro. Anni prima Velcanicov era stato l’amante di Natalia moglie di Pavel. La donna muore, il tradimento viene scoperto ex post. Velcanicov e Pavel instaurano una ambigua amicizia, l’amante viene accolto in casa quasi con cordialità dal marito.

    Tutto si gioca su crinali sottili, sul non detto: ogni parola, ogni gesto, tutto insomma appare normale in superficie ma ne avvertiamo la malata follia, la perversione di un rapporto insano e cupo, che non risparmia la piccola Liza, probabilmente figlia della relazione adulterina.

    L’opera, seppur breve -150 pagine, strepitosa traduzione di Corrado Alvaro- è straordinariamente complessa ed offre piani di lettura multipli e articolati, come inevitabile quando oggetto dell’indagine è l’animo umano e la sonda viene lanciata in profondità, lì dove si muovono altre logiche, fatte di dinamiche irrazionali, ambigue e talvolta indicibili.

    Geniale la scelta di Velcanicov , l’ex amante, come io narrante: un uomo banale, nessuna passione, nessun guizzo, affetto da turbe psichiche, attacchi di panico, insonnia, uno dei tanti uomini superflui così cari alla letteratura russa.

    Da questa prospettiva gli stati morbosi dell’essere, le pulsioni più inconfessabili assumono l’insidiosa forma di una lucida normalità e quasi riconosciamo come nostro il suo quieto ragionare ed il pacato flusso dei pensieri. Il distacco mentale del lettore da ciò che legge richiede una operazione intellettuale, un atto di coscienza volontario per dichiararsene estraneo, quasi un velleitario ed insicuro statement: io non sono così.

    Lo scandaglio affonda in alcuni dei temi più cari a Dostoevskij: il tradimento, la responsabilità delle proprie azioni, il rispetto, l’onore e la dignità della persona umana, la sofferenza dell’infanzia innocente che paga a caro prezzo le colpe dei genitori.

    Pavel, l’eterno marito, è una sorta di uomo dimezzato, il suo “intero” sta nel suo status di esser “marito” appunto, ed altrettanto si può dire di Velcanicov, “eterno amante”. Il recupero dell’interezza si gioca su un inquietante terreno di sfida dove la vendetta possa compiersi, dove inconclusi cerchi esistenziali possano chiudersi, dove ciascuno dei due ha necessità dell’altro per ritrovarsi.

    I loro incontri sono veri e propri duelli mortali che si consumano sul filo della disperazione, gli affetti più cari, una moglie, una figlia, l’intera esistenza sono la posta in palio: quasi che la torbida sete del nostro meschino essere possa essere estinta solo da una bevanda dal prezzo esorbitante.

    Ancora una osservazione, di carattere cronologico. “L’eterno marito” è stato pubblicato nel 1870, gli “Studi sull’isteria” di Freud e Breuer nel 1895, anno in cui per convenzione si data la nascita della psicanalisi. I termini “conscio” e “subconscio” non esistevano ancora. Con quasi trent’anni di anticipo Dostoesvkij centra il bersaglio del disagio moderno dell’uomo come con una freccia scagliata con precisione, mettendo a nudo il significato e anticipando di cinque lustri un significante che ne desse conto. Fedor vedeva le cose prima. Con chiarezza. Ed impressionante profondità.

    ha scritto il 

  • 4

    La montagna Dostoevskij è senza dubbio formata dai quattro giganti (Idiota Karamazov Demoni Delitto e Castigo). Ma a fianco della montagna immensa, ci sono imperdibili piccoli capolavori. L’eterno mar ...continua

    La montagna Dostoevskij è senza dubbio formata dai quattro giganti (Idiota Karamazov Demoni Delitto e Castigo). Ma a fianco della montagna immensa, ci sono imperdibili piccoli capolavori. L’eterno marito, è senza dubbio tra questi. E come dice Moravia nell’interessante prefazione di quest’edizione Einaudi, ha alcuni elementi già trattati in Delitto e Castigo. Tra questi, lo scoppiettante rapporto gatto-topo, nonché duello a distanza, tra l’eterno marito e l’eterno amante. Henry Miller la considerava la sua favorita e più perfetta tra le opere di Dostoevskij. Io la considero la mia favorita tra i brevi romanzi/lunghi racconti di Dostoevskij.

    ha scritto il 

  • 4

    Ambiguità

    Il più affascinante dei misteri, allora come adesso, Dostoevskij lo sa bene, non sono truculenti delitti, né indovinelli da periodico enigmistico, ma l’uomo, il labirinto della mente umana che ci comp ...continua

    Il più affascinante dei misteri, allora come adesso, Dostoevskij lo sa bene, non sono truculenti delitti, né indovinelli da periodico enigmistico, ma l’uomo, il labirinto della mente umana che ci compiacciamo di aver urbanizzato in vie e viuzze lineari e pulite al servizio della cultura, alla nostra portata eppure eternamente sfuggente, cornucopia di svelamenti e soluzioni che a ben vedere sembrano lusingare il nostro senso estetico anziché ottemperare ad una vera e propria logica difficile ad aderire compiutamente un corpus sapienziale tanto mutevole e astratto.

    La turba di irrequiete figure sbucate dalla sua penna vanta qualità estranee a qualsiasi anteriore compositore di personaggi e che fa da comune denominatore in ogni suo romanzo maturo: l’autoconsapevolezza. Raskolnikov, il principe Myskin, i frateli Karamazov, Velcaninov e Trusozkij, per citarne solo alcuni, sanno molto di se stessi, si leggono come testi criptati e puntuali espongono i risultati della loro interpretazione.
    Il romanzo, scorrevole per l’impianto vagamente simile ad un giallo, si incentra interamente sull’affascinante ambiguo rapporto tra Velcaninov e l’opaco Trusozkij, oscillante tra l’amichevole abbraccio e il pugnale nascosto dietro la schiena, tra i quali fermenta un sottaciuto smacco di vecchia data della cui consapevolezza da parte loro rimarremo allo scuro fino alla fine.

    Non ricordo dove, probabilmente in una dimenticata prefazione, lessi di uno scambio epistolare dell’autore con vattelappesca. Dostoevskij esponeva intenzioni che mi parvero stupefacenti: l’idea di un romanzo in cantiere in cui, come al solito, prevedeva di mostrare i personaggi sotto una luce quanto mai vivida, lasciando, però, deliberatamente non dette parecchie altre cose per amor d’ambiguità, creando così ampie zone d’ombra da esporre alla speculazione del lettore, profondamente oscure proprio perché accostate a quegli squarci di luce. Ciò mi rivelava un Dostoevskij diverso da come inconsciamente lo intendevo; non solo l’accidentale filosofo preso dai suoi lucidi deliri escatologici, bensì il narratore conscio della propria professione, che può vantare, non senza furbizia, i suoi trucchi da prestigiatore. Ciononostante, che l’origine sia di alta ispirazione o di calcolo premeditato, è per penetrare quelle ombre che sono nati in seguito Mann, Joyce, Proust, Woolf, Kafka, Freud con l’intera psicologia e chissà quanti altri.
    Di certo oggi, la prosa di Dostoevskij, scialbo stilista, al di là della sgraziataggine, risulta antiquata, ricca di esposizioni didattiche tipiche del conscio antesignano di una nuova dottrina da diffondere il più fruibile possibile, e viene naturale, al contemporaneo fresco di XX secolo imperniato sull’esplorazione a fondo dell’umano ragionare e sentire, in cui anche lo studentello in odore di pubertà cita Freud a sproposito, rivolgere un applauso ironico alle ovvietà oggi lette, alla proverbiale scoperta dell’acqua calda. Ma poi si fa un passo indietro, si cala lo sguardo umile e riverente nel ricordare che no, non ha scoperto l’acqua calda. È stato lui a scaldarla.

    ha scritto il 

  • 4

    Grande piccolo libro. Una storia di dualismo e connessione tra i personaggi che mostrano un legame fatto di desiderio di distinguersi uno dall'altro ma nello stesso tempo l'incapacità di farlo. Ognuno ...continua

    Grande piccolo libro. Una storia di dualismo e connessione tra i personaggi che mostrano un legame fatto di desiderio di distinguersi uno dall'altro ma nello stesso tempo l'incapacità di farlo. Ognuno è la parte nera dell'altro. Personaggi poco edificanti ma perfetti che vivono trascinandosi in una società che sta per modificarsi inesorabilmente senza che loro, pare, se ne accorgano.

    ha scritto il 

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