L'eterno marito

Di

Editore: Einaudi (ET; 813)

3.8
(841)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 182 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8806189387 | Isbn-13: 9788806189389 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Clara Coisson ; Prefazione: Alberto Moravia

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Rilegato in pelle

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Questo romanzo racconta la crisi dei quarant'anni di Vel'caninov, unfacoltoso, ozioso e mondano proprietario terriero. Soffre d'insonnia, èangosciato da una vago senso di colpa, ha perfino delle allucinazioni o perlo meno crede di averle. Un uomo con un nastro nero di lutto sul cappellolo segue e lo sorveglia. Si tratta di Pavel Pavlovic, un funzionario stataledi provincia, la cui moglie, anni addietro era l'amante di Vel'caninov. Unrapido esame convince Vel'caninov che Pavlovic, l'eterno marito, non puòsapere che la moglie l'ha tradito con lui. Ma allora perché tanta ambiguità?Così comincia un rapporto bizzarro simile ad un duello portato avanti da dueschermitori abili e accaniti...
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  • 4

    Tipico stile narrativo di Dostoevskij. Fantastico. Merita di essere considerata , e la consiglio a tutti per la lettura, nonostante sia una delle opere minori.

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  • 3

    Come tutto ciò che è dettato dalla vanità e dalla mediocrità, prende piede la nota del traduttore. Ormai il primo illuso che pubblica un libro ci sbatte davanti la nota del traduttore. Ma a che serve? ...continua

    Come tutto ciò che è dettato dalla vanità e dalla mediocrità, prende piede la nota del traduttore. Ormai il primo illuso che pubblica un libro ci sbatte davanti la nota del traduttore. Ma a che serve? La traduzione è un male necessario, tradurre è un lavoro come un altro, che richiede tanta intelligenza quanto suonare il basso, cioè poca: è sempre solo questione di suono, di talento. Il traduttore raramente sa cosa dice, e anche costretto dal poco spazio finisce sempre per scrivere sciocchezze o banalità. Nove su dieci, il traduttore esordisce dicendo che tradurre è impossibile, e che è ancora più impossibile spiegare la traduzione: ciò nonostante egli ci proverà eroicamente. E qui segue una lunga lista delle traduzioni perpetrate da altri nel passato, tutte manchevoli tranne una del sedicesimo secolo, che per fortuna nessuno potrà trovare, mai più, in nessun luogo. Poi, dopo essersi lisciato le penne, il traduttore espone i problemi del testo, che date le premesse dovrebbero essere infiniti e irrisolvibili: e infatti lo sono, ma lui li spiega lo stesso. Piglia una parola, due, le cincischia, quando è veramente fesso in quelle due parole, nella vicenda linguistica di quelle due parole, vede tutto lo spirito del romanzo. Perchè, e questo è il più grave, il tipo non si limita a dire di quel che fa, ma inevitabilmente pretende di illuminare quel che non ha fatto, né sarebbe mai stato capace di fare, cioè il libro. E che comunque nessuno gli chiede di fare!

    Per secoli è stata buona norma trattare il traduttore per quel che è: un impiastro, un nemico, che sta lì perché il popolo è peggio di lui e non capisce un cazzo; ma a nessuno è mai importata l'opinione del traduttore, né il suo lavoro (la presunta parte "creativa" del suo lavoro, si intende); tutti gli scrittori che hanno a che fare coi loro traduttori in verità li odiano e li sorvegliano soltanto. E il bello è che i traduttori, che sono una cricca, perché in fondo tutti sono una o l'altra cricca, i traduttori stessi sbraitano che il loro lavoro deve essere invisibile, e che se ti azzardi a colorare sei un cialtrone, però poi fanno la nota, e spiegano, cialtronissimi, quello che non si può e non si deve spiegare, che non si deve proprio nominare, e cioè che quelle parole non erano quelle, che per debolezza della mente c'è voluto un filtro, che è perlomeno il secondo, perché l'autore è già il filtro di un pensiero, e anzi dello spirito, e il traduttore è il secondo filtro, la seconda incrostazione, la seconda bavata sull'idea, sull'immagine, il secondo restauratore che impapocchia più del primo, già così tristo di per lui.

    Ed è tipico della nostra epoca, dove ognuno vuole, ognuno pretende ed ha diritto, diritto! a una particella di attenzione... ah cristo, cristo, che cos'è anche il diritto, il pacco dei diritti! è tipico, lasciare che questi soggetti mettano il loro nome nelle prime pagine e aggiungano note e cachinni al testo e introduzioni, spiegazioni, banfate varie e digressioni, teorie loro, scopiazzature di teorie... già la nota del curatore è raramente sopportabile, ma il curatore almeno è uno che il libro l'ha letto, ne ha letti altri; avrà anche le sue idee, purtroppo, ma grande fastidio non può dare, e comunque è un letterato, che almeno un romanzuccio inedito ce l'ha, o una storia della letteratura afgana; uno, insomma, che di mestiere legge, e che se ha un minimo di decenza sa qual è l'uso dei libri: lasciarli dove stanno, non toccare niente. invece il traduttore necessariamente tocca, è come il macellaio che fa le salsicce, e chi gli darebbe mai retta al macellaio, se si mettesse a parlare della mucca? ma poi, immaginate la tristezza se, per dire, il direttore d'orchestra prima di far suonare mettesse la sua nota. se, per dire, uno come abbado, con quella faccia costipata, quel vestito inamidato, premettesse il suo commentino alla sinfonia... come se a qualcuno gliene importasse niente di abbado rispetto a, chessò, bètoven. ma chi è abbado? faccia il mestiere suo, diriga, che quello forse lo sa fare. nessuno gli chiede di spiegare, di mettere magari le mani avanti, di chiarire, di contribuire... contribuire a che? e se il direttore fosse un mentecatto? e se (perchè no) non capisse un cazzo di niente? se avesse giusto 'sto talento, che è quello di dirigere, non sarebbe fin troppo normale? se, come è provato dall'esperienza dei secoli, il talento artistico non andasse mai disgiunto da una certa fondamentale bestialità? se è così, se questi esecutori e direttori e traduttori sono come i merli indiani, come ugelli che zirlano, sfringuellano melodie che non capiscono, belle melodie, che non capiscono... se è così, ed è così, perché li facciamo parlare? dopotutto è anche una violenza.

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  • 4

    Nulla da dire. Anche nei romanzi "minori" Dostoevskij mostra tutta la sua grandezza. L'eterno marito (tradito) e l'amante sfrontato e un po' codardo sono nitidi, vivissimi e lo stile rimane straordina ...continua

    Nulla da dire. Anche nei romanzi "minori" Dostoevskij mostra tutta la sua grandezza. L'eterno marito (tradito) e l'amante sfrontato e un po' codardo sono nitidi, vivissimi e lo stile rimane straordinariamente moderno infischiandosene dei secoli che passano.
    Un maestro che non smetterà mai di sorprendermi.

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  • 3

    "E tu e noi e lei tra noi"

    Mah, dato l'autore mi aspettavo qualcosa di più particolare, anche se non la posso definire una brutta lettura. Non vi ho trovato spunti particolari, però non mi sarei aspettata la cattiveria di fondo ...continua

    Mah, dato l'autore mi aspettavo qualcosa di più particolare, anche se non la posso definire una brutta lettura. Non vi ho trovato spunti particolari, però non mi sarei aspettata la cattiveria di fondo nei confronti del povero "eterno marito", un pover'uomo senza carattere che vive per essere sposato e che da solo non riesce nemmeno a stare cinque minuti lontano dagli alcolici.
    Troppo diverso dal tipico Dostoevskij.

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  • 4

    Dostoevsky è un maestro, probabilmente il migliore di sempre. La sua grandezza sta in questi libri considerati minori, dove l'eleganza, lo stile, l'ironia, la cattiveria prendono forma demolendo la so ...continua

    Dostoevsky è un maestro, probabilmente il migliore di sempre. La sua grandezza sta in questi libri considerati minori, dove l'eleganza, lo stile, l'ironia, la cattiveria prendono forma demolendo la società russa. l'eterno marito è una lettera piacevole, colta e scorrevole.

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  • 0

    Bel romanzo di Dostoevskij, giocato sul rapporto tra due uomini che hanno amato la stessa donna. Il marito (l’eterno marito), e l’amante di lei. In un susseguirsi di azioni e colpi di scena, la dipen ...continua

    Bel romanzo di Dostoevskij, giocato sul rapporto tra due uomini che hanno amato la stessa donna. Il marito (l’eterno marito), e l’amante di lei. In un susseguirsi di azioni e colpi di scena, la dipendenza l’uno dall’altro dei due uomini, diventa quasi patologica. Aleksej Ivanovic Velcaninov non riesce a ignorare Pavel Pavlovic Trusozkij, sebbene egli sia una tipo piuttosto bizzarro e irritante. Le sue intenzioni rimangono misteriose a Velcaninov, quando Trusoskij irrompe nella sua vita. Non riesce a inquadrare il suo visitatore. Poi a poco a poco, tutto diviene chiaro, l’equilibrio instabile di Pavel Pavlovic e l’estrema disponibilità e bontà d’animo di Velcaninov, attraverso diverse vicissitudini, porteranno all’epilogo, forte e vincente per Trusozkij, che nel momento dell’addio, trattenendo le lacrime, fa parlare bene il suo orgoglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Dostoevskij è Dostoevskij e anche se questo romanzo breve può essere considerato un'opera minore del grande russo,in realtà contiene tutti gli elementi che hanno reso immortale questo scrittore,vale a ...continua

    Dostoevskij è Dostoevskij e anche se questo romanzo breve può essere considerato un'opera minore del grande russo,in realtà contiene tutti gli elementi che hanno reso immortale questo scrittore,vale a dire la descrizione meticolosa degli ambienti e dei personaggi,lo svelare la loro psicologia più profonda,l'analisi della società russa,i dialoghi mai banali,uno stile unico ed inconfondibile,il lasciare sempre nel lettore quella sensazione di "pienezza",di averti ragalato in ogni caso una buona lettura dalla quale trarre riflessioni e pensieri,che è tipico della grande letteratura.

    ha scritto il 

  • 3

    è un libricino acuto e divertente, ma non il migliore di Dostoevskij.
    Piacevolmente misterioso accompagna il lettore svelando, nel senso di s-velare, togliendo il velo del mistero, scoprendo ciò che è ...continua

    è un libricino acuto e divertente, ma non il migliore di Dostoevskij.
    Piacevolmente misterioso accompagna il lettore svelando, nel senso di s-velare, togliendo il velo del mistero, scoprendo ciò che è accaduto davvero.
    Purtroppo nella prefazione c'è lo spoiler, questo è il terzo libro di fila su cui mi capita. Giuro che mi metto a fare l'elenco dei libri einaudi con lo spoiler all'inizio.
    Ma spostare la prefazione a fine libro e chiamarla Postfazione? EH?

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro si legge che è una meraviglia, breve ma molto intenso: lo stile narrativo di Dostoevsky è a dir poco superbo.
    Il racconto si sviluppa intorno al tema del dualismo fra i due protagonisti, uno ...continua

    Il libro si legge che è una meraviglia, breve ma molto intenso: lo stile narrativo di Dostoevsky è a dir poco superbo.
    Il racconto si sviluppa intorno al tema del dualismo fra i due protagonisti, uno strano rapporto di amore/odio che assume le tonalità dell'ambiguo e del misterioso, passando per quelle più vivaci della più totale assurdità.

    La nota negativa - e fortunatamente "a parte" - della mia edizione è l'introduzione a cura di Alberto Moravia.
    Sono dell'idea che se si sceglie di fare un'analisi del romanzo, la quale comporta di dover rivelare (e rovinare) al lettore la maggior parte dei punti chiave di quest'ultimo, tanto vale non farla proprio.
    O rimandare il tutto in una più adeguata postfazione, tante volte voi "introduttori" ne aveste voglia.

    ha scritto il 

  • 3

    La storia si svolge a San Pietroburgo. Il protagonista è Vel’caninov, ordinario uomo ai margini dell'alta società russa che svolge affari legali ed è ipocondriaco. Un giorno, dopo qualche tempo che av ...continua

    La storia si svolge a San Pietroburgo. Il protagonista è Vel’caninov, ordinario uomo ai margini dell'alta società russa che svolge affari legali ed è ipocondriaco. Un giorno, dopo qualche tempo che aveva l'impressione di essere seguito, viene visitato da Pavel Pavlovic. Egli è un suo antico conoscente: infatti diversi anni prima nella città di T., Vel'caninov fu l'amante di sua moglie Natalia. Pavlovic si presenta subito come un personaggio bizzarro, spesso in preda all'ubriachezza. Egli recita la parte dell'"eterno marito", sempre bisognoso di una donna al suo fianco.

    Non mi ha fatto impazzire: la trama non mi ha coinvolto e in molti punti mi sono annoiata, probabilmente a causa dello stile che non ho apprezzato. Forse non era il momento giusto ....

    ha scritto il 

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