L'evasione impossibile

Di

Editore: Odradek (Collana verde. Storia orale)

4.4
(56)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8886973667 | Isbn-13: 9788886973663 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biografia , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Libro di culto per la generazione degli anni '70, aggiunge all'interesse per le autobiografie esemplari quello dell'analisi distaccata nei confronti di nodi impresentabili - e quindi rimossi - per la sinistra; come la violenza e il carcere. Il racconto della nascita e del percorso di quel gruppo che attraversò i fugaci onori della cronaca alla fine degli anni '60 come "banda Cavallero" una banda di rapinatori di banche, nata per autofinanziare un'improbabile rivoluzione, e che aveva mantenuto per anni la propria salvaguardia evitando qualsiasi rapporto con la malavita. Un'anomalia che ne fece allora una leggenda.
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  • 5

    il compagno sante Notarnicola

    parole di verità. Mai pentito, racconta senza compiacimento la sua vicenda, riconosce errori, ma soprattutto resta un combattente, sempre. Ma anche poeta. Negli anni 70 il suo libro fu molto letto. B ...continua

    parole di verità. Mai pentito, racconta senza compiacimento la sua vicenda, riconosce errori, ma soprattutto resta un combattente, sempre. Ma anche poeta. Negli anni 70 il suo libro fu molto letto. Bene ha fatto Odradek a ripubblicarlo, in questi tempi esangui.

    ha scritto il 

  • 4

    "Anche il tempo, la situazione in cui si vive, contano, nel determinare un uomo e la sua sorte."

    Classe 1938, Sante Notarnicola è noto per l' appartenenza alla banda Cavallero con la quale compie svariate "rapine rivoluzionarie"
    Nato in Puglia, in seguito all'abbandono del padre del tetto coniug ...continua

    Classe 1938, Sante Notarnicola è noto per l' appartenenza alla banda Cavallero con la quale compie svariate "rapine rivoluzionarie"
    Nato in Puglia, in seguito all'abbandono del padre del tetto coniugale, viene messo in un collegio e per vari anni non vedrà nè la madre nè i fratelli. Tredicenne raggiunge dei parenti a Torino. Sono i primi anni '50. Le braci ancora calde della recente e violenta guerra mondiale e civile infervorano ancora gli animi. Per un ragazzino abitare nella periferia torinese significa essere ad un bivio: intraprendere la strada della delinquenza o partecipare alla militanza politica. Sante sceglie quest'ultima. Comincia a frequentare i circoli per poi iscriversi al FGCI diventandone membro attivo. Politica e vita si fondono fino ad essere un tutt'uno. Anche se non acculturato pian piano si rende conto della sempre più evidente distanza tra i vertici e la base del partito. Molti iscritti sono ex partigiani o giovani che da questi vengono istruiti. Serpeggia amarezza: la tanto ventilata rivoluzione che durante i combattimenti contro il nazi-fascismo aveva illuso l'imminente nascita di una nuova società più giusta, è una chimera sempre più sfuggente:
    " Forse tutto veniva da una sensazione, allora piuttosto oscura, che c'era qualcosa che cominciava a non andare bene nel partito e che si rivelava in quel continuo distacco tra un linguaggio rivoluzionario e una pratica che, col passare del tempo, si faceva sempre più riformista; questo lo avrei capito bene qualche anno dopo."

    "Non è il momento" continuano a dire, temporeggiando, i vertici ed i moderati. Dunque, gradualmente, Sante si schiererà con le frange più estreme non comprendendo gli scrupoli di un partito che appare sempre più burocrate. Con Pietro Cavallero e Danilo Crepaldi si trova una sintonia. Lo stesso impeto di trasformare le parole in azione. Decidono di mettere in atto delle rapine con lo scopo in un secondo momento di preparare la guerriglia, " in pratica dei precursori della lotta armata.".
    Le rapine proseguono, a tempi alterni per cinque anni durante i quali non si riesce a tener ben saldo l'obiettivo iniziale ma si finisce "a ridurre progressivamente tutto a una sfida mortale tra noi e la polizia, a costringerci a una clandestinità che sconfinava con la paranoia, facilitando il distacco con amici e compagni.".
    Ma i soldi che avrebbero finanziato la guerriglia e per cui aveva compromesso la sua vita erano spariti .Notarnicola si renderà poi conto in carcere- venendo a scoprire particolari che non conosceva- di essere "un rivoluzionario tradito".
    Arrestato nel 1967, nella seconda parte del libro racconta l'esperienza carceraria che lo vede in prima linea nelle battaglie condotte all'interno delle carceri per l'acquisizione dei diritti civili.
    L'evasione è, dunque impossibile per Notarnicola in quanto irriducibile dell'estremismo (il suo nome sarà nella lista delle Br dei prigionieri da liberare in cambio di Aldo Moro) e, pertanto, guardato a vista. Ma è un'evasione impossibile anche perchè non può fuggire da se stesso , dalla propria essenza:
    "Oggi guardo indietro, a quei tempi, e misuro il distacco, la strada percorsa e sento che senza quell'esperienza forse non sarei in galera, ma sento pure che se non fossi diventato comunista, l'intera mia vita non avrebbe avuto senso.
    E per me essere comunisti è l'unico modo di essere uomini."

    L'anno in cui questo libro fu pubblicato- 1972- coincise con l'acceso dibattito che stava animando un PCI conteso tra elementi storici e trasformisti. Fu, pertanto, una testimonianza che infervorò le discussioni,
    Leggere oggi queste pagine ha un valore storico differente ma altrettanto importante in quanto funzionale alla comprensione dell'evoluzione politica nel vissuto del popolo. Prima c'era una comunità sociale e solidale che condivideva le problematiche sociale attivandosi politicamente. Prima c'era una politica che coinvolgeva il vissuto. Il confronto con oggi è palese. L'ambiguità del PCI è storia che si conclude con la fine di un partito e la trasformazione in altro. Il risultato è una sempre maggiore distanza che politica e popolo hanno intrapreso.

    ha scritto il 

  • 5

    Dall'autobiografia di Sante Notarnicola emergono la rabbia e le speranze, alcune delle lotte e delle delusioni di un'intera generazione, quella che negli anni 60 tentò di afferrare la propria storia p ...continua

    Dall'autobiografia di Sante Notarnicola emergono la rabbia e le speranze, alcune delle lotte e delle delusioni di un'intera generazione, quella che negli anni 60 tentò di afferrare la propria storia per reagire allo sfruttamento del capitalismo. Col mito della resistenza partigiana e dall'emigrazione degli operai meridionali al nord Italia, si sviluppa un'esperienza di coscienza di classe, l'unione sotto l'astro del PCI, il "noi" lavoratori sfruttati contro il "voi" padroni e repressori, la delusione per l'imborghesimento di alcuni compagni e nei confronti dei dirigenti e dei burocrati del Partito, gli echi delle rivoluzioni cubana e algerina, la lotta armata prima degli "anni del terrore", la perdita di vista dello scopo, il carcere, l'obiezione di coscienza, il movimento nelle carceri, la frammentazione della lotta in innumerevoli movimenti chiusi alle collaborazioni.

    ha scritto il 

  • 5

    Una lettura degli ultimi anni della mia adolescenza fatta nella prima edizione cult del testo pubblicato per la collana “Franchi narratori” della Feltrinelli, 5 dicembre 1972 (appena posso vi faccio i ...continua

    Una lettura degli ultimi anni della mia adolescenza fatta nella prima edizione cult del testo pubblicato per la collana “Franchi narratori” della Feltrinelli, 5 dicembre 1972 (appena posso vi faccio il regalo e la metto in libreria. Il volume è sopravvissuto alle ripetute razzie delle Forze dell'ordine che ad ogni nuova perquisizione rubavano libri), insieme ad una altro testo, “Padre Padrone” di Gavino Ledda, diventato un film dei fratelli Taviani.
    Devo averlo letto qualche anno dopo, intorno al 1977-78. Se non avevi ancora fatto la tua scelta, già dalla prima riga sapevi da che parte stare.

    ha scritto il 

  • 5

    L'evasione impossibile ha attraversato con grande forza il ciclo di movimenti tra il '68 e il '77. Libro di culto per la generazione degli anni '70, ormai introvabile, aggiunge all'interesse per le au ...continua

    L'evasione impossibile ha attraversato con grande forza il ciclo di movimenti tra il '68 e il '77. Libro di culto per la generazione degli anni '70, ormai introvabile, aggiunge all'interesse per le autobiografie esemplari quello dell'analisi distaccata nei confronti di nodi impresentabili - e quindi rimossi - per la sinistra; come la violenza e il carcere.
    E' il racconto della nascita e del percorso di quel gruppo che attraversò i fugaci onori della cronaca alla fine degli anni '60 come "banda Cavallero" una banda di rapinatori di banche, nata per autofinanziare un'improbabile rivoluzione, e che aveva mantenuto per anni la propria salvaguardia evitando qualsiasi rapporto con la malavita. Un'anomalia che ne fece allora una leggenda.
    Piero Cavallero, Sante Notarnicola, Adriano Rovoletto, I'ex partigiano Danilo Crepaldi sono invece fino in fondo figli del "popolo comunista" torinese, delle "boite" e delle officine della ricostruzione industriale del dopoguerra.
    La grande forza emotiva non fa velo alla capacità di comunicare con lucidità e distacco il quadro storico-sociale che fa da sfondo alla trasformazione del Pci, alla nascita della sinistra extraparlamentare e poi delle organizzazioni guerrigliere.
    Furono fortunati e abili nel riuscire a operare per tanti anni; furono sfortunatissimi nell'essere arrestati proprio un attimo prima che il '68 facesse la sua apparizione, dando nuova linfa e nuove idee alla trasformazione radicale dell'esistente. Anche se c'è da dubitare che questi uomini - esclusi ormai da anni dal confronto con le realtà di base - sarebbero stati in grado di maturare un rapporto proficuo con un movimento tanto diverso da quello che si potevano attendere o sperare.
    La condizione di prigionieri, paradossalmente, favorì invece questo incontro. E furono i gruppi extraparlamentari (non senza contraddizioni) a riconoscere in questa banda dei "compagni di strada" provenienti dalla generazione "perduta": quella che era stata troppo giovane per fare la Resistenza, e troppo vecchia per attendere un nuovo ciclo radicale di lotte.

    ha scritto il 

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