L'home que plantava arbres

Per

Editor: Viena Edicions

4.1
(2010)

Language: Català | Number of Pàgines: 80 | Format: Mass Market Paperback | En altres llengües: (altres llengües) French , English , Italian , Spanish , Czech , Chi traditional

Isbn-10: 8483304724 | Isbn-13: 9788483304723 | Data publicació: 

Translator: Isabel-Clara Simó ; Illustrator or Penciler: Francesc Viladot

Category: Education & Teaching , Fiction & Literature , Science & Nature

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Descripció del llibre
En una comarca erma, deshabitada i inhòspita de la Provença, un pastor solitari planta arbres, milers d'arbres. Aquesta és la història d'Elzéard Bouffier, un home silenciós de muntanya que, sense que ningú en sàpiga res i sense esperar cap reconeixement a canvi, transforma el paisatge que l'envolta.Amb una extraordinària simplicitat que ens recorda El Petit Príncep de Saint-Exupéry, Giono ens fa el retrat d'un personatge que ens commou quasi sense ni obrir la boca, i que testimonia l'enorme valor d'un gest tan senzill com és plantar un aglà i esperar que creixi. I repetir-ho milers de vegades"Es pot fer el retrat d'una persona fent el retrat del seu paisatge." Jean Giono
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    Il rischio di scrivere un commento che sia più lungo del racconto c'è. E se si tentasse di riassumere la trama si finirebbe per dire da troppo a tutto. Forse i bambini possono fare "oh!" dopo averlo l ...continua

    Il rischio di scrivere un commento che sia più lungo del racconto c'è. E se si tentasse di riassumere la trama si finirebbe per dire da troppo a tutto. Forse i bambini possono fare "oh!" dopo averlo letot, io tutta questa emozione non l'ho sentita.. In qualche modo mi fa venire in mente il piccolo principe, anche se i due racconti non hanno punti di contatto, se non la nazionalità dell'autore. Se proprio devo uscire dal pasticcio di confronti che ho appena fatto, dico che tra i due preferisco Jono, per certi suoi pensieri liberi, indipendenti, sorprendentemente e coraggiosamente laici. Tre stelle e mezza.

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  • 4

    Una storia esemplare che arriva al nostro cuore come una poesia.
    " quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese ...continua

    Una storia esemplare che arriva al nostro cuore come una poesia.
    " quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che , malgrado tutto, la condizione umana sia notevole."

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    Un uomo, un cane e un forte desiderio: piantare alberi per restituire alla terra ciò che l’uomo le aveva sottratto, una vita dedicata con costanza e caparbietà al raggiungimento di un obiettivo import ...continua

    Un uomo, un cane e un forte desiderio: piantare alberi per restituire alla terra ciò che l’uomo le aveva sottratto, una vita dedicata con costanza e caparbietà al raggiungimento di un obiettivo importante quanto difficile, perché “Aveva pensato che quel paese sarebbe morto per mancanza di alberi.”. Una storia senza pretese ma significativa per il messaggio semplice che invia a chi è disposto ad accoglierlo.

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  • 5

    “Non bisogna disdegnare nulla. La felicità è una ricerca. Occorre impegnarvi l'esperienza e la propria immaginazione" (Jean Giono)

    La felicità deve essere inseguita con costanza e soprattutto bisogna sempre crederci, prima o poi lei arriverà.
    E’ il succo di questo bellissimo e breve racconto di Jean Giono, un racconto che è stat ...continua

    La felicità deve essere inseguita con costanza e soprattutto bisogna sempre crederci, prima o poi lei arriverà.
    E’ il succo di questo bellissimo e breve racconto di Jean Giono, un racconto che è stato fonte d’ispirazione per un bel film d’animazione premiato, se non erro, con il premio Oscar nel lontano 1988.
    Siamo in Provenza. In questa splendida regione vive un uomo solitario, un taciturno contadino di nome Elzeard che, dopo la morte della moglie e del figlio, inizia a piantare ogni giorno cento ghiande con la speranza di veder nascere un domani un bosco di querce. Quel luogo, ormai deserto e solitario da anni, impoverito e imbarbarito dalla crudeltà dell’uomo, si trasforma con il trascorrere degli anni in una rigogliosa foresta di alberi e vita.
    Sono pochissime pagine ma piene di sentimenti e di bellezza, un inno d’amore nei confronti della natura, ormai divenuta soltanto merce da sfruttare da parte dell’uomo moderno, un monito su come l’essere umano si sia chiuso nel proprio egoismo, dimenticandosi degli altri, un insegnamento sul saper aspettare, sul credere sempre che ci possa essere un pezzo di felicità per qualsiasi persona.
    Un racconto che è pura poesia, che non è una semplice fiaba ma che ti fa riflettere su quali siano i veri valori dell’esistenza, la semplicità, l’altruismo e l’amore per noi stessi in primis e per tutto ciò che ci circonda, umano e animale che sia.
    Leggetelo ai vostri figli.

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  • 4

    L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono è un libro piccolo piccolo, che si legge in un’ora, ma che non si dimentica. E’ solo la storia di un pastore che, in completa solitudine, decise di ripopol ...continua

    L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono è un libro piccolo piccolo, che si legge in un’ora, ma che non si dimentica. E’ solo la storia di un pastore che, in completa solitudine, decise di ripopolare di alberi una regione brulla e desolata della Provenza, perché altrimenti quel paese sarebbe morto. Niente di più. Ma la costante attenzione, la cura e l’amore che l'uomo mise nella sua attività solitaria e generosa, cambiarono completamente il volto, l’atmosfera e la socialità di quelle zone: perché le querce, i faggi e le betulle modificarono il paesaggio, i giovani boschi riempirono di nuovo i ruscelli e con l'acqua riapparvero anche i salici, i giunchi, i prati, i giardini, i fiori e una certa ragione di vivere.
    Ed egli agì unicamente per attaccamento alla vita, generoso donarsi, attenzione per il bene comune e per una comune felicità. Niente di più.

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  • 3

    Un uomo piantava migliaia di alberi mentre centinaia di migliaia di uomini cadevano come foglie.

    Un uomo che fonda un bosco ha fondato qualcosa di molto più duraturo e bello e civile di un nuovo impero, che di nuovo cosa potrà mai avere, diciamocela tutta?

    Dovremmo vivere in luoghi dove ci sono p ...continua

    Un uomo che fonda un bosco ha fondato qualcosa di molto più duraturo e bello e civile di un nuovo impero, che di nuovo cosa potrà mai avere, diciamocela tutta?

    Dovremmo vivere in luoghi dove ci sono più alberi che uomini, per poter imparare a amare gli uomini e a rispettare gli alberi.

    Io vivo in luoghi dove è difficile rispettare gli uomini e dove, per conservare un po’ di umanità, gli altri finiscono con l’innamorarsi dei pochi alberi non decrepiti e vagamente ornamentali che trovano in giro.

    Siccome diminuire il numero degli uomini prevende una volontà genocida che proprio non riesco a farmi andare a genio, punto tutto sulla riforestazione massiccia, e se stasera tornando a casa dovrò attraversare un bosco le cose mi cambierebbero solamente in meglio, tanto attento al lupo ci devo stare sempre e comunque.

    Spero si sbrighino coi traslochi intergalattici. Ho letto che Hawking oggi teorizza si possa sbucare dall’altra parte di un buco nero. Dai, non ci vorrà molto. Tempo ce n’è prima che si esauriscano le batterie al sole. Che poi perché mai si dovrebbe stare meglio dall’altro lato del buco nero non è nemmeno un mistero, è semplicemente il solito modo per offrirsi una speranza che giustifichi il nostro restar lì a penzolare, come foglie in attesa del vento di follia che insegnerà loro il modo svelto del distacco definitivo.

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