L'homme à l'envers

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Editeur: J'ai Lu

3.8
(2852)

Language: Français | Number of pages: 317 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Swedish , Spanish , Slovenian

Isbn-10: 2290349232 | Isbn-13: 9782290349236 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Description du livre
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  • 4

    Sarebbero tre e mezzo.

    Per i parametri di un giallo normale sarebbero 4 stelle.
    Per i parametri degli altri due libri della Vargas che ho letto sarebbero 3.
    In generale, possiamo mediare a 3 e mezzo, pure tenendo sempre in ...continuer

    Per i parametri di un giallo normale sarebbero 4 stelle.
    Per i parametri degli altri due libri della Vargas che ho letto sarebbero 3.
    In generale, possiamo mediare a 3 e mezzo, pure tenendo sempre in mente che è un bel libro, almeno secondo me.
    È leggero, si legge tranquillamente, e soprattutto, come tutti i libri della Vargas, non si perde in tentativi di essere esageratamente macabro (che, dopo lo schifo iniziale, ripensati a mente fredda fanno solo dire: "ma che cazzo ho letto?"), nè cerca di dare motivazioni psicologiche (o psicopatiche) all'assassino che solitamente hanno lo stesso effetto dei dettagli macabri di cui sopra. Nei libri della Vargas la trama è semplice e lineare, anche se resta nascosta per buona parte del libro, così come le motivazioni dei personaggi, e, grazie al cielo, non ci sono tentativi goffi di scandalizzare o schifare il lettore con omicidi particolarmente artistici, ma pure e semplici morti nemmeno troppo elaborate.
    I personaggi sono belli, riescono persino a farmi riuscire simpatica Camille che, nel libro scorso, avevo cordialmente detestato per quelle poche pagine in cui era comparsa; però... però si sente una netta mancanza di Adamsberg che compare attivamente solo da metà libro in poi e, per quanto ora Camille mi stia simpatica e per quanto mi piacesse quel gran figo di un canadese, nè loro né gli altri comprimari riescono a reggere il libro da soli come dovrebbero. O, meglio, ci riescono, perché comunque il libro è bello, ma non lo fanno allo stesso livello di Adamsberg e Danglard ne L'Uomo dei Cerchi Azzurri, per dire, o dei tre Evangelisti, per rifarsi a un'altra serie della Vargas... e poi, lo ammetto, io volevo rivedere la Regina Matilde.
    Quindi, come avevo già detto, bel libro se valutato a sè, un po' sottotono rispetto ad altri della stessa autrice.
    E adesso, avanti con gli Evangelisti.

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  • 0

    Mi avvalgo del diritto del lettore di abbandonare un libro. Non parte proprio.
    direi che un vargas e mezzo noioso mi bastano.
    almeno con l'uomo dai cerchi azzurri è riuscita a portarmi a metà libro in ...continuer

    Mi avvalgo del diritto del lettore di abbandonare un libro. Non parte proprio.
    direi che un vargas e mezzo noioso mi bastano.
    almeno con l'uomo dai cerchi azzurri è riuscita a portarmi a metà libro incuriosendomi quel tanto da farmi sopportare il rallentamento centrale. Questo proprio no. "Fred" siamo sicuri che scrivere un libro il 15gg sia una buona idea????

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  • 4

    "Martedì ci furono quattro pecore sgozzate a Ventebrune, nelle Alpi. E giovedì nove a Pierrefort. - I lupi, - disse un vecchio. - Scendono a valle. L'altro vuuotò il bichiere, alzò la mano. - Un lupo, ...continuer

    "Martedì ci furono quattro pecore sgozzate a Ventebrune, nelle Alpi. E giovedì nove a Pierrefort. - I lupi, - disse un vecchio. - Scendono a valle. L'altro vuuotò il bichiere, alzò la mano. - Un lupo, Pierrot, un lupo. Una bestia come non ne hai mai viste. Che scende a valle."

    Secondo libro di Fred Vargas con protagonista il commissario Adamsberg, e qui a differenza del precedente i caratteri principali del commissario si esaltano, fuori escono dalle righe della scrittrice e s'impossessano del lettore.
    Contiunua su:

    http://www.labottegadelgiallo.com/#!Luomo-a-rovescio-di-Fred-Vargas-Anno-1999/cmbz/5B80223D-81ED-452C-A70D-020190E8FCD3

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  • 3

    Adamsberg questa volta è un pò defilato

    Altro godibile libro della Vargas che vede protagonista, almeno in parte, lo spalatore di nuvole. Dico almeno in parte perché in questa nuova indagine Adamsberg compare verso metà romanzo per portare ...continuer

    Altro godibile libro della Vargas che vede protagonista, almeno in parte, lo spalatore di nuvole. Dico almeno in parte perché in questa nuova indagine Adamsberg compare verso metà romanzo per portare come al solito il lettore verso un finale inaspettato.Protagonista del libro all'inizio è la bella Camille, la donna che ha rubato l'anima del commissario, anche se lui come al solito preferisce non dare troppo peso a questo pensiero e lasciare che le cose vadano come devono andare. Donna dalle mille risorse si avventura con due improbabili personaggi(un vecchio sempre all'erta soprannominato Guarda ed un ragazzo africano esperto di storie e di dizionari di none Soliman) su per le montagne del sud della Francia alla guida di un camion scassato che puzza di grasso di pecora alla ricerca di un lupo mannaro. A proposito, cosa fa Camille per rilassarsi e ritrovare tranquillità? Consulta un catalogo di attrezzi da manutenzione!! Certo che lei ed il commissario con le loro stranezze e particolarità sembrano davvero fatti l'una per l'altra. Ad un certo punto devono stare lontani, ma il destino continua a fare incrociare le loro strade.

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  • 2

    Due stelle e 1/2

    Secondo esperimento, dopo gli evangelisti: Adamsberg.
    Meglio, quindi bene, ma non benissimo.
    Il fatto che la trama si sviluppi per gradi e il main character entri in media res è molto azzeccato, e per ...continuer

    Secondo esperimento, dopo gli evangelisti: Adamsberg.
    Meglio, quindi bene, ma non benissimo.
    Il fatto che la trama si sviluppi per gradi e il main character entri in media res è molto azzeccato, e però..
    Però anche qui,in abbondanza, alcune costanti dello stile Vargas che a me non convincono (posizione minoritaria, lo so):
    una tipizzazione dei personaggi che a tratti può essere divertente ma che è troppo marcata, al punto da diventare meccanica, e per me irritante.
    Nello sforzo di tratteggiare personaggi originali l'effetto è che siano inverosimili e stucchevoli.
    Es: Camille (musicista e idraulico, ovviamente bellissima. Uno stereotipo che si decide in un minuto,come "filologa che lavora con deep techno in cuffia", "patologa che ricama per concentrarsi" e via così. Purché bellissima, ovvio.
    I dialoghi, divertenti ma spesso poco plausibili, debitori di un umorismo abbastanza "bobo", ma poco verosimili, che so, se appiccicati a un pastore di montagna.
    E alla fine un problema grosso di traduzione (in questo ovviamente Fred Vargas non c'entra): in francese termini come "mec" e "flic" sono usati veramente da tutti in contesti anche abbastanza "alti". In italiano "il tipo" (come compagno di relazione) e "sbirro" non sono così usati, non sono realisticamente colloquiali (io "sbirro" lo trovo poi pure obsoleto). Termini che rendono il tutto un po' finto.
    Nel complesso un "grande Boh", non male ma non sofisticatissimo.

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  • 4

    Secondo episodio

    Non ho approfondito ma credo che la pubblicazione della traduzione italiana non segua l'ordine della pubblicazione dell'originale. Questo mi risulta il secondo e quindi non ci vedo usurannei personagg ...continuer

    Non ho approfondito ma credo che la pubblicazione della traduzione italiana non segua l'ordine della pubblicazione dell'originale. Questo mi risulta il secondo e quindi non ci vedo usurannei personaggi o nella serie. Anzi i personaggi al limite del surreale del primo in questo li ho trovati con almeno un piede tornato per terra a tutto vantaggio della narrazione sempre avvincente e originale.

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  • 2

    Un po’ diverso da ciò che mi aspettavo quando ho iniziato a leggerlo: speravo di ritrovare i duetti tra lo spalanuvole Adamsberg e il più razionale e posato Danglard sullo sfondo di Parigi, e invece m ...continuer

    Un po’ diverso da ciò che mi aspettavo quando ho iniziato a leggerlo: speravo di ritrovare i duetti tra lo spalanuvole Adamsberg e il più razionale e posato Danglard sullo sfondo di Parigi, e invece mi sono ritrovata a seguire le vicende di un rocambolesco inseguimento nelle campagne e sui rilievi del Mercantour, insieme a una serie di comprimari, dipinti sì in maniera efficace e interessante, ma non al punto da non far avvertire la mancanza dei protagonisti classici dei gialli della Vargas.
    Un po’ come se, mutatis mutandis, in un romanzo della serie di Montalbano, Livia occupasse più spazio e più pagine del commissario camilleriano, ecco.
    Mi è sembrato cioè un libro interlocutorio, in cui la dimensione della storia pregressa dei personaggi prevale sul caso oggetto dell’indagine; proiettato verso una considerazione “seriale” della produzione di questa autrice, e difficilmente valutabile in termini assoluti.
    Ho scoperto qualcosa di più sul background di Adamsberg e sul particolarissimo legame tra lui e Camille (“di cui non gli importava nulla e a cui pensava spesso”), ma non nascondo una certa delusione, sia per la trama piuttosto labile, sia per il confronto con altri romanzi della serie che mi sono piaciuti molto di più (“Nei boschi eterni” e “L’uomo dei cerchi azzurri” soprattutto).

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