Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

L'idea di giustizia

Di

Editore: Mondadori

4.0
(16)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 457 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804600179 | Isbn-13: 9788804600176 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luca Vanni

Genere: Business & Economics , Political , Social Science

Ti piace L'idea di giustizia?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
La lunga storia delle riflessioni sulla giustizia, che ha accompagnato come un'ombra lo sviluppo delle società umane, può essere riassunta, in ultima analisi, in questo dilemma: la giustizia va concepita come un ideale formalmente ineccepibile ma destinato a rimanere fuori della nostra portata, o piuttosto come una sorta di criterio pratico, imperfetto e sempre rivedibile, che dobbiamo comunque assumere come valido per orientare le nostre decisioni concrete e migliorare la qualità della vita individuale e collettiva? Nella sua ampia e acuta ricognizione dei vari approcci all'idea di giustizia, Amartya Sen, premio Nobel per l'economia nel 1998, muove una critica puntuale al filone del pensiero illuminista che pone al centro della riflessione politica ed etica un "contratto sociale" e la cui massima ambizione è definire il modo e i contenuti di accordi perfettamente giusti, anziché chiarire come le diverse pratiche di giustizia debbano essere confrontate e valutate. A questa "prospettiva trascendentale", Sen contrappone la propria idea di giustizia, che prende le mosse dall'altro filone della tradizione illuminista, centrato sull'analisi delle strutture sociali esistenti e sulla discussione pubblica condotta all'insegna della razionalità come strumento privilegiato per la riduzione delle più palesi ingiustizie.
Ordina per
  • 5

    Ho impiegato molto a leggerlo, ma ne è valsa la fatica. Libro solido, completo, scritto in stile accademico, ma abbordabile anche da uno come me senza solide basi di economia e filosofia. Cercavo un ...continua

    Ho impiegato molto a leggerlo, ma ne è valsa la fatica. Libro solido, completo, scritto in stile accademico, ma abbordabile anche da uno come me senza solide basi di economia e filosofia. Cercavo un testo che rispondesse alla domanda che ormai molti anni fa mi son posto: cos'è la giustizia? E' possibile dare una definizione di giustizia? Beh, la teso del libro è proprio l'esatto contrario, che no, non è possibile definire UNA giustizia essendo questa una somma di culture, situazioni, genti, idee che si modificano, anzi che devono modificarsi nel tempo e nello spazio. 450 pagine per spiegare minuziosamente ogni concetto utilizzato per sostenere la propria tesi, di ogni parola viene spiegata la definizione così da non lasciare interpretazioni o dubbi. L'ho trovato faticoso, ma affascinante. Alcune pagine le ho lette e rilette più volte per comprendere bene quanto vi era affermato e spiegato, per poter proseguire nella lettura. In sovracoperta viene riprtata la frase: "uno dei più influenti pensatori del nostro tempo", mi auguro che sia così perché le tesi sostenute sono veramente importanti e portatrici di pace e di giustizia, ma mi pare a livello planetario sia veramente inascoltato e piuttosto avversato. Lo consiglio a tutti, ma non è certo una lettura d'evasione o di facile approccio.

    ha scritto il 

  • 0

    La lunga storia delle riflessioni sulla giustizia, che ha accompagnato come un'ombra lo sviluppo delle società umane, può essere riassunta, in ultima analisi, in questo dilemma: la giustizia va ...continua

    La lunga storia delle riflessioni sulla giustizia, che ha accompagnato come un'ombra lo sviluppo delle società umane, può essere riassunta, in ultima analisi, in questo dilemma: la giustizia va concepita come un ideale formalmente ineccepibile ma destinato a rimanere fuori della nostra portata, o piuttosto come una sorta di criterio pratico, imperfetto e sempre rivedibile, che dobbiamo comunque assumere come valido per orientare le nostre decisioni concrete e migliorare la qualità della vita individuale e collettiva? Nella sua ampia e acuta ricognizione dei vari approcci all'idea di giustizia, Amartya Sen, premio Nobel per l'economia nel 1998, muove una critica puntuale al filone del pensiero illuminista che pone al centro della riflessione politica ed etica un "contratto sociale" e la cui massima ambizione è definire il modo e i contenuti di accordi perfettamente giusti, anziché chiarire come le diverse pratiche di giustizia debbano essere confrontate e valutate. A questa "prospettiva trascendentale", Sen contrappone la propria idea di giustizia, che prende le mosse dall'altro filone della tradizione illuminista, centrato sull'analisi delle strutture sociali esistenti e sulla discussione pubblica condotta all'insegna della razionalità come strumento privilegiato per la riduzione delle più palesi ingiustizie.

    ha scritto il 

  • 3

    il meglio è nemico del bene

    Giudizio di metà lettura, che può anche cambiare. Al primo sguardo, sembra una 'summa' che promette di affrontare il tema della giustizia politica in tutti i suoi aspetti, magari in modo ...continua

    Giudizio di metà lettura, che può anche cambiare. Al primo sguardo, sembra una 'summa' che promette di affrontare il tema della giustizia politica in tutti i suoi aspetti, magari in modo criticabile, ma con una prospettiva comunque interessante. Forse è questo il problema: vuole parlare di tutto, e finisce per farlo in modo allo stesso tempo prolisso e superficiale. Dice il "che", ma non il "perché", non fornisce ragioni sufficienti per quello che dice, pur prendendosi 600 e passa pagine per fornirle. O forse non è questo lo scopo: è un libro impressionistico, che non vuole troppo fornire ragioni ma divulgare una prospettiva. Insomma, che non si rivolge a lettori un po' troppo analitici come me. La prospettiva, però, è interessante: non c'è bisogno di un solido cristallo hobbesiano, di un sovrano, di istituzioni perfettamente giuste a livello mondiale, per affermare un'idea di giustizia. (Non c'è bisogno di esportare la "democrazia" europea). E neanche di un "set" di principi universalmente condivisi. Basta ... che cosa basti, non l'ho ancora capito.

    da questo punto

    ha scritto il