Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

L'idea pericolosa di Darwin

L'evoluzione e i significati della vita

Di

Editore: Bollati Boringhieri

4.3
(64)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 723 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8833910520 | Isbn-13: 9788833910529 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Simonetta Frediani

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Non-fiction , Philosophy , Science & Nature

Ti piace L'idea pericolosa di Darwin?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
L'evoluzione per selezione naturale, questa "pericolosa" idea di Darwin, è stata al centro di molte controversie per più di un secolo e molti continuano a non accettarla pienamente, benché sia stata trionfalmente confermata da una miriade di scoperte, e sia ormai ben integrata in numerosi settori scientifici. Dennett affronta qui le critiche sollevate contro la teoria dell'evoluzione, sfidando le opinioni di alcuni tra i più famosi scienziati del nostro tempo, compresi Stephen Jay Gould e Roger Penrose.
Ordina per
  • 2

    Il Mastino di Dawkins

    Non tutto ciò che scrive Dennett mi convince, né tutto mi interessa, francamente. La filosofia della scienza mi è sempre stata meno cara della scienza.

    Tra le parti potenzialmente più interessanti, an ...continua

    Non tutto ciò che scrive Dennett mi convince, né tutto mi interessa, francamente. La filosofia della scienza mi è sempre stata meno cara della scienza.

    Tra le parti potenzialmente più interessanti, annovero la critica delle tesi di Gould (in particolare della sua teoria dell’equilibrio punteggiato), peraltro già efficacemente svolta da Dawkins e che Dennett sviluppa in maniera fin troppo esaustiva. Più che macroscopici errori (che pur ci sono), ritengo peraltro che se si vuole leggere Gould in maniera piu’ o meno compatibile con il mainstream biologico-evoluzionista, il suo lavoro perde gran parte del suo autoasserito carattere “rivoluzionario” (o addirittura ogni rilievo autonomo), mentre se lo si legge in una visione piu’ radicale e significativa non convince proprio….

    Tra i punti che non condivido, il concetto di “meme”: per quanto adori Dawkins, questo è l’unico punto sul quale mi schiero con Gould. Essendo il meme un concetto e non una teoria, se ne dovrebbe valutare il rilievo sulla base dell’utilità (più che della capacità predittiva, falsificabilità e rigore ed economicità). Onestamente, non vedo differenza di rilievo tra “meme” e “idea”. Ho provato a sostituire il termine “meme” con “idea” e mi sembra che ovunque regga l’esame della fungibilità. L’adozione del termine “meme” risponde – imho - unicamente all’esigenza di evidenziare una supposta analogia con il gene, considerazione che Dennett qui e altrove sviluppa sino a conseguenze che credo lo stesso Dawkins avrebbe remore ad adottare.

    Il concetto di “meme” è appealing, ma trovo ci siano differenze fondamentali tra replicazione e imitazione/emulazione, che inficiano l’asserita analogia con il gene. Il meme, per esempio, non è ereditabile, ma solo apprendibile. Concettualmente, inoltre, il replicatore è un agente (copia sé stesso) mentre un meme è agito (viene copiato da un altro agente). Ancora, l’evoluzione genetica è retta da caso e necessità, si sviluppa in tempi geologici ed esclude l’ereditabilità dell’apprendimento; al contrario, il meme muta secondo schemi non casuali, viene selezionato da variabili effimere, si evolve nei tempi tipici dell’evoluzione culturale e viene trasmesso attraverso meccanismi lamarckiani. Cosa differenzia, infine, un meme dal suo “fenotipo”? Se il fenotipo è un quadro, viene copiato il meme o il fenotipo? L’analogia tracciata da Dawkins e sviluppata da Dennett mi risulta particolarmente disarmonica anche perché’ ritengo che proprio l’asimmetria temporale tra evoluzione genetica ed evoluzione culturale sia la causa di moltissimi mali del nostro tempo.

    Interessante anche la critica ad alcuni assunti di Chomsky.

    ha scritto il 

  • 4

    Opus Major di Dennet o poco ci manca. Trattasi di una difesa filosofica dell'"Idea pericolosa di Darwin" e delle sue implicazioni. Attentissimo alle critiche della scienza a cui dedica pagine e pagine ...continua

    Opus Major di Dennet o poco ci manca. Trattasi di una difesa filosofica dell'"Idea pericolosa di Darwin" e delle sue implicazioni. Attentissimo alle critiche della scienza a cui dedica pagine e pagine di astruse contro-argomentazioni, risulta stranamente blando nei confronti dell'aspetto filosofico. E' come se Dennet, che scrive di filosofia, rimanesse dell'idea che la scienza ha l'ultima parola e per cui la filosofia stessa è solo di contorno. Il che per un filosofo è come una sorta di auto-lesionismo. Poco attento al pensiero continentale (qualche volta i riferimenti sembrano da manuale di filosofia delle superiori) in realtà sembra chiudersi a riccio sull'abusata tradizione anglosassone che fa riferimento al solito Locke e Hume e compagnia sferagliando. Opera interessante tuttavia che val la enna di leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    "l'unico significato della vita di cui valga la pena di curarsi è quello che può resistere ai nostri migliori tentativi di esaminarlo". alla faccia di chi crede che nulla sopravvive alla riflessione! ...continua

    "l'unico significato della vita di cui valga la pena di curarsi è quello che può resistere ai nostri migliori tentativi di esaminarlo". alla faccia di chi crede che nulla sopravvive alla riflessione!

    ha scritto il 

  • 3

    La selezione naturale come “acido universale”

    Da bambino, Dennett ci racconta di aver immaginato l’esistenza di un “acido universale”, una sostanza in grado di sciogliere qualsiasi cosa, e che perciò non può nemmeno essere racchiusa in un qualche ...continua

    Da bambino, Dennett ci racconta di aver immaginato l’esistenza di un “acido universale”, una sostanza in grado di sciogliere qualsiasi cosa, e che perciò non può nemmeno essere racchiusa in un qualche contenitore. Una volta che è stato scoperto o sintetizzato, nulla può sottrarsi all’azione dell’acido universale.
    Ebbene, secondo Dennett lo stesso vale per il concetto darwiniano di selezione naturale. Una volta formulato, la sua portata e la sua fecondità sono tali che pressoché qualsiasi problema scientifico-filosofico è investito di una nuova luce, può cioè essere reimpostato (e talvolta risolto) grazie a questo principio. Non soltanto l’evoluzione della vita e la nascita delle specie, ma perfino i problemi concernenti l’origine stessa della vita, lo sviluppo dell’universo, la cultura, il linguaggio, il significato e naturalmente l’etica.
    Ecco perché è un’idea “pericolosa”.
    Le tesi presentate sono spesso spigolose, su tutte la quasi-equivalenza tra biologia e ingegneria. Il capitolo più controverso e senza dubbio più interessante è quello su Stephen J. Gould, dove vengono discusse tutte le tesi più importanti dell’illustre paleontolgo: pennacchi di San Marco, equilibri punteggiati, interpretazione della fauna di Burgess, ecc. Devo dire che mi aspettavo un attacco decisamente più “frontale” nei suoi confronti, mentre l’intento di Dennett non è quasi mai quello di confutare le tesi di Gould (tranne in un paio di casi), quanto piuttosto di disinnescarne la portata rivoluzionaria e “anti-darwiniana”, sulla qual cosa sono pienamente d’accordo.
    Una cosa che mi ha molto sorpreso è il fatto che Dennett – contra i vari Searle, McGinn, Penrose, ecc. – consideri le ricerche nel campo dell’IA come le uniche (legittime) discendenti della teoria darwiniana. Si tratta di una cosa alla quale non avevo mai pensato, ma a pensarci bene non è un’idea così balzana: così come dal punto di vista evolutivo, la mente/coscienza dev’essere emersa a partire da componenti stupide, non-coscienti, allo stesso modo la coscienza in quanto tale dev’essere qui e ora il risultato dell’azione congiunta di componenti stupide e non-coscienti, e in tali componenti può e deve essere frazionata. A fronte di questa possibilità, parlare di “mistero della coscienza”, di qualia, di emergentismo o quant’altro significa cercare un “gancio appeso al cielo” laddove sono sufficienti delle semplici “gru”, benché molto complesse.
    Il mio giudizio è tutto sommato positivo. La prosa di Dennett è sempre estremamente piacevole, sebbene (come ho già notato altrove) molto spesso indulga in eccessive divagazioni, esempi e metafore che, anziché spiegare bene i punti di volta in volta discussi, risultano abbastanza fuorvianti. Al di là di questo, il tentativo di far luce su tradizionali problemi della filosofia Darwin alla mano è senza dubbio un merito che a questo libro va riconosciuto.

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo aver faticosamente raggiunto l'ultima pagina de "Il cigno nero", saggio inutilmente pretenzioso il cui autore sembra considerarsi l'unico agente razionale in un mondo di poveri idioti, ecco una b ...continua

    Dopo aver faticosamente raggiunto l'ultima pagina de "Il cigno nero", saggio inutilmente pretenzioso il cui autore sembra considerarsi l'unico agente razionale in un mondo di poveri idioti, ecco una boccata d'ossigeno.
    Straordinariamente colto, ironico, preparatissimo, Dennet accompagna il lettore in un viaggio dove scienza e filosofia, biologia e spiritualità si intrecciano, dove l'argomentazione rigorosa si accompagna sempre alla voglia di capire e farsi capire. La sintesi migliore attualmente in commercio dei concetti fondamentali del darwinismo e delle loro conseguenze.

    ha scritto il 

  • 0

    Natural selection is best conceived of as a "substrate neutral algorithm." Seen in this way, it begins to act as a sort of "universal acid" whose unsettling implications cannot be contained. The book ...continua

    Natural selection is best conceived of as a "substrate neutral algorithm." Seen in this way, it begins to act as a sort of "universal acid" whose unsettling implications cannot be contained. The book is uneven--the stuff about memes is unconvincing. But it was a worthwhile read for the concepts of skyhook and crane alone.

    ha scritto il