L'idiota

Di

Editore: Mondadori (Biblioteca Moderna Mondadori)

4.4
(6281)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 835 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Russo , Francese , Spagnolo , Svedese , Greco , Catalano , Portoghese , Polacco

Isbn-10: A000217351 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Traduttore: Alfredo Polledro ; Prefazione: Leone Ginzburg

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , Cofanetto , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "L'Idiota è un racconto complesso, dalle molteplici sfaccettature. Direi che l'Autore ha voluto tracciare le linee di una società in cui possono intervenire diversi protagonisti, senza mai incidere ne ...continua

    "L'Idiota è un racconto complesso, dalle molteplici sfaccettature. Direi che l'Autore ha voluto tracciare le linee di una società in cui possono intervenire diversi protagonisti, senza mai incidere nella società stessa, ma piuttosto nelle loro relazioni. Ciò che viene definito come ordinario è sicuramente rappresentativo della società descritta da Dostoevskij. Immagino, quindi, personaggi come Lebedev oppura Ganja che nella loro misera esistenza testimoniano ciò che normalmente avviene. Si aggiungono poi protagonisti del tutto estranei alla società e che non riescono a viverla senza subire la condanna a fuoriuscirvi. E' il caso del principe Miskyn che proviene dall'esterno della società - da una ipotetica Svizzera - e che non ha gli strumenti per vivervi, vista la sua idiozia originaria e finale. Questo passaggio, questa andata e ritorno verso l'idiozia, cioè la non ordinarietà, è rappresentato dal mutarsi del carattere del principe, capace inzialmente di attirare la curiosità e la benevolenza degli stereotipi della società per subirne le critiche e la malevolenza nel finale di racconto. Alla pari il personaggio di Nastasja che lottando contro le apparenze della società finirà per esserne espulsa attraverso la forma definitiva rappresentata dal suo omicidio. Persino Rogozin rappresenta qualcosa di estraneo alla società, finendo per esserne estromesso con i lavori forzati per il suo delitto. Cosa rimane allora alla fine del racconto ? Forse la constatazione che la società non è pronta ad accogliere chi rappresenta la staordinarietà, sia essa positiva che negativa, nè nel presente nè nel passato. Ci resta soltanto di sperare nel futuro. Amando la lettura di questo Autore, consiglio questo libro nella convinzione che non potrà lasciare indifferenti"

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi ha convinto come altri capolavori dello stesso autore. La storia narrata è piena di situazioni poco verosimili e di coincidenze che appaiono troppo fortuite e forzate (il fatto ad esempio che i ...continua

    Non mi ha convinto come altri capolavori dello stesso autore. La storia narrata è piena di situazioni poco verosimili e di coincidenze che appaiono troppo fortuite e forzate (il fatto ad esempio che i tanti personaggi di cui il protagonista fa casualmente la conoscenza nel suo primo giorno a San Pietroburgo si conoscano tutti e le loro vicende siano così intrecciate le une con le altre!). La tirata del Principe contro il cattolicesimo, verso la fine del romanzo, con i suoi risvolti nazionalisti, mi ha molto infastidito, anche perché un discorso così estremo ed ideologico stona decisamente con il carattere fin allora così candido, docile, paziente e umanamente comprensivo verso il prossimo del personaggio. I sentimenti del protagonista nei confronti di Nastas'ja e Aglaia, l'assurda inverosimiglianza di queste due brutte storie d'amore, mi hanno annoiato proprio in quanto irreali e per il mio sentire incomprensibili. Do comunque tre stelle perché le tematiche affrontate nel libro, accanto alla vicenda principale, sono molto varie, e come sempre la sensibilità con cui l'autore sa scrutare nel profondo l'animo umano attraverso i numerosi personaggi è tale che chiunque può trovare un po' di sé stesso nelle situazioni descritte. E' questa a mio avviso la maggiore soddisfazione che Dostoevskij riesce a dare al lettore. Sono stupefacenti la modernità e l'attualità di questo autore nel descrivere le più intime angosce esistenziali dell'uomo (si veda, ad esempio, la digressione sul talento e la mediocrità a proposito di Gavrila Ardalionovič, all'inizio della quarta parte). Ah, e come sempre mi accade con Dostoevskij, in alcuni punti la narrazione assume un registro crudelmente comico che riesce a farmi ridere di gran gusto (in questo caso il grottesco personaggio del generale Ivolgin).

    Due parole sull'edizione Feltrinelli, che mi è parsa buona, ben stampata (rari i refusi) e di comoda lettura. Direi scorrevole e piacevole la traduzione di Gianlorenzo Pacini.

    ha scritto il 

  • 5

    Appunti di lettura

    Chi è Myskin? Dov’è il bandolo in questo romanzo?

    - "L'idea centrale del romanzo è di descrivere un uomo positivamente buono. Niente può esserci di più difficile al mondo, e specialmente ora. Tutti g ...continua

    Chi è Myskin? Dov’è il bandolo in questo romanzo?

    - "L'idea centrale del romanzo è di descrivere un uomo positivamente buono. Niente può esserci di più difficile al mondo, e specialmente ora. Tutti gli scrittori, non solo i nostri, ma anche quelli europei, che hanno intrapreso la rappresentazione del tipo positivo perfetto, hanno dovuto arrendersi, sempre. Perchè questo compito è smisurato. Il perfetto è un ideale, e l'ideale, né il nostro, né quello dell'Europa civile, è ben lontano dall'essersi formato".

    E’ a questo punto che gli viene in mente "Il mondo salverà la bellezza” ( non la Bellezza salverà il mondo, come ci passiamo di bocca in bocca)? Sarà quest’uomo buono, che chiamerà Myskin e uomo di questo mondo, a salvare la bellezza che di questo mondo non è, nonostante gli uomini abbiano inventato l’arte proprio per questo? Mi sembra proprio che la frase ponga l’accento più su “mondo” che su bellezza: senza il mondo non c’è bellezza. Non mi sembra ci sia fuga verso il trascendente, tutt’altro.
    Sono perplessa.

    - Dice Ippolit (l’Ivan dell’idiota) ”Il principe afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza! (...) Quale Bellezza salverà il mondo? Siete un cristiano fervente voi? Kolja dice che voi stesso vi attribuite il titolo di cristiano […] La Bellezza è un enigma, e se è vero che la bellezza salverà il mondo, Ippòlit chiede di precisare 'quale bellezza'. La bellezza, nel mondo, ha il suo doppio. Anche i nichilisti amano la bellezza... “. La bellezza, inevitabilmente legata con il Bene, diventa un enigma e per descrivere Aglaja, l’eroina “buona”, Myskin dice: “ È difficile giudicare la bellezza; non mi ci sono ancora preparato. La bellezza è un enigma .

    - Leggo che, dopo la presentazione di ambienti e “figure”, compresa quella del principe, manda quella I^ Parte alla rivista di Mosca – lui si trova all’estero –. A quel punto si impantana. Dice, infatti, negli appunti:
    "Mi balenano nella mente dei particolari che mi attraggono molto e che alimentano il calore dell'opera. Ma l'intero? Ma l'eroe? Perchè il tutto, per me, mi esce sotto l'aspetto dell'eroe. Io sono costretto a costruire un personaggio. […] Mi si svilupperà sotto la penna? E immaginatevi quali terrori siano venuti fuori da sè: è risultato che, oltre a un eroe, c'è anche un'eroina, e cioè che ci sono due eroi! E, oltre a questi eroi, ci sono ancora due caratteri, molto importanti, principali, cioé dei "quasi eroi". "Dei quattro protagonisti, due sono bene e fortemente disegnati nella mia coscienza, uno non lo è ancora completamente, e il quarto, cioé l'eroe principale, è enormemente debole. O forse non è debole, ma è terribilmente difficile". (I quattro personaggi a cui si riferisce Dostoevskij rispettivamente sono Nastasja, Rogozin, Aglaja e Myškin ).
    Fa e disfa la trama e i personaggi: inventa situazioni ( ingarbugliate e sopra le righe: il famoso carattere russo) che hanno una loro logica interna ma che mettono all’angolo il povero principe. Lui ascolta", tollera, sopporta tutto e tutti. Affoga nel fango, inconsapevolmente, fatto di urla, lamenti, un caos che lo trascina con sé, contro la sua volontà per restarne poi incatenato.

    - Procedo nella lettura, ma Myskin continua a essere terribilmente difficile da inquadrare. Lui è buono ma non nel senso mainstream. La bontà allevia i dolori degli altri. Invece Myškin, va dritto come un treno e mette a nudo il dolore dei suoi interlocutori, ne travolge le difese. Altro che conforto, altro che offrire una spalla su cui piangere!
    E poi quel finale terribilmente bello: lui, Nastasia e Rogozin travolti dalla vita e da loro stessi nel bene e nel male. Myskin ritorna, infine, completamente idiota in Svizzera. E’ una sconfitta totale? L'umanità, alla fine, non è redenta dalla Bellezza, e neanche dall'Amore, dalla Bontà, dalla comprensione assoluta. Tutte queste cose non salvano: lo sappiamo noi e lo sa Dosto.”
    Nell'Idiota, tutti capiscono tutto e alla fine il mondo scoppia lo stesso”.

    Dostoevskij stesso ammise il fallimento del suo principe: notò che in realtà tutti i personaggi finivano con l'essere soltanto sfiorati dal'"Idiota", che nulla poteva fare per loro. Non basta scorgere la bellezza profonda di Nastasja Filippovna per salvarla, così per Aglaja o Rogožin.

    - E allora è bene che il Bene e la Bellezza non esistano? E’ bene che non esistano nella forma “convenzionale”. Non ci può aspettare la salvezza. La bellezza è, invece, con-passione il cui risultato, una carezza sulla guancia dell’assassino, non è poco: quando Myskin passa la notte “fiato a fiato” con Rogozin delirante - nella stanza divisa da un tendaggio chiuso dietro cui il cadavere di Nastasia comincia a decomporsi - diventa il vero Cristo, come disse Nietzsche dell’Idiota: sussume le loro colpe e il lro dolore e non può che impazzire definitivamente.

    - Il mondo salverà la bellezza se gli umani si riconosceranno l’uno con l’altro?

    ha scritto il 

  • 4

    Sebbene sia esagerata e, decisamente, superflua l'ampiezza del romanzo, malgrado la spropositata miriade di personaggi, talvolta di poco conto e addirittura astrusi, nonostante l’esagerata dilatazione ...continua

    Sebbene sia esagerata e, decisamente, superflua l'ampiezza del romanzo, malgrado la spropositata miriade di personaggi, talvolta di poco conto e addirittura astrusi, nonostante l’esagerata dilatazione dei dialoghi e dei pettegolezzi (tipo soap) che rallentano la lettura e rendono il libro talvolta noioso e confusionario, F.D. crea uno straordinario personaggio che va al di là di ogni possibile immaginazione. Una personalità inverosimile e del tutto sconcertante che procura rabbia e dolore ma anche tanto affetto e tenerezza. In ogni caso, non si…discute!

    ha scritto il 

  • 5

    Tra Leonardo e Brunelleschi

    C’è uno scienziato chino sul microscopio del suo laboratorio, intento ad osservare un preparato. Ogni tanto regola la messa a fuoco dello strumento, cambia l’obiettivo, sposta di pochi millimetri il v ...continua

    C’è uno scienziato chino sul microscopio del suo laboratorio, intento ad osservare un preparato. Ogni tanto regola la messa a fuoco dello strumento, cambia l’obiettivo, sposta di pochi millimetri il vetrino. Sbuffa, si stropiccia gli occhi e poi li alza verso il cielo. Non è soddisfatto, c’è qualcosa che manca.
    Allora si alza. Va a cercare qualcosa tra gli scaffali, apre e chiude sportelli, rovista nei vari scomparti, poi estrae una boccetta di liquido colorato. Torna al microscopio, inforca gli occhiali, poi con una pipetta preleva con attenzione del liquido dal contenitore e ne lascia cadere una sola goccia sul preparato, quindi riprende ad osservare.
    Ora finalmente va bene, e lo scienziato un po’ guarda attraverso le lenti del microscopio e un po’ trascrive su un taccuino quello che i suoi occhi vedono.
    Lo scienziato si chiama Fëdor Dostoevskij, il preparato che sta osservando è l’umanità e la goccia caduta sul vetrino il principe Myškin.

    Una goccia importante, una sostanza in grado di cambiare le carte in tavola, di attirarle a sé con una forza magnetica. Una goccia che si chiama bellezza.
    “L’idea principale del romanzo è quella di rappresentare una natura umana pienamente bella. Non c’è niente di più difficile al mondo, e specialmente oggi. Tutti gli scrittori, non soltanto russi, ma anche tutti gli europei, che si sono accinti alla rappresentazione di un carattere bello e allo stesso tempo positivo, hanno sempre dovuto rinunciare. Giacché si tratta di un compito smisurato. Il bello è un ideale, e l’ideale – sia il nostro sia quello dell’Europa civilizzata – è ben lontano dall’essere stato elaborato.
    Al mondo c’è stato soltanto un personaggio bello e positivo, Cristo, tantoché l’apparizione di questo personaggio smisuratamente, incommensurabilmente bello costituisce naturalmente un miracolo senza fine. (Tutto il Vangelo di Giovanni è concepito in questo senso: egli trova tutto il miracolo nella sola incarnazione, nella sola apparizione del bello.) Ma mi sono spinto troppo lontano. Dirò soltanto che tra tutti i personaggi umanamente belli della letteratura cristiana il più completo e perfetto è Don Chisciotte. Ma Don Chisciotte è bello unicamente perché è allo stesso tempo ridicolo.”

    Così scrive l’autore in una lettera alla nipote Sofja Aleksandrovna Ivanova, datata gennaio 1868.
    L’Idiota è quindi un grande romanzo sulla Bellezza: quella bellezza che attrae e respinge, troppo grande, troppo potente, troppo ingombrante per poter essere compresa davvero, Bellezza simile a un veliero sul quale ci si può imbarcare ma che non possiamo pensare di governare.
    E il principe Myškin incarna questa bellezza. Un essere diverso da tutti gli altri, che vive in un mondo suo, dove le classi sociali, le convenzioni, il denaro non hanno nessuna importanza. Un uomo buono, sensibile, onesto, incapace di mentire, che agisce senza fare calcoli, che vede la bontà e la buona fede in tutti, che è attirato dalla sofferenza e che ama il suo peggior nemico. Un uomo che considera la compassione “la più importante e forse l'unica legge di vita di tutta l'umanità” al punto da portarla fino alle estreme conseguenze e che ha il dono di leggere nell’animo di quella gente che vorrebbe aiutare a vivere meglio (“scusate, principe, - dice ad un certo punto uno dei personaggi del romanzo - ma voi siete di una semplicità, di un'innocenza che neanche nell'età dell'oro, e nello stesso tempo, tutt'a un tratto, con una profondissima penetrazione psicologica, trapassate la gente da parte a parte, come una freccia”). Un uomo che in un mondo come il nostro è inesorabilmente destinato a soccombere.
    Questo per quanto riguarda il contenuto. Da un punto di vista formale possiamo osservare come nell’Idiota si realizzi alla perfezione quella polifonia di cui parla Bachitn a proposito del romanzo dostoevskijano: Parfen Rogožin, Ganja Ardalionovic, Kolja, Ippolit e soprattutto Aglaja Epančina e Nastas’ja Filippovna… la personalità di ogni personaggio emerge attraverso dialoghi e interazioni che permettono di caratterizzarli in maniera compiuta.
    Due paragoni mi ha fatto venire in mente la lettura dell’Idiota: quello tra la polifonia nella storia del romanzo e l’invenzione della prospettiva nella storia dell’arte, e quello tra lo “sfumato” leonardesco e l’attenzione che Dostoevskij dedica ai dettagli, alle contraddizioni, ai “doppi pensieri”, alla passione, al contrasto verità/bellezza, alle nuances dell’amore, alle mille pieghe dell’animo umano.

    ha scritto il 

  • 0

    Non avrei mai pensato di abbandonare la lettura di un libro di Dostoevskj, ma in questo romanzo, oltre a una lunghezza inutilmente eccessiva a base di dialoghi e monologhi dilatati al di là della mia ...continua

    Non avrei mai pensato di abbandonare la lettura di un libro di Dostoevskj, ma in questo romanzo, oltre a una lunghezza inutilmente eccessiva a base di dialoghi e monologhi dilatati al di là della mia capacità di attenzione, mi trovo di fronte a una folla di personaggi dei quali la maggior parte sin troppo ambigui e indefinibili. Forse quando Nabokov ha scritto che i personaggi di Dostoevskj sono tutti "nevrotici e lunatici" aveva letto questo romanzo.
    Ho apprezzato "Delitto e castigo", "Memorie dal sottosuolo", "Il giocatore" e "Notti bianche", ma questo altro classico del grande autore russo proprio non l'ho digerito. Per mia fortuna sono solo un comune lettore e non un critico letterario e posso dichiarare apertamente anche sacrilegi del genere.

    ha scritto il 

  • 5

    Un punto solo, ma di quelli tosti

    Adoro i “libroni” e mi piace rileggerli, ma questo –nella versione integrale- mi mancava e dovevo colmare una lacuna.
    Confesso: avevo anche una piccola-ma-non-piccola curiosità. Quella frase (che comp ...continua

    Adoro i “libroni” e mi piace rileggerli, ma questo –nella versione integrale- mi mancava e dovevo colmare una lacuna.
    Confesso: avevo anche una piccola-ma-non-piccola curiosità. Quella frase (che compare spessissimo ovunque come battuta, aforisma, citazione, riempitivo) messa costantemente in bocca al principe Myškin, “La bellezza salverà il mondo”… come entra nel romanzo? Quale il contesto, e perché?

    Sorpresa: il principe Myškin non la pronuncia mai. Mai. Compare sì due o tre volte nel testo, ma come “vergognandosi”, imbarazzata [può una frase vergognarsi di se stessa? Io dico di sì: nei grandi libri, può], come allusione di seconda mano, lontana dal tempo e dallo spazio narrativo.
    E c’è di più: non solo non la pronuncia mai, ma, a domanda, non risponde neppure. La evita.

    Avrebbe potuto pronunziarla, il principe Myškin, il buono, il savio, il puro di cuore?
    Non ne sono sicura, ma credo di no, non consapevolmente. Myškin, infatti, dice altro.

    Due brani:
    Giungemmo a Lucerna e mi condussero sul lago in barca. Comprendevo la sua bellezza, ma, nello stesso tempo, mi sentivo molto oppresso... Provo sempre un senso di pena e di inquietudine, quando contemplo per la prima volta un simile quadro della natura: ne sento la bellezza ma mi riempie di angoscia
    ...........
    - Ad ogni modo, principe, perché non avete ancora detto nulla di Aglaja? Aglaja aspetta, e aspetto anch’io.
    - Non posso dire nulla per ora. Lo dirò dopo.
    - Perché? Non vi pare degna di nota?
    - Oh, sì, è degna di nota! Siete straordinariamente bella, Aglaja Ivanovna. Siete così bella, che si ha paura a guardarvi.
    - Soltanto questo? E le sue qualità? insistette la generalessa.
    - È difficile giudicare la bellezza; non vi sono ancora preparato. La bellezza, è un enigma”

    La bellezza è un enigma, fonte di angoscia e turbamento, questo dice l’idiota. Splendido, singolarissimo “idiota”, dall’intuizione prodigiosa, lucidissimo, capace di avvertire a distanza il bene ed il male (a cui peraltro si rifiuta di credere sino in fondo).
    Risulta tuttavia abbastanza chiaro che la “bellezza”, qui, non è tanto un fatto est-etico, quanto soprattutto etico. Ha a che fare con la bontà d’animo, la generosità, la lealtà, la compassione… Qualità morali.
    Qui sta l’enigma, il mistero del vivere (e del morire).

    Questa benedetta frase è tanto più misteriosa, infine, quanto più la si indaga.
    Considerata nella sua lingua originale, la costruzione russa è ben diversa: “Il mondo salverà la bellezza”.
    Soggetto e complemento oggetto sono invertiti. Nè sono frapposte virgole indicatrici.
    Il massimo dell’ambiguità. Cui si aggiunge un’altra difficoltà, di tipo semantico stavolta: “mir”, che in russo rimanda sia al concetto di “mondo” che a quello di “pace”…
    "È vero, principe, che una volta avete detto che la bellezza salverà il mondo [mir] ?"

    Cosa avrà recepito il nostro principe da questa domanda, mondo o pace?
    La bellezza salverà il mondo? Il mondo in pace salverà la bellezza?
    Oppure l’uno, di volta in volta, salverà l’altra?
    L’unica cosa certa nel romanzo è la non risposta.
    Il mistero rimane irrisolto e rinvia ad altre domande/risposte ugualmente misteriose.
    A queste ne affianco un’altra, l’ultima: perché al principe “idiota” viene fatto dire quel che non sa e non vuole dire?

    ha scritto il 

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