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L'idiota

Di

Editore: Einaudi

4.4
(6056)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 606 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Russo , Francese , Spagnolo , Svedese , Greco , Portoghese

Isbn-10: 8806134876 | Isbn-13: 9788806134877 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alfredo Polledro ; Prefazione: Vittorio Strada

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , Cofanetto , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Pubblicato nel 1868, è la storia della sconfitta di un uomo "assolutamentebuono", il principe Myskin. Un romanzo intricatissimo di avvenimenti, pienodi affetti opposti e di opposti sentimenti morali che dominano tutta l'operaentro cui si agitano bene e male, odio e amore.
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  • 5

    Il buono e i cattivi.

    “La bellezza salverà il mondo”, così diceva Ippolit nel suo monologo (vaneggio?) rivolto al principe Myskin, ed è questa la frase più conosciuta e probabilmente iconica del grande romanzo di Dostoevsk ...continua

    “La bellezza salverà il mondo”, così diceva Ippolit nel suo monologo (vaneggio?) rivolto al principe Myskin, ed è questa la frase più conosciuta e probabilmente iconica del grande romanzo di Dostoevskij. In realtà poi nel corso del romanzo ci accorgiamo che di bello nei vari personaggi che incontriamo c’è ben poco. Solo lui, il principe Lev Nikolaevic Myskin, è degno di questa frase, e viene anche però bollato con l’appellativo di “Idiota”. Sia chiaro che lo scrittore russo quando diede questo titolo alla sua opera non si riferiva al significato in senso stretto, ma a quello secondario, cioè “malato, affetto da un morbo”, e questo era dovuto ai vari comportamenti del principe Myskin quando si trova a tu per tu con altre persone. Il principe Myskin infatti incarna la semplicità, la genuinità, la spontaneità. E’ ingenuo come un bambino ed ogni sua reazione agli occhi degli estranei appare come un problema agli occhi degli interlocutori, che così lo bollano come “Idiota”. A distanza di quasi 150 anni la frase “troppo buono = stupido” non vi suona ancora molto attuale?

    La trama del romanzo è molto semplice, il principe Myskin torna a Pietroburgo dopo essere stato in cura in Svizzera per l'epilessia, finalmente è guarito e vuole tornare in patria dove lo aspetta una cospicua eredità. Qui conosce però diversi personaggi, primo tra tutti una donna di cui si innamorerà, Nastasja Filippovna. Natasja è una donna molto bella, e anche grazie alla sua dote, attira l’attenzione di diversi uomini. Oltre a Myskin infatti, che prova un amore sincero per la donna, sono interessati a lei (per motivi economici) anche Ganja (il segretario del generale Epancin, colui che ospita inizialmente Myskin) e Rogozin (cinico e spietato mercante). C’è però un’altra donna per cui il principe prova un amore sincero, ed è una delle tre figlie del generale, Aglaja, e che diverse volte lo metterà in contrasto con la madre Elizaveta e con Natasja stessa. Il romanzo racconta di questa travagliata storia d’amore del principe che cercherà in tutti i modi di sposare Natasja,e proprio quando era sul punto di farlo…

    Come detto all’inizio, in questo romanzo vi è solo un personaggio buono, ed è il protagonista, per il resto anche il più “pulito" sta comunque tramando qualcosa, e su questo c’è forse un’anticipazione ai Fratelli Karamazov, dove come si scopre alla fine, ognuno ha una sua colpa sull’omicidio. Il contrasto che Dostoevskij ci vuole presentare è quello più antico, il bene contro il male, il buono contro il cattivo. Qui usa però un’iperbole, il buono è così buono da sembrare innaturale, fuori dal mondo, alienato, stupido appunto (agli occhi degli altri). Forse è il romanzo meno policentrico di tutti quelli più importanti, sebbene comunque i personaggi rilevanti siano diversi, ma la contrapposizione Myskin-Resto del mondo è senza dubbio la parte principale della storia.
    Come al solito non macano i monologhi, interiori e non, dei personaggi, che poi come si sa non sono nient’altro che l’esposizione delle idee dell’autore su diverse questioni. E’ presente come sempre quella sulla religione, ma questa volta quella che mi ha colpito di più è la riflessione che il principe fa al maggiordomo sulla pena di morte, un pensiero veramente elevato e illuminante.
    Devo dire onestamente che tra i tre romanzi più famosi, e cioè questo, Delitto e Castigo e i fratelli Karamazov, questo probabilmente è quello che mi è piaciuto meno (ma sempre tantissimo) forse perché ho notato più situazioni stabili (le classiche cene o riunioni casalinghe) che venivano riempite di monologhi e rallentavano un po’ il racconto, ma credo sia solo un mio gusto personale e logicamente il libro resta uno dei capisaldi della letteratura russa dell’800.

    In conclusione la storia del principe Myskin va sicuramente letta, è una riflessione lunga 500 pagine di come spesso la bontà nel mondo venga confusa in stupidità, e al contrario di altri romanzi di Dostoevskij qui non c’è la redenzione finale, qui l’amore non vince tutto come in Delitto e castigo, qui paga uno per tutti, paga chi non ha colpe. Conviene quindi essere buoni in un mondo di cattivi?

    ha scritto il 

  • 0

    Capolavoro

    Inutile dire che questo libro di strugge l'anima, è uno di quei capolavori che ti resta impresso nella mente per tutta la vita.Nella maggiora parte dei sui libri F.D. entra nella testa dei suoi person ...continua

    Inutile dire che questo libro di strugge l'anima, è uno di quei capolavori che ti resta impresso nella mente per tutta la vita.Nella maggiora parte dei sui libri F.D. entra nella testa dei suoi personaggi,mettendo in luce tutta la loro psicologia( è da dire che Freud ancora non era presente, per questo penso che la psicologia non nasca con lui, ma da F.D.,egli psicoanalizza i suoi personaggi in una maniera impeccabile, non per niente lo stesso Freud fece una tesi sul patricidio dei fratelli Karamazov), ma mai come in questo libro penso egli riesca a darti un'idea di come l'uomo delle volte riesca a essere un individuo sensibile ma nello stesso tempo forte ad affrontare le varie scosse della vita e l'autore risalta la sottile linea che c'è tra fare e nn fare, tra l'essere capaci e non, insomma tra essere geniali e idioti.Sul fatto che F.D. sia un autore che esasperi i suoi racconti fino alla follia lo ritengo una cosa geniale, perchè infondo egli esaspera avvenimenti o comportamenti che siano, in una maniera così affascinante ed è da dire che tutti quei pensieri contorti e misteriori che si presentano nel principe o ad esempio in Raskonikov di delitto e castigo,sono parte integrante di ogni lettore che si accinge a leggere il magnifico F.D.

    ha scritto il 

  • 3

    Per commentare un gigante come Dostoevskij ci vuole coraggio e io notoriamente non ne ho. Mi limito quindi ad annotare qui solo qualche impressione, anche perché, in verità, credo di dover lasciare un ...continua

    Per commentare un gigante come Dostoevskij ci vuole coraggio e io notoriamente non ne ho. Mi limito quindi ad annotare qui solo qualche impressione, anche perché, in verità, credo di dover lasciare un po’ “decantare” questo romanzo che, dei grandi capolavori di questo scrittore che amo, devo ammettere mi ha abbastanza deluso. La trama, di per sé, è accattivante e senz’altro più “facile” da digerire rispetto al solito: un incrocio amoroso complicato, anzi impossibile (lui che ama lei che ama un altro che ama un’altra), nel contesto dei salotti della buona società pietroburghese. Naturalmente, stiamo parlando di Dostoevskij e la trama può essere soltanto la cornice per parlare d’altro: in questo caso per rendere ridicola e detestabile agli occhi del lettore la nobiltà russa del suo tempo e per dire, in sostanza, che in essa (o in tutte le società?) non vi è spazio per la gratuità, che la bontà fine a se stessa è idiozia, punto, e non può che finire in tragedia.
    Il libro però finisce per essere troppo farsesco, con scene di società e dialoghi lunghi, surreali e farraginosi che non funzionano dal punto di vista narrativo e per di più allontanano il lettore dal succo del discorso, dato che non gli forniscono in realtà grandi spunti di riflessione (e questo, per un lettore amante di D., è davvero sorprendente); i personaggi, poi, mancano di quel realismo e di quella profondità di analisi che rendono invece i Karamazov un libro abbacinante: nell’Idiota prevale soltanto un cinismo diffuso e poco approfondito, la sensazione che non si salvi nessuno dall’ipocrisia, che sia inutile anche solo cercare vie d’uscita dalla fragilità morale dell’uomo.
    Non so, forse per un neofita di questo autore questo è il libro giusto per cominciare, perché meno “pesante” degli altri suoi grandi romanzi, ma onestamente secondo me non regge minimamente il confronto con due perle della letteratura come I fratelli Karamazov e Delitto e castigo.

    ha scritto il 

  • 5

    Siamo tutti ridicoli, non abbiamo scampo

    Immaginate di entrare nel classico, sontuoso salotto frequentato dal cosiddetto "gran mondo". Scorgete in disparte un biondino insignificante, sguardo un po' ebete: non se lo fila nessuno. Impietosito ...continua

    Immaginate di entrare nel classico, sontuoso salotto frequentato dal cosiddetto "gran mondo". Scorgete in disparte un biondino insignificante, sguardo un po' ebete: non se lo fila nessuno. Impietosito, qualcuno gli si avvicina con l'intento di coinvolgerlo in una conversazione; questi comincia letteralmente a esondare, come se prima si stesse trattenendo, si anima, diventa febbrile e gesticolante mentre intorno calano gelo e imbarazzo; nella foga dell'agitazione, urta e manda in frantumi un grosso vaso cinese.
    Damy i gospoda, ecco a voi il principe Lev Nikolaevic Myškin, il "cavaliere povero" da molti bollato come un perfetto "idiota", impareggiabile dispensatore di scandali. Nessun filtro tra pensiero e parola, nessun pregiudizio nei confronti di alcuno, neanche dei peggiori fedifraghi, bugiardi, cialtroni, ruffiani e violenti. Dostoevskij ha voluto dar vita ad un uomo perfettamente "buono", di una bontà consapevolmente ingenua perchè spoglia di qualsiasi etichetta o formalità, indifesa perchè pervasa dalla convinzione che nessuno in fondo è malvagio. Un essere che non conosce competizione nè ambizione, che per mitezza risulta simile all' Agnello di Dio. Anche se solo in parte.
    Ecco, su questa banalizzazione vorrei soffermarmi brevissimamente, dicendo con sicurezza che no, Myškin non rappresenta una sorta di "secondo Cristo in terra", come frettolosamente si può supporre. Gesù Cristo ha una personalità, un carisma, una umanità estranei al buon principe Myskin. Il Cristo si addossa le sofferenze per salvare, Myskin patisce perchè non conosce altra reazione che l'accettazione. D'altro canto il Cristo non si fa problemi a dare un paio di salubri scudisciate ai mercanti del tempio, mentre Myskin non lo farebbe mai, perchè lui tollera praticamente tutto. Dissipata la noiosa nebbiolina di una banale cristologizzazione dell'Idiota, andiamo avanti.
    Myškin è letterariamente paragonabile ad una miccia sfrigolante in un palazzo. Tutti guardano questa miccia trattenendo il respiro, temendo l'inevitabile esplodere dello scandalo ma allo stesso tempo sono incapaci di prevenirlo. E' senza dubbio la generalessa Epančina il personaggio che riassume meglio questa scandalofobica, nobile Russia inconcludente del XIX secolo. Donna energica ma eternamente indecisa, tenera chioccia e matrona irascibile, ora ama ora disprezza il principe idiota con egual passione, in un esilarante tiramolla in cui si trascina dietro figlie, cognati e tutta la gran coorte assortita di questo romanzo. Una pletora interminabile di lacchè, studenti malaticci, nichilisti, mantenute, giornalisti, militari, principi, rissaioli, ubriaconi - perchè un romanzo affollato come questo, vi assicuro, è davvero ostico trovarlo. In questo aspetto dell' incessante radunarsi di un popolo "diversamente peccatore" attorno al principe possiamo riconoscere una efficace rievocazione della figura di Gesù. Tutti si trovano a ronzare attorno all'imprevedibile buon epilettico e alla sua dolce, paziente favella, suggendo (e contestando) le sue stille di povera saggezza.
    La mia massima preferita è senza dubbio quel salace "Siamo tutti ridicoli, non abbiamo scampo" pronunciato nel salotto dove avviene l'epic fail descritta all'inizio. Ma quella che è rimasta più impressa nella memoria collettiva è l' iconica "La bellezza salverà il mondo"; nel dialogo ove essa è contenuta, viene immediatamente opinato dal giovane "eterno morente" Ippolit: "Sì, ma quale bellezza?". Si aprono suggestive interpretazioni; trascendendo da quelle più ovvie e direttamente legate al testo, ovvero la bellezza dei personaggi principali femminili - la bellezza di Nastassja Filippovna, amata dal principe per pura pietà come la peccatrice perdonata del Vangelo, o quella della lunatica Aglaja, che suscita un timore reverenziale - vi è ad esempio la bellezza rappresentata dall'iconografia russa ortodossa, e la nota religiosità di Dostoevskij (un fervente anti-cattolico, va ricordato) ha ovviamente aperto la strada all'appropriazione teologica di questo felice motto.
    Dire che la bellezza popola questo romanzo può essere una frasetta ad effetto, ma sarebbe del tutto insincera. E' la meschinità la grande protagonista. Sebbene va detto come in letteratura a volte la meschinità riesca a sovrapporsi magicamente alla bellezza, in un gioco di prestigio che solo i grandi scrittori sanno fare, perchè i personaggi più bassi, quando sono percettibilmente "amati" dalla penna di chi li crea, non possono che risultare di una singolare bellezza. Tale è il caso di quel magnifico bugiardo, adorabile fanfarone del generale Ivolgin, totalmente incapace di dire la verità, incapace di farsi rispettare in famiglia, di avere una dignità. Perfino ladro. Eppure noi, come il suo giovane figliolo Kolja, ci troviamo al suo fianco, mai sazi delle due panzane e delle sue millantate conoscenze che toccano l'assurdo, l'impossibile storico. Così giungiamo a dire che sì, per quanto mi riguarda lui può essere stato davvero paggio di Napoleone, anche quando tutto dice il contrario; se avete visto lo scoppiettante Big Fish di Burton, capite di cosa sto parlando.
    Allo stesso modo risulta istintivo disprezzare untuosi personaggi come Lebedev, adulatori fasulli, camaleonti pronti a darti ragione su tutto salvo poi pugnalarti alle spalle (fatto curioso, Dostoevskij fa intessere una gioviale amicizia tra questi due opposti), così come il vile Gavrila Ardalionovic, aka Ganja, che fa il leone in casa ma è servile nei confronti di chi conta.
    In definitiva ogni personaggio, come sempre accade nei buoni romanzi, è una finestra verso un tema; ho già accennato del malaticcio Ippolit, ebbene la sua "spiegazione necessaria" è una delle digressioni che più mi sono rimaste impresse. In particolare serberò sempre ricordo di questa frase: "Chiunque attacchi la carità individuale, attacca anche la natura umana e mostra disprezzo per la dignità personale". Ah, come mi piacciono queste parole, come le urlerei nell'orecchio di tutti quei bravi saputi cittadini modello che contestano la libertà di elemosina. Chiusa parentesi sociale.
    E poi il doppio, tema già affrontato nel claustrofobico romanzo "Il sosia", che vede in Rogožin lo specchio deformante del buon idiota Myškin, il suo dark side violento, ateo e passionale.
    C'è molto altro, ovviamente; ma mi fermo qua.
    Concedetevi anche voi questa incredibile passeggiata nel giardino del bene e del male, tra amori, litigi e pettegolezzi, tra fede, filosofia e politica salottiera, in cui Dostoevskij ci fa da guida con la sua penna affilata, mostrandoci il ventre molle della Russia ottocentesca.

    ha scritto il 

  • 4

    Una volta lessi, in Proust se non sbaglio, un giovane personaggio dire che avrebbe passato qualche lieta ora a divertirsi leggendo un libro. Un divertimento, ecco cosa era allora leggere, e cosa conti ...continua

    Una volta lessi, in Proust se non sbaglio, un giovane personaggio dire che avrebbe passato qualche lieta ora a divertirsi leggendo un libro. Un divertimento, ecco cosa era allora leggere, e cosa continua ad essere ancora, quando ci si imbatte in libri come questo: avvincente, da divorare pagina dopo pagina. Passavano le ore, e non mi riusciva di staccarmene. Veniva il tempo di fare altro, di uscire, di dormire, e a malincuore dovevo chiudere il libro. L'ho amato. Tantissimo. Storia struggente, incredibilmente moderna e dal finale inaspettato.

    ha scritto il 

  • 0

    Perplessità

    Devo pensare e ripensare. Questo mostro sacro della letteratura mondiale è costituito da tre parti fra loro a volte quasi contraddittorie. La conoscenza della storia e cultura russa del periodo sono i ...continua

    Devo pensare e ripensare. Questo mostro sacro della letteratura mondiale è costituito da tre parti fra loro a volte quasi contraddittorie. La conoscenza della storia e cultura russa del periodo sono indispensabili. Alcuni personaggi mi sfuggono, per esempio Lebedev e soprattutto Myskin: uomo "assolutamente buono" o assolutamente fuori dalla realtà? Metafora di Cristo, come sembra volesse l'Autore, o utopia esangue? Forse un giorno rileggerò, per la terza volta.

    ha scritto il 

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