L'idiota

Di

Editore: Rizzoli (BUR)

4.4
(6329)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 695 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Russo , Francese , Spagnolo , Svedese , Greco , Catalano , Portoghese , Polacco

Isbn-10: 8817189375 | Isbn-13: 9788817189378 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanni Faccioli ; Prefazione: Fausto Malcovati

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , Cofanetto , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
La storia, estrema e paradossale, di un uomo completamente buono:spiritualmente superiore, generoso e pieno di fiducia nel prossimo, il protagonista è di fatto incapace di vivere, vittima di una paralisi della volontà che lo porterà alla follia.
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  • 4

    Comprato per sdrammatizzare una sensazione del momento, l'ho lasciato per un po' sul comodino. Poi è arrivato il suo momento.
    Sono stata catapultata subito nell'universo di Dostoevskij, rapita da quel ...continua

    Comprato per sdrammatizzare una sensazione del momento, l'ho lasciato per un po' sul comodino. Poi è arrivato il suo momento.
    Sono stata catapultata subito nell'universo di Dostoevskij, rapita da quello stile perfetto e quel modo così piacevole di dire le cose. Ma, al di là del piacere puro della lattura, sono stati i personaggi a tenermi incollata alle pagine.
    I rapporti costruiti da Dostoevskij tra i vari personaggi sono a volte spiazzanti, a volte irritanti, a volte commoventi. Tra Rogozin e il Principe Miskin c'è una simbiosi malsana e spesso incomprensibile, così come tra il Principe e Nastas'ja o tra Nastas'ja e Rogozin. Tutti i legami che si creano tra i protagonisti sono "viziati" da un tormento interiore e, spesso, sembra che nemmeno loro sappiano cosa li spinga ad agire in un certo modo.
    E' una storia di critica e accettazione sociale, di amore vero e interessato, di amicizia e di ossessione. Alcune situazioni sono piuttosto inverosimili e il finale, per quanto scontato, non è come lo immaginavo. Ma è impossibile non affezionarsi al principe.

    ha scritto il 

  • 5

    Per un lettore raccontare le emozioni che la lettura di questo libro riesce scatenare in noi è cosa quasi impossibile. Sei calato nel "Giardino delle delizie" di Bosch e sempre dominato dalla presenza ...continua

    Per un lettore raccontare le emozioni che la lettura di questo libro riesce scatenare in noi è cosa quasi impossibile. Sei calato nel "Giardino delle delizie" di Bosch e sempre dominato dalla presenza del "Cristo defunto" di Holbein il Giovane.
    Ma chi è il Principe Myskin: L'Idiota o Cristo?

    ha scritto il 

  • 1

    Abbandonato

    Mi dispiace abbandonare i libri e mi sento a disagio a commentare negativamente quello che viene ritenuto un capolavoro della letteratura. Ho acquistato questo libro con grandi aspettative, avendone s ...continua

    Mi dispiace abbandonare i libri e mi sento a disagio a commentare negativamente quello che viene ritenuto un capolavoro della letteratura. Ho acquistato questo libro con grandi aspettative, avendone sentito parlare bene da un paio di persone, ma ... ho sempre sofferto i libri con troppi personaggi e questo raggiunge limiti per me insopportabili. Arrivato a circa metà, alla presentazione di ulteriori tre nuovi nominativi, ho deciso di abbandonare. Non solo il numero dei soggetti aumenta continuamente (magari anche a gruppi di 4/5 alla volta), ma molto spesso la stessa persona viene menzionata in tre modi diversi, anche nell'arco della stessa pagina: prima col nome, poi col cognome ed infine col soprannome, rendendo difficoltoso seguire l'intreccio. A quanto sopra va poi aggiunto che i nomi, logicamente, sono nomi russi, non facili da memorizzare. Per me, la lettura, se non è più un piacere diventa una noia.

    ha scritto il 

  • 3

    L'incipit (che nella mia edizione equivale a un centinaio di pagine) mi ha fatto quasi venire voglia di abbandonarlo, pareva un riassuntone di beautiful ottocentesco. Dopo, a dir la verità, si è fatto ...continua

    L'incipit (che nella mia edizione equivale a un centinaio di pagine) mi ha fatto quasi venire voglia di abbandonarlo, pareva un riassuntone di beautiful ottocentesco. Dopo, a dir la verità, si è fatto più interessante, o perché si comprendono meglio le dinamiche o perché un po ci si comincia ad affezionare a qualche personaggio. Insomma, non essendo un gran estimatore del genere, ho trovato più interessanti alcune considerazioni sparse qua e là, soprattutto quella sulle persone comuni (praticamente alla fine del libro) e che mi fa tanto apprezzare il personaggio di Gavrila, quell'invidioso antipatico che è. Sono pur sempre un profano incolto, però.

    ha scritto il 

  • 2

    Delusione

    [Sono circa a 3/4, mi riservo di cambiare la recensione se dovesse cambiare qualcosa nel prosieguo]

    Madò no.
    Che delusione.
    Forse sono stato abituato troppo bene da D., ma veramente: no.

    Piattissimo.
    ...continua

    [Sono circa a 3/4, mi riservo di cambiare la recensione se dovesse cambiare qualcosa nel prosieguo]

    Madò no.
    Che delusione.
    Forse sono stato abituato troppo bene da D., ma veramente: no.

    Piattissimo.
    Non. Succede. Nulla. Niente.
    E quel poco che succede è già visto e rivisto e rivisto e rivisto.

    I rubli; non mi ami; ti giuro di sì; il vecchio un po' sbandato; la vecchietta incazzosa; il protagonista dileggiato etc.

    Poi ci sono alcune cose che non mi piacciono affatto. Per esempio: va bene che il romanzo si chiama "L'idiota", ma non c'è motivo di ricordarlo tramite le prese in giro (assolutamente ingiustificate, tra l'altro) dei personaggi verso Myskin ogni 4/5 pagine.

    I dialoghi non vanno (se fosse stato un altro autore mi sarei espresso più pesantemente, ma non mi pare giusto nei confronti del vecchio D (anche se credo che una mia critica non gli faccia né caldo né freddo) (anche perché essendo morto da 150 anni che gliene frega), o perlomeno non vanno ORA nel 21° secolo. Roba che magari poteva far sobbalzare sulla sedia una persona dell'Ottocento, inarcare un sopracciglio a inizio Novecento, sinceramente, a me, fa sbadigliare.

    "E Ippolit... tirò fuori... UN PLICO!"
    Quindi?
    "Sconvolgendo i presenti eh!"
    Interessante.

    Boh, è proprio come è strutturato che mi lascia perplesso.
    Cosa VUOLE DIRE Dostoevskij?
    Perché lo fa così male, soprattutto?
    Non c'è l'azione, il movimento di Delitto e Castigo o de I fratelli Karamazov, o de I demoni.
    Non c'è (o se c'è, pochissimo) uno spaccato della vita quotidiana.
    Tutto ruota a Myskin e a chi gli ruota intorno: sempre gente intenta a deriderlo, a chiamarlo idiota.
    E gli immancabili nichilisti, ovviamente.

    (E l'epilessia, ça va sans dire)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Questo è il mio sesto Dostoevskij, e come ogni volta il post-lettura porta con sé una sensazione di mancanza, di nostalgia, che mi porta a voler iniziare immediatamente un altro capolavoro di questo s ...continua

    Questo è il mio sesto Dostoevskij, e come ogni volta il post-lettura porta con sé una sensazione di mancanza, di nostalgia, che mi porta a voler iniziare immediatamente un altro capolavoro di questo scrittore immenso. "L'idiota" non mi ha entusiasmata sin da subito, mi sono molto piaciute le riflessioni religiose e quella sulla pena di morte, la descrizione del dipinto di Hans Holbein il Giovane; a mio parere la vicenda è diventata più movimentata in seguito all'incontro tra Nastasja e Aglaja.
    Ogni commento su Dostoevskij credo sia superfluo, non si riesce mai a esprimere in modo abbastanza esauriente quanto questo genio ci abbia profondamente colpiti, ogni parola sembra così convenzionale detta sul suo conto, si cade quasi nel banale, quindi mi affido a Herman Hesse:
    "Su Dostoevskij non si può dire niente di nuovo. Ciò che si può dire, sul suo conto, di giusto e di intelligente, è già stato detto tutto, è già stato, a suo tempo, nuovo e spiritoso, e nel frattempo è invecchiato, mentre l'amata e terribile figura dello scrittore ci riappare sempre involta di mistero e di enigmi, ogni qualvolta, in un'ora di crisi e di raccoglimento, torniamo a essa. [...] Dobbiamo leggere Dostoevskij quando ci sentiamo a terra, quando abbiamo sofferto sino ai limiti del tollerabile e tutta la vita ci duole come un'unica piaga bruciante e cocente, quando respiriamo la disperazione e siamo morti di mille morti sconsolate. Allora, nel momento in cui -soli e paralizzati in mezzo allo squallore- volgiamo lo sguardo alla vita e non la comprendiamo nella sua splendida, selvaggia crudeltà e non ne vogliamo più sapere, allora, ecco, siamo maturi per la musica di questo terribile e magnifico poeta. Allora, infatti, non siamo più spettatori, non siamo più giudici e degustatori, ma siamo dei poveretti in mezzo a tutti i poveri diavoli dei suoi romanzi, e soffriamo le loro pene, fissiamo anche noi, ammaliati e senza respiro, il vortice della vita, la macina instancabile della morte. E in quei momenti avvertiamo anche la musica di Dostoevskij, il suo conforto, il suo amore, e solo allora sperimentiamo il senso meraviglioso del suo terrificante e spesso così infernale mondo poetico. [...] Da che cosa deriva, dunque, l'impossibilità di questo "idiota" di inserirsi nel mondo degli altri? Perché nessuno lo capisce, lui che quasi tutti in qualche modo pur amano, la cui mansuetudine sembra a tutti simpatica, spesso addirittura esemplare? Che cosa divide lui, l'uomo magico, dagli altri uomini, quelli comuni? Perché hanno ragione quando lo respingono? Perché sono necessariamente costretti a farlo? Perché deve succedergli come a Gesù, che alla fine fu abbandonato non solo dal mondo, ma anche da tutti i propri discepoli? E' perché l'"idiota" ha un modo di pensare diverso dagli altri. [...] Myškin si distingue dagli altri per il fatto che, come "idiota" ed epilettico, che però è anche un uomo di grande intelligenza, ha dei rapporti molto più stretti e diretti con l'inconscio che non quelli."

    ha scritto il 

  • 4

    "perdonate la nostra felicità"

    Stranamente questo romanzo non mi ha coinvolta e convinta come altre opere quali I fratelli Karamazov o Delitto e castigo. La narrazione di Dostoevskij mi terrebbe attaccata anche se trattasse di ster ...continua

    Stranamente questo romanzo non mi ha coinvolta e convinta come altre opere quali I fratelli Karamazov o Delitto e castigo. La narrazione di Dostoevskij mi terrebbe attaccata anche se trattasse di stercorari, eppure il principe protagonista della storia piano piano ha fatto diminuire la mia attenzione. Nella prima parte ho letto di un personaggio semplice, buono onesto e incapace di trattenere qualsiasi pensiero gli passi per la testa. L'ho visto cambiare dopo il contatto con la società russa che non aveva mai frequentato prima, facendosi coinvolgere in amicizie e storie d'amore un po' troppo forzate. Ogni personaggio incontrato sembra essere collegato e il tutto sembra diventare una giostra di pettegolezzi.
    Ho apprezzato molto il carattere di Lizaveta e l'assurda fissazione di Ragozin per quella maledetta donna fastidiosa e maleducata che è Nastas'ja, oltre ai ragionamenti di Ippolit sulla morte.
    Dostoevskij è Dostoevskij e non si discute, peccato per il presunto prosciutto sugli occhi del principe che con le sue proposte di matrimonio poco ponderate ci va a mostrare due storie d'amore un po' tristi e scene di tragedie familiari un po' noiose.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "L'Idiota è un racconto complesso, dalle molteplici sfaccettature. Direi che l'Autore ha voluto tracciare le linee di una società in cui possono intervenire diversi protagonisti, senza mai incidere ne ...continua

    "L'Idiota è un racconto complesso, dalle molteplici sfaccettature. Direi che l'Autore ha voluto tracciare le linee di una società in cui possono intervenire diversi protagonisti, senza mai incidere nella società stessa, ma piuttosto nelle loro relazioni. Ciò che viene definito come ordinario è sicuramente rappresentativo della società descritta da Dostoevskij. Immagino, quindi, personaggi come Lebedev oppura Ganja che nella loro misera esistenza testimoniano ciò che normalmente avviene. Si aggiungono poi protagonisti del tutto estranei alla società e che non riescono a viverla senza subire la condanna a fuoriuscirvi. E' il caso del principe Miskyn che proviene dall'esterno della società - da una ipotetica Svizzera - e che non ha gli strumenti per vivervi, vista la sua idiozia originaria e finale. Questo passaggio, questa andata e ritorno verso l'idiozia, cioè la non ordinarietà, è rappresentato dal mutarsi del carattere del principe, capace inzialmente di attirare la curiosità e la benevolenza degli stereotipi della società per subirne le critiche e la malevolenza nel finale di racconto. Alla pari il personaggio di Nastasja che lottando contro le apparenze della società finirà per esserne espulsa attraverso la forma definitiva rappresentata dal suo omicidio. Persino Rogozin rappresenta qualcosa di estraneo alla società, finendo per esserne estromesso con i lavori forzati per il suo delitto. Cosa rimane allora alla fine del racconto ? Forse la constatazione che la società non è pronta ad accogliere chi rappresenta la staordinarietà, sia essa positiva che negativa, nè nel presente nè nel passato. Ci resta soltanto di sperare nel futuro. Amando la lettura di questo Autore, consiglio questo libro nella convinzione che non potrà lasciare indifferenti"

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi ha convinto come altri capolavori dello stesso autore. La storia narrata è piena di situazioni poco verosimili e di coincidenze che appaiono troppo fortuite e forzate (il fatto ad esempio che i ...continua

    Non mi ha convinto come altri capolavori dello stesso autore. La storia narrata è piena di situazioni poco verosimili e di coincidenze che appaiono troppo fortuite e forzate (il fatto ad esempio che i tanti personaggi di cui il protagonista fa casualmente la conoscenza nel suo primo giorno a San Pietroburgo si conoscano tutti e le loro vicende siano così intrecciate le une con le altre!). La tirata del Principe contro il cattolicesimo, verso la fine del romanzo, con i suoi risvolti nazionalisti, mi ha molto infastidito, anche perché un discorso così estremo ed ideologico stona decisamente con il carattere fin allora così candido, docile, paziente e umanamente comprensivo verso il prossimo del personaggio. I sentimenti del protagonista nei confronti di Nastas'ja e Aglaia, l'assurda inverosimiglianza di queste due brutte storie d'amore, mi hanno annoiato proprio in quanto irreali e per il mio sentire incomprensibili. Do comunque tre stelle perché le tematiche affrontate nel libro, accanto alla vicenda principale, sono molto varie, e come sempre la sensibilità con cui l'autore sa scrutare nel profondo l'animo umano attraverso i numerosi personaggi è tale che chiunque può trovare un po' di sé stesso nelle situazioni descritte. E' questa a mio avviso la maggiore soddisfazione che Dostoevskij riesce a dare al lettore. Sono stupefacenti la modernità e l'attualità di questo autore nel descrivere le più intime angosce esistenziali dell'uomo (si veda, ad esempio, la digressione sul talento e la mediocrità a proposito di Gavrila Ardalionovič, all'inizio della quarta parte). Ah, e come sempre mi accade con Dostoevskij, in alcuni punti la narrazione assume un registro crudelmente comico che riesce a farmi ridere di gran gusto (in questo caso il grottesco personaggio del generale Ivolgin).

    Due parole sull'edizione Feltrinelli, che mi è parsa buona, ben stampata (rari i refusi) e di comoda lettura. Direi scorrevole e piacevole la traduzione di Gianlorenzo Pacini.

    ha scritto il 

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