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L'idiota

Di

Editore: Newton Compton (Grandi tascabili economici; 608)

4.4
(5913)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 479 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Russo , Francese , Spagnolo , Svedese , Greco , Portoghese

Isbn-10: 8854119237 | Isbn-13: 9788854119239 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Federigo Verdinois ; Prefazione: Mauro Martini

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , Cofanetto , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
In un'umida giornata novembrina arriva a Pietroburgo il principe Lev Nikolaevic Myskin. Egli è venuto a proclamare la sua verità da 'idiota', che sovverte le tradizionali contrapposizioni tra Bene e Male, tra Amore e Odio e afferma una sua nuova Legge: quella della compassione per il dolore del prossimo. Ma a questa verità tutti si ribellano, soprattutto Nastas'ja Filippovna, donna bellissima e consapevolmente perduta che rifiuta di farsi salvare dal principe e non si sottrae al suo tragico destino, quello di finire vittima del passionale mercante Rogozin.
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  • 5

    L'inesperienza innata...

    L’idiota è qualcosa di più che una storia di un uomo intelligente. Direi che rappresenta l’umanità nella sua interezza. Ciò che si dovrebbe essere, ma che è utopico pensare che lo si potrebbe essere.


    L’idiota seduce, commuove, affascina, irride e ispira chi gli sta intorno a gesta sempre ...continua

    L’idiota è qualcosa di più che una storia di un uomo intelligente. Direi che rappresenta l’umanità nella sua interezza. Ciò che si dovrebbe essere, ma che è utopico pensare che lo si potrebbe essere.

    L’idiota seduce, commuove, affascina, irride e ispira chi gli sta intorno a gesta sempre più eclatanti che lo mortificano o che lo declamano ad eroe incompreso. I personaggi che lo accompagnano confermano la genialità dell’autore che non solo rende nudi davanti al protagonista, coloro che sono acerbi di sentimenti e privi, all'apparenza, di ogni tipo di comprensione; ma muta in loro l’essere e lo stato d’animo a qualcosa di migliore e altruistico. Infatti, molti di loro scoprono in sé stessi qualcosa di meraviglioso. Si pensi ad Ippolit e all’amore che scopre per gli alberi o anche al generale (padre di Kolya), che assecondato dal protagonista si vede per certi versi illuminato.

    Il lato romantico scopre che le donne restano ammaliate dal principe, che indissolubilmente eccita sentimenti profondi in loro, scatenando imbarazzo e paure che portano alcune delle protagoniste a scelte disperate.. ma ogni “abbandono” ha le sue conseguenze e ogni risorsa morale gioca la sua parte nel rincorrere un destino comunque scritto, che finisce il libro così come lo inizia.

    ha scritto il 

  • 4

    Riletto dopo tanti anni, ho aumentato le stelline da tre a quattro. Cinque no, proprio non mi sento di dargliele.

    =========

    Veramente l'avrei già letto, ma ormai da troppi anni per considerare questa una rilettura.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ineffabilità di un capolavoro

    Commentare L'idiota non fa parte delle mie capacità. Appena lette le ultime battute - "aveva concluso poco meno che in collera, separandosi da Evgenij Pàvlovic" - avevo voglia di dire, avevo voglia di confrontarmi. Volevo almeno mettere in ordine gli stimoli e le emozioni che questo libro mi ha d ...continua

    Commentare L'idiota non fa parte delle mie capacità. Appena lette le ultime battute - "aveva concluso poco meno che in collera, separandosi da Evgenij Pàvlovic" - avevo voglia di dire, avevo voglia di confrontarmi. Volevo almeno mettere in ordine gli stimoli e le emozioni che questo libro mi ha dato. Ma non ci sono riuscita: se ne può raccontare la trama, spiegare come sono affrontati temi grandi e temi minori, lo stile che Dostoevskij ha usato. Ma la forza di questo libro, la ricchezza che dona e i miei tormenti non li so spiegare. Me li porto dentro e non usciranno. Grazie Dostoevskij!
    E voi, per favore, leggetelo.

    ha scritto il 

  • 5

    La semplicità dell'animo

    Un uomo completamente buono e puro, privato per natura dell'ego è ciò che il resto del mondo additerebbe come "idiota".
    Il principe Myskin è il ritratto di un Cristo moderno che ama ogni cosa, ogni essere e si fida degli altri come si fidano i bambini, ma proprio per questa sua ingenua fidu ...continua

    Un uomo completamente buono e puro, privato per natura dell'ego è ciò che il resto del mondo additerebbe come "idiota".
    Il principe Myskin è il ritratto di un Cristo moderno che ama ogni cosa, ogni essere e si fida degli altri come si fidano i bambini, ma proprio per questa sua ingenua fiducia viene spesso preso in giro. Lui lo sa e perdona, perdona sempre. Oltre all'ilarità suscita nelle altre persone anche odio e disprezzo nati dall'invidia per quest'uomo dotato di una sensibilità e un'acutezza spirituale non comuni al genere umano.

    Un romanzo meraviglioso e la descrizione psicologica di un personaggio eterno che solo la mano abile di uno dei maestri della scrittura poteva creare. 

    ha scritto il 

  • 5

    Dove finisce Nikolaj Stavroghin e dove inizia invece il principe Myškin? A chi si trovi ad approdare alla lettura de L’idiota dopo quella de I demoni o viceversa salterà subito agli occhi quanto, seppur diversissimi tra loro (per l’appunto: opposti), i due protagonisti abbiano, nell’economia dei ...continua

    Dove finisce Nikolaj Stavroghin e dove inizia invece il principe Myškin? A chi si trovi ad approdare alla lettura de L’idiota dopo quella de I demoni o viceversa salterà subito agli occhi quanto, seppur diversissimi tra loro (per l’appunto: opposti), i due protagonisti abbiano, nell’economia dei rispettivi romanzi, ruoli identici.

    Come Stavroghin, il principe Myškin è un esule nella propria patria e completamente alieno a tutte le questioni del “bel mondo.” Nella sua aura finiscono a gravitare personaggi che da questa energia si sentono alternamente attratti o disgustati. Semplicemente esistendo accanto a loro, mette a nudo ed esalta i lati più oscuri delle coscienze altrui. In quanto individuo scomodo e disinteressato di tutto, viene manipolato da menti più maliziose della sua e si trova al centro di intrighi suo malgrado. I suoi sentimenti non vengono compresi. Gli sono attribuite intenzioni che non ha e non gli sono altresì riconosciute quelle che ha. In ultima istanza, ma non di minore importanza, è conteso da due donne che non possono averlo per sé.

    Dove sta, allora, la grande differenza? Nell’unico luogo dove il profondo turbamento religioso di un autore che ha ricevuto la grazia dopo una condanna a morte potrebbe andarlo a pescare, ovvero: nell’amore cristiano.

    Mentre il demone del romanzo successivo sceglie l’esilio deliberatamente, il Cristo incarnato ne L’idiota è stato costretto a una lunga permanenza all’estero a causa della malattia da cui è afflitto, e vi è rimasto così a lungo che al suo arrivo a Pietroburgo teme addirittura di non essere più in grado di parlare il russo. Il disinteresse di Stavroghin nei confronti delle sorti della Russia deriva semplicemente dal fatto che a lui, di questa Russia, non gliene importa nulla; mentre quello del principe non è che un ardore tenuto a freno dalla consapevolezza di non essere in grado di trattare argomenti che gli stanno a cuore senza scadere nel ridicolo, finire a degradare i propri sentimenti o addirittura dare scandalo (ed è esattamente quello che succede quando infine prova a farlo, nel salotto degli Epancin).

    Infine, Stavroghin non ama nessuna delle numerose donne che ha sedotto. Sa che Daria Pavlovna è la sola che possa salvarlo e travolge comunque Liza con la propria passione, poiché non può frenarsi: è una creatura forgiata interamente nell’istinto, e il suo istinto, in quanto diabolico, conduce alla morte. Il principe Myškin ama Aglaja, ma sa di essere il solo a poter salvare Nastas’ja, nei confronti della quale non prova certo un sentimento meno forte. Ma lei gli fa orrore, poiché non vuole essere salvata – in ultima istanza, Nastas’ja è la furia cieca che determina la sconfitta di Dio sulla terra.

    Nella giovinezza di entrambi ha poi rivestito un ruolo cruciale una relazione con una giovane disadattata, che sembra quasi dare forma al loro essere al di fuori dalle logiche sociali. Di nascosto alla propria famiglia Stavroghin ha sposato Maria Timofejevna, la storpia e demente sorella di un ubriacone privo di mezzi e posizione. Benché questo matrimonio venga interpretato da chi pretende di conoscere il giovane meglio di lui come la più estrema dimostrazione del suo sprezzo, la poverina è l’unica creatura di cui egli sia disposto, a modo suo, a farsi carico. Di fatto, mettendo in relazione il proprio nome di ricco e bellissimo rampollo dell’alta società con quello di una mentecatta, il solo effetto che sortisce è quello di esporre al pubblico ludibrio una persona che altrimenti avrebbe trascorso la sua misera vita seduta nell’angolo di una cucina, senza arrecare fastidi a nessuno e Maria Timofejevna finisce i suoi giorni ben lungi dall’avere infine trovato la pace.

    D’altro canto, il principe ha invece intrattenuto, durante la sua permanenza in Svizzera, una relazione altrettanto accidentale con Marie, giovane tisica marchiata dal perbenismo della comunità montana come “perduta” per essere stata sedotta da un uomo che l’ha poi abbandonata. La grande pietà del principe, che non ne è innamorato e però l’ama del suo amore sovrannaturale, attira su Marie le simpatie di una scolaresca. I bambini sono le anime innocenti che il principe sente affini a se stesso in quanto ancora non corrotte dalla morale vigente: per questo mostra loro il vero volto di Marie e lascia che siano essi stessi a giudicare se quella ragazza non sia degna di affetto come chiunque altro. L’amore del principe e dei bambini consente a Marie di trovare una morte serena, nella consapevolezza di essere stata salvata.

    Come Maria Timofejevna era la nemesi di Liza, Marie è il rovescio della medaglia che sull’altra faccia ha Nastas’ja, proprio perché non ha ragioni per attaccarsi alle ragioni del mondo. È povera, bruttina e perdipiù malata: non c’è niente a cui possa aspirare in una società fondata sull’abbaglio della bellezza e dello sfarzo. Al contrario, la splendida Nastas’ja è indissolubilmente legata a tutto ciò che più disprezza. Benché si muova negli ambienti più in vista della società russa sfidando apertamente le gerarchie, il patriarcato, e l’ipocrisia della morale decadente, è perfettamente consapevole che affinché le sue proteste abbiano effetto deve necessariamente restarne all’interno. Lo scandalo Nastas’ja funziona così bene che arriva in certo modo a riassorbirsi da sé, quando i detrattori accorsi il giorno del suo matrimonio con l’unico scopo di denigrarla fanno un’immediata marcia indietro davanti al suo splendore formale, trovandosi disposti ad accettare l’idea che la sua legittima unione col principe cancellerà ogni peccato. Ma Natas’ja non è disposta ad accettare tutto questo. Non intende vivere in un mondo che l’apprezza per la sua sistemazione o per l’abito che indossa, né vuole che la sua conquista dell’uomo che ama più di se stessa venga mistificata dalla malizia di chi non può capire. Ecco perché butta tutto al vento e torna per l’ennesima volta tra le braccia dell’odiato Rogožin, il solo che potrà darle quell’unica forma di salvezza a cui aspira: la morte.

    Se Stavroghin è l’incarnazione della passione, il principe è invece quella della com-passione. Il primo distrugge e si distrugge, il secondo viene distrutto. In poche parole, se Stavroghin era “l’uomo del grande disprezzo”, il principe Myškin è invece l’uomo dell’amore pazzo e disperato. In un senso o nell’altro, per entrambi non c’è spazio in questo mondo, ovvero il tempo della decadenza della grande Russia che non è poi così lontana da quella del resto d’Europa, oggi come allora.

    Secondo il filtro che Ippolit applica a Myškin «la bellezza salverà il mondo», mentre Tichon profetizza a Stavroghin che «la bruttezza vi ucciderà.» Quale che sia l’angolazione che scegliete, la questione è sempre la stessa: forse il mondo non intende essere salvato.

    Leggi la recensione qui: http://zeldasroom.wordpress.com/2014/03/09/lidiota-di-fedor-michajlovic-dostoevskij/

    ha scritto il 

  • 0

    Non posso dire brutto, né posso dire scritto male. Ma per me è troppo lungo, troppe digressioni, colloqui, troppe cose. So che è lo stile della letteratura russa del tempo, ma in altri romanzi la cosa mi è piaciuta molto di più (vedi Anna Karenina). Bella l'introspezione dei personaggi, la loro d ...continua

    Non posso dire brutto, né posso dire scritto male. Ma per me è troppo lungo, troppe digressioni, colloqui, troppe cose. So che è lo stile della letteratura russa del tempo, ma in altri romanzi la cosa mi è piaciuta molto di più (vedi Anna Karenina). Bella l'introspezione dei personaggi, la loro drammatizzazione, l'enfasi di come si manifestano. Devo dire che in effetti in questo Dostoewskij è maestro.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho iniziato a leggere questo libro circa due anni fa. L'ho mollato arrivato alla terza parte, probabilmente perché non capivo. Ho preso nuovamente il libro una settimana fa e l'ho ricominciato da capo. Non c'è una migliore opera quando si parla di Dostoevskij, ma quanta pietà, quanta pena per il ...continua

    Ho iniziato a leggere questo libro circa due anni fa. L'ho mollato arrivato alla terza parte, probabilmente perché non capivo. Ho preso nuovamente il libro una settimana fa e l'ho ricominciato da capo. Non c'è una migliore opera quando si parla di Dostoevskij, ma quanta pietà, quanta pena per il Principe, quanti sentimenti che si manifestano durante la lettura, quante domande che mi son posto e quante volte mi sono immedesimato troppo. Quanta fierezza, quanta ansia e quante volte ho imprecato contro qualcuno dei personaggi, tutte queste persone inesistenti.

    ha scritto il 

  • 5

    La pena per l'Idiota.
    L'apprensione per l'Idiota.
    L'irritazione per l'idiota.
    Il timore di essere l'idiota.
    La speranza di essere l'idiota.
    Il sospetto di essere l'idiota.
    Temere per l'Idiota
    La rivincita dell'Idiota.
    La consapevolezza dell'Idiota.< ...continua

    La pena per l'Idiota.
    L'apprensione per l'Idiota.
    L'irritazione per l'idiota.
    Il timore di essere l'idiota.
    La speranza di essere l'idiota.
    Il sospetto di essere l'idiota.
    Temere per l'Idiota
    La rivincita dell'Idiota.
    La consapevolezza dell'Idiota.
    La delusione di non essere l'Idiota.
    Chiedersi tutte le pagine se questo può essere il libro del cuore.
    Alcuni che conosci lo hanno detto.
    Il Libro del cuore. L'Idiota.
    Non capire perchè.
    Rileggerlo.
    Capire perchè.
    Controllare i propri gesti durante il giorno.
    La qualità dei sorrisi.
    La consistenza delle proprie doti.
    Tastare l'adesione alla realtà.
    Misurare la limpidezza dei sentimenti propri.
    La trasparenza della proprià spontaneeità.
    Mormorare alla cassiera un buongiorno distratto.
    Lev Nicolaj.
    Principe.
    Principe Lev Nicolaj Miskin.
    L'Idiota.

    E ricominciare da capo.

    ha scritto il 

  • 0

    È il primo romanzo russo che leggo: noto che non mi risulta scorrevole quanto altri dello stesso periodo storico (ma di altre nazionalità). È carico di dialoghi, anche lunghi, tanto che la delineazione dei personaggi traspare più da questi che non dalle descrizioni dell'autore.


    Comunque p ...continua

    È il primo romanzo russo che leggo: noto che non mi risulta scorrevole quanto altri dello stesso periodo storico (ma di altre nazionalità). È carico di dialoghi, anche lunghi, tanto che la delineazione dei personaggi traspare più da questi che non dalle descrizioni dell'autore.

    Comunque pur essendo in un periodo pieno di impegni sono arrivata a metà in una settimana, quindi non è una lettura inaffrontabile; anche perché alcuni passi sono molto piacevoli. Percepisci che vogliono dirti qualcosa: offrirti una morale, oppure farti cogliere nuove sfaccettature dell'animo dei personaggi (e in generale, dell'animo umano). Ma forse non c'era bisogno di specificarlo trattandosi di un autore del calibro di Dostoevskij!

    *** Proseguendo la lettura mi sono ricreduta sulla prima impressione: dopo la prima parte (secondo me la più pesante delle quattro) la trama prende pieghe inaspettate ed anche i dialoghi sono più interessanti. E poi, a questo idiota si può solo voler bene.

    ha scritto il 

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