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L'ignoranza

Di

Editore: Adelphi

3.8
(1500)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 184 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Portoghese , Thai

Isbn-10: 8845917959 | Isbn-13: 9788845917950 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Curatore: Giorgio Pinotti

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Descrizione del libro
Un uomo e una donna si incontrano per caso mentre tornano al loro paese natale, che hanno abbandonato vent'anni prima scegliendo la via dell'esilio. Riusciranno a riannodare i fili di una strana storia d'amore, appena iniziata e subito inghiottita dalla palude della storia? Il fatto è che dopo una così lunga assenza "i loro ricordi non si assomigliano". Crediamo che i nostri ricordi coincidano con quelli di chi abbiamo amato, crediamo di avere vissuto la medesima esperienza, ma è solo un'illusione. D'altro canto, che può fare la nostra memoria, quella memoria che del passato non ricorda che una "insignificante minuscola particella"? Viviamo sprofondati in un immenso oblio e ci rifiutiamo di saperlo.
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    Le previsioni non colgono mai nel segno per quel che riguarda l’avvenire, ma dicono il vero su coloro che le formulano, sono la chiave per capire come vivano il loro tempo presente.


    L’ignoranza del titolo è una variazione del termine “nostalgia”, il “dolore per il ritorno”. I ...continua

    Le previsioni non colgono mai nel segno per quel che riguarda l’avvenire, ma dicono il vero su coloro che le formulano, sono la chiave per capire come vivano il loro tempo presente.

    L’ignoranza del titolo è una variazione del termine “nostalgia”, il “dolore per il ritorno”. In questo libro Kundera riflette sulla condizione dell’esule dai Paesi comunisti e sulla possibilità del ritorno a casa dopo il 1989. Con una certa vena polemica nei confronti della mentalità francese che ha accolto i fuoriusciti – si sente sempre il basso continuo dell’esperienza personale dell’autore – Kundera spiega che, tra i vari drammi vissuti dall’esule, c’è quello di dove sottostare a regole imposte da altri. Dall’esule (ma, potremmo pensare a tanti altri casi: il disabile, il malato...) ci si aspettano determinati comportamenti, una gestione del proprio dolore che deve sottostare a schemi prefissati. All’esiliato, a colui che ha dovuto lasciare la propria patria e cambiare radicalmente la propria vita, è attribuito un dolore stereotipato. Ed è attribuita, arbitrariamente, la volontà di ritornare con giubilo al proprio Paese nel momento in cui sono venute meno le cause dell’esilio. La vicenda di Irina è costruita su questa impossibilità di poter essere se stessa, costretta a sottostare ai modelli imposti da altri. Sono incasellati, etichettati, e saranno giudicati in base alla loro fedeltà a tale etichetta (ma certo, è proprio questo e solo questo che definiamo con enfasi: essere fedeli a se stessi).

    Kundera non si limita a una storia sola, e a un tema solo. Riesce sempre a compiere digressioni, ognuna delle quali meriterebbe una riflessione a parte. Come quella su un esule celebre, Arnold Schönberg che aveva commesso un peccato di ingenuità. Sopravvalutava il futuro. Del resto non è un inciso campato in aria. Basta osservare i nipoti di N., il funzionario comunista amico dell’altro protagonista Josef, che disponendo di libertà e benessere prendono strade che sarebbero state imprevedibili anni prima.

    Si ritorna così alla fallacità delle previsioni sul futuro. Perché la nostalgia è un sentimento umano rivolto al passato. Il ricordo di quello che è stato e che si è perduto. L’ignoranza di quello che succede alla propria terra e ai propri affetti quando si è lontani. Ma non ci dà nessuna indicazione per il futuro, non ci suggerisce come vivere. Vivere è una questione di presente.

    ---

    Tra i tanti spunti presenti nel libro, anche questa disamina su una sostanziale differenza tra fascismo e comunismo, che in Occidente non siamo stati in grado di cogliere a tempo debito.

    “Per quanto tremenda possa essere, una dittatura fascista sparirà insieme al suo dittatore, sicché la gente può continuare a sperare. Il comunismo invece, sostenuto dall’immensa civiltà russa, è, per una Polonia, per un’Ungheria (non parliamo dell’Estonia!) un tunnel senza fine. I dittatori sono mortali, la Russia è eterna. La sventura dei paesi da cui veniamo consiste nel fatto che non esiste speranza”.

    ha scritto il 

  • 3

    Il passato non ha tempo, il passato non ha volume.

    Dopo vent'anni da esule in Francia, Irena torna a Praga, ma si scopre incapace di ricucire il passato, i ricordi, la memoria. Josef, anch'egli stabilmente trapiantato in Danimarca, fa ritorno in patria, ma l'inconciliabilità con i familiari, con la lingua, con quel moccioso che è stato un tempo d ...continua

    Dopo vent'anni da esule in Francia, Irena torna a Praga, ma si scopre incapace di ricucire il passato, i ricordi, la memoria. Josef, anch'egli stabilmente trapiantato in Danimarca, fa ritorno in patria, ma l'inconciliabilità con i familiari, con la lingua, con quel moccioso che è stato un tempo disegna un abisso di estraneità impossibile da colmare; i due personaggi si incontrano, e si trovano, in un disperato incontro di vicinanza impossibile. Non leggevo Kundera da anni e questo romanzo mi è sembrato un po' debole, specialmente nella prima parte. I temi che l'autore affronta sono complessi e forse distanti a chi non ha vissuto l'esilio e il ritorno; tuttavia ho apprezzato le riflessioni sulla fallacità della memoria, sulla lingua ritrovata, sulla musica, sulla selezione assolutalmente arbitraria dei ricordi che costituiscono la narrazione delle nostre vite, e che nel loro scorrere si prende beffardamente e continuamente gioco di noi.

    ha scritto il 

  • 5

    Kundera come sempre riesce a scrutare nella complessità del'animo umano. In questa sua opera non raggiunge la profondità di altre ma alcune pagine e riflessioni sono davvero illuminanti, in particolare quando si intrattiene sul significato dei ricordi e della memoria. Una storia di ritorni, ricer ...continua

    Kundera come sempre riesce a scrutare nella complessità del'animo umano. In questa sua opera non raggiunge la profondità di altre ma alcune pagine e riflessioni sono davvero illuminanti, in particolare quando si intrattiene sul significato dei ricordi e della memoria. Una storia di ritorni, ricerca, addii, vanità e soprattutto solitudine. Consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Rassegnazione e lontananza

    Kundera nel suo stile classico, sia nelle tematiche sia nel modo di affrontarle.
    Personaggi che come in molti suoi libri mi hanno dato la sensazione di "mancanti", come se avessero smarrito un pezzo lungo il percorso della vita e ne fossero rassegnati.
    In questo romanzo questi personaggi tornano ...continua

    Kundera nel suo stile classico, sia nelle tematiche sia nel modo di affrontarle. Personaggi che come in molti suoi libri mi hanno dato la sensazione di "mancanti", come se avessero smarrito un pezzo lungo il percorso della vita e ne fossero rassegnati. In questo romanzo questi personaggi tornano da un lungo esilio nella propria patria e vivono una sorta di riconoscimento/alienazione. Poi c'è la memoria, la sua estrema soggettività e gli effetti che questo ha nelle esistenze delle persone. http://letturedituttiicolori.blogspot.it/2014/02/lignoranza-di-milan-kundera.html

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Siamo tutti un po’ esuli

    Qualcuno lo ha definito un “romanzo-saggio”.
    Definizione azzeccata direi. La storia è intervallata da considerazioni filosofiche, che se da un lato aiutano a capire il messaggio che Kundera vuol dare coi personaggi, dall’altro raffreddano un po’ la narrazione.
    Il libro nel complesso mi è piaciut ...continua

    Qualcuno lo ha definito un “romanzo-saggio”. Definizione azzeccata direi. La storia è intervallata da considerazioni filosofiche, che se da un lato aiutano a capire il messaggio che Kundera vuol dare coi personaggi, dall’altro raffreddano un po’ la narrazione. Il libro nel complesso mi è piaciuto, ho sottolineato una grande quantità di concetti che ho reputato veritieri e interessanti, tuttavia non mi ha emozionata eccessivamente, forse perchè l’argomento trattato riguarda la mia vita solo in modo periferico. Però mi ha spinta a pormi delle domande: Qual’è la nostra casa? Casa è dove siamo nati e cresciuti? Dove ci sono i ricordi? Dove ci sono coloro che amiamo? Dove siamo stati felici? Dove abbiamo l’indipendenza? Dove siamo liberi? Non ho trovato le risposte. Il tema principale è l’esilio e la nostalgia che da esso deriva o dovrebbe derivare. L’autore ci propone subito una spiegazione del titolo da un punto di vista culturale-etimologico analizzando varie lingue. Se si prende il significato etimologico della parola nostalgia in spagnolo añoranza deriva dal catalano enyorar che deriva dal latino ignorare, “ Alla luce di questa etimologia, la nostalgia appare come la sofferenza dell’ignoranza “ (cit. pag.12). Comunque al di là dei significati grammaticali, alla luce della lettura del libro, io mi sento di dare una valenza duplice alla parola ignoranza: una relativa al provare nostalgia per il non sapere cosa succede dove presumo aver lasciato il mio cuore, l’altra relativa all’adolescenza, a quel periodo della nostra vita in cui ignoriamo la nostra vera essenza e compiamo delle azioni di cui ci pentiremo quando la consapevolezza l’avremo raggiunta. Il tempo cambia le priorità, scelte fatte vent’anni fa improvvisamente non hanno più senso. Il pregio maggiore di questo romanzo è a mio parere la capacità sintetica di Kundera. Lo scrittore è capace di esprimere concetti in modo chiaro, di riassumere un secolo di storia in poche righe, di porre l’attenzione su considerazioni apparentemente banali che viviamo come ovvie ma che leggendole pensiamo <è vero!>. Ciò in cui mi sono più ritrovata è il bisogno di raccontare di chi è stato in esilio, la necessità di far partecipi della propria vita coloro che si sono lasciati e che non abbiamo visto per molti anni. Materialmente io non ho vissuto l’esilio, ma la necessità di raccontarsi a chi vive un’esistenza diversa dalla mia l’ho vissuta ugualmente, così come ho vissuto il rifiuto delle mie nuove realtà da coloro con cui avevo condiviso quotidianità diverse. Perchè in fin dei conti tutti siamo degli esiliati, tutti facciamo scelte che ci esiliano alla fine da ciò che siamo stati e da coloro con cui abbiamo vissuto esperienze. A chi non è capitato di fare una rimpatriata con i compagni di scuola e ti ritrovi a non avere più niente in comune? Solo ricordi, e i discorsi non vanno verso la conoscenza del presente, bensì verso il passato, verso la memoria comune... A nessuno interessa conoscerti e sapere di te. Le considerazioni finali sono amare e portano ad una inevitabile solitudine di tutti i protagonisti. Ognuno di loro per per motivi diversi rimane da solo, chi viene rifiutato per quello che è (Irena) chi si auto esclude perché non accetta una parte di sé (Milada) e chi forse per paura o per una sorta di autopunizione decide di rifugiarsi nel passato, nella certezza dell’amore per la moglie morta (Josef). Un po’ meglio va ai personaggi di contorno che forse per la loro maggior superficialità riescono a trovare un accomodamento sereno, banale, ma non infelice (Gustaf e la madre di Irena). Kunderà non è caritatevole con i suoi figli di penna, li adopera come marionette, ne tira i fili allo scopo di esplicare i suoi pensieri, ce li presenta e poi li lascia alla loro vita, soli.

    Citazioni:

    “ Aveva sempre dato per scontato che la sua condizione di esule fosse una sciagura. <...> Forse leggeva la propria vita sulla base di istruzioni per l’uso che altri le avevano fatto scivolare in mano.”

    “...non appena le sue parole si allontanano dal centro delle loro preoccupazioni, nessuna l’ascolta più.”

    “...il paradosso matematico della nostalgia:essa è più forte nella prima giovinezza, quando il volume della vita passata è del tutto insignificante.”

    “...pensano di essere legai dalla stessa esperienza, dagli stessi ricordi. Gli stessi ricordi? E’ qui che comincia il malinteso: non hanno gli stessi ricordi; del passato, a entrambi sono rimaste impresse due o tre situazioni particolari, ma non le stesse, i loro ricordi non si somigliano; non collimano;...”

    “ Qui ho sempre l’impressione che vogliano amputarmi vent’anni di vita.”

    ha scritto il 

  • 4

    In questo romanzo Kundera affronta i temi della diversità dei ricordi, dell'esilio da una Repubblica Ceca ex-comunista, degli amori che viviamo nella vita. Riassumerei dicendo che parla del tempo, di quello passato e di quello che viviamo in ogni momento, di come a ciascuno appaia differente e di ...continua

    In questo romanzo Kundera affronta i temi della diversità dei ricordi, dell'esilio da una Repubblica Ceca ex-comunista, degli amori che viviamo nella vita. Riassumerei dicendo che parla del tempo, di quello passato e di quello che viviamo in ogni momento, di come a ciascuno appaia differente e di come poi la mente rielabori attraverso la memoria in modi imprevedibili. Come sempre si legge nelle profondità degli animi dei protagonisti, che riflettono una parte dei pensieri che ogni lettore prima o poi ha avuto.

    ha scritto il 

  • 4

    L'IGNORANZA

    Kundera ha una penna particolare...mi sembra di cogliere la metà di ciò che leggo. In questo libro esprime una sacrosanta verità. ..ci sono grandi ritorni nelle nostre vite che non sono come ci aspettiamo ed é lì che comprendi pienamente chi sei e dove ti senti davvero a casa!

    ha scritto il 

  • 4

    i rapporti fra familiari, la nostalgia, il ritorno, la memoria, il sesso, il rapporto con la storia, tutto questo e molto altro tutto in un libro di meno di 200 pagine. chi già conosce Kundera sa cosa vuol dire, ma devo ammettere che pur piacevole è inferiore a molti altri sui libri. per chi non ...continua

    i rapporti fra familiari, la nostalgia, il ritorno, la memoria, il sesso, il rapporto con la storia, tutto questo e molto altro tutto in un libro di meno di 200 pagine. chi già conosce Kundera sa cosa vuol dire, ma devo ammettere che pur piacevole è inferiore a molti altri sui libri. per chi non lo conosce può essere un inizio soft.

    ha scritto il 

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