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L'imperatore di Portugallia

Di

Editore: Iperborea

4.2
(283)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Svedese , Francese , Olandese

Isbn-10: 8870910180 | Isbn-13: 9788870910186 | Data di pubblicazione:  | Edizione 10

Traduttore: Adamaria Terziani ; Prefazione: Adamaria Terziani

Disponibile anche come: eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Dal momento in cui la piccola Klara Gulla vede la luce, il cuore del padre Jan comincia a battere e quel miracoloso battito l’accompagnerà per sempre frapponendosi fra lui e la miseria che lo circonda, cambiando la sua visione delle cose e delle persone. Al punto che quando capirà che la sua Klara Gulla, partita a cercar fortuna, è finita a prostituirsi per guadagnarsi da vivere, incapace di accettare lo squallore della verità, Jan è pronto a costruirsene un’altra, meravigliosa, cui credere. La follia di Jan è la follia dei visionari, di chi ha visto al di là della realtà un mondo trasfigurato dall’amore.
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  • 4

    Storia d'amore.

    “Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla, come in una favola c'è dolore, e come una favola, è piena di meraviglia e di felicità.”


    Mai parole furono più adatte per descrivere un libro. Questo, però, non è l'inizio de L'imperatore di Portugallia, nè una ci ...continua

    “Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla, come in una favola c'è dolore, e come una favola, è piena di meraviglia e di felicità.”

    Mai parole furono più adatte per descrivere un libro. Questo, però, non è l'inizio de L'imperatore di Portugallia, nè una citazione della sua autrice: è invece il famoso incipit del film La vita è bella, in cui un padre coraggioso, pur di risparmiare al figlioletto l'orrore della deportazione nazista, trasformava il dramma in gioco, trovando nella fantasia la via d'uscita dalle brutture della vita.
    Riconosco che l'accostamento tra il suddetto film e un romanzo ambientato alla fine del XIX secolo nella campagna svedese, potrebbe sembrare un po'azzardato; tuttavia, nel corso della lettura, sono stati diversi i momenti in cui la mia memoria è istintivamente tornata alla pellicola di Roberto Benigni: forse perché questo racconto, così come il film, parla dell'amore di un genitore per un figlio; forse perché, in entrambe le storie, l'immaginazione e la capacità di trasfigurare la realtà, si rivelano l'unica ancora di salvezza di fronte a una verità troppo dura da sopportare; forse perché, anche qui, un papà amorevole non esita a mettere a rischio la propria vita, sebbene in modo molto diverso, per salvare la sua bambina dal male.

    A prima vista, il romanzo di Selma Lagerlöf, prima donna insignita (a questo punto, direi, meritatamente) del Nobel per la letteratura, ricorda in tutto e per tutto una favola, narrata con stile cristallino e delicato, e impregnata delle atmosfere fatate delle valli delle Askedalar, dove fede e superstizione si fondono nell'inconfondibile miscela, a metà tra realismo e magia, che contraddistingue, da tradizione, le antiche leggende del folklore scandinavo.
    Malgrado le apparenze, però, la vicenda che racconta è umanissima, verosimile, e proprio per questo singolarmente toccante; una storia d'amore e di dolore, di delusioni e di perdono, che non si prefigge altro scopo che quello di raccontarci, con semplicità, i più onesti sentimenti umani, e nel farlo arriva al cuore.

    Protagonista della storia è Jan Andersson, un modesto bracciante dall'animo semplice che, insieme alla moglie Kattrinna, conduce un'esistenza di lavoro e sacrifici nella fattoria di Skrolycka. Ormai in età matura, e assuefatto alla routine della vita di campagna, Jan è tutt'altro che entusiasta all'idea di diventare padre; tuttavia, quando per la prima volta prende in braccio la propria bimba, ecco che all'improvviso i suoi occhi, o per meglio dire il suo cuore, si aprono ad un sentimento che non avrebbe mai creduto potesse esistere:
    “E nello stesso istante capì cos’era stato a far battere il suo cuore. E non soltanto questo: cominciò anche a intuire cosa gli era mancato per tutta la vita. Perché chi non sente battere il cuore nel dolore o nella gioia non può di certo essere considerato un vero, essere umano.”

    Sarà dunque un amore totalizzante quello di Jan per la piccola Klara Gulla, questo l'ambizioso nome affibbiato alla neonata; un amore fatto di assoluta dedizione, tenerezza e complicità: così grande e profondo da diventare una ragione di vita; così saldo e fiducioso da sconfessare perfino la verità, quando accettarla significherebbe far torto alla propria creatura.
    Un brutto giorno, purtroppo, Klara Gulla è costretta a partire per Stoccolma, in cerca di lavoro, nel tentativo di salvare Skrolycka dalle pretese di un proprietario terriero senza scrupoli. Così, quando la fanciulla, qualche mese dopo, sceglierà di non fare ritorno a casa, dando adito ai petegolezzi di chi, non senza fondamento, la vorrebbe in realtà impegnata nel volgare commercio di se stessa, al povero Jan, incapace di sopportare un tale dolore, non resterà altro da fare che sfidare l'opinione comune e cercare rifugio nella fantasia, trasformando la figlia disonorata nell'imperatrice dell'immaginario regno di Portugallia, e vestendo lui stesso i panni dell'imperatore.
    Poco importa lo scherno dei ragazzini, la pietà della gente, o le maldicenze dei poveri di spirito: per Jan, che ogni giorno attende instancabile, sul pontile, il ritorno della sua bambina, la bella favola dell'imperatrice è ormai divenuta la vita stessa, mentre i desideri si confondono con la verità, e l'incubo, filtrato con la lente della speranza, pare assumere delle tinte meno fosche, perfino luminose.
    Follia, la chiameranno in tanti; follia, sarà agli occhi di un'algida signora tornata dopo anni a Skrolycka, coi modi raffinati della donna di mondo, e il bel volto di un tempo, ormai segnato dalla dissolutezza.
    Eppure, malgrado tutto, qualcuno oserà contraddirli: “Jan non è matto.” dirà infine Kattrinna, “ Il Signore gli ha posto uno schermo davanti agli occhi, perché non veda quello che non sopporterebbe di vedere.”
    Ma quanto labile può essere il confine tra la lucidità e l'insensatezza? Quante volte, quella che tutti considerano follia, si rivela invece un finissimo velo attraverso cui vedere, con più chiarezza, una realtà che non si può e non si riesce ad affrontare?
    E Jan, come scopriremo in uno dei frangenti più strazianti del romanzo, quando ormai il destino di ciascuno si è già compiuto, la verità l'ha vista fin troppo bene, ed è per questo che non esita a giocare il tutto per tutto, frainteso ancora una volta, da chi non vede a un palmo dal proprio naso, per tentare l'unica impresa per cui valga la pena vivere: salvare la sua piccola, come lui stesso dirà, dai carcerieri che l'hanno rapita, e che rispondono al nome di Orgoglio, Durezza, Vizio e Lussuria.

    Pochi eventi si succedono in questo piccolo ed intenso libro, ma tante sono le immagini che si scolpiscono dentro, vivide ed indelebili: come quella di un battello che si allontana, incurante del dolore che si lascia dietro; di una figlia dolente, che attende, sul vecchio pontile, come fece per anni suo padre; di una donna che, scoprendo il potere salvifico del perdono e comprendendo la grandezza dell'amore, risplende di nuovo, come tanto tempo prima, della perduta, e finalmente ritrovata, bellezza di un cuore puro.
    E se l'ultima scena non può fare a meno di destare commozione tra i tanti amici del buon Jan, è altrettanto difficile, anche per il lettore più smaliziato, trattenere qualche lacrima sincera... e, per una volta, benefica.

    “Le sembrava di essere entrata in un mondo d'amore, ora che riusciva a vederlo com’era prima. Come aveva potuto credere che la odiasse? Non voleva che perdonarla. Ovunque andasse e dovunque si fermasse, il padre voleva solo esserle vicino e proteggerla. Era il suo solo desiderio. Ancora una volta sentì quell’immensa tenerezza sgorgarle dal cuore come una grande ondata e colmare tutto il suo essere. E al tempo stesso seppe che tutto era tornato come prima. Che lei e suo padre erano di nuovo una cosa sola. Ora che lo amava, non c’era più nulla da espiare.”

    ha scritto il 

  • 4

    Davvero un libro molto bello. All'inizio lo stile tipico della Lagerlof, cosí semplicistico e quasi da fiaba, anche se apprezzato mi dava comunque l'idea che mancasse qualcosa al libro (in genere preferisco uno stile quanto piu' realistico possibile) e i vari episodi molto slegati tra loro, anche ...continua

    Davvero un libro molto bello. All'inizio lo stile tipico della Lagerlof, cosí semplicistico e quasi da fiaba, anche se apprezzato mi dava comunque l'idea che mancasse qualcosa al libro (in genere preferisco uno stile quanto piu' realistico possibile) e i vari episodi molto slegati tra loro, anche se piacevoli in se', mi sembravano privi di una vera coesione interna, mi sentivo come se stessi leggendo una raccolta di storielle invece che un romanzo. Andando avanti, pero' mi ha conquistato, soprattutto quando il vero nucleo della vicenda e' diventato evidente e, da quella semplicita', e' emersa una storia che non manca di commuovere profondamente, forse anche grazie al tono apparentemente leggero con cui e' narrata.
    Voto: 8,5

    ha scritto il 

  • 4

    L'attesa di un padre, le false illusioni del mondo

    Forse perché nella smania di vita di Klara Gulla rivedo la mia, forse perché comprendo a pieno l'angoscia di un padre nel perdere una figlia, questo libro mi ha toccato e commosso.

    ha scritto il 

  • 4

    Forse a ognuno di noi è capitato una volta nella vita di diventare Imperatore di Portugallia, per non dover sopportare un distacco, un addio, una separazione. Molti reagiscono con cinismo, altri sono più forti e sanno spiegare e accettare razionalmente ciò che sta accadendo, oppure non provano qu ...continua

    Forse a ognuno di noi è capitato una volta nella vita di diventare Imperatore di Portugallia, per non dover sopportare un distacco, un addio, una separazione. Molti reagiscono con cinismo, altri sono più forti e sanno spiegare e accettare razionalmente ciò che sta accadendo, oppure non provano quell’amore infinito di Jan verso la figlioletta. Ma quando la separazione è inaccettabile, inaccessibile, inspiegabile, allora al posto del dolore e dalla lacerazione può arrivare l’Imperatore di Portugallia: una realtà parallela, un mondo in cui non è necessario trovare colpe per la persona amata che se n’è andata senza notizie, un mondo in cui l’amore si oppone a qualunque cambiamento tragico, e trasfigura ogni evento.
    Il miracolo di Jan è che la sua convinzione è tale da riuscire a modificare la realtà, trovando attenzione anche tra le persone che sono assolutamente consapevoli che si tratti di pazzia. Jan convince tutti che il suo amore è sopra ogni cosa, è più forte della corruzione in cui Klara Gulla è caduta, è più forte delle maldicenze, è più forte dei pregiudizi, è più forte delle convinzioni dei cinici e dei signori che regolano la vita del villaggio e quindi anche di Jan. Jan è forte, forte della sua pazzia, forte del suo amore, e con questa forza modifica una realtà predestinata, triste, senza prospettive.
    Jan non è triste, Jan muore per la sua Imperatrice perché è assolutamente consapevole che sia l’unico modo per salvarla dai suoi rapitori: orgoglio e durezza, vizio e lussuria. Jan muore felice, perché sa di vincere la sua battaglia.
    Selma Lagerlöf ha scritto un libro che si svela lentamente, appare inizialmente didascalico, quasi una collezione di piccole parabole, fino a crescere in un quadro complesso, delicato ma incisivo, fatto di piccoli gesti che si compongono a costruire un affresco maestoso, struggente e meraviglioso, che non può che lasciarci attoniti, ad ammirare con gli occhi di Jan la bellezza di Klara Gulla.

    ha scritto il 

  • 5

    Raramente si incontrano libri così limpidi e semplici, capaci di raccontare le vite umili e perse con la pacatezza e la determinazione di una prosa che crea il mito nel momento stesso in cui lo racconta ed è capace di descrivere la forza dell'immaginazione come riscatto dalla miseria. Scopro solo ...continua

    Raramente si incontrano libri così limpidi e semplici, capaci di raccontare le vite umili e perse con la pacatezza e la determinazione di una prosa che crea il mito nel momento stesso in cui lo racconta ed è capace di descrivere la forza dell'immaginazione come riscatto dalla miseria. Scopro solo ora al S. Lagerloef, sulla scia di un bel film dell'ultimo Ingmar Bergman disponibile su My Movies.

    ha scritto il 

  • 5

    Dolce&incantato

    Questo romanzo mi ha lasciato senza parole. Avvolta da un'atmosfera rarefatta, a tratti incantata- quella delle vali delle Askedalar, il piccolo dramma di un padre, di umilissime condizioni, assume toni grandiosi, "imperiali".
    In nessun'altra pagina, finora, ho mai trovato un ritratto così ...continua

    Questo romanzo mi ha lasciato senza parole. Avvolta da un'atmosfera rarefatta, a tratti incantata- quella delle vali delle Askedalar, il piccolo dramma di un padre, di umilissime condizioni, assume toni grandiosi, "imperiali".
    In nessun'altra pagina, finora, ho mai trovato un ritratto così delicato e commovente dell'affetto paterno per una figlia.
    Ho amato questo libro dalla prima pagina.

    ha scritto il 

  • 5

    Ambientata in una Svezia atemporale, immersa in un'atmosfera fiabesca, è narrata la storia di Jan, un padre che adora la sua unica figlia sin da quando l'ha presa in braccio appena nata, “[…]E nello stesso istante capì cos’era stato a far battere il suo cuore. E non soltanto questo: cominciò a ...continua

    Ambientata in una Svezia atemporale, immersa in un'atmosfera fiabesca, è narrata la storia di Jan, un padre che adora la sua unica figlia sin da quando l'ha presa in braccio appena nata, “[…]E nello stesso istante capì cos’era stato a far battere il suo cuore. E non soltanto questo: cominciò anche a intuire cosa gli era mancato per tutta la vita. Perché chi non sente battere il cuore nel dolore o nella gioia non può di certo essere considerato un vero essere umano”. L'amore per la figlia è la forza che lo aiuterà ad andare avanti anche quando lei, si trasferirà in città per poter aiutare economicamente la famiglia; ma l’amore è anche ciò che lo porterà alla follia, quando comincerà a spandersi la voce che la sua Klara Gulla, sia costretta a prostituirsi per sopravvivere. Jan trasfigurerà ogni notizia che gli giungerà creando un mondo fantastico, Portugallia, di cui lui è imperatore e la figlia imperatrice ed ogni giorno instancabilmente, per tanti anni, si recherà al porto, sicuro che la figlia tornerà dalla sua famiglia per sempre; finchè Klara Gulla non tornerà veramente, ma completamente trasformata e, incurante della venerazione del padre, lo guarderà con orrore e disprezzo per la sua pazzia, ma la madre, che negli anni ha imparato ad amare con tenerezza e sopportazione le stranezze del marito, lo difenderà con fermezza dopo l’ennesimo gesto d'insofferenza della figlia.
    Questa è una fiaba triste e commovente sull’ amore struggente tra un padre e una figlia, su di un affetto silenzioso e addolcito dagli anni di un marito e una moglie e sulla “redenzione” di una figlia che solo dopo un lungo e drammatico percorso di sofferenza, inaridita ormai dalla vita, riuscirà a far pace dentro di sé e ad amare nuovamente il padre così come quando era piccina "E al tempo stesso seppe che tutto era tornato come prima. Che lei e suo padre erano di nuovo una cosa sola. Ora che lo amava, non c’era più nulla da espiare.”

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro pieno di riferimenti fiabeschi, tenta di raccontare la vicenda drammatica di una famiglia, inserita nella miseria del contado svedese di fine ottocento. Il padre che si crea un mondo, un personaggio, per sfuggire a ciò che la figlia ha dovuto affrontare per lui e la madre.

    ha scritto il 

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