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L'impiccato di Saint-Pholien

Di

Editore: Il Sole 24 Ore (Maigret, 6)

3.9
(523)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 139 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Spagnolo , Inglese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 4

    Il commissario Maigret, vedendo in un bar un ragazzo impacchettare dei contanti e spedirli per posta, decide di seguirlo. Fra treni, frontiere e albergo, assiste al suo suicidio - tra l'altro provocato da Maigret. A questo punto decide di far luce sul gesto e sulla vita di questo ragazzo.


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    Il commissario Maigret, vedendo in un bar un ragazzo impacchettare dei contanti e spedirli per posta, decide di seguirlo. Fra treni, frontiere e albergo, assiste al suo suicidio - tra l'altro provocato da Maigret. A questo punto decide di far luce sul gesto e sulla vita di questo ragazzo.

    Fra Parigi, Reims, Liegi e Brema si imbatte quindi in alcuni personaggi; uno, poi, è sempre sulla sua strada, qualche minuto prima di lui.

    Trama molto particolare, ampio risalto alla psicologia dei vari protagonisti. Ho scoperto, ormai dopo qualche romanzo di Simenon, di apprezzare tutto ciò che è legato ai luoghi, non tanto per l'aspetto legato a descrizioni efficaci di vie, strade, quartieri (che comunque ci sono) ma per l'atmosfera di questi posti, birrerie, stazioni, alberghi, redazioni, obitori, piccoli commissariati con i silenzi, o i rumori, le nebbie, le ombre… Davvero bravo, in poche parole, quasi pennellate.

    ha scritto il 

  • 3

    non sono una di quelle lettrici che un libro lo devono finire a tutti i costi: leggere è un piacere, non una tortura, e come piacere devo aprire un libro con la curiosità, con la "fame"!
    con questo non mi è successo, e sebbene sia sottile e leggero, ho letteralmente "trascinato" la lettura per l ...continua

    non sono una di quelle lettrici che un libro lo devono finire a tutti i costi: leggere è un piacere, non una tortura, e come piacere devo aprire un libro con la curiosità, con la "fame"! con questo non mi è successo, e sebbene sia sottile e leggero, ho letteralmente "trascinato" la lettura per lungo tempo fino ad abbandonarlo ad appena una ventina di pagine dalla fine.

    Ci riproverò... magari con un altro titolo su Maigret, magari più in là...

    ha scritto il 

  • 5

    Tra autobiografia e mistero: L’impiccato di Saint-Pholien di Georges Simenon

    Mia recensione per Nerocafe.net
    http://nerocafe.net/bianco-e-nero-i-classici-del-giallo…

    “Nessuno si accorse di quello che succedeva. Nessuno sospettò che nella sala d’attesa della stazioncina ferroviaria, dove tra ...continua

    Mia recensione per Nerocafe.net http://nerocafe.net/bianco-e-nero-i-classici-del-giallo/tra-autobiografia-e-mistero-limpiccato-di-saint-pholien-di-georges-simenon/

    “Nessuno si accorse di quello che succedeva. Nessuno sospettò che nella sala d’attesa della stazioncina ferroviaria, dove tra l’odore di caffè, birra e limonata solo sei passeggeri aspettavano il treno con aria abbattuta, si stesse svolgendo un dramma.”

    Vero. Così apre Simenon il suo Le pendu de Saint-Pholien, reso in italiano fedelmente come L’impiccato di Saint-Pholien (Adelphi), ma anche come Maigret e il viaggiatore di terza classe (Mondadori).

    Quarto romanzo della serie risale al 1931, e Maigret, pure già personaggio poliziesco di successo, è all’inizio della sua storia. È un Maigret impiccione oltre misura, quello che segue un poveraccio scorto alla stazione di Neuschanz, nell’estremo Nord dell’Olanda, alla frontiera tedesca.

    “Una stazione senza importanza. Neuschanz può a malapena dirsi un paese. Non vi transita nessuna linea importante. Ci sono treni soltanto al mattino e alla sera, per gli operai tedeschi che, attirati dagli alti salari, lavorano nelle fabbriche dei Paesi Bassi.”

    Sarà, ma tanto basta a Maigret per incuriosirsi rispetto alla “sagoma di un uomo sulla trentina, con gli abiti logori, il viso smunto, mal rasato, e un cappello floscio, di un grigio indefinibile, che aveva forse girato tutta l’Europa. […] Aveva gli occhi febbricitanti, troppo infossati nelle orbite. Fumava tenendo la sigaretta incollata al labbro inferiore, e bastava questo piccolo particolare a esprimere stanchezza o sdegnosa noncuranza. […] Non era robusto. Le sue mani recavano però le stimmate del lavoro manuale. Le unghie erano nere, troppo lunghe, il che lasciava supporre che non lavorasse da un po’ di tempo. Il colorito rivelava l’anemia, se non la miseria.”

    Maigret lo inquadra, lo mette nel mirino, forse per curiosità, forse per consegnare un malvivente alla polizia. O forse perché, come spesso capita, nelle storie ci si finisce in mezzo senza averlo deciso. Gli sottrae una valigetta, nella quale trova un vestito logoro, senza nessun valore, scambiandola con un’altra, nella quale aveva ficcato vecchi giornali.

    E così Maigret sarà la causa, e l’unico testimone, della fine del povero viaggiatore.

    “La serratura inquadrò il giovanotto accasciato su una sedia con la testa fra le mani. Quando si alzò, fece schioccare le dita con un gesto insieme rabbioso e fatalista. E fu la fine: estrasse di tasca una rivoltella, spalancò la bocca e premette il grilletto.”

    Il senso di colpa e, di nuovo, la curiosità, imporrà a Maigret un giro per l’Europa che lo porterà a Brema, Reims, Parigi e poi in Belgio, a Liegi. Conoscerà personaggi che sono legati da una storia comune, risalente a dieci anni prima. Una storia di ragazzate finite male, di esaltazioni, di anarchia, di arte, di alcool e di miseria; una storia dove, come sempre accade, si confrontano ricchi e poveri, fortunati e meschini.

    Chi è Van Damme, il ricco intermediario di Brema, che più volte incrocia l’indagine di Maigret, e che prova addirittura a buttarlo nel fiume? E Maurice Belloir, il bancario di Reims dalla carriera spianata? E il fotografo, Jef Lombard, di Liegi, a cui è appena nata la terza figlia? E lo scultore, Gaston Janin? Che cosa sono tutti quei disegni di impiccati che si trovano a casa di Lombard? E cosa è la confraternita dell’Apocalisse che si riuniva in una soffitta di Liegi?

    Le indagini fanno luce su ben tre morti, di cui due suicidi, che dipanano il loro destino in due lustri di storie di vita, in cui giovani studenti periscono, professionisti rampanti fanno carriera, e diversi bambini nascono. Proprio i bambini, i cinque bambini che giostrano nelle case e nelle famiglie di questa storia, saranno l’elemento che permetterà di fare giustizia a Maigret. Una giustizia tardiva ed imperfetta.

    Simenon scrive Le Pendu presso la villa Gloaguen a Concarneau nell’autunno del 1930. Il romanzo vede le stampe nel febbraio successivo presso lo storico editore Fayard. In Italia uscirà la prima volta l’anno dopo per Mondadori nella collana “I libri neri. I romanzi polizieschi di Georges Simenon”.

    Interessante la collocazione del romanzo nella natia Liegi, che Simenon lascerà, per Parigi, nel 1922, all’età di 19 anni, dopo aver scritto sulla Gazette de Liège firmando per tre anni i suoi articoli con lo pseudonimo di George Sim. Storia chiaramente autobiografica: i protagonisti del romanzo sono ispirati a un gruppo di giovani, La Caque, che si riuniva in un appartamento al terzo piano di una palazzina di Liegi, in nome dell’arte e dell’alcool. Pare che Simenon abbia frequentato questo gruppo, sia pure saltuariamente. Qualcuno lo ritiene anche tra i fondatori della combriccola. Uno dei membri della Caque pare sia stato effettivamente trovato impiccato davanti alla chiesa di Saint Pholien.

    ha scritto il 

  • 4

    Una brutta, brutta storia per il commissario, una storia che arriva dal passato... "Sette superuomini! Sette geni! Sette Ragazzini!" ... sette ragazzini e come tali verranno giudicati, ennesimo bel Maigret.

    ha scritto il 

  • 4

    “In nessun luogo la povertà è lugubre come nella Germania settentrionale”, in questo caso Brema, dove due uomini arrivano in treno, separati. Non visto, uno sta pedinando l’altro, e qualche ora prima ha scambiato la valigia; l’altro se ne accorge solo nello squallido albergo di Brema, e senza alc ...continua

    “In nessun luogo la povertà è lugubre come nella Germania settentrionale”, in questo caso Brema, dove due uomini arrivano in treno, separati. Non visto, uno sta pedinando l’altro, e qualche ora prima ha scambiato la valigia; l’altro se ne accorge solo nello squallido albergo di Brema, e senza alcun segno di preavviso, si suicida, sparandosi un colpo in bocca. Stupefatto, Maigret assiste dalla camera accanto, non può fare nulla per impedirlo. Arriva la polizia locale, il commissario si fa riconoscere; parla poche parole di tedesco; “il suo viso carnoso, come modellato in una creta compatta a vigorosi colpi di pollice, aveva un’espressione a metà fra la paura e lo sgomento”. Il morto è francese, si chiamava Louis Jeunet, faceva l’operaio meccanico. Di quell’uomo, il commissario non sapeva niente, “non c’erano prove che avesse qualche conto in sospeso con la giustizia”. Si era messo a pedinarlo per caso, a Bruxelles, vedendolo spedire una forte somma a Parigi: banconote impacchettate come vecchi giornali. Ma il morto non ha addosso niente di compromettente, e il suicidio appare inspiegabile. Maigret apre la valigia scambiata, si aspetta di trovare una risposta. Trova solo un vecchio vestito usato. Ha un’intuizione: confronta questi abiti con la sagoma tracciata sul pavimento e verifica che non potevano appartenere al morto... Nessun dubbio, è una delle migliori introduzioni alle indagini di Maigret.

    Il quarto dei 75 romanzi dedicati a Maigret è una delle storie più autobiografiche: nei primi anni di università, a Liegi, Simenon era stato fra i fondatori di una specie di società segreta (La Caque), e uno dei componenti si era impiccato alla porta della chiesa di Saint-Pholien. Pubblicato nel febbraio 1931, presso l’editore Fayard, "Le pendu de Saint-Pholien" è tradotto da Gabriella Luzzani; altre edizioni hanno per titolo "Il viaggiatore di terza classe".

    ha scritto il