Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

L'impossibile volo

Di

Editore: Guanda

4.1
(82)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 608 | Formato: Altri

Isbn-10: 888246816X | Isbn-13: 9788882468163 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Rusconi

Genere: Fiction & Literature , History

Ti piace L'impossibile volo?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Siamo alla vigilia del primo conflitto mondiale, destinato a sconvolgere tuttigli equilibri del Mediterraneo. In un villaggio del sud-est dell'Anatolia viveuna comunità in cui, da secoli, i greci, i turchi e gli armeni hannopacificamente convissuto. Sono uomini e donne, giovani e vecchi, ebrei,cattolici e musulmani, a cui la sorte ha riservato non di rado un destinotragico. Ma la grande Storia avanza a grandi falcate, e porta i volti dellaPrima guerra mondiale e di Kemal Ataturk: i giovani uomini partono per ilfronte, la convivenza pacifica si sgretola, i nazionalismi sfociano prima inodio e rancore, poi in forzati esili di massa e in cruenti massacri. Un nuovoromanzo storico dall'autore del "Mandolino del capitano Corelli".
Ordina per
  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    “L'impossibile volo” è la traduzione impropria ma comunque abbastanza azzeccata dal titolo originale “Birds without wings”: gli uccelli sono sempre presenti lungo tutto il racconto e costituiscono un ...continua

    “L'impossibile volo” è la traduzione impropria ma comunque abbastanza azzeccata dal titolo originale “Birds without wings”: gli uccelli sono sempre presenti lungo tutto il racconto e costituiscono un filo conduttore attraverso una vicenda lunga anni, ed anzi sono le riflessioni da qui ispirate ad essere di grande attualità. Il loro canto accompagna i protagonisti dall’alba al tramonto e anche dal tramonto all’alba; sottolinea gli eventi cruciali, fa da controcanto agli eventi di guerra, uccellini di ogni specie vengono donati e ricevuti in dono, i personaggi sono spesso paragonati a uccelli, o ne prendono nome o soprannome, per tramite di essi tentano di comunicare con i morti, comunicare con Dio e comprendere il significato della propria esistenza. Il racconto si apre con due dei protagonisti che, da bambini, sono convinti di poter volare come uccellini; e si conclude sull’anno 1923 con la cittadina di Telmessos che cambia nome in Fethiye in onore di un aviatore ottomano. Quando si osserva il cielo con i suoi pochi occupanti – uccelli o i pochi aerei – è sempre per rimpiangere la sua immensa distanza dalla terra e dal mondo terreno. “Gli uomini sono strani uccelli, di un tipo che non vola un granché.”
    “Per gli uccelli con le ali niente cambia; essi volano dove vogliono, incuranti dei confini, i loro bisticci sono cose da nulla. Noi, invece, siamo costretti in terra, non importa quanto in alto ci arrampichiamo e quanto agitiamo le braccia. Non potendo volare, siamo condannati a fare cose che non ci appartengono. Non avendo ali, siamo sospinti verso infamie e battaglie che non cerchiamo…”

    Il racconto si svolge in una antica cittadina nei pressi delle coste dell'Anatolia, tra la fine del XIX e l'inizio del XX. La narrazione è corale, i narratori sono gli stessi protagonisti le cui voci si alternano a quella del narratore onnisciente. Queste due caratteristiche messe insieme ne fanno un romanzo dal respiro amplissimo: il crollo dell’impero ottomano, la Grande Guerra, la nascita di uno stato indipendente turco, e l’intersecarsi di questi eventi con i fatti di vita dei singoli protagonisti sono un intreccio di grande impegno. Impegno sia per lo scrittore, che ha dovuto abbracciare con lo sguardo un qualcosa di enorme, e impegno anche per il lettore perché comunque non è solo lettura di intrattenimento ma anche istruttiva. Per quanto mi riguarda, su Mustafa Kemal Ataturk, sapevo poco e niente, mentre ora un’idea me la sono fatta, anche se devo ammettere che le parti di racconto dedicate specificamente a lui sono un po’ meno incisive. Superlative invece le descrizioni di Istanbul e di Smirne di inizio secolo scorso.
    La narrazione parte a rilento perché deve introdurre numerosi personaggi, ciascuno con la sua presentazione e la sua storia, nessuno di essi è inutile rispetto l’intreccio complessivo della storia, anche se subito risulta difficile intendere dove l'autore va a parare: la storia che racconta stavolta è molto più imponente rispetto il mandolino.

    Quel che a suo tempo mi aspettavo di trovare ne “L’imbroglio del turbante” di Serena Vitale, l’ho invece trovato qui, a distanza di diversi anni. La dolcezza dei paesaggi e delle atmosfere tra le vie della piccola cittadina rurale e tra le antiche rovine Licie e in seguito il crollo dell’impero ottomano, il crollo di tradizioni e certezze che duravano da secoli, e l’irrompere dell’orrore della guerra. Sul finale non manca nemmeno una certa emozione per la nascita di una nuova nazione e, da parte dei suoi cittadini, nonostante tutte le tribolazioni patite e gli orrori che sono stati commessi, un certo orgoglio per la presa di coscienza di questa nuova cittadinanza.

    Tutto il libro è estremamente denso di temi e ricco di significati che si intersecano: oltre la storia, la geografia, la religione, ci sono ovviamente i temi della guerra, della tolleranza e della convivenza pur nelle diversità, l’amore per la terra natìa, il rapporto con la natura e la vita agreste della cittadina all’inizio del XX secolo, la condizione di fragilità dell’essere umano e della sua quotidianità. C’è l’intento molto tolstojano di dimostrare in modo pratico e concreto, raccontando tutta la concatenazione degli eventi, come la storia fatta dai generali e capi di stato coinvolge e travolge i semplici cittadini e comuni mortali, e come a loro volta generali e capi di stato in realtà non fanno la storia ma sono anch’essi influenzati da piccoli e apparentemente insignificanti eventi. Non mancano nemmeno i collegamenti diretti con l’altro romanzo di De Bernieres, Il mandolino del Capitano Corelli, per stuzzicare la curiosità di chi ancora non l’ha letto e per strappare un sorriso a chi già conosce la storia e così può estendere gli intrecci tra i due romanzi. Un ottimo inizio per le letture del 2015.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo un pò anomalo, tra un saggio e un racconto di varie umanità, che si incrociano, dividono e cercano.
    Una storia che descrive la fine dell'impero Ottomano e la nascita della moderna Turchia.
    ...continua

    Un romanzo un pò anomalo, tra un saggio e un racconto di varie umanità, che si incrociano, dividono e cercano.
    Una storia che descrive la fine dell'impero Ottomano e la nascita della moderna Turchia.
    Una storia che descrive ancora una volta la pazzia del genere umano che cerca la sterile onnipotenza.
    Una storia di tante storie, di tante vite.

    ha scritto il 

  • 5

    "Non potendo volare,siamo condannati a fare cose che non ci appartengono.Non avendo ali,siamo sospinti verso infamie e battaglie che non cerchiamo,e intanto gli anni passano,le montagne si consumano,le valli s'innalzano,la sabbia ostruisce i fiumi

    e le scogliere precipitano in mare."
    Bismillah Allah Akbar.
    Bismillahe Rahmane Rahim.
    Questo libro è bellissimo. Un grandioso affresco storico ed insieme un appassionato racconto fantastico e fortemen ...continua

    e le scogliere precipitano in mare."
    Bismillah Allah Akbar.
    Bismillahe Rahmane Rahim.
    Questo libro è bellissimo. Un grandioso affresco storico ed insieme un appassionato racconto fantastico e fortemente emozionale, il tutto sorretto da una struttura impeccabile e da una scrittura travolgente e piacevolissima -come sempre in De Bernières per quanto l'ho conosciuto.
    Personaggi indimenticabili, credo che Leyla Hanim o per meglio dire Ioanna di Itaca e Rustem Bey, Karatavuk e Mehmetcik , Philotei e Drosoula, il Cane, Iskander il Vasaio e tutti gli altri rimarranno a farmi compagnia per molto tempo, anche dopo che avrò dimenticato i loro nomi e contorni, ed a sostenermi nel mio stile di vita che molto somiglia al loro prima che, "non potendo volare", fossero malamente tirati giù sulla terra.
    E dimenticavo Mustafa Kemal -alias Ataturk-, le cui vicende costituiscono un po' il "filo conduttore" dell'intera vicenda, oltre che l'ossatura di tutta la storia-storia, perchè di questo si tratta, incredibilmente come spesso siamo costretti a dire relativamente alle vicende storiche passate (e presenti).
    E poi, last ma tutt'altro che least, mi sono documentata: su aNobii, troverete 1872 recensioni a "Cent'anni di solitudine", se non sono aumentati nel frattempo, 226 a "Gabriella garofano e cannella" e solo 42 a "Il mandolino del Capitano Corelli". Non solo: nessuno dei miei interpellati aveva notizia che l'omonimo film, tra l'altro a quanto ricordo per nulla disdicevole, fosse stato tratto da un romanzo, cosa che invece è arcinota per i vari filmini filmetti e -soprattutto- filmacci tratti da Amado o da Garcia Marquez.
    Sono costretta a dedurne, con estremo raccapriccio, che De Bernières sia per i più un emerito sconosciuto, quando invece ritengo che sia una delle voci più notevoli della narrativa contemporanea. Spero di poter spingere qualche anima curiosa per natura a leggere almeno questo libro: garantisco che le 5 stelle le vale tuttissime. Parola di Philothei.

    ha scritto il 

  • 4

    Il tocco di De Bernières è inconfondibile: l’empatica partecipazione alle vicende dei suoi personaggi e la struttura corale del romanzo ricordano tanto l’amato Mandolino riuscendo, però, a creare qual ...continua

    Il tocco di De Bernières è inconfondibile: l’empatica partecipazione alle vicende dei suoi personaggi e la struttura corale del romanzo ricordano tanto l’amato Mandolino riuscendo, però, a creare qualcosa di completamente diverso.
    E’ l’intreccio della Storia con le storie di tanti “nessuno”, quelli che se anche non nascevano, il mondo continuava a girare lo stesso. Nessun protagonista principale, quindi, ma una folla speziata di ottomani che all’inizio del Novecento abita un piccolo villaggio -inventato, purtroppo- della Licia. Non li avevo conosciuti da molto che già abitavo una delle loro case e vestivo i loro abiti. Spettegolavo con Asye e Polyxeni. Pregavo la Vergine Panagia e correvo dall’autorevole imam per ogni altra necessità.
    Se, quando mi trovai all’avventura nell’Inghilterra orientale, avessi saputo che De Bernières vive a Diss, nella contea di Norfolk, avrei tentato tutto il possibile per incontrarlo e farmi raccontare la vita di quel suo avo, rimasto ferito a Gallipoli, che ha un piccolo merito nella nascita di queste storie.

    Il testo è nato da una domanda che l’autore s’è posto durante gli anni dei conflitti nella Ex Jugoslavia: "Mi chiedevo come si può passare da una tranquilla convivenza all' esplosione di odio e di violenza". Il risultato è un passato quasi dietro l’angolo, ma dal sapore di mille e una notte. E quanto fascino nella vita in comune di cristiani e musulmani, di armeni ed ebrei, tutti non solo abituati, ma inconsciamente consapevoli della necessità della presenza dell’altro! Che meraviglia i passi dedicati alla parola e alla scrittura di questi luoghi di confine in cui i cristiani portano nomi greci, ma parlano in turco, i musulmani pregano in arabo senza capire ciò che dicono e sulle antiche rovine fuori città restano scolpite incomprese iscrizioni licie!

    Davvero divertiti e saporiti i richiami al Mandolino del capitano Corelli che innescano quasi un gioco con il lettore, ma poco convincente, purtroppo, il titolo in traduzione italiana: continuo a preferire l’efficacia dell’originale Birds without wings e penso che, se lo leggerete, sarete d’accordo con me.

    ha scritto il 

  • 4

    Un po' troppo didattico per essere un romanzo, troppo poco per essere saggio. Ma, ha il pregio di far rivivere la quotidianità del popolo ottomano in cui sono convissute per secoli varie etnie e varie ...continua

    Un po' troppo didattico per essere un romanzo, troppo poco per essere saggio. Ma, ha il pregio di far rivivere la quotidianità del popolo ottomano in cui sono convissute per secoli varie etnie e varie culture, prima che venissero disperse. Ha il pregio di far riflettere che ogni eccidio è la vendetta di un precedente eccidio subito e che a sua volta è stato subito da qualcun altro, così all'infinito fino alla notte dei tempi. Ha il pregio di ricordare che spesso le grandi idee e i grandi piani sono il frutto della futilità e causa del disgraziato deragliamento della vita delle genti.
    Utile guida viaggio per capire la Turchia.

    ha scritto il 

  • 5

    Iskander il vasaio, Philotei la bella, padre Kristorofos e i loro compaesani sono i protagonisti di questo bellissmimo romanzo storico ambientato a Eskibahçe, un paesino dell'Anatolia dove da anni gre ...continua

    Iskander il vasaio, Philotei la bella, padre Kristorofos e i loro compaesani sono i protagonisti di questo bellissmimo romanzo storico ambientato a Eskibahçe, un paesino dell'Anatolia dove da anni greci, turchi e armeni convivono pacificamente, tutti sudditi dell'impero ottomano. Ma con lo scoppio della Grande guerra, la nascita della giovane Turchia, le lotte fratricide tra greci e turchi, la storia irromperà con violenza nel piccolo paese e tutti dovranno dire per sempre addio al mondo di una volta.
    Bellissimo! Molto consigliato.

    ha scritto il 

  • 5

    Gran bel libro.

    Un romanzo avvincente, intenso, toccante, crudo. E per me illuminante su vicende storiche che conoscevo molto marginalmente.
    Quanto questioni “alte” e impalpabili (la religione, la politica), possono ...continua

    Un romanzo avvincente, intenso, toccante, crudo. E per me illuminante su vicende storiche che conoscevo molto marginalmente.
    Quanto questioni “alte” e impalpabili (la religione, la politica), possono essere devastanti per la vita vera, concreta delle persone. Quante atrocità si possono commettere in nome di dio o dello stato. Quanti paesi, quante case, quanti cuori, quanti ventri si possono svuotare, squarciare, sfregiare, inaridire per sempre. Quanti sogni spezzare. Come un impossibile volo.

    ha scritto il 

Ordina per