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L'incarico

Di

Editore: Adelphi (Fabula, 246)

3.5
(128)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 107 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845926753 | Isbn-13: 9788845926754 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Roberto Cazzola , Giovanna Agabio

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Allo psichiatra Otto von Lambert hanno ammazzato la moglie presso le rovine di Al-Hakim: chi ha violentato la donna, lasciando che gli sciacalli ne dilaniassero le spoglie in un mare infuocato di sabbia e pietre? Au­tentico mostro, von Lambert affida alla giornalista televisiva F. l'incarico di raggiungere le pendici dell'Atlante e ricostruire un «delitto di cui lui come medico era l'artefice, mentre l'ese­cutore non rappresentava che un dato casuale». Come nel romanzo Giu­stizia, si tratta anche qui di mettere in scena una realtà parallela, che consenta un'os­ser­vazione dei fatti postuma e fittizia: un occhio onnipresente e occulto osserva del resto tutto e tutti, e il mondo è percepibile soltanto attraverso l'o­biettivo asettico e glaciale di una macchina fotografica, di u­na telecamera o di un satellite. Via via che la sua temeraria indagine prosegue, la giornalista si addentra in un universo tecnologico-primordiale, rimane invischiata in un intrigo golpistico e internazionale, si cala nei labirinti scavati da anonimi apprendisti stregoni nelle viscere del deserto. Labi­rinti ultramoderni, eppure popolati da esseri arcaici e avidi di sangue come l'idiota di guerra Achille, veterano del Vietnam e novello Minotauro, il quale, mentre infierisce sulle vittime, declama l'Iliade in greco, o come il suo amico Poli­femo, il cameraman zoppo, cui tutti danno la caccia e che per occhio ha un obiettivo in perenne funzione. Con questo ‘giallo' potente e implacabile Dürrenmatt ci trascina in un mondo alla mercé di occhi elettronici, dove l'unico cui sia dato osservare tutto e tutti è un indifferente Dio nascosto.
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  • 3

    Ahimè non così interessante come il resto della produzione di Dürrenmatt, questo racconto lungo (o romanzo breve che dir si voglia) è più un esercizio stilistico che un romanzo vero e proprio, incentrato su una critica dei media (l’ennesima). Per carità, è sempre Dürrenmatt, ma non un Dürrenmatt ...continua

    Ahimè non così interessante come il resto della produzione di Dürrenmatt, questo racconto lungo (o romanzo breve che dir si voglia) è più un esercizio stilistico che un romanzo vero e proprio, incentrato su una critica dei media (l’ennesima). Per carità, è sempre Dürrenmatt, ma non un Dürrenmatt imprescindibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo è un libro e io so che cos'è un libro, non c'è bisogno di spiegarlo o di starci a pensare; ne ho tanti dei libri, solo che questo libro è diverso, questo libro è uno spettacolo, un'epifania e io mi sono chiesta perché ho dovuto rileggerlo subito appena terminato; certo non solo per la bara ...continua

    Questo è un libro e io so che cos'è un libro, non c'è bisogno di spiegarlo o di starci a pensare; ne ho tanti dei libri, solo che questo libro è diverso, questo libro è uno spettacolo, un'epifania e io mi sono chiesta perché ho dovuto rileggerlo subito appena terminato; certo non solo per la bara appesa all'elicottero che ondeggia per tutta la trasvolata dall'Atlantico alle Alpi, né per la folle velocità della jeep lanciata all'inseguimento di uno sciacallo, né per i sufi rannicchiati come enormi uccelli neri attorno al monolite cubico nel deserto, né per la truculenta esecuzione del nano danese al segnale dell'ufficiale – chiaro che dovevano sparare quando ha abbassato la sciabola –, né per la pelliccia rossa indossata da tutte e tre le donne coinvolte nella storia, né per l'odore delle spezie che aleggia nell'aria, né per la spiacevole sensazione di essere sempre spiati, né per la bocca coi denti marci della figura leggendaria dell'alto, magro, dinoccolato, ciclopico, zoppo, ululante operatore, né per l'orrore di dover dormire in un letto liberty dentro alla cella di un enorme garage sotterraneo in mezzo al deserto – sorta di camera oscura-bunker-labirinto dove le finestre sono dei monitor – in mezzo a montagne di rullini, primi piani di carri armati e scarti di pellicole con la sola compagnia del ciclope e di uno stordito professore di greco – ex pilota di bombardieri – che si dondola recitando l'Iliade ad alta voce, né per i discorsi fatti nella cabina della portaerei durante la ritirata dal Vietnam, né per la fatamorgana forse intravista in mezzo alle dune sabbiose, né perché tutti si filmano l'un l'altro alla ricerca di un senso, in una scomposizione di immagini che toglie però umanità e rende mostruosi; forse – involontariamente coinvolta – per ripetere la folle impresa della giornalista di fare i conti con una certa realtà, per cercare una verità nonostante l'urto violento del presente, forse per un segreto che ignoro e neanche voglio conoscere o forse perché è bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    24 capitoli ognuno composta da un'unica (lunghissima) frase; un tornado di parole che, quando riesce, affabula, inghiotte e rapisce; quando funzione meno soffoca.
    Storia affascinante, ironica e filosofica nel contempo, sull'osservare, l'essere osservati e/o l'osservatore (critica dei mass m ...continua

    24 capitoli ognuno composta da un'unica (lunghissima) frase; un tornado di parole che, quando riesce, affabula, inghiotte e rapisce; quando funzione meno soffoca.
    Storia affascinante, ironica e filosofica nel contempo, sull'osservare, l'essere osservati e/o l'osservatore (critica dei mass media? può essere, ma non è fondamentale) declinata in ogni modo possibile; storia applicata su un'intricata struttura noir ricca di colpi di scena. Perde punti nel finale, come spesso in Durrenmatt.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello ed interessante sia dal punto di vista dei temi che della scrittura (il punto arriva solo a fine capitolo).
    Scritto nel 1986, cito da pagina 19: "... comunque ciò che avveniva tra quelli che l'osservavano e lui, che osservava i suoi osservatori, era sintomatico del nostro tempo, tutti ...continua

    Bello ed interessante sia dal punto di vista dei temi che della scrittura (il punto arriva solo a fine capitolo).
    Scritto nel 1986, cito da pagina 19: "... comunque ciò che avveniva tra quelli che l'osservavano e lui, che osservava i suoi osservatori, era sintomatico del nostro tempo, tutti si sentono osservati da tutti e osservano tutti...". Ecco chi siamo: degli osservatori che osservano perché credono e-quindi desiderano essere osservati per sentirsi importanti.
    Ma a 'sta cosa devo necessariamente dedicare altre due parole.
    Quando Y si sente osservato da Z, gli eventi che si scatenano sono due: 1. il piacere di venire osservato con la curiosità del perché e 2. l'osservare a nostra volta l'osservatore che desidera essere osservato. A questo punto Z, che già osservava Y perché credeva essere osservato, sarà a sua volta osservato da Y. E questo è tanto vero quanto il riconoscere che qualora uno dei due smettesse di osservare l'altro, quest'ultimo, senza dubbio, cadrebbe nella delusione e infelicità del non esser più osservato, per tanto non più cercato e dunque non più utile. Concretamente basti pensare al successo dei social network, di qualsiasi; aNobii stesso: riempiamo librerie virtuali affinché gli altri possano osservare ciò che leggiamo ed abbiamo letto; ed andiamo noi stessi ad osservare le librerie altrui, sapendo che l'altro, sentendosi osservato (guarda caso è la prima cosa che guardi quando apri la pagina del sito, e non dirmi che non è vero), restituirà la visita osservandoti a sua volta. È un gioco che va ben oltre la questione della società dell'apparire (che ne è solamente la manifestazione superficiale) quanto la realizzazione che la felicità dell'uomo consta del suo sentirsi osservato perché desiderato indi-per-cui importante ed utile.

    ha scritto il 

  • 4

    Probabilmente sto scoprendo l’acqua calda, ma questo Durrenmatt è veramente notevolissimo! Al di là di uno stile estremamente particolare - ogni capitolo, anche lungo, consta di un solo periodo, in un flusso di parole che diventa magnetico - ciò che colpisce è la capacità di affrontare in così po ...continua

    Probabilmente sto scoprendo l’acqua calda, ma questo Durrenmatt è veramente notevolissimo! Al di là di uno stile estremamente particolare - ogni capitolo, anche lungo, consta di un solo periodo, in un flusso di parole che diventa magnetico - ciò che colpisce è la capacità di affrontare in così poche pagine temi di una profondità filosofica abissale e di farlo attraverso una trama accattivante e non banale: ne risulta così uno spaccato vivissimo, sebbene impietoso, della società dei mass media e un viaggio inquietante attraverso il lato oscuro dell’uomo, con quella sua necessità ancestrale di essere osservato per sentirsi vivo.

    ha scritto il 

  • 4

    Durrenmatt riesce sempre a sorprendere. L'incarico è un racconto complesso e ambizioso a cominciare dalla scelta stilistica di omettere il punto grammaticale in ciascun capitolo, si legge in apnea e in crescente stato di (ottima) ansia. La vicenda è ingarbugliata e visionaria ma il tema è quantom ...continua

    Durrenmatt riesce sempre a sorprendere. L'incarico è un racconto complesso e ambizioso a cominciare dalla scelta stilistica di omettere il punto grammaticale in ciascun capitolo, si legge in apnea e in crescente stato di (ottima) ansia. La vicenda è ingarbugliata e visionaria ma il tema è quantomai attuale nei suoi circa venticinque anni di anzianità. Globalizzazione e tecnologia hanno annientato la privacy individuale, tutti osservano e sono osservati in un compiaciuto voyeurismo reciproco a cui nessuno desidera in realtà sottrarsi, perché significherebbe cadere nell'oblio di coloro che sono insignificanti e perciò indegni di attenzione. Su questo paradosso Durrenmatt innesca un ordigno narrativo singolare, un mix inusuale di filosofia e fantascienza condito dal genio sottile della sua ironia.

    ha scritto il 

  • 5

    Durrenmatt, ovvero l'osservatore spietato di un occidente ipocrita e pericoloso

    ...e lui, che osservava i suoi osservatori, era sintomatico del nostro tempo, tutti si sentivano osservati da tutti e osservavano tutti, oggi l'uomo era un uomo osservato, lo stato lo osservava con metodi sempre più raffinati, l'uomo cercava sempre più disperatamente di sottrarsi all'essere os ...continua

    ...e lui, che osservava i suoi osservatori, era sintomatico del nostro tempo, tutti si sentivano osservati da tutti e osservavano tutti, oggi l'uomo era un uomo osservato, lo stato lo osservava con metodi sempre più raffinati, l'uomo cercava sempre più disperatamente di sottrarsi all'essere osservato, per lo stato l'uomo era sempre più sospetto e viceversa, ugualmente ogni stato osservava l'altro, e si sentiva osservato da ogni altro stato...
    ...ma per contro anche il non essere osservato diventa un tormento, perchè non essendo più osservato l'uomo si sente indegno di attenzione, indegno di attenzione e quindi non stimato, non stimato insignificante, insignificante inutile, e così sarebbe colto da un'inesorabile depressione...

    Nulla di ciò che scrive Durrenmatt, e come lo scrive, è meno che perfetto

    ha scritto il 

  • 0

    Un Dürrenmatt veramente innovativo quello de L’incarico, che esce per i tipi di Adelphi. Sono sempre stato affascinato dalle tematiche dello scrittore svizzero, definito più volte, e a ragione, come innovatore/destrutturatore del romanzo giallo o poliziesco o noir o come dir si voglia. Sta di fat ...continua

    Un Dürrenmatt veramente innovativo quello de L’incarico, che esce per i tipi di Adelphi. Sono sempre stato affascinato dalle tematiche dello scrittore svizzero, definito più volte, e a ragione, come innovatore/destrutturatore del romanzo giallo o poliziesco o noir o come dir si voglia. Sta di fatto che Dürrenmatt prende a pretesto le trame poliziesche e le trasforma in icone paradigmatiche dell’orrore della quotidianità, orrore che permea la tranquilla banalità della vita e che tende le sue trappole proprio tra le pieghe apparentemente più sicure delle istituzioni più insospettabili.
    Grande cantore della insondabilità del mistero del nostro agire, perfetto conoscitore delle contraddizioni dell’animo umano, osservatore spietato di un occidente ipocrita e pericoloso, Dürrenmatt è stato spesso anche un innovatore e uno sperimentatore nel campo dello stile.
    E ne L’incarico l’Autore sviluppa una struttura stilistica che in ventiquattro fasi mostra un divenire affabulatorio che fonde storia e dialoghi, personaggi e avvenimenti, creando un flusso narrativo che contribuisce alla ossessione della descrizione e dell’osservazione.
    Un Dürrenmatt quasi delilliano, che costruisce una storia che assomiglia a una delle installazioni pop o underground che popolano, come simulacri accusatori, le storie dello scrittore postmoderno americano.
    E L’incarico assurge proprio a simulacro accusatorio, a installazione narrativa che va oltre la narrazione, a struttura che vive di vita propria, prescindendo dal suo stesso creatore che diviene, come tutti i personaggi di questa storia, osservatore/osservato.
    Questo romanzo è del 1986. Chissà se Michael-Lindsay Hogg si è ispirato alle sue vicende quando dieci anni dopo girò Guy-Gli occhi addosso?
    http://nottedinebbiainpianura.blogspot.it/2013/03/lincarico-di-friedrich-durrenmatt.html

    ha scritto il 

  • 5

    Nel panorama della letteratura moderna, Durrenmatt ricopre un’importante posizione, come testimonia la sua riscoperta in anni recenti. Per chi dovesse ancora conoscere questo autore, consiglierei di partire da altri suoi romanzi e/o opere teatrali, tra cui spiccano La Promessa, Il giudice e il su ...continua

    Nel panorama della letteratura moderna, Durrenmatt ricopre un’importante posizione, come testimonia la sua riscoperta in anni recenti. Per chi dovesse ancora conoscere questo autore, consiglierei di partire da altri suoi romanzi e/o opere teatrali, tra cui spiccano La Promessa, Il giudice e il suo boia, La visita della vecchia Signora. Ne L’Incarico l’autore svizzero, infatti, impiega innanzi tutto una particolare tecnica narrativa: fin dal sottotitolo promette che si tratta di un racconto in 24 frasi… davvero in 24 frasi costruisce tutta la vicenda. Non si tratta di imitazioni di “Flusso di Coscienza” ma un tentativo (ben riuscito secondo me) di rappresentare lo scorrere della realtà e al tempo stesso di oggettivarla, di rappresentare la realtà come è effettivamente osservata. E l’osservazione è un po’ il tema del libro. I personaggi osservano altri personaggi che a loro volta sono osservati dagli osservati. L’osservazione o il richiamo su se stessi (“Osservatemi!”) può far impazzire. Ma in questo marasma incontrollato, dove è la realtà? O meglio, come la si può rappresentare? Spicca allora, tra i personaggi – oltre ovviamente alla protagonista chiamata ad indagare su un efferato delitto -, il logico D. Tema ricorrente nelle opere di Durrenmatt è l’impossibilità di affidarsi a qualsiasi scienza o tipologia di studio psicologico per interpretare i fatti. La logica di D. inevitabilmente crolla: mentre il lettore fin dalle prime pagine pensa di avere in mano la soluzione – il rigore logico di D., che parla dall’alto della sua cattedra, non può fallire – quando tutto cambia, la strada è un’altra, imprevedibile, inafferrabile e non c’è perchè. E questo Durrenmatt ce lo aveva già detto ne La Promessa un vero requiem per il romanzo giallo: l’indagine deduttiva è un’illusione, la realtà e il comportamento umano sono inafferrabili. E cosa è più difficile da spiegare, cosa è più inafferrabile della logica che sta dietro il gesto estremo del delitto? La base esistenziale e le riflessioni conclusive sulla presenza di un Dio a sua volta più o meno osservatore rendono il libro pregevole e meritevole di essere conosciuto.

    ha scritto il