L'incarico

Di

Editore: Adelphi (Fabula, 246)

3.5
(147)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 107 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845926753 | Isbn-13: 9788845926754 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Roberto Cazzola , Giovanna Agabio

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Allo psichiatra Otto von Lambert hanno ammazzato la moglie presso le rovine di Al-Hakim: chi ha violentato la donna, lasciando che gli sciacalli ne dilaniassero le spoglie in un mare infuocato di sabbia e pietre? Au­tentico mostro, von Lambert affida alla giornalista televisiva F. l'incarico di raggiungere le pendici dell'Atlante e ricostruire un «delitto di cui lui come medico era l'artefice, mentre l'ese­cutore non rappresentava che un dato casuale». Come nel romanzo Giu­stizia, si tratta anche qui di mettere in scena una realtà parallela, che consenta un'os­ser­vazione dei fatti postuma e fittizia: un occhio onnipresente e occulto osserva del resto tutto e tutti, e il mondo è percepibile soltanto attraverso l'o­biettivo asettico e glaciale di una macchina fotografica, di u­na telecamera o di un satellite. Via via che la sua temeraria indagine prosegue, la giornalista si addentra in un universo tecnologico-primordiale, rimane invischiata in un intrigo golpistico e internazionale, si cala nei labirinti scavati da anonimi apprendisti stregoni nelle viscere del deserto. Labi­rinti ultramoderni, eppure popolati da esseri arcaici e avidi di sangue come l'idiota di guerra Achille, veterano del Vietnam e novello Minotauro, il quale, mentre infierisce sulle vittime, declama l'Iliade in greco, o come il suo amico Poli­femo, il cameraman zoppo, cui tutti danno la caccia e che per occhio ha un obiettivo in perenne funzione. Con questo ‘giallo' potente e implacabile Dürrenmatt ci trascina in un mondo alla mercé di occhi elettronici, dove l'unico cui sia dato osservare tutto e tutti è un indifferente Dio nascosto.
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  • 4

    “[…] per questo tutti si osservano a vicenda, si fotografano e si filmano l’un l’altro, per l’angoscia di fronte al non-senso della propria esistenza […]”

    ha scritto il 

  • 4

    Autore che bisognerà continuare a leggere: 153 pagine e trovi un eccellente condensato di temi sui quali si sono scritte milionate di pagine senza arrivare mai più che a sfiorarne il senso ultimo: il ...continua

    Autore che bisognerà continuare a leggere: 153 pagine e trovi un eccellente condensato di temi sui quali si sono scritte milionate di pagine senza arrivare mai più che a sfiorarne il senso ultimo: il potere, Dio, armi e nuove tecnologie da guerra moderna dove si uccide senza sche ti arrivino gli pruzzi di sangue in faccia.
    Il tutto detto senza complicarla troppo e leggibile con appena il minimo indispensabile di conoscenza di fisica quantistica e forse una spruzzatina di misticismo orientale.
    Vi pare troppa carne al fuoco?
    Eppure, Durenmatt ne trae un raccontino potente ma fluido e leggibile in un paio d'orette.
    Provare per credere...

    ha scritto il 

  • 3

    Il genio

    Ci sono gli scrittori bravi.E poi ci sono quelli geniali.A mio avviso Durrenmatt appartiene a questi ultimi. Non ho apprezzato in maniera particolare L'incarico. Ho preferito di gran lunga i racconti. ...continua

    Ci sono gli scrittori bravi.E poi ci sono quelli geniali.A mio avviso Durrenmatt appartiene a questi ultimi. Non ho apprezzato in maniera particolare L'incarico. Ho preferito di gran lunga i racconti.Troppo cervellotica questa storia dell'osservare e dell' essere osservato.Ma il genio....quello c'e tutto.

    ha scritto il 

  • 3

    Visionario

    Forse non il miglior Durrenmatt, ma la forza della sua visionarietà è notevole. un presente dilatato in una miriade di fotogrammi diversi, di occhi diversi. Un mondo lanciato a velocità folle verso l' ...continua

    Forse non il miglior Durrenmatt, ma la forza della sua visionarietà è notevole. un presente dilatato in una miriade di fotogrammi diversi, di occhi diversi. Un mondo lanciato a velocità folle verso l'esplosione, che però riesce a impazzire ancora di più nell'ebbrezza paranoica di vedersi, filmarsi,fotografarsi, in una spirale di morte dove "ciò che mi spinge avanti è una conseguenza che sta dietro di me", come recita l'epigrafe di Kierkegaard. Apocalisse in salsa di sottile ironia.

    ha scritto il 

  • 4

    "... per questo tutti si osservano a vicenda, si scattano fotografie e si filmano, per timore che la propria esistenza sia priva di senso davanti a un universo che si disperde in tutte le direzioni co ...continua

    "... per questo tutti si osservano a vicenda, si scattano fotografie e si filmano, per timore che la propria esistenza sia priva di senso davanti a un universo che si disperde in tutte le direzioni con i suoi miliardi di vie lattee come la nostra, popolato di miliardi e miliardi di pianeti viventi disperatamente isolati per le enormi distanze come il nostro, di fronte a un tutto squarciato di continuo da soli che esplodono e poi si ricondensano, chi altro poteva ancora osservare l'uomo per dargli un senso se non l'individuo stesso ..." (pp. 30, 31)

    ha scritto il 

  • 5

    Dietro un unico obbiettivo

    “Lei voleva andare nel deserto perché cercava un nuovo ruolo, il suo vecchio ruolo era stato quello di un'osservatrice di ruoli; ora lei si proponeva di tentare il contrario, non di fare un ritratto, ...continua

    “Lei voleva andare nel deserto perché cercava un nuovo ruolo, il suo vecchio ruolo era stato quello di un'osservatrice di ruoli; ora lei si proponeva di tentare il contrario, non di fare un ritratto, il che presupponeva un oggetto, bensì di ricostruire, di fabbricare l'oggetto del suo ritratto per poter creare un cumulo di fronde con foglie singole sparse attorno, ma non poteva sapere se le foglie che lei accumulava erano anche affini, anzi, se alla fin fine non stesse ritraendo se stessa, un'impresa che in realtà era folle, ma d'altra parte talmente folle da non essere folle, e le augurò tutta la fortuna possibile”.

    Il racconto di Durrenmatt emerge lentamente in un paesaggio lunare: la storia non viene messa in scena, ma resa visibile. Le scelte narrative descrivono la molteplicità del reale e colgono la riproducibilità all'infinito di ogni irriducibile singola esperienza. In un giallo metafisico dove avvengono casuali scomparse, la morte che sta al centro della storia è soggettiva, riconosciuta e poi smentita e infine resta inspiegabile, non enumerabile, indecifrabile. I personaggi si muovono disperati e smarriti come tracce nel deserto, prigionieri del tempo, in caduta libera in un vortice di astrazioni e delitti. Noi lettori non possiamo gettare lo sguardo altrove, oltre la nostra percezione, siamo dentro un labirinto di limitatezza, ogni nostro gesto è condannato alla ripetizione. Mentre veniamo presi nel circuito cacciatore cacciato, nella rete osservatore osservato, l'idea di poter vivere in prima persona, di essere protagonisti della nostra vita, si rivela una pura illusione, una finzione necessaria, un'inevitabile menzogna. Spaventati dall'oscurità, abbiamo armato la terra e ora l'oscurità ci osserva, come l'ombra del nostro corpo sconfitto, l'immagine riflessa delle nostre paure più profonde e della nostra invincibile ira.

    “Era uno Dio caduto, il suo posto l'aveva preso un computer osservato da un altro computer, un Dio osservava l'altro, il mondo ruotava verso la propria origine”.

    ha scritto il 

  • 4

    Tina von Lambert è la moglie di Otto von Lambert, uno psichiatra conosciuto in tutto il mondo. L'hanno uccisa in Marocco, tra le rovine di al-Hakim: violentata, squartata, lasciata ad asciugarsi sulla ...continua

    Tina von Lambert è la moglie di Otto von Lambert, uno psichiatra conosciuto in tutto il mondo. L'hanno uccisa in Marocco, tra le rovine di al-Hakim: violentata, squartata, lasciata ad asciugarsi sulla sabbia bollente del deserto. Il marito si sente il vero assassino, per avere fatto della donna un perenne oggetto di studio, disumanizzandola; l'assassino materiale, per lui, è solo una comparsa. Von Lambert manda una documentarista, la F., a girare un documentario video per rendere pubblico il suo misfatto e per trovare l'omicida. Da qui una girandola folle di omicidi, colpi di stato, passaggi segreti, ibridi umani.
    Leggere "L'incarico" su un aereo è una delle esperienze più allucinogene che possano capitare.
    Prima di Facebook, di Instagram, di internet, di videocrazia, di cultura dell'immagine c'era Durrenmatt (e Minkowski), nel 1986, a parlarne, a rivelare la grande verità: siamo quello che vedono gli altri; siamo come vogliamo che gli altri ci vedano, o non ci vedano. Una volta c'era la consapevolezza di avere un Dio messo lì a osservarci, a dare noi un senso; oggi un Dio "inteso come reggitore del mondo e come padre che osservi ognuno", è impossibile. Chi può allora osservare l'uomo per dargli un senso se non "questi osservando sé stesso?".
    Sarà mica un caso la sconfitta della televisione davanti al web? Solo il secondo ci consente di essere osservati mentre si osserva.
    "Gli esseri umani soffrono del non-essere-osservati, non essendo osservati si sentono inutili, per questo tutti si osservano a vicenda, si fotografano e si filmano l'un l'altro, per l'angoscia di fronte al non-senso della propria esistenza al cospetto di un universo che si disperde in ogni direzione con i suoi miliardi di vie lattee come la nostra".
    La privacy totale e completa? In verità, forse, nessuno la desidera veramente.

    ha scritto il 

  • 3

    Ahimè non così interessante come il resto della produzione di Dürrenmatt, questo racconto lungo (o romanzo breve che dir si voglia) è più un esercizio stilistico che un romanzo vero e proprio, incentr ...continua

    Ahimè non così interessante come il resto della produzione di Dürrenmatt, questo racconto lungo (o romanzo breve che dir si voglia) è più un esercizio stilistico che un romanzo vero e proprio, incentrato su una critica dei media (l’ennesima). Per carità, è sempre Dürrenmatt, ma non un Dürrenmatt imprescindibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo è un libro e io so che cos'è un libro, non c'è bisogno di spiegarlo o di starci a pensare; ne ho tanti dei libri, solo che questo libro è diverso, questo libro è uno spettacolo, un'epifania e i ...continua

    Questo è un libro e io so che cos'è un libro, non c'è bisogno di spiegarlo o di starci a pensare; ne ho tanti dei libri, solo che questo libro è diverso, questo libro è uno spettacolo, un'epifania e io mi sono chiesta perché ho dovuto rileggerlo subito appena terminato; certo non solo per la bara appesa all'elicottero che ondeggia per tutta la trasvolata dall'Atlantico alle Alpi, né per la folle velocità della jeep lanciata all'inseguimento di uno sciacallo, né per i sufi rannicchiati come enormi uccelli neri attorno al monolite cubico nel deserto, né per la truculenta esecuzione del nano danese al segnale dell'ufficiale – chiaro che dovevano sparare quando ha abbassato la sciabola –, né per la pelliccia rossa indossata da tutte e tre le donne coinvolte nella storia, né per l'odore delle spezie che aleggia nell'aria, né per la spiacevole sensazione di essere sempre spiati, né per la bocca coi denti marci della figura leggendaria dell'alto, magro, dinoccolato, ciclopico, zoppo, ululante operatore, né per l'orrore di dover dormire in un letto liberty dentro alla cella di un enorme garage sotterraneo in mezzo al deserto – sorta di camera oscura-bunker-labirinto dove le finestre sono dei monitor – in mezzo a montagne di rullini, primi piani di carri armati e scarti di pellicole con la sola compagnia del ciclope e di uno stordito professore di greco – ex pilota di bombardieri – che si dondola recitando l'Iliade ad alta voce, né per i discorsi fatti nella cabina della portaerei durante la ritirata dal Vietnam, né per la fatamorgana forse intravista in mezzo alle dune sabbiose, né perché tutti si filmano l'un l'altro alla ricerca di un senso, in una scomposizione di immagini che toglie però umanità e rende mostruosi; forse – involontariamente coinvolta – per ripetere la folle impresa della giornalista di fare i conti con una certa realtà, per cercare una verità nonostante l'urto violento del presente, forse per un segreto che ignoro e neanche voglio conoscere o forse perché è bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    24 capitoli ognuno composta da un'unica (lunghissima) frase; un tornado di parole che, quando riesce, affabula, inghiotte e rapisce; quando funzione meno soffoca.
    Storia affascinante, ironica e filoso ...continua

    24 capitoli ognuno composta da un'unica (lunghissima) frase; un tornado di parole che, quando riesce, affabula, inghiotte e rapisce; quando funzione meno soffoca.
    Storia affascinante, ironica e filosofica nel contempo, sull'osservare, l'essere osservati e/o l'osservatore (critica dei mass media? può essere, ma non è fondamentale) declinata in ogni modo possibile; storia applicata su un'intricata struttura noir ricca di colpi di scena. Perde punti nel finale, come spesso in Durrenmatt.

    ha scritto il