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L'inchiesta

Di

Editore: Ponte alle Grazie

3.0
(30)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 207 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8862203098 | Isbn-13: 9788862203098 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Francesco Bruno

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Giunto in città per indagare su un'ondata di suicidi tra i dipendenti di una fantomatica Azienda, l'Inquirente si ritrova catapultato in una realtà surreale, ai limiti dell'assurdo, inizialmente grottesca ma poi sempre più inquietante e sinistra. E così, quella che in prima battuta sembrava una missione come tante compiute in passato, per il povero Inquirente si trasforma in un'impresa impossibile, dove l'ordine normale delle cose è sovvertito, i confini tra il bene e il male diventano labili e la possibilità di far luce su quelle morti ormai passate in secondo piano una speranza sempre più flebile. Attraverso pagine di fortissimo impatto emotivo, a fronte di uno stile essenziale, quasi lapidario, Philippe Claudel mette in scena un mondo non poi così distante dall'abominio di un certo nostro presente, dove l'individuo, a partire dal suo essere lavoratore, ha perso gran parte della dignità, è stato trasformato in una creatura robotomizzata, anello anonimo all'interno di un meccanismo imperscrutabile, che tutto controlla e tutto decide in maniera inappellabile. Traendo spunto dai drammatici fatti di cronaca che hanno sconvolto la Francia tra il 2008 e il 2009, Claudel tesse in questo romanzo una delicata e sapiente riflessione filosofica sull'odierna condizione umana.
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  • 2

    ma anche no

    all'inizio mi era sembrato interessante: cavolo, mi sono detta, un altro libro stupendamente claustrofobico, straniante, surreale, ecc. ecc.
    E invece 'na mazza: noioso, inconcludente, pesante e blah.
    Tema interessante sviluppato malissimo: come diavolo hanno fatto a pubblicare una cosa che sembra ...continua

    all'inizio mi era sembrato interessante: cavolo, mi sono detta, un altro libro stupendamente claustrofobico, straniante, surreale, ecc. ecc. E invece 'na mazza: noioso, inconcludente, pesante e blah. Tema interessante sviluppato malissimo: come diavolo hanno fatto a pubblicare una cosa che sembra raffazzonata alla bell'e meglio! La descrizione degli ambienti freddi e grigi mi ha fatto pensare alle foto delle vecchie fabbriche abbandonate; i personaggi ai quadri di Bacon; nel complesso ho avuto subito in mente il bellissimo fumetto Blast.

    E' il primo libro che leggo di Claudel e forse pure l'ultimo. Cheppalle, ma perché illudono così una poveraccia di lettrice... che poi ci rimane delusa, somatizza, diventa tutta grigia e inizia un lungo rimuginìo interiore a cui solo il suo cane potrà dare sollievo (tramite bacino sul naso).

    Pare che a qualcuno sia piaciuto... mah

    ha scritto il 

  • 1

    PROPRIO NO

    Un po’ di Orwell, un po’ di Huxley, un po’ di Kafka, anche un po’ di H.G.Wells e Carroll, e, perché no, un pizzico di Coetzee: di Claudel direi che non c’è proprio nulla, se non gli sbadigli, la noia, i cliché, la fatica di leggere, la voglia di abbandonarlo dopo poche pagine (se non che mi sono ...continua

    Un po’ di Orwell, un po’ di Huxley, un po’ di Kafka, anche un po’ di H.G.Wells e Carroll, e, perché no, un pizzico di Coetzee: di Claudel direi che non c’è proprio nulla, se non gli sbadigli, la noia, i cliché, la fatica di leggere, la voglia di abbandonarlo dopo poche pagine (se non che mi sono intignato, ho voluto vedere a ogni costo come andava a finire: male per me, la fine è perfino più deludente del resto), la banalità, gli stereotipi, l’inconsistenza.

    Duecento pagine messe insieme per dimostrare un’idea, non preoccupandosi di costruire personaggi e trama.

    Avrei dovuto seguire l’implicito consiglio indicato dallo stesso Claudel nel titolo di un altro suo romanzo: J’abandonne. Ma anche ‘Io me ne vado’ sarebbe andato bene.

    ha scritto il 

  • 3

    un po' kafkiano: eh, sì un po' claustrofobico: eh, sì

    non è male, ma non mi convince del tutto ... forse il periodo di ferragosto così torrido, solitario, con ritmi di vita rallentati, non era il momento migliore per immmergersi nell'atmosfera angosciante di questa storia!

    ha scritto il 

  • 4

    Potrebbe sembrare una storia banale, ma non lo è....anzi!

    Sogno o son desto? Questo sembra ripetersi l'Inquirente nelle 207 pagine che compongono L'Inchiesta, l'onirico romanzo di Philippe Claudel pubblicato in Italia da Ponte alle Grazie.
    L'Inquirente, un ometto paffuto e scialbo viene mandato dal Caposervizio in una città che non ha un nome ad indagar ...continua

    Sogno o son desto? Questo sembra ripetersi l'Inquirente nelle 207 pagine che compongono L'Inchiesta, l'onirico romanzo di Philippe Claudel pubblicato in Italia da Ponte alle Grazie. L'Inquirente, un ometto paffuto e scialbo viene mandato dal Caposervizio in una città che non ha un nome ad indagare su una serie di suicidi che coinvolgono i dipendenti non di un'azienda, ma dell'Azienda. E già...perché in questo romanzo nessuno ha un nome, né le persone, né i luoghi, né tanto meno l'Azienda. C'è l'Inquirente, la Gigantessa, il Poliziotto, il Cameriere, la Guardia e il Responsabile. Solo l'Albergo ha un nome, l'Albergo della Speranza. Quella che il nostro protagonista perde pagina dopo pagina, disavventura dopo disavventura convincendosi di trovarsi in un incubo. Perché nulla è come sembra ne L'Inchiesta. L'assurdo e il surreale si mescolano alla perfezione, dando vita ad una favola che genera angoscia, ansia e senso di soffocamento nel lettore. Non esistono identità, ma solo ruoli, non c'è umanità ma solo funzioni. Una storia che trasuda pessimismo e che non offre vie d'uscita, un triste e drammatico scenario di una realtà non così lontana da noi.

    Philippe Claudel, francese, classe 1962 è scrittore e sceneggiatore. Nel 2003 si è affermato a livello internazionale con il romanzo Le anime grigie (Ponte alle Grazie, 2004) con cui ha vinto il premio Renaudot. Nel 2008 ha scritto e diretto il film Ti amerò sempre (Il y a longtemps que je t'aime) con Kristin Scott Thomas con il quale è stato candidato ai Golden Globe come miglior film straniero e che ha vinto il premio miglior attrice (alla Thomas appunto) agli European Film Awards 2008.

    "L'Azienda è un colosso dai piedi d'argilla. Il nostro mondo è un colosso dai piedi d'argilla. Il problema è che pochi esseri come lei, intendo i piccoli, gli sfruttati, gli affamati, i deboli, i servi contemporanei, se ne rendono conto. Non è più tempo di scendere per le strade e di tagliare la testa ai re. Da un pezzo non ci sono più re. I monarchi di oggi non hanno più testa né volto. Sono dei meccanismi finanziari complessi, degli algoritmi, delle proiezioni, delle speculazioni su rischi e perdite, delle equazioni di quinto grado. I loro troni sono immateriali, sono schermi, fibre ottiche, circuiti stampati, e il loro sangue blu sono le informazioni cifrate che vi circolano a velocità superiori a quella della luce. I loro castelli sono diventati delle banche dati."

    Voto: 9/10

    ha scritto il 

  • 5

    Un incubo francese.

    Ho letto parecchi articoli su questo lavoro dove Kafka è il nome che più viene associato a questo splendido libro. Percarità, il paragone è tutt'altro che fuori luogo, ma è troppo facile ricorrere allo scrittore boemo quando un libro ( in questo caso L'inchiesta di Claudel ) parla dell'angoscia d ...continua

    Ho letto parecchi articoli su questo lavoro dove Kafka è il nome che più viene associato a questo splendido libro. Percarità, il paragone è tutt'altro che fuori luogo, ma è troppo facile ricorrere allo scrittore boemo quando un libro ( in questo caso L'inchiesta di Claudel ) parla dell'angoscia dell'individuo messo di fronte al pesso dell'esistenza. Invece a me durante la lettura veniva sempre più spesso in mente l'universo buzzatiano, lo smarrimento provato una volta immerso nel suo deserto. Ecco, "Il deserto dei Taratari" secondo me è l'opera a cui più si avvicina L'inchiesta; un libro bellissimo che consiglio di leggere al più presto.

    ha scritto il 

  • 4

    I personaggi non hanno nemmeno un nome, ma sono nominati per la funzione che svolgono. Una scelta dell'autore per descrivere un mondo sempre più spersonalizzato. Un libro durissimo, senza un filo di speranza, scritto con uno stile che mi ha ricordato Kafka e Orwell.

    ha scritto il 

  • 5

    Dentro l'incubo. O dentro la vita...

    Non ho sufficiente presunzione per interpretare al meglio ciò che ho letto nel libro di Claudel. La facile lettura è una rappresentazione esasperata e surreale della condizione umana, della sua totale spersonalizzazione, dell'annientamento del singolo in favore del potere individuale di un "Fonda ...continua

    Non ho sufficiente presunzione per interpretare al meglio ciò che ho letto nel libro di Claudel. La facile lettura è una rappresentazione esasperata e surreale della condizione umana, della sua totale spersonalizzazione, dell'annientamento del singolo in favore del potere individuale di un "Fondatore" - un dio? un capitalista estremo? un mostro e basta? un fagocitatore di umanità, di sicuro. "L'Inchiesta" mi ha tenuta inchiodata alle sue pagine terribili, dandomi un senso di soffocamento continuo, di impotenza totale, di identificazione e di empatia con il personaggio principale, l'Inquirente. La scrittura di Claudel è cinerea, tossica, senza speranza, superlativa. Questo, a me, basta e avanza, per giudicarlo uno dei migliori scrittori che ho avuto il piacere di scoprire.

    "Oggigiorno l'uomo è un'entità trascurabile, una specie secondaria dotata per il disastro. Ormai è soltanto un rischio da correre".

    ha scritto il