L'infinito istante

Saggio sulla fotografia

Di

Editore: Einaudi (Saggi, 887)

4.2
(99)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806185330 | Isbn-13: 9788806185336 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Virdis

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Musica , Professionismo & Tecnica

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Descrizione del libro
Geoff Dyer è considerato in patria tra gli autori più originali degli ultimi anni ed è noto in Italia soprattutto per il suo Natura morta con custodia di sax. Oltre che di musica è anche, da sempre, appassionato di fotografia. Eppure, confessa in questo nuovo libro, non possiede nemmeno una macchina fotografica: "le sole volte che scatto delle foto è quando i turisti mi chiedono di fargliene una, con la loro macchina. (Queste rare opere sono adesso disperse in giro per il mondo in collezioni private, soprattutto in Giappone)". Ma così come il non conoscere la musica non gli ha impedito di scrivere un libro in piena empatia con l'universo del jazz, Dyer ha ora bilanciato questo apparente svantaggio con tutta l'originalità che i lettori gli riconoscono e ha scritto una particolarissima storia della fotografia. Cercando di identificarne gli stili specifici Dyer guarda al modo in cui figure di riferimento come Alfred Stieglitz, Pani Strand, Walker Evans, André Kertész, Dorothea Lange, Diane Arbus e Wiliam Eggleston hanno fotografato gli stessi oggetti (cappelli, scale, panchine, negozi di barbiere, cartelli, strade): "volevo capire se lo stile può essere identificato nel e dal contenuto, se è inerente a esso. L'unico modo per farlo era vedere come persone diverse fotografavano la stessa cosa". Ne risulta un racconto originale e divertente in cui questi fotografi, molti dei quali non si incontrarono mai, vengono continuamente a contatto gli uni con gli altri.
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  • 0

    molto bello, anche se presuppone una grande conoscenza della fotografia come filosofia. non guarderò mai più le foto come prima!! mi ha cambiato la percezione..

    ha scritto il 

  • 4

    Dyer non suona e non fotografa, ma sa scrivere bene di ambedue le cose. Dopo "natura morta con custodia di sax" sul jazz ho letto infatti questo saggio sulla fotografia fatto di suggestioni e libere a ...continua

    Dyer non suona e non fotografa, ma sa scrivere bene di ambedue le cose. Dopo "natura morta con custodia di sax" sul jazz ho letto infatti questo saggio sulla fotografia fatto di suggestioni e libere associazioni suscitategli dalle immagini di alcuni maestri del XX secolo. A volte si tratta di letture gratuite e personali ma non per questo meno affascinanti, e non di rado si è portati a riflettere sul perchè si fotografa.

    Peccato solo che si concentri quasi esclusivamente sulla fotografia statunitense, Weston e Stiegliz su tutti. Altro difetto: molte volte le foto sono descritte a parole e non riportate nel libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Un vero ipertesto

    Esaminando fotografi e fotografie più o meno contemporanei tra loro, fin dai primi dagherrotipi per arrivare al 2001, l'autore lega tra loro scatti che nella realtà non lo erano, proprio perché appart ...continua

    Esaminando fotografi e fotografie più o meno contemporanei tra loro, fin dai primi dagherrotipi per arrivare al 2001, l'autore lega tra loro scatti che nella realtà non lo erano, proprio perché appartenenti ad autori che spesso neanche si conoscevano.
    Peccato che le fotografie presenti siano in netta minoranza rispetto a quelle commentate e che l'analisi si concentri quasi unicamente su autori americani.
    Il "gioco" è bello, ma alla fine dura un po' troppo...

    ha scritto il 

  • 3

    L'infinito istante, romanzo sulla fotografia

    Non è un libro di fotografia. Qui non vi si troveranno informazione tecniche o fotografiche. Come dice il sottotitolo, questo è un saggio sulla fotografia, cioè un racconto basato sulla fotografia, o ...continua

    Non è un libro di fotografia. Qui non vi si troveranno informazione tecniche o fotografiche. Come dice il sottotitolo, questo è un saggio sulla fotografia, cioè un racconto basato sulla fotografia, o meglio sulle fotografie di alcuni fotografi. Si potrebbe quasi dire che questo è un racconto sulla vita di alcuni fotografi attraverso le loro fotografie. Le storie si snocciolano lentamente ma in modo affascinane, sovrapponendosi, intrecciandosi, a volte annoiano, spesso sorprendendo. È un ottimo esempio di romanzo sulla fotografia, scritto basandosi e sviluppando le idee delle semantica fotografica e del simbolismo delle immagini. Il risultato è una bella seppur non sempre scorrevole lettura, a meno che non si cercassero delle informazioni più specificamente fotografiche. Il libro è comunque ricco di fotografie e di informazioni storiche e per questo consigliabile a tutti coloro i quali amino la fotografia e la sua capacità di raccontare storie.

    ha scritto il 

  • 4

    curioso saggio, ricco di collegamenti, suggerimenti, rimandi.
    Richiede comunque un certo sforzo perché, procedendo per soggetto fotografico, l’effetto elenco ad un certo punto può stancare. ...continua

    curioso saggio, ricco di collegamenti, suggerimenti, rimandi.
    Richiede comunque un certo sforzo perché, procedendo per soggetto fotografico, l’effetto elenco ad un certo punto può stancare.

    ha scritto il 

  • 4

    La storia della fotografia - del XX secolo, americana - ripercorsa per tropos più che per autori. La panchina nel parco, il cappello e la dignità dell'uomo, le porte aperte sull'esterno o all'interno. ...continua

    La storia della fotografia - del XX secolo, americana - ripercorsa per tropos più che per autori. La panchina nel parco, il cappello e la dignità dell'uomo, le porte aperte sull'esterno o all'interno. Le strade di NewYork.

    ha scritto il 

  • 0

    Molto americano.
    Troppo americano.
    Io ci ho provato su consiglio di un'amico e perchè amo la fotografia, ma non riesco a proseguire e mi inceppo in continuazione. Mi spiace. So che è il periodo. Che è ...continua

    Molto americano.
    Troppo americano.
    Io ci ho provato su consiglio di un'amico e perchè amo la fotografia, ma non riesco a proseguire e mi inceppo in continuazione. Mi spiace. So che è il periodo. Che è colpa mia, ma non provo piacere nel leggerlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Una lunga cavalcata? Un percorso tortuoso, ma tracciato? Un flusso di coscienza a più coscienze? Come definire questo testo di Dyer se non come un vero e proprio capolavoro?
    Si parte da una donna ciec ...continua

    Una lunga cavalcata? Un percorso tortuoso, ma tracciato? Un flusso di coscienza a più coscienze? Come definire questo testo di Dyer se non come un vero e proprio capolavoro?
    Si parte da una donna cieca, fotografata da Strand nel 1916 e si arriva all'apocalisse (o presunta tale). In mezzo c'è la storia della fotografia (molto americana. parecchio americana) raccontata in modo moderno, assolutamente non dogmatico. Dyer se ne fotte dei dati acquisiti dalla critica fotografica e ci porta a scoprire una lunga catena di singolari affinità tra fotografi distanti nel tempo, nello spazio e nell'anima. Racconta storie anche banali sulla vita dei fotografi, ma ogni riga di questo libro arricchisce il lettore con qualcosa. Mi sono trovato più di una volta a dire tra me e me "Ma dai! Non l'avrei avevo mai detto!".
    Un libro che consiglio a chiunque ami la fotografia, ma anche a chi della fotografia se ne frega.

    ha scritto il