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L'infinito viaggiare

Di

Editore: Mondadori

3.6
(371)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 243 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8804583584 | Isbn-13: 9788804583585 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Biography , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
L'autore ripercorre alcuni dei viaggi più significativi della sua esperienza, spesso dei ritorni, oppure momenti in cui ha attraversato una frontiera o uno Stato che magari non esistono più, in cui ha visto un gesto o un'espressione su un viso, ha sentito un grido. Come lui stesso afferma per vedere un luogo occorre rivederlo. Il noto e il familiare, continuamente riscoperti e arricchiti, sono la premessa dell'incontro, della seduzione, dell'avventura. Il viaggio più affascinante è il ritorno.
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    Si no fuera por el prólogo sería insoportable. La mayoría de las páginas son estampas personales, pinceladas de los viajes. No profundiza en los temas. Y cuando lo hace tiene una visión ...continua

    Si no fuera por el prólogo sería insoportable. La mayoría de las páginas son estampas personales, pinceladas de los viajes. No profundiza en los temas. Y cuando lo hace tiene una visión filológica e italianizada de la realidad.

    ha scritto il 

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    Non riesco a giudicare questo libro né tanto meno dargli delle stelline perché non sarei obiettiva. Premetto che è un genere che non mi piace in aggiunta al fatto che ho trovato piuttosto ...continua

    Non riesco a giudicare questo libro né tanto meno dargli delle stelline perché non sarei obiettiva. Premetto che è un genere che non mi piace in aggiunta al fatto che ho trovato piuttosto ampolloso e pesante lo stile di Magris per cui se lo dovessi votare in base a questo non so, forse sarebbero due stelline o una addirittura una, per contro però riconosco che è indubbiamente una lettura interessante sia per la scoperte geografiche che storiche che denotano una profonda preparazione e accuratezza. Quello che mi è è piaciuto è stato trovarmi nella Spagna di Cervantes e Don Chiscotte Tutte le cose fondamentali - l'amore, la felicità, la sofferenza - accadono per caso o per grazia, quando si lasciano cadere le briglie e ci si lascia portare dalla vita come un bastone nelle mani d'un viandante. Se, andando così incontro a ciò che capita, si ricevono doni inattesi, ci si abbandona lietamente all'esistenza, fiduciosi nella sua magnanimità e pronti a credere che essa provveda meglio di noi a ciò di cui abbiamo veramente bisogno anche il rapido passaggio nelle Canarie; Londra con il riferimento al ponte in cui si è ucciso Calvi e al Guiness World of Record con i record più strani, Westmister e Canterbury. Tresco, arcipelago delle Scilly nell’Oceano Atlantico è la parte che mi è piaciuta di più davvero Il mare è assoluto, intenso fino al punto di diventare talora doloroso. Tra questi colori dell'acqua e della sabbia di granito che la fa splendere d'una candida fosforescenza ci si spoglia di tutto ciò che è banale, accidentale, relativo: si vorrebbe afferrare l'essenza della vita, liberarsi di tutti gli ingranaggi dell'esistenza che ci impediscono di vivere, togliersi di dosso i meccanismi della retorica come ci si toglie i vestiti. Si leva una buccia dopo l'altra alla vita falsa per afferrare quella vera, la felicità, e si ha la sensazione di avvicinarsi a un nucleo così essenziale, così puro da assomigliare al nulla. Coinvolgente Ludwig di Baviera e i suoi castelli e il conte Ivan. Il resto mi ha annoiata e piu di tutti la lunga parte che riguarda Prussia, Borussia, Germania, il muro, classicismo e romanticismo tedesco. L’alternarsi di periodi più scorrevoli e piacevoli (pochi) ad altri noiosi mi hanno innervosita. Forse va preso a piccole dosi, magari è da “consultazione” non lo so…..

    ha scritto il 

  • 3

    Faticoso! Ne riconosco il valore letterario, però per i miei gusti Magris ha una prosa troppo prolissa e a tratti boriosa. Si alternano capitoli molto interessanti e coinvolgenti ad altri tediosi e ...continua

    Faticoso! Ne riconosco il valore letterario, però per i miei gusti Magris ha una prosa troppo prolissa e a tratti boriosa. Si alternano capitoli molto interessanti e coinvolgenti ad altri tediosi e pesanti. Sembra più un saggio, mentre io mi aspettavo qualcosa di avvincente, pagine che parlassero della bellezza del viaggio, del suo significato, soprattutto dopo l'ingannevole prefazione che non c'entra niente con il libro. Alcune descrizioni e qualche riflessione le salvo, come i castelli di Ludwig o l'arcipelago di Scilly, altre parti, quelle sulla storia della Prussia soprattutto, sono troppo accademiche, c'è troppo sfoggio di se! Non sapevo ad esempio dell'esistenza dell'etnia dei Sorbi, dei Cici o dei Ciribiri. Di tutti i luoghi descritti Lizard Island è sicuramente quello che più di ogni altro mi ha fatto venir voglia di prendere una valigia buttar dentro due stracci e partire, però tutto questo non basta per salvare un libro che se non fosse stato per una sfida avrei abbandonato dopo le prime pagine su Don Chisciotte! Il libro non merita più di due stelle, la stella in più è per la prefazione. Avrei voluto trascrivere alcuni passaggi che mi sono piaciuti, ma lo farò quando torno a casa perché con il cellulare è un'impresa titanica!

    ha scritto il 

  • 4

    E’ il primo libro che leggo di Magris, letto dopo che è uscito nelle tracce dell’esame di Maturità di quest’anno. Il brano scelto per la prima prova di Maturità era il seguente: “Non ...continua

    E’ il primo libro che leggo di Magris, letto dopo che è uscito nelle tracce dell’esame di Maturità di quest’anno. Il brano scelto per la prima prova di Maturità era il seguente: “Non c’è viaggio senza che si attraversino frontiere – politiche, linguistiche, sociali, culturali, psicologiche, anche quelle invisibili che separano un quartiere da un altro nella stessa città, quelle tra le persone, quelle tortuose che nei nostri inferi sbarrano la strada a noi stessi. Oltrepassare frontiere; anche amarle – in quanto definiscono una realtà, un’individualità, le danno forma, salvandola così dall’indistinto – ma senza idolatrarle, senza farne idoli che esigono sacrifici di sangue. Saperle flessibili, provvisorie e periture, come un corpo umano, e perciò degne di essere amate; mortali, nel senso di soggette alla morte, come i viaggiatori, non occasione e causa di morte, come lo sono state e lo sono tante volte. Viaggiare non vuol dire soltanto andare dall’altra parte della frontiera, ma anche scoprire di essere sempre pure dall’altra parte. In Verde acqua Marisa Madieri, ripercorrendo la storia dell’esodo degli italiani da Fiume dopo la Seconda guerra mondiale, nel momento della riscossa slava che li costringe ad andarsene, scopre le origini in parte anche slave della sua famiglia in quel momento vessata dagli slavi in quanto italiana, scopre cioè di appartenere anche a quel mondo da cui si sentiva minacciata, che è, almeno parzialmente, pure il suo. Quando ero un bambino e andavo a passeggiare sul Carso, a Trieste, la frontiera che vedevo, vicinissima, era invalicabile, – almeno sino alla rottura fra Tito e Stalin e alla normalizzazione dei rapporti fra Italia e Jugoslavia – perché era la Cortina di Ferro, che divideva il mondo in due. Dietro quella frontiera c’erano insieme l’ignoto e il noto. L’ignoto, perché là cominciava l’inaccessibile, sconosciuto, minaccioso impero di Stalin, il mondo dell’Est, così spesso ignorato, temuto e disprezzato. Il noto, perché quelle terre, annesse dalla Jugoslavia alla fine della guerra, avevano fatto parte dell’Italia; ci ero stato più volte, erano un elemento della mia esistenza. Una stessa realtà era insieme misteriosa e familiare; quando ci sono tornato per la prima volta, è stato contemporaneamente un viaggio nel noto e nell’ignoto. Ogni viaggio implica, più o meno, una consimile esperienza: qualcuno o qualcosa che sembrava vicino e ben conosciuto si rivela straniero e indecifrabile, oppure un individuo, un paesaggio, una cultura che ritenevamo diversi e alieni si mostrano affini e parenti. Alle genti di una riva quelle della riva opposta sembrano spesso barbare, pericolose e piene di pregiudizi nei confronti di chi vive sull’altra sponda. Ma se ci si mette a girare su e giù per un ponte, mescolandosi alle persone che vi transitano e andando da una riva all’altra fino a non sapere più bene da quale parte o in quale paese si sia, si ritrova la benevolenza per se stessi e il piacere del mondo”. Già da questo stralcio si può comprendere quando la scrittura dell’autore cerca di indagare nella vita, nella sua evoluzione, nel suo ripetersi, nella ciclicità di certi avvenimenti. Questa è una raccolta di brevi scritti che l’autore fa dei suoi viaggi tra il 1981 e il 2004. Corredato di una prefazione magistrale che introduce perfettamente il libro; sì legge della connessione tra il viaggio (e quindi la scoperta) e la scrittura mezzo e luogo di confronto con il reale. Sì parla del viaggio e dello scrivere, dell’allontanarsi da qualcosa di conosciuti, per introdursi e arrivare nell’inaspettato, per comprendere altro da noi. Interessante il porci la visione di due modi di viaggiare, quello classico che è portavoce di un ritorno alle origini, e quindi alla terra che genera e ha generato, e il viaggiare moderno, che assume una riscoperta, un dualità, un conflitto con il proprio io, con la propria identità, che attraverso il viaggio si smarrisce, trova altro da sé, si consola nell’inaspettato. Attraverso la narrazione l’autore cerca di comprendere il mondo e le sue meraviglie; viaggio come indagine del mondo, ma priva ancora di sé, perché per viaggiare veramente c’è bisogno di consapevolezza, altrimenti si diventa solo dei passeggiatori assenti, e nulla si coglie fuorché l’amenità di uno spostamento.

    “Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un’altra.”

    ha scritto il 

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    "È sulle rive del mare inesplicabile che s'incontra il respiro largo della vita, che apre alle grandi domande sul destino e al senso del bene e del male; il mare pone a confronto con l'ambiguità, ...continua

    "È sulle rive del mare inesplicabile che s'incontra il respiro largo della vita, che apre alle grandi domande sul destino e al senso del bene e del male; il mare pone a confronto con l'ambiguità, invita a sfidarla, sul mare immortale, si conquista il perdono delle anime peccatrici. Al mare ci si spoglia, ci si toglie le soffocanti difese e ci si apre a ciò che sta davanti. Anche questa è la salvezza del viaggiatore, il quale pure sul lastricato delle città o sulle montagne si sente sulla traballante tolda di una nave sbattuta dai marosi, arca precaria o salvifica." Ogni commento a riflessioni così intense risulterebbe fastidiosamente pleonastico!

    ha scritto il 

  • 4

    Oltre i singoli capitoli come istantanee di viaggio, bella e densa di significato la prefazione con i concetti di viaggio, sintonia e riconoscimento, spazio, tempo, frontiera, spaesamento, ...continua

    Oltre i singoli capitoli come istantanee di viaggio, bella e densa di significato la prefazione con i concetti di viaggio, sintonia e riconoscimento, spazio, tempo, frontiera, spaesamento, persuasione ("il possesso presente della propria vita, la capacità di vivere l’attimo, ogni attimo e non solo quelli privilegiati ed eccezionali, senza sacrificarlo al futuro, senza annientarlo nei progetti e nei programmi"), il viaggio-scrittura che si fa “archeologia del paesaggio", l’irresponsabilità del viaggiatore-spettatore e tanto altro.

    ha scritto il 

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    Leggere Claudio Magris, con attenzione ma anche aprendo la mente a una volontà di divagare, fa trasfigurare l'ammirazione per lo studioso, il letterato curioso e sempre attento in una forma di ...continua

    Leggere Claudio Magris, con attenzione ma anche aprendo la mente a una volontà di divagare, fa trasfigurare l'ammirazione per lo studioso, il letterato curioso e sempre attento in una forma di affetto, per un papà o uno zio. Gli si vuole proprio bene. Le connotazioni che riesce il professore triestino a dare al concetto di viaggio come condizione permanente dell'uomo, ma anche peregrinazione svagata e così vicina all'illusione della libertà, ma anche un eterno, gioioso gioco di rimandi tra un libro ed un altro, tra i veli di trascendenza tra i quali cieca o miope si muove la razza umana, e la più consueta e placida quotidianeità. E la struggente bellezza del ricordo di tempi, luoghi, di persone - come dice la stupenda dedica alla moglie, la scrittrice Marisa Madieri - amate e già arrivate.

    ha scritto il 

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    QUANDO SI DICE "PREGNANTE"

    Libro difficile, lento e, perchè no, pesante, ma che non può mancare in una casa. L'ho preso a prestito in biblioteca e lo comprerò da tenere sul tavolino sempre a disposizione con la relazione ...continua

    Libro difficile, lento e, perchè no, pesante, ma che non può mancare in una casa. L'ho preso a prestito in biblioteca e lo comprerò da tenere sul tavolino sempre a disposizione con la relazione che sto per fare anche se non credo che lo consulterò spesso. Ricco di notazioni bibliografiche, culturali, antropologiche e, in ultimo, turistiche. Sì l'autore è supponente e saccente, ma ne ha ben donde.

    ha scritto il 

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    "Ci sono luoghi che affascinano perché sembrano radicalmente diversi e altri che incantano perché, già la prima volta, risultano familiari, quasi un luogo natio. Conoscere è spesso, ...continua

    "Ci sono luoghi che affascinano perché sembrano radicalmente diversi e altri che incantano perché, già la prima volta, risultano familiari, quasi un luogo natio. Conoscere è spesso, platonicamente, riconoscere, l’emergere di qualcosa magari ignorato sino a quell’attimo ma accolto come proprio. Per vedere un luogo occorre rivederlo. Il noto e il familiare, continuamente riscoperti e arricchiti, sono la premessa dell’incontro, della seduzione e dell’avventura; la ventesima o centesima volta in cui si parla con un amico o si fa all’amore con una persona amata sono infinitamente più intense della prima. Ciò vale pure per i luoghi; il viaggio più affascinante è un ritorno, come l’odissea, e i luoghi del percorso consueto, i microcosmi quotidiani attraversati da tanti anni, sono una sfida ulissiaca. "Perché cavalcate per queste terre?" chiede nella famosa ballata di Rilke l’alfiere al marchese che procede al suo fianco. "Per ritornare” risponde l’altro."

    ha scritto il 

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