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L'ingegnere in blu

Di

Editore: Adelphi (Piccola Biblioteca, 565)

3.4
(131)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 186 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845922405 | Isbn-13: 9788845922404 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
All'Ingegnere di cui è stato amico e sodale, Arbasino ha dedicato un irresistibile ritratto che forse è anche un autoritratto, dove ora gli lascia la parola e si sottrae come uno scrupoloso, zelante scrivano, ora si concede acuti e appassionati esercizi di lettura, ora mescola alla voce di Gadda la sua, regalando anche a noi, come in un "private show", briosi calembours, brandelli di conversazioni che paiono dossiane "Note azzurre", pettegolezzi alla moda, ricordi personali e amene celie, ironiche filologie e fonologie, "l'aura del tempo" che i giovani fans di allora, nutriti di Huxley e Waugh e Connolly, cercavano di trasmettere a quel signore in blu ritroso ma pieno di curiosità.
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  • 3

    Dovrebbe essere un libro in cui Arbasino tributa il suo grande maestro C.E. Gadda. Di fatti lo è, solo che per ogni pagina di sketch su Gadda ce ne sono dieci della solita robaccia borghesaglia di Arbasino, sulla Callas, sulla Wanda Osiris, su marchesi omosessuali e contesse puttane.
    Eppure ...continua

    Dovrebbe essere un libro in cui Arbasino tributa il suo grande maestro C.E. Gadda. Di fatti lo è, solo che per ogni pagina di sketch su Gadda ce ne sono dieci della solita robaccia borghesaglia di Arbasino, sulla Callas, sulla Wanda Osiris, su marchesi omosessuali e contesse puttane.
    Eppure, non ostante ciò, di episodi comici e situazioni al limite del paradossale ce n'è a volontà (e sono queste a salvare il libro, secondo il mio modestissimo parere).
    Ho comprato questo libro più che altro per cercare di comprendere meglio Gadda e magari trovare la voglia di leggere altre sue opere, ma mi ha fatto troppo incazzare questo vizio che ha Arbasino di spostare, in un modo o nell'altro, il discorso sempre su se stesso e sulla vita da nababbo che faceva assieme ai suoi amichetti nella Roma degli anni '50 e '60. Cazzo... se vuoi quello, scriviti un'autobiografia (magari senza usare Gadda come pretesto) e non romperci i coglioni!

    ha scritto il 

  • 5

    Fuochi e artifici

    Frizzi e lazzi.


    E cazzi: numerosi, evocati, sottesi, rimpianti. Fatale trattandosi di un capriccio di Arbasino, che si sente - a ragione - il migliore dei "nipotini" dell'Ingegnere Gadda, o quello a lui più simile. Privo d'ironia Pasolini, lugubre anche nella sua vita spericolata, frufru ...continua

    Frizzi e lazzi.

    E cazzi: numerosi, evocati, sottesi, rimpianti. Fatale trattandosi di un capriccio di Arbasino, che si sente - a ragione - il migliore dei "nipotini" dell'Ingegnere Gadda, o quello a lui più simile. Privo d'ironia Pasolini, lugubre anche nella sua vita spericolata, frufru ma rigoroso Patroni Griffi.

    Le litanie di nomi e nomignoli e termini lombardi e romaneschi, di eventi remoti, memorie familiari e probabilmente fantasiose sono puri divertissements, che Arbasino elargisce a piene mani tenendo a pretesto questa quasi biografia dell'Ingegnere. E d'altra parte il generone culturale degli anni romani di Gadda - fino alla morte - era vivace e affollatissimo e in perenne ricambio, restando ferme solo le avanguardie, sempre le stesse dagli anni venti. C'era di che pescare e citare.

    Ma dietro al cerone di scena c'è la sostanza: a parte l'immenso sfoggio culturale - solo per capire le citazioni c'è da diventar matti - Arbasino restituisce a Gadda la sua dimensione più vera. Debole e complicato l'uomo, che non si concesse ai propri desideri per tema del ridicolo, curioso e di gusti cosmopoliti l'intellettuale, che passa con disinvoltura dalla progettazione di centrali idroelettriche allla recensione di Genet (con relativa e divertita enumerazione dei sodomiti nella letteratura del novecento) fino al Pasticciaccio.

    Con il suo orrore per l'imprecisione e per il moralismo (era formalista, cosa diversissima) che gli rendono indigeribili per ragioni diverse Moravia e Pasolini, Gadda s'impunta sulla improbabilità delle circostanze di un racconto di Pascoli (col suo imbarazzante menage familiare) o di un'ode del detestato Foscolo. E si conquista la fama indesiderata di umorista british-style, alla Campanile per capirci, che lo tormenterà per tutta la vita, relegandolo tra i minori anche nelle rare antologie che lo menzionino. Oppure, peggio, tra gli scrittori localistici, provinciali, a causa delle sudatissime contorsioni romanesche del Pasticciaccio, e anche lì ingiustamente affiancato a Pasolini, i cui ragazzi di vita sono, come dice Arbasino/Gadda, interessanti per compagnia dopo cena ma niente affatto come soggetti letterari, per la "povertà dei loro moventi psicologici".

    Da leggere con divertita attenzione.

    ha scritto il 

  • 1

    carta sprecata

    Avendo letto Il pasticciaccio mi attendevo uno spaccato della vita del maestro cui è dedicato. Lo sarebbe, ma nell'intento di copiare lo stile, ha generato un vero pasticcio, ingodibile. Si vede che non è Gadda. Credo che d'ora in poi girerò a largo da Arbasino, sono traumatizzata.

    ha scritto il 

  • 1

    non conoscendo Gadda ho deciso di partire con questo saggio/biografia. Non sono riuscito ad andare oltre pagina 16 visto il mattone che è. Se avete intenzione di leggere qualcosa di Gadda non leggete questo libro perchè l'autore rischia di farvelo odiare!

    ha scritto il 

  • 3

    Complesso ed espressionistico come i libri dell'"ingegnere": forse troppo, senza averne l'ironia e il tocco incantatore...P.s. "l'ingegnere", per chi non l'avesse capito, è il milanese celibatario a vita Carlo Emilio Gadda.

    ha scritto il 

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