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L'innocenza di Giulio

Andreotti e la mafia

Di

Editore: Chiarelettere

4.0
(31)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8861902359 | Isbn-13: 9788861902350 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Gian Carlo Caselli

Disponibile anche come: Altri

Genere: Non-fiction , Political

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Descrizione del libro
Legittimare l'illegalità è la sfida della politica italiana. La vicenda Andreotti è il simbolo di una storia che parte da lontano, sale su fino agli albori della Repubblica e scivola fino a oggi, alle leggi fatte apposta per fermare i processi e alla prescrizione dei reati. Prescritto è diventato sinonimo di innocente, anche di più, come dice nella prefazione Gian Carlo Caselli: "La stragrande maggioranza dei cittadini italiani è convinta che Andreotti sia vittima di una persecuzione che lo ha costretto a un doloroso calvario per l'accanimento giustizialista di un manipolo di manigoldi". Ma la realtà è ben diversa. Giulio Cavalli se ne assume il carico tirando le fila del processo Andreotti con questo libro che mette la verità davanti alla giustizia, perché la verità non va mai in prescrizione.
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  • 4

    Colpevole fino al 1980....

    Inizio con un libro leggero il 2014 :-)) .
    Descrizione di come il sig. Andreotti sia stato condannato per condotta mafiosa fino al 1980; reato caduto in prescrizione.. non è stato assolto. E' stato invece assolto per i fatti dopo il 1980.
    Tutto cio' mi risulta molto strano e ci ...continua

    Inizio con un libro leggero il 2014 :-)) .
    Descrizione di come il sig. Andreotti sia stato condannato per condotta mafiosa fino al 1980; reato caduto in prescrizione.. non è stato assolto. E' stato invece assolto per i fatti dopo il 1980.
    Tutto cio' mi risulta molto strano e ci sarebbe molto da discutere sul piano della giustizia italiana e questo libro non fa altro che confermare quanto il popolo italiano venga poco e male informato e non abbia memoria di ciò che in Italia succede.
    Un popolo che non ha memoria non puo' guardare al futuro.
    P.S. un tale reato come può cadere in prescrizione??

    ha scritto il 

  • 0

    Giulio Cavalli ti vuoi fare i soldi?

    Quando si dice una vicenda emblematica.
    Poche vicende sono più emblematiche di quella che ha per protagonista Giulio Andreotti, anche se non sono del tutto d'accordo con la premessa dell'autore, ben sintetizzata dalle parole di Gian Carlo Caselli, che firma la prefazione al libro: La st ...continua

    Quando si dice una vicenda emblematica.
    Poche vicende sono più emblematiche di quella che ha per protagonista Giulio Andreotti, anche se non sono del tutto d'accordo con la premessa dell'autore, ben sintetizzata dalle parole di Gian Carlo Caselli, che firma la prefazione al libro: La stragrande maggioranza dei cittadini italiani è convinta che Andreotti sia vittima di una persecuzione che lo ha costretto a un doloroso calvario per l'accanimento giustizialista di un manipolo di manigoldi.
    (La sentenza della Cassazione recita, ricordiamolo, che il divo Giulio ha "commesso" il "reato di partecipazione all'associazione per delinquere" Cosa Nostra, "concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980", reato però "estinto per prescrizione", mentre è stato assolto per per i fatti a lui imputati a partire dalla primavera dell'80).
    Ovvero: fino a qualche tempo fa avrei condiviso in pieno, oggi non so. Oggi ho il dubbio, per non dire la certezza, che molti cittadini italiani sappiano invece benissimo che Andreotti NON è stato vittima di persecuzione, che la sua colpa, al di là delle prescrizioni e di più o meno complesse formule giuridiche, sia reale, che, almeno fino al 1980 (vabbé) Andreotti sia stato associato, colluso, non nemico di, diciamola come ci pare. Oggi ho il dubbio che questa consapevolezza ci sia, e in coloro che non hanno votato DC e soprattutto in coloro che l'hanno votata, non abbia scatenato alcuna reazione di quelle che invece, in soggetti - e comunità - antropologicamente normali, avrebbe dovuto causare. In soggetti - e comunità - antropologicamente normali una consapevolezza del genere avrebbe causato sommosse popolari (ma come hanno fatto?) e, tra i più coscienziosi e rispettabili (che pure c'erano) per quanto ostinati sostenitori della DC un moto di intima fustigazione prima, un senso colossale di mea-culpa (ma come ho fatto?) poi, fino a sfociare in un gigantesco rito collettivo di penitenza e di catarsi, un generale e pubblico auto-da-fé a scopo di purificazione, affinché quello che era stato non potesse MAI più ripetersi.
    E invece?
    Invece nulla, ancora un po' lo facevamo presidente della Repubblica, il divo, e chi si sarebbe scandalizzato, invece nulla, abbiamo continuato a portare in parlamento quelli che ancora oggi, se glielo chiedete, dicono che Vittorio Mangano è stato un eroe, gli abbiamo dato le chiavi di casa, e io non sono così convinto che non continueremo a dargliele, anche se forse qualche volto prima o poi cambierà ma solo per sopraggiunti limiti di età - non c'è confine (nemmeno, soprattutto, di decenza) al potere temporale di certi cesari augusti italici, se non quelli che la fisiologia impone, come nelle peggiori dittature. Ma questo limite non c'è non perché siamo in una dittatura, ma perché noi VOGLIAMO che non ci sia, perché li abbiamo scelti, quando facevamo finta di non sapere e qualcuno davvero non sapeva, non aveva i mezzi per sapere, ma poi abbiamo continuato a sceglierli quando fingere di non sapere non si poteva più, prima con un pizzico di pudore, poi via via più sfacciatamente, ché il pudore ha smesso da tempo di essere una virtù, ammesso che lo sia mai stato, se è vero come è vero che ancora oggi un italiano su cinque voterebbe per B., tanto per dire, e io penso davvero che tantissimi di quelli che lo votano credano alle sue colpevolezze, che ci credano e semplicemente non le ritengano (più) un buon motivo per non votarlo. Anzi, qualcuno le ritiene un ottimo motivo per votarlo.
    La differenza è abissale. La stessa differenza che passa tra una colpa blanda e variamente attenuata e il dolo consapevole e grave.
    Per guarire da certi mali ci vorrebbe una bomba atomica, l'estinzione e la successiva ricomposizione della specie, dell'etnìa.
    Gian Carlo Caselli e Giulio Cavalli, e loro proprio non potrebbero fare diversamente, dicono che la questione è prima di tutto culturale, nel senso di conoscenza dei fatti (qui splendidamente narrati). Io non so se è così, ma di certo, e ci mancherebbe, giù il cappello di fronte alla loro ostinazione, al coraggio, alla schiena dritta che non si piega nemmeno di fronte alle minacce di morte. Non credo che Giulio Cavalli diventerà mai famoso come Roberto Saviano, credo di no, ma se un giorno lo diventasse prepariamoci al tiro a segno da parte di coloro che negli ultimi anni hanno tentato di fare a pezzi (non solo metaforicamente) Saviano perché "con le sue storie si è fatto i soldi", sapete com'è.

    ha scritto il 

  • 5

    Una sintesi impeccabile della "parabola" di vita politica di Giulio Andreotti. Scritto con sarcasmo e cura per i particolari. Il libro contiene i fatti, gli avvenimenti e gli aneddoti che tutti gli italiani onesti e desiderosi di giustizia non dovrebbero mai scordare... Andreotti faceva parte del ...continua

    Una sintesi impeccabile della "parabola" di vita politica di Giulio Andreotti. Scritto con sarcasmo e cura per i particolari. Il libro contiene i fatti, gli avvenimenti e gli aneddoti che tutti gli italiani onesti e desiderosi di giustizia non dovrebbero mai scordare... Andreotti faceva parte del sistema mafioso, non dovremmo avere paura di dirlo, nè avere dubbi.

    ha scritto il 

  • 3

    Ispirato dall'omonima opera teatrale, ne mutua enfasi e ritmo, ma manca, a mio avviso, dei riferimenti bibliografici e della maggiore precisione dovuta ad un testo scritto.
    C'è troppa rabbia, per quanto comprensibile e condivisibile.
    La rabbia confonde ed allontana la ragione dalla pa ...continua

    Ispirato dall'omonima opera teatrale, ne mutua enfasi e ritmo, ma manca, a mio avviso, dei riferimenti bibliografici e della maggiore precisione dovuta ad un testo scritto.
    C'è troppa rabbia, per quanto comprensibile e condivisibile.
    La rabbia confonde ed allontana la ragione dalla parte del torto.

    ha scritto il