L'inquilino del terzo piano

Di

Editore: Bompiani (Tascabili Bompiani; 210)

4.1
(253)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 159 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Polacco , Spagnolo , Svedese

Isbn-10: 884520135X | Isbn-13: 9788845201356 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanni Gandini ; Prefazione: Gilberto Finzi

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Subentrato nell'appartamento di un'inquilina apparentemente suicida, Trelkovsky, uno scapolo tranquillo e ingenuamente non conformista, si trova piano piano coinvolto in una misteriosa macchinazione ordita dai vicini. Reo inconsapevole, e prigioniero di un'inesorabile metamorfosi, Trelkovsky, fuori e dentro casa, in una Parigi di comignoli e di scale di legno, verrà perseguitato con accanimento, in un crescendo di trappole e di stregonerie. Stranamente somigliante ad alcuni suoi quadri per il rigore del tratto e la compostezza dell'assurdo, questo romanzo di Topor, intinto volutamente in un linguaggio di maniera e strizzato di humour, è un 'filmato' letterario da affrontare riga per riga fino al prevedibile eppure agghiacciante esito finale.
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  • 5

    Capolavoro weird del grande Roland Topor noto soprattutto come illustratore, grafico e disegnatore ma non meno geniale come scrittore, in particolare con questo suo primo romanzo scritto ad appena 26 ...continua

    Capolavoro weird del grande Roland Topor noto soprattutto come illustratore, grafico e disegnatore ma non meno geniale come scrittore, in particolare con questo suo primo romanzo scritto ad appena 26 anni. Surrealista attardato ma pienamente in linea con lo spirito del movimento di Breton, in più con una componente horror molto marcata (ispirata probabilmente al racconto "Il ragno" dello scrittore tedesco H.E. Ewers), Topor ci racconta una fiaba crudele e inquietante di paranoia, infestazione psichica e scambio di personalità. Roman Polansky nel suo bel film omonimo ne accentuerà le componenti psicologiche e horror, smorzando leggermente le tonalità assurde e antirealistiche molto forti nel testo e la possibile interpretazione in chiave soprannaturale.

    ha scritto il 

  • 5

    Psicopatologia della vita condominiale

    Wikipedia ci ricorda che Roland Topor non è stato solo illustratore (meriterebbe di essere ricordato per sempre solo per i disegni del film Il Pianeta Selvaggio) ma anche paroliere, drammaturgo, scrit ...continua

    Wikipedia ci ricorda che Roland Topor non è stato solo illustratore (meriterebbe di essere ricordato per sempre solo per i disegni del film Il Pianeta Selvaggio) ma anche paroliere, drammaturgo, scrittore, sceneggiatore ed attore. Se almeno questa, fra le opere del Topor scrittore, è ancora facilmente reperibile in italiano, lo si deve al bellissimo adattamento cinematografico di Polanski, ma se avete apprezzato quel film sappiate che una buona parte del merito va al romanzo dal quale è tratto fedelmente, fin nei minimi dettagli. E' attraverso i dettagli che cresce questa tragedia dell'assurdo, il cui protagonista è un signore qualunque, mite e pavido, che tanto ricorda gli omini grigi che Topor, in certe sue crudeli vignette, sottoponeva a tremende deformità e mutilazioni.
    Trelkovsky ha urgente bisogno di traslocare e trova in un anonimo quartiere di Parigi un appartamento in affitto alla portata dei suoi guadagni di semplice impiegato, c'è solo da aspettare che muoia l'inquilina precedente, che si è gettata dalla finestra solo pochi giorni prima ed ora si trova in fin di vita in ospedale. Malgrado sia una persona timorosa del prossimo e desiderosa soprattutto di non avere grane, Trelkovsky comincia ad essere vessato dai vicini che lo trovano troppo rumoroso e dal padrone di casa che minaccia di cacciarlo. Lentamente la sua paura si trasforma in ossessione, paranoia, allucinazione. E' convinto che gli altri cospirino per fargli fare la stessa fine dell'inquilina suicida; la sua è una personalità così vuota ed incolore da venir facilmente “divorata” da quella di Simonetta Choule e questo lo porterà ad una fine drammatica e paradossale.
    Un romanzo breve, agghiacciante e perfetto nella sua semplicità; lo si può facilmente interpretare, al pari delle vignette, come un'allegoria violentemente anti-borghese ed anticonformista. L'ho letto in un solo giorno negli interminabili tempi morti di un viaggio, fra treno, autobus, aeroporto...
    Di artisti come Roland Topor io ho proprio bisogno. Mi servono lo humour nero e la lente deformante del grottesco per affrontare la vita, necessito di un po' di “surrealtà” per guardare in faccia alla realtà.

    ha scritto il 

  • 2

    Modesto romanzo angosciante

    Tra l'horror, il distopico ed il kafkiano, non è opera particolarmente degna di ricordo. Poca suspence (che in libri come questi conta assai) e finale prevedibile.

    ha scritto il 

  • 3

    un racconto grottesco e surreale

    Piu' che un romanzo lo definirei un racconto lungo. Mi è molto piaciuta l'atmosfera onirica e maledetta della casa e dei suoi inquilini. La trama è un po' "leggerina", non è che succeda tutto questo g ...continua

    Piu' che un romanzo lo definirei un racconto lungo. Mi è molto piaciuta l'atmosfera onirica e maledetta della casa e dei suoi inquilini. La trama è un po' "leggerina", non è che succeda tutto questo granché. Godibile come racconto kafkiano considerando anche che è stato scritto nel 1964

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo dal sapore kafkiano, "L'Inquilino del Terzo Piano" è un assoluto capolavoro del grottesco e dell'assurdo. Le paranoie e l'angoscia del protagonista, un giovane scapolo di nome Trelkovsky, acco ...continua

    Romanzo dal sapore kafkiano, "L'Inquilino del Terzo Piano" è un assoluto capolavoro del grottesco e dell'assurdo. Le paranoie e l'angoscia del protagonista, un giovane scapolo di nome Trelkovsky, accompagnano il lettore durante tutto il libro, per sfociare poi nella follia vera e propria. L'enigmatico finale contribuisce poi a rendere ancora più misteriosa un'opera imprescindibile per tutti gli amanti della letteratura fantastica e onirica. Da qui la bellissima pellicola di Polanski del 1976.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando la casa diventa prigione

    Poche volte compro libri senza leggere di cosa tratta l'argomento. Questo volume preso più per curiosità che altro mi è piaciuto sia per il contenuto che lo stile. Non è noioso e la trama è originale, ...continua

    Poche volte compro libri senza leggere di cosa tratta l'argomento. Questo volume preso più per curiosità che altro mi è piaciuto sia per il contenuto che lo stile. Non è noioso e la trama è originale, la caratterizzazione del protagonista è riuscita, il luogo diventa divoratore di vita. Il romanzo ci fa godere tutte le sfumature di una situazione davvero inquietante, grottesca, sviluppa atmosfere surreali inchiodandoti alla lettura che si vorrebbe finire il più presto possibile. In Topor, infatti, è decisamente più avvertibile la metafora di una società spietata che esclude, di un mondo che respinge.

    ha scritto il 

  • 3

    Grottesco, onirico, kafkiano, il romanzo dell’allora ventiseienne Roland Topor è un viaggio all’interno dell’assurdo; scritto nel 1964, racconta la vicenda surreale e orrifica del povero Trelkovsky, p ...continua

    Grottesco, onirico, kafkiano, il romanzo dell’allora ventiseienne Roland Topor è un viaggio all’interno dell’assurdo; scritto nel 1964, racconta la vicenda surreale e orrifica del povero Trelkovsky, protagonista del libro.
    Lo stile narrativo è preciso ed essenziale; la cadenza regolare di una situazione iniziale normale e perfettamente possibile, si evolve, man mano che si prosegue nella lettura, in un ritmo serrato, sempre più frenetico e vorticoso, in un crescendo di visioni mostruose, chimeriche, per arrivare ad un finale straordinario e destabilizzante, vero punto di forza del romanzo.
    Le accezioni negative e sinistre, che rasentano il grandguignol, sono atti deliberati di Topor, volti a scioccare e inorridire chi legge, nonché a disorientarlo. Attraverso il disgusto e il nonsense, arrivare all’estasi e alla bellezza: questo il processo creativo che vi è dietro.

    Recensione completa qui:
    https://ildilemmadelporcospino.wordpress.com/2015/04/17/i-brividi-del-venerdi-linquilino-del-terzo-piano/

    ha scritto il 

  • 4

    Uno dice “L’inquilino del terzo piano” e a tutti si illuminano gli occhi: eccovi lì, pronti ad esclamare “sì, l’ho visto”, riferendovi ovviamente al film di Roman Polanski.

    SDREEEENG (rumore fastidios ...continua

    Uno dice “L’inquilino del terzo piano” e a tutti si illuminano gli occhi: eccovi lì, pronti ad esclamare “sì, l’ho visto”, riferendovi ovviamente al film di Roman Polanski.

    SDREEEENG (rumore fastidioso che si sente nei quiz quando la risposta è sbagliata).

    Forse non sarà noto a moltissimi, ma la pellicola magistralmente diretta dal regista polacco naturalizzato francese è l’adattamento di un romanzo memorabile: si intitola “Le locataire chimérique” e fu inizialmente tradotto in italiano come “L’inquilino stregato” prima di assumere il titolo con cui è famoso anche sul grande schermo.

    L’autore è Roland Topor, e per tracciarne la biografia non basterebbero sei post. Limitiamoci a segnalarlo come surrealista, nel senso artisticamente più completo, complesso, poliedrico che possiate immaginare. E a proposito di immaginazione, ecco cosa ci regala il suo primo romanzo: una ambientazione parigina, un giovane protagonismo che è il ritratto del pacifismo condominiale, un gruppo di vicini che lo accusano gratuitamente di varie nefandezze, spesso ben oltre il limite dell’assurdo, e che rendono la sua esistenza un vero e proprio incubo.

    Già, incubo: non sono un amante del genere horror, ma non riesco a immaginare nulla di più terrorizzante di una casa che diventa prigione, di un palazzo che diventa divoratore di vita. Il romanzo ci fa godere di tutte le sfumature di una situazione davvero inquietante, una sorta di sensazione claustrofobica dovuta alla situazione del protagonista che coinvolge inevitabilmente anche il lettore. A livello di sensazioni, mi ha ricordato alcune letture di Matheson: “Tre millimetri al giorno” – per citare il primo che mi viene in mente – sviluppa le stesse atmosfere surreali inchiodandoti nella stessa maniera, forse con un respiro meno sociale. In Topor, infatti, è decisamente più avvertibile la metafora di una società che esclude, di un mondo che respinge.

    Assolutamente consigliato.

    -- http://www.masedomani.com/2014/12/27/recensione-linquilino-del-terzo-piano-di-roland-topor/ --

    ha scritto il